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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Valcorba Duse Masin

A Stroppare, presso il Gorzone, una pregevole dimora ottocentesca rivive tra la saggezza del passato e l’innovazione del presente

di Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 30–33

Quello che proponiamo è un itinerario a nord dell’Adige, partendo da Stanghella.

Al centro del paese, lasciata la statale 16, si imbocca la provinciale 45 fino a Stroppare. Dopo poche centinaia di metri si giunge a Villa Valcorba Duse Masin. Tragitto facile, inserito nella morbida fertilità della pianura che in questa zona è una piccola Mesopotamia, incastonata tra due preziosi corsi d’acqua: il Gorzone e la Sabadina.

Qui la terra è d’una tonalità intensa, sfumata, nel periodo dell’aratura, dalla delicatezza del nocciola alla decisione del marrone scuro e caldo: humus generato dalla successione delle Ere che hanno tracciato impronte indelebili, trasmesse ad un presente che ne rivaluta la preziosità attraverso un adeguato e razionale investimento delle risorse, dono di una natura generosa.

Villa Duse Masin appare, come per incanto, alla destra di chi giunge dal grazioso paesino di Stroppare: a farle da sfondo l’argine del Gorzone che le scorre alle spalle. La facciata è rivolta a sud, quasi a catturare a piene mani la luminosa presenza del sole dall’alba al tramonto.

L’aspetto curato e lineare è funzionale alla sua destinazione di dimora di campagna ora inserita nel novero delle Ville Venete, rifugio estivo per i proprietari: i conti Duse Masin che realizzarono la costruzione nel XIX secolo.

La struttura evidenzia un impianto planimetrico rettangolare che si sviluppa in senso longitudinale ed è costituito da un corpo abitativo centrale affiancato dalle adiacenze in un’armonica continuità. Tutto il complesso è realizzato secondo il binomio: funzionalità-eleganza, elementi che attuano e confermano l’identità di un’abitazione che doveva rispondere al requisito, molto concreto, dell’utilità di una casa di campagna e nel contempo essere luogo d’ accoglienza raffinata.

Solido, massiccio è il corpo centrale che si sviluppa su tre piani e risponde ai tradizionali canoni dell’antica casa dominicale. La sua imponenza è alleggerita da diverse finestre che sottolineano i piani e sono ravvici nate, divenendo trifore nell’asse centrale abbellita da un timpano triangolare che ne esalta l’altezza. Le aperture dell’ultimo piano sono invece oculi ellittici che ingentiliscono l’insieme geometrico e rigoroso della facciata che si muta in una fantastica nave arenata nel verde dei campi.

Il fianco destro è un luminoso prolungamento abitativo, mentre il sinistro dà corpo all’ariosa barchessa a quattro archi pavimentata in trachite, solida testimonianza d’un trascorso che univa le campagne alle cave rocciose dei colli Euganei. E’ questo il luogo della custodia dei mezzi agricoli e della raccolta dei prodotti che la tenuta produceva e costituisce forse l’anima di questo mondo il cui passato aleggia negli episodi che il giovane conte Jacopo mi narra.

E’lui infatti a presentarmi il complesso rievocandone la funzione di dimora estiva di campagna della famiglia e rifugio benefico nei momenti difficili come la guerra.

E’ legato a questo periodo un singolare fatto accaduto nel corso del 2° conflitto mondiale ed attualmente ricordato dalla presenza di un Capitello situato all’angolo del giardino che si affaccia sulla strada. Nel racconto di Jacopo Duse Masin è rievocata la figura della bisnonna Isotta che fece erigere il simulacro dedicato a Sant’Antonio di Padova, quale ringraziamento per la salvezza del marito e del figlio miracolosamente scampati all’esplosione di una bomba sul punto preciso nel quale si trovavano qualche attimo prima di attraversare la strada scampando a morte sicura.

Oltre al Capitello, eretto per grazia ricevuta, la contessa Isotta, donna bellissima e raffinata, decise che Sant’Antonio rappresentasse il patrono della famiglia ed a tutti i figli maschi venisse imposto il nome di Antonio. Devozione profonda per il Santo di Padova città nella quale la famiglia ha dimora in Prato della Valle e da dove l’antenato Alvise partiva con il “militarin” biroccino a due ruote, per raggiungere la tenuta Valcorba dove si dedicava alla sua irrinunciabile passione per la caccia.

La Villa si mutava allora in “quartier generale” per spettacolari battute alla lepre. Accanto ai nobili Duse Masin si schieravano i Nani Mocenigo, i Carrari, i Centanini e le nebbie morbide ed affascinanti della pianura diventavano scenario di avvincenti avventure venatorie.

I cani Lampo e Littorina erano i campioni e onoravano i loro nomi con inossidabile fedeltà unita all’astuzia ed alla straordinaria velocità.

A squadre di otto o dodici cacciatori si percorreva la campagna sonnolenta, densa di profumi di terra e muschio. Era il capobattuta a dare il via all’inseguimento della lepre: appena ne appariva una si liberava il cane più vicino e, secondo una precisa regola, le lepri che eludevano il frenetico inseguimento dei cani divenivano intoccabili. Comportamenti ereditati, innervati nell’intricato patrimonio comportamentale di uomini e animali che si ripetevano con solenne ritualità.

Quei cani erano i successori di levrieri fatti giungere dall’Irlanda dal nobile Alvise dove avevano “respirato” gli input per essere cacciatori doc.

Le stanze ampie e luminose della Villa testimoniano questo passato di caccia con suppellettili e serie di piatti dipinti con soggetti raffiguranti animali selvatici.

Il salone centrale al piano terra, la sala da pranzo ed i salottini laterali rimandano invece ad incontri conviviali dove la cacciagione si trasformava in succulente pietanze, irrorate da vino generoso ed animate dalle conversazioni dei commensali, protagonisti delle indimenticabili battute che in ogni stagione erano dalle 10 alle 15.

Ora, parte della tenuta Duse Masin è zona di ripopolamento per le ancor numerose lepri che trovano abbondante erba medica ed il cui numero viene controllato con due momenti di cattura all’anno. Gli animali in sovrannumero vengono dirottati in zone da ripopolare.

E mentre converso col conte Jacopo all’ombra degli alberi del giardino antistante la Villa, appare una piccola lepre che attraversa il vialetto d’ingresso e scompare tra i cespugli. Forse sta cercando qualche frutto nascosto in mezzo alle erbe del brolo, custode di un frutteto antico e pregiato. Sul retro della Villa ci sono infatti alberi da frutto centenari: peri, meli, peschi che regalano un prodotto esclusivo poiché generati da innesti che il bisnonno Alvise aveva realizzato con l’amorosa cura che alla campagna veniva offerta nei tempi in cui il legame con la terra seguiva il corso della natura ed il ritmo delle stagioni.

Anche all’interno della Villa si ritrova questo amore: nella scelta degli arredi di raffinata fattura, tipica dell’800 e del primo ‘900, nei lampadari veneziani che rievocano la piacevole convivialità e nei quadri del salone centrale, dipinti da un’amica di famiglia sfollata in questa casa durante la guerra e donati dalla stessa in segno di gratitudine, che riportano a scene di vita bucolica.

Sono quindi il piacere di vivere, l’affetto per la casa e per la famiglia, il profondo legame con il territorio che hanno animato i nobili Duse Masin nel susseguirsi delle generazioni e, giungendo ai giorni nostri, hanno indotto gli attuali esponenti a realizzare progetti di valorizzazione della loro dimora e dei terreni annessi. E’ stato effettuato, infatti, un pregevole restauro superconservativo che ha recuperato e riportato al primitivo aspetto ogni angolo dell’edificio: un intervento delicato, costoso ma di eccellente esito.

“La casa è viva se viene abitata e quindi… vissuta!”. E’ questo il motto che anima l’intento della famiglia Duse Masin nella valorizzazione della tenuta Valcorba. La Villa viene infatti affittata per cerimonie, convegni, incontri culturali realizzati anche con il patrocinio del Comune di Bagnoli per eventi che coinvolgono la collettività. Ne è esempio la ormai tradizionale “festa della patata merica”, frutto prezioso di queste terre. Va al conte Paolo, padre del giovane Jacopo, un riconoscimento fondamentale per l’attribuzione del prestigioso marchio Igp alla patata americana prodotta in questa zona.

Accanto alla patata si schierano altri preziosi prodotti di altissima qualità quali: vino, olio, salumi, formaggi che il grande pubblico potrà assaggiare nella festa di ottobre. E’ questa un’opportunità imperdibile per conoscere un angolo davvero gradevolissimo, un ritorno alla poesia del passato, occasione per sognare sulla grande aia della Villa, dove un tempo carri colmi di prodotti della terra portavano i loro tesori al riparo sotto le barchesse, prima di essere stivati nel tepore benefico del granaio.

Oggi, in perfetta sintonia con le più moderne tecniche di comunicazione, Villa Valcorba Duse Masin è inserita nel sito internet che ne delinea le caratteristiche, le modalità di accoglienza e ricezione per quanti volessero goderne la perfetta organizzazione.

Sicuramente la nobile antenata Isotta, donna bella e colta, approverebbe tanta determinazione nella custodia di questa casa, scrigno di passate memorie e di progetti futuri.

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Come citare questo articolo

Rosetta Menarello. “Villa Valcorba Duse Masin”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-valcorba-duse-masin/

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