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Autore: Lauretta Vignaga

  • Il fascino di Venezia in una ricca raccolta fotografica.

    Universalmente nota come una delle città più belle del mondo,Venezia, città sospesa, è il tema scelto da Roberto Bottari per la mostra inaugurata il 21 maggio scorso al Circolo Culturale Arti Decorative, dove si potrà vedere fino alla fine di maggio. Una serie di immagini in bianco e nero, dove il colore non predomina , anzi, lo sguardo privilegia i contrasti tra luci e ombre; si fissa nella direzione della luce e su aspetti che, diversamente, rimarrebbero in secondo piano.
    Citta dalla storia antichissima,  Venezia è un scrigno  di marmi preziosi, sculture, campanili, cupole e piazze che si specchiano nella laguna mentre i raggi del sole si riverberano sul rosso delle case,  di calli e campielli, e poi s’immergono nell’ondeggiare della risacca che annuncia il tramonto.
    Ogni angolo di questa città è una attrazione irresistibile per le migliaia di turisti che in ogni stagione vi approdano, ammaliati dai mosaici, dalla luce, dall’azzurro del cielo e del mare, da guglie e dai campanili che sembrano disgregarsi nell’acqua mossa dai remi delle gondole.
    E la notte, quando le piazze e i maestosi palazzi sono invasi da fasci di luce, tutto sembra opera di magia. Le stelle brillano sulla superficie dell’acqua  e la luna calando si addormenta, in attesa del nuovo giorno.
  • VICINO ALL’ORIZZONTE

    Poesie di Franco Callegaro

    Poeta di rara sensibilità, osservatore attento di questa umanità messa a dura prova da una malattia che miete migliaia di vittime mentre cerca nuovi sentieri per i suoi passi e nuovi equilibri  a cui affidare la speranza di un futuro che appare incerto come la nebbia del mattino che si apre.

    Semplice e scorrevole il linguaggio che Franco Callegaro mette sul foglio;  lo stesso che scandisce il dialogo tra amici di tutti i giorni; parole di speranza e fiducia nella vita. Particolare il  rilievo che  lo scorrere del tempo asssume in questa raccolta poetica; rilievo  con cui ogni essere vivente deve misurarsi e piegare il capo……
    Alla tirannia del tempo si affiancano le inquietudini, le disuguaglianze, l’egoismo, le contraddizioni; la povertà morale e materiale, ignorando ciò che veramente vale: il valore dell’amicizia e della pace. Ogni cosa nella poesia di Franco Callegaro è chiara e comprensibile, arricchita dalla visione del  mondo e dal valore della condizione umana, sostenuta da principi etici e morali.
    La tematica del tempo, argomento inevitabile per l’uomo ospite di questo pianeta fin dalla creazione, si illudeva di metterlo a riposo. Illusione! Questo mondo, infatti, progredisce tra disuguaglianze e contraddizioni. Avidi di ricchezze, non sentiamo i gemiti dei poveri e il senso del dovere; non ci fermiamo a guardare la bellezza, a coltivare l’amicizia. Ogni giorno assistiamo alla perdita di tante persone care, stroncate dalla pandemia. Sarà la poesia a dire l’ultima parola; la poesia che è gioia e responsabilità. Lo dirà il tempo che fra i giudici rimane il più importante e io vedrò che oltre il muro non c’è il silenzio del nulla; vedrò che aveva un senso questa vita…
    Al tempo della creazione del mondo e delle sue creature; di tutte le piante che lo rendono meraviglioso è dedicata una ricca selezione di versi intitolata “Frenesie moderne “. Una variegata raccolta di versi che citano con ironia e scaltrezza i diversi tipi che si incontrano in questo mondo, dove le armi si ammassano negli arsenali e, nella confusione, non ci fanno udire le urla di chi soffre. Non mancano citazioni di grandi artisti che hanno mostrato la bellezza del mondo e il valore della condizione umana sostenuta da principi etici e morali.  La tematica del tempo è stata inevitabile per l’uomo fin dal suo apparire sulla terra.  Solo Illusione, dato che il mondo progredisce tra disuguaglianze e contraddizioni. Avidi di ricchezze non sentiamo i gemiti dei poveri e il senso del dovere;  non ci fermiamo a guardare la bellezza di un fiore.
    “E come può l’uomo vivere senza fede?”, si chiede il nostro poeta.  “Chi ha la fede sa guardare lontano, perché in questo sta la vera verità”. ” Chi trova un amico trova un tesoro” –  afferma poco oltre” – “…e l’essere umano è diverso dagli altri animali”. Per fare la pace si deve preparare la guerra……ma solo alla fine di questa avventura si potrà vedere se c’è un’altra vita “.
    Particolarmente difficile è stato il percorso  che tutti abbiamo dovuto affrontare in questo anno di pandemia. Obbligati a stare in casa per evitare il contagio e il dolore per la perdita di tante persone care.   Procedendo verso l’orizzonte che, ormai, appare vicino,  Callegaro si rimette al passo con il tempo, compagno del suo vagare  che è, nello stesso tempo, passato, presente e futuro.  ” Il mondo è fatto di soprusi; di  bontà fasulla che smarrisce la gente. Bisogna cambiare il mondo  e tornare ad essere una sola famiglia” – dichiara.
    Commoventi le frasi che indagano la natura umana; il desiderio dell’uomo di sapere cosa lo induce a pregare. E procedendo si affacciano alla memoria i ricordi di un bambino che abitava lungo una strada di gente modesta.  Persone curate ma litigiose che strillavano da fare spavento.
    I ragazzi crescono e i genitori invecchiano. La salute non è più quella di una volta  e per i giovani arriva il momento di farsi una famiglia. Le vecchie case sono abbandonate nelle campagne; solo un ricordo di una vita che non c’è più.

    Lauretta Vignaga
  • Vedere la musica

    ‘Vedere la musica’ è il titolo della mostra che riaprirà le sale di Palazzo Roverella  appena il Covid 19 lo permetterà.

    L’evento, curato da Paolo Bolpagni, indaga i rapporti tra musica e arti visive negli ultimi decenni  dell’età contemporanea, quando le due arti sono state oggetto di una rinnovata fortuna critica ma non sono state oggetto, in Italia, di mostre adeguate a presentare il tema in maniera organica.  Sembra, quindi, arrivato il momento di dedicare una esposizione di largo respiro alle molteplici relazioni tra le due sfere espressive:: dalla stagione simbolista agli anni Trenta del Novecento.
    A colmare questa lacuna é la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con una grande mostra, curata da Paolo Bolpagni, destinata a Palazzo Roverella, in  data da definire, a causa della pandemia e delle disposizioni in vigore per contenere il Covid-19, fino al 4 luglio.

    Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX, in tutta Europa si assista all’affermarsi di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti ispirati ai nibelungi: la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche.
    A colmare questa lacuna è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi. Un evento destinato a Palazzo Roverella in data  da definire a causa delle disposizioni in vigore in materia di contenimento del Covid-19-, fino al 4 luglio.
    Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti legati ai nibelungi:  la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal; , il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nelle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Frantisek Kupka, Félix Del Marle e molti altri”.
    Del resto, se è vero che il wagnerismo non esaurisce l’ argomento per quanto riguarda l’età simbolista, (basta pensare alla fortuna iconografica di Beethoven, o all’ascendente del melodramma italiano), allo stesso modo, nel periodo delle avanguardie storiche, esistono diverse modalità secondo cui  la componente musicale fu assunta nelle arti visive o le influenzò.

    Nel Cubismo e nel successivo Purismo emerge l’orientamento dei pittori – da Pablo Picasso al giovane Le Corbusier – a prediligere come temi di partenza delle loro opere violini e chitarre, forse perché introducono nel quadro le dimensioni della vibrazione acustica e dello scorrere del tempo. Nella Vienna d’inizio Novecento Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Koloman Moser trovano nella musica un riferimento importante. E l’ elemento sonoro ha un grande peso nel Futurismo italiano. Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore. Ideò brani suonati da macchine costruite per produrre rombi, ronzii, crepitii, scoppi: gli “intonarumori”. Lo stesso Umberto Boccioni, al termine della propria vita, fu in stretto rapporto con il celebre pianista Ferruccio Busoni.
    È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del Bauhaus, inoltre, entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie, e Kandinskij lavorò come scenografo per l’ allestimento dei “Quadri di un’esposizione” del compositore Modest Musorgskij.
    Anche nel linguaggio astrattista del Neoplasticismo olandese di Theo van Doesburg troviamo una presenza importante di rimandi al mondo della musica. Che non mancano neppure nelle esperienze artistiche figurative che si affiancano e oppongono alle avanguardie, specialmente in Italia, dove operano Armando Spadini, Piero Marussig, Felice Casorati, Alberto Savinio e altri.
    A emergere con forza, nella mostra: “Vedere la musica”, l’arte dal Simbolismo alle avanguardie”, è una lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’ elemento musicale e la pittura, la scultura e la grafica. Proponendo esempi emblematici, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

    Le mostre

     

     

  • Al Circolo Arti Decorative la ceramica ‘Raku’ di Marzia Fordiani

    Rovigo, Veneto  – Fino al 29  settembre, al circolo Culturale Arti Decorative,  in piazzetta Annonaria, a Rovigo, è stato possibile vedere la deliziosa mostra di opere in ceramica Raku di Marzia Fordiani. Un ritorno  dell’artista,  nativa di Copparo,   nella nostra città che si ripete  a distanza di quasi un decennio da quando Marzia aveva stretto rapporti di amicizia con gli artisti del Circolo  e veniva spesso in  Polesine, territorio di straordinaria bellezza che Marzia  conosceva e frequentava sia come insegnante di materie artistiche nelle  scuole secondarie inferiori che per i rapporti di amicizia con tante persone che impreziosivano la  passione per l’arte a cui  il fluire dell’acqua del grande fiume aggiungeva  suggestioni di luce e di colori.

    Marzia Fordiani inizia a dipingere quando è ancora una scolaretta.  I primi passi sono tracciati con i colori a olio a cui si aggiungono i gessetti. Risultata vincitrice
    di un concorso per l’esecuzione di un murale, lanciato dal suo  Comune di residenza, rafforza la sua passione per l’arte  e l’incontro con un ragazzo che crea oggetti di ceramica ‘Raku’  decide quello che sarà il suo futuro.

     Fondamentale risulta la particolare tecnica di cottura della ceramica ‘Raku’, con l’estrazione dell’oggetto, ancora incandescente,  dal fuoco e la produzione conseguente di suggestioni incredibili, che coinvolgono  tutti  gli elementi della  natura: terra, aria, fuoco, acqua, richiamati dal procedimento Raku stesso. La ceramica Raku  diventa, così, per la nostra scultrice, una sfida quotidiana in cui l’argilla del Po diventa l’elemento vitale.  Fondamentali le scaglie d’oro, cobalto, porpora; le tonalità aranciate, vermiglie, le sinfonie dei verdi, bruni, rossi, azzurri e blu riflessi dalle gocce di vetro simili a rugiada.

    Le opere esposte al Circolo Arti Decorative sono  di piccole dimensioni, appoggiate ad un supporto che ne riflette la luce  e le varietà di colore.  Ogni oggetto frutto di una ricerca accurata che lo rendono unico e prezioso; una sinfonia di luci che incanta gli occhi e parla al cuore.
    Un evento che ha suscitato  notevole interesse nel pubblico per la rarità della proposta, l’eleganza e la novità rappresentata.

    Lauretta Vignaga
  • In via Angeli 43, l’Arte del recupero di Christian Bergantin

    Rovigo, Veneto – Ospite della galleria d’arte di via Angeli,43, assieme all’artista Daniela Antonello, Christian Bergantin suscita l’interesse di molti collezionisti e appassionati di avanguardie artistiche che rivendicano una indipendenza espressiva lontana da suggestioni e da stili che non riguardano il semplice recupero  e il reimpiego di materiale  recuperato, ricostruito e investito di nuova identità.
    Nato a Cavarzere, nel 1972, Bergantin è un autodidatta che si forma leggendo e studiando i libri d’arte dei maestri che hanno fatto grande l’arte italiana dal ‘200 al ‘900. Un pò alla volta  acquista un suo stile rielaborando l’esempio dei maestri dell’espressionismo e dell’astrattismo. Si avvicina agli artisti più noti  del periodo: Jasper Johns, Pollock, Basquiat, Bacon e tiene contatti diretti con: Burri, Schifano, Vedova.  Determinante per la sua formazione la frequentazione degli artisti del gruppo ‘CoBra’, avanguardia artistica nata in Europa  tra il 1948 e il 1951. Si impegna con tenacia e acquista sicurezza e maturità. La sua capacità espressiva si rafforza e la continua ricerca di mezzi di supporto e di espressioni innovative confermano la sua volontà di emergere e di mettersi in gioco. Partecipa a mostre e concorsi di pittura e i risultati lusinghieri cominciano ad arrivare; sue opere sono presenti in molte collezioni private.
    La sua arte viene classificata come ‘arte povera’; una definizione che Christian Bergantin non gradisce in quanto: “Il valore di un oggetto si  misura sulla base di quello che contiene o di ciò a cui viene collegato” – ribatte – non di ciò che lo compone”.

    Determinante nella produzione di oggetti Di Bergantin è l’uso della materia su cui i colori hanno una forza dirompente.    Molto comune  l’ impiego  e il rifacimento di oggetti scartati, ricostruiti con vernici, pezzi di altri materiali, spatole, colla,  stucco.  In esposizione: cassette recuperate con aggiunta di listelli di legno piegati e fissati con chiodi; cassette di cartone assemblate con altri materiali  e trattate con pannelli di plastica che diventano nuovi contenitori. Altri oggetti in legno, dipinti a olio e decorati con scene di vita, mettono in mostra pannelli di plastica trattati con il fuoco. Per altri ancora, la pittura a larghe fasce nere e sagome umane conferiscono all’oggetto un tocco di insolita novità.

    Lauretta Vignaga

  • Ospite a Rovigo, Daniela Antonello parla della sua attività di insegnante

    Presente a Rovigo con una mostra d’arte, Daniela Antonello parla della  sua formazione
    Appassionata di pittura, l’artista si è dedicata a quest’arte fin dalla giovinezza, curando la formazione di  docenti attivi nelle Università del centro e del nord Italia, con laboratori sull’arte e l’immagine; sul colore, il segno, la percezione e la comunicazione visiva. Dalla fine degli anni ’90 si dedica allo studio e alla ricerca sul disegno infantile e sul  valore simbolico ed emozionale del colore con bambini di etnie diverse.  In seguito, si è perfezionata in: ‘Teoria del gioco e linguaggi espressivi ed è esperta di ‘Arte e immagine’ e ‘Didattica dell’Educazione  all’arte  e  all’Immagine’. Molti i premi e i riconoscimenti ricevuti sia nella pittura che nella grafica e nella fotografia.
    E’ fondatrice e presidente di ‘Xearte’, Associazione di promozione sociale e culturale di artisti che operano in Italia e all’estero.

    Le opere di Daniela appese alle  pareti della galleria di via Angeli 43,  fino alla fine di agosto, colpiscono l’occhio con la stesura di pennellate dense e omogenee che  delimitano spazi di forma irregolare come fossero nati dalla fantasia di un bambino. Accanto, si estendono  masse leggere di tonalità più chiare che mutano in nuvole striate di rosso l’azzurro intenso della tela che sta alla base.  Qua e là giocano a rimpiattino minuscoli esseri dalle forme buffe e, più in là,  intrecci di colore  si  avvolgono e si sovrappongono; mescolano toni di giallo, rosa, arancio, blu e viola, esaltando la grazia di quello che appare un gruppo di donne.
    Concludendo, abbiamo chiesto a Daniela Antonello, studiosa e sperimentatrice  del linguaggio delle forme e dei colori,  “Quanto sia importante educare i bambini all’arte fin da piccoli”.

    “Ho organizzato laboratori d’arte per insegnare questa materia a scolari e ragazzi in tanti stati diversi del mondo. Ragazzi di etnie e religioni diverse ai quali l’arte non viene insegnata. E il punto di partenza era insegnare agli insegnanti l’arte per imparare a comunicare con le altre persone e con i giovani, abituandoli ad esprimere ciò che sentivano dentro. In molte aree del mondo si studia storia, astronomia, architettura e diverse altre materie ma condividere pensieri e sentimenti, paure e desideri con i segni, i colori e le forme sono spesso azioni proibite” – ha concluso.
    Lauretta Vignaga
  • Mostra di Daniela Antonello e Christian Bergantin nella Galleria di via Angeli 43

    Quando il colore prende forma e il materiale scartato torna a vivere.

    ‘Incastri Liquidi’, mostra di pittura di Daniela Antonello e Christian Bergantin

    Rovigo, Veneto –  Inaugurata lo scorso 12 agosto, nello spazio espositivo di  via Angeli 43, la mostra di pittura di Daniela Antonello e Christian Bergantin, in programma fino alla fine di agosto, sta suscitando interesse e curiosità fra i rodigini. Arte astratta per la Antonello, che trova nel colore e nel segno gli spunti per il suo ‘creare’. Poi è la percezione a guidarla; quell’insieme di tonalità che vuole imporsi al suo sguardo con una immagine che ha un senso, un significato diverso  da tutto il resto.  Il colore, per Daniela Antonello,  è, quindi, il punto di incontro con ogni forma d’arte che, nelle sue tele, inizia quando il pennello, intriso di colore, viene appoggiato sulla base per tracciare spazi di  tonalità  e dimensioni diverse. Altre forme di colore e dimensione variabile seguiranno fino a dare vita ad accostamenti imprevedibili.
    Altre volte la pittura regala suggestioni di donne avvolte in leggiadri costumi orientali. Ricchezza di ornamenti, voglia di apparire e sottolineare la grazia e l’eleganza dell’essere femminile.

    A condividere lo spazio espositivo di Via Angeli 43,  dove sono accolte le opere di Daniela Antonello,  sono presenti anche  numerose realizzazioni di Christian Bergantin, artista che si è formato alla scuola dell’espressionismo e dell’astrattismo. Determinante per la sua formazione, tuttavia, è stata la frequentazione degli artisti del gruppo ‘CoBra’, avanguardia artistica, nata in Europa tra il 1948 e il 1951. Tipico del movimento il rifiuto di qualsiasi definizione di stile. Per loro, quello che conta è l’indipendenza espressiva, la semplicità dei primitivi.  Fondamentale è l’uso della materia su cui i colori hanno una forza dirompente. Frequente l’ impiego  e il rifacimento di oggetti scartati, ricostruiti con vernici, pezzi di altri materiali, spatole, colla,  stucco. Al gruppo CoBra si deve la rivoluzione dell’arte nella forma e nella sostanza, superando ogni barriera nazionalistica.

    In esposizione: cassette recuperate con aggiunta di listelli di legno piegati e fissati con chiodi; cassette di cartone assemblate con altri materiali  e trattate con pannelli di plastica che diventano nuovi contenitori. Altri oggetti in legno, dipinti a olio e decorati con scene di vita, presentano pannelli di plastica trattati con il fuoco. Per altri ancora, la pittura a larghe fasce nere e ritratti di persone rende l’oggetto moderno e piacevole.
    Lauretta Vignaga
  • Incontri d’arte in ‘ Fattoria’

    In mostra opere di: Doriano Tosarelli, Gian Manet Prina, Giancarlo Brancalion e Claudio Tiberto
    Rovigo, Veneto – Rimane esposta fino al prossimo 16 agosto la ricca collezione di pitture che gli artisti: Tosarelli, Gian Manet Prina,  Brancalion  e Tiberto, offrono all’attenzione del pubblico che, in questi giorni, frequenta il centro Commerciale ‘La Fattoria’. Quadri che rappresentano lo stile, le tematiche, il rapporto con la vita e la realtà che ciascuno di essi vive e condivide. Il tutto trasformato in qualcosa di unico e personale dall’uso del colore, dagli accostamenti e dall’atmosfera che riesce a creare e diffondere attorno all’opera finita.
     Di Doriano Tosarelli ci restano impressi nella memoria gli innumerevoli agglomerati di case, accostate l’una all’altra. Pareti e facciate scandite da porte, balconi e finestre che seguono un immutabile sviluppo verticale  che giunge a lambire il mare e le nubi di un cielo al tramonto che conclude la scena.
     Gian Manet Prina ama i paesaggi di montagna, le foreste innevate e le vallate che, a primavera, si coprono di rami fioriti e foglie. Il mare in tempesta  e il cielo gonfio di nubi mostrano velieri sul punto di affondare. Interni di case affascinano con la poesia di angoli fioriti e pannelli di legno che arredano con tralci di fiori di pesco.
     Giancarlo Brancalion mette in mostra scorci di città di mare e di borghi antichi, arricchiti di particolari architettonici, come alcune vedute di Rovigo, di Genova e di Desenzano.
    Straordinarie le vedute di città e villaggi di pescatori tracciate all’ora del tramonto, quando le barche si dondolano pigre nella darsena mentre il sole le tinge d’oro.
     Claudio Tiberto si impone per la ricchezza cromatica dei paesaggi sospesi tra cielo e terra; per la gamma dei blu e degli azzurri, del verde e dei tocchi  di rosso, bianco e aranciato che trasformano i prati in tappeti a tasselli multicolori. Bellissimi gli accostamenti di piante e acque, dove le une si riverberano nelle altre e il cielo si rispecchia fra loro con brani di giallo.  di rosa e viola. Un effetto di grande piacevolezza ottenuto con l’intonaco steso sulla base del quadro e poi ripassato con il colore nero steso con la spatola. I colori a olio stesi sulla tela per ultimi completano l’opera.
    Lauretta Vignaga
  • Inaugurazione della galleria d’arte dell’Accademia in via Angeli

    Inaugurazione della galleria d’arte dell’Accademia in via Angeli

    Inaugurata la galleria d’arte in via Angeli, 43, resta da individuare il nome

    Rovigo, Veneto  – Accessibile al pubblico dallo scorso 20 luglio, per la mostra di pittura di Maura Mattiolo, intitolata: ‘Lavori in corso’,   la  nuova galleria d’arte, situata al civico 43 di via Angeli, sotto il portico di Palazzo Oliva, ha aperto ufficialmente i  battenti il 27 luglio. A fare gli onori di casa il presidente dell’ Accademia dei Concordi, Giovanni Boniolo  e il vice presidente  Diego Crivellari. L’ Accademia dei Concordi  è ente propietario di Palazzo Oliva.
    Alle tante persone presenti: amici di Maura Mattiolo, pittori e appassionati d’arte e rodigini  ansiosi di  conoscere  le  novità cittadine,  Giovanni Boniolo ha espresso la sua soddisfazione per il  nuovo rapporto che si istaurerà tra l’ente culturale  e la città. “Uno spazio di cui c’era bisogno, a cui l’Accademia ha dato pronta risposta”, – il suo commento,   Quindi elogi e ringraziamenti per la bellezza delle opere esposte da Maura Mattiolo e brindisi finale esteso a tutti i presenti.
    Ospite del pomeriggio e grande amica di Maura,  Daniela Antonello, pittrice, insegnante e critica d’arte che promuove e diffonde l’arte  e la conoscenza dell pittura grazie alla associazione ‘Xearte’, di Padova,  di cui è presidente. “Fino all’inizio del ‘900 – ha spiegato  Daniela – l’arte seguiva dei canoni prestabiliti.  Poi, complice lo sviluppo della fotografia, si diffuse la pratica narrativa che decideva quale soggetto trattare. Con il passare del tempo le cose cambiarono nuovamente: si cominciò a prestare attenzione al ‘punto di vista’, all’analisi della luce, al segno e al messaggio implicito.
    La scelta del colore, infine,  è complementare a tutto il resto”. E ha concluso: ” Indispensabile a completare una tela è la ‘texture’, il fondo di base, costituito da materiali diversi: legno, carta, calce, che reagiscono alla luce con modalità sempre diverse.. Si avvertono al tatto e regalano profondità alla scena. I colori costituiscono il passaggio finale: la componente che catalizza la percezione visiva, comunica il pensiero dell’artista e le sue emozioni”.  
    L’esposizione di Maura Mattiolo rimane allestita fino al 10 agosto con orario 10 – 12 e 17 – 19.30.
    Lauretta Vignaga
  • Personale di pittura di Maura Mattiolo

    Personale di pittura di Maura Mattiolo

    In via Angeli 45, a Rovigo, la personale di pittura di Maura Mattiolo 

    Rovigo, Veneto – E’ la prima iniziativa del genere in  questa zona di Rovigo che, da qualche anno, è in abbandono a causa del degrado di Palazzo Oliva, di proprietà dell’Accademia dei Concordi, che vi si affaccia.
    Al piano terra, ha trovato accoglienza ‘Lavori in corso’, la personale di pittura di Maura Mattiolo, che verrà inaugurata il 27  luglio prossimo, alle 18. 30 e rimarrà allestita fino al 10 di agosto.  Uno spazio  accogliente, dalle vetrine ampie e luminose, pur se devono essere completati alcuni lavori.
    In mostra 14 tele di dimensioni abbastanza importanti  e due ceramiche di Paolo Bolognini. Ad accogliere il pubblico, all’ingresso, una splendida visione di Venezia che Maura ha realizzato con una serie di cupole. La più alta,  lucente dell’oro dei mosaici  che si impone con forza sulla pallida tonalità del legno che costituisce il  supporto.
    Quello che si coglie nei quadri  alle  pareti  è la voglia di raccontare una storia nuova, di dare spazio e forma all’energia che preme dentro ad ogni tela, nei colori stesi a larghi colpi di spatola. Masse  di giallo e  rosso cupo, poste l’una accanto all’altra;  delimitate  da un profilo di intenso colore nero, che indagano la relazione tra i diversi  piani.
    Piace
    volmente mutevole risulta l’effetto della  pittura astratta nel comporre uno scorcio di paese con tutta la varietà cromatica possibile;  ogni tonalità un piccolo tocco di pennello intriso nella materia colorante. Pittura astratta e figurativa che, altrove, si fa gioiosa e riempie un viottolo fra le case di oggetti colorati come i giochi dei bambini. E suggestioni di ambienti domestici evocati dalle tonalità di colore applicate a piccole quantità, una dopo l’altra, come le tessere di un puzzle.  
    Predominante l’uso del giallo e dell’azzurro nella gamma più intensa come in quella più tenue e delicata. Una reazione al ricordo dei giorni vissuti in casa, senza allegria, lontano dagli altri per non ammalarsi.
    C’è la barca con una vela gialla e una rossa, in balia del mare in tempesta. Il cielo e il mare scandiscono lo spazio e il tempo mentre sul fondo del veliero si scorge la cupa sagoma di un navigante alla deriva. Azzurro e giallo di nuovo protagonisti in una immagine dove la vita e la morte stanno di fronte ma a vincere sarà il dolore.
    Una esposizione da vedere con attenzione e curiosità per gustarla e apprezzarla in pieno.

    Lauretta Vignaga
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