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Autore: Lauretta Vignaga

  • Se a teatro non si può andare…

    Io resto a casa

    Rovigo, Veneto –   ‘Se a teatro non si può andare, il teatro arriva a casa vostra grazie a Minimiteatri e a Rovigoindiretta.it  Un modo piacevole e divertente per combattere la solitudine e la noia provocata dalla quarantena dovuta al’epidemia del Corona virus che affligge tutta l’Italia.
    La lettura di ‘Novelle per un anno’ , di Luigi Pirandello, offerta da Marino Bellini,  ha dato voce a ‘Nenè e Ninì’, prima e seconda parte, ha fatto seguito la voce di Letizia E.M. Piva, direttrice artistica di Minimiteatri, e quella di attori e attrici di Minimiteatri che, in tal modo, sono, così, entrati nelle case degli spettatori attraverso i ‘social’, e, giorno dopo giorno, attraverso i canali  online, sono diventati amici semplicemente  accendendo lo smartphone e assistendo a piccole e grandi letture che riempiono il cuore e l’anima.
     Ai grandi e ai piccini sono state proposte le parole e le rime di due autori italiani del ‘900, tra i più amati  in Italia e nel mondo. Dalle ‘Novelle per un anno’, di Luigi Pirandello, Minimiteatri ha, infatti,  già proposto ai lettori due audiolibri tratti da ‘Il narratore’ , e, per i più piccoli, fiabe, favole e poesie di Gianni Rodari, riscritte dagli allievi del ‘corso di scrittura creativa, tenuto dalla ‘Associazione culturale ‘Renzo Barbujani’ onlus. Materiale poi confluito nello spettacolo: ‘100 Gianni Rodari ‘, realizzato in occasione del centenario dalla nascita di Rodari, andato in scena lo scorso dicembre 2019.
    Le parole dei due autori risuoneranno con nuovo vigore atttraverso le voci di: Paolo Rossi, Lahire Tortora, Giorgia Brandolese, Silvia Dicuonzo, oltre ai già citati Marino Bellini e Letizia E.M. Piva. Parole che susciteranno emozioni e nostalgie in ogni spettatore, conscio di quanto il teatro sia importante per la vita sociale.

     

    Lauretta Vignaga

  • Concorso fotografico indetto da Fondazione Cultura Rovigo

    Concorso fotografico indetto da Fondazione Cultura Rovigo

    Elisabetta Zanchetta si aggiudica il concorso fotografico di   Fondazione Cultura Rovigo

    Rovigo, Veneto – La Fondazione Rovigo Cultura ha pensato di coinvolgere gli amanti della fotografia, professionisti e non, per realizzare una serie di scatti che saranno protagonisti sui canali ufficiali della Fondazione stessa (sito web e social). Il concorso prevedeva di inviare una sola foto rappresentativa della cultura nella città di Rovigo che raccontasse un po’ del cuore culturale rodigino. Tra i numerosi scatti pervenuti a conquistare il podio è stata Elisabetta Zanchetta. “Ho pensato di eseguire lo scatto Piazza Vittorio Emanuele, mentre sul liston bimbi giocavano chiassosi rincorrendosi, qualche adulto chiacchierava o sedeva ai piedi della statua – spiega Elisabetta –. E’ stato proprio alzando gli occhi che ho catturato l’immagine di Vittorio Emanuele II che, dall’alto, osservava tutto, con sullo sfondo costruzioni anch’esse testimonianza della nostra storia, con i balconi e l’intonaco consumato. Insomma la piazza in quel momento mi è sembrata un ponte tra passato storico, ricordi e presente, con le nuove generazioni che, ai piedi del monumento, vivevano tranquillamente la propria domenica”. Elisabetta Zanchetta, rodigina, ha alle spalle un denso curriculum fotografico: nel 2010 vince il concorso nazionale “Il gatto”- sezione Gatti Liberi, organizzato dal Comune di Gatteo Mare (Settimana della “Micizia”) con la foto “Lontano dalla città”. Nel 2011, 3. posto – Concorso Forum Center Vicenza “Il tempo, i tempi, la città”; segnalata – Concorso Circolo fotografico A. Polidori di Pozzonovo “L’uomo e il suo ambiente”, 32. posto al concorso nazionale on line “Un mare di scatti 2011” di Bludigitale.it; nel 2012 vede i propri scatti pubblicati sulla rivista mensile Tuttifotografi; nel 2013, pubblicazione foto 3…2…1…Musica! Sulla rivista Aletti – mese di aprile 2013; nel 2014, pubblicazione foto “Domani è un altro giorno” Sulla rivista Aletti – mese di giugno 2014; concorso fotografico “Obiettivo sostenibilità” promosso dall’Arpav e dalla Regione Veneto. Laboratorio Territoriale Ambientale Provincia di Rovigo. Foto selezionata per la mostra itinerante “Barche e piume”; esposizione della foto “3…2…1…musica!” alla Mostra/concorso Orsenigo – Luglio 2014 a cura dell’associazione Culturale Orsenigo – esposizione foto. Inoltre nell’anno 2018 e 2019 pubblica sul mensile milanese Image Mag due portfoli: ‘Marina’ e ‘Vivere a colori’. “L’importante non è il luogo dove ci si trova, bensì sapere osservare – ricorda Elisabetta -. Quello che i nostri occhi vedono deve essere filtrato con la fantasia, la creatività, l’amore per il mondo che ci circonda perché in ogni punto di vista si nasconde una nuova storia da raccontare”.
    Lauretta Vignaga
  • Maura Mattiolo pittrice astratta

    Quando il colore diventa forma. La pittura di Maura Mattiolo

    Rovigo, Veneto – Presente ad Artefiera di Padova, dal 14 al 18 novembre 2019 e dal 16 al 24 dicembre ad Art Expertise, Gallerie per l’Arte Contemporanea ad Art Symposium III Firenze, Galleria Merlino, via delle Vecchie Carceri, Firenze – Le Murate. E, a seguire, nel 2020, dal 15 al 27 febbraio partecipante alla mostra ‘Artisti 2020 Città di Padova’,  evento cui ha fatto seguito, lo scorso 6 marzo, l’inserimento di una sua tela nella collezione del piccolo museo di Fighille, sono la dimostrazione inconfutabile che la pittura di Maura Mattiolo piace ed è apprezzata da un pubblico variegato per gusti e sensibilità.
    Nata e cresciuta a San Martino di Lupari, in provincia di Padova, territorio ricco di stimoli creativi, energia e spirito imprenditoriale, Maura Mattiolo è polesana di adozione. In tarda età si è appassionata di pittura che pratica sia in Italia che all’estero. I suoi maestri sono stati:  Silvio Jaconis, Silvio Zago, Roberto Cheula. A Berlino ha studiato con Andreas Kramer.
    Fin dall’inizio il suo gusto si orienta verso l’Astratto e l’Informale, dove il punto di riferimento  è l’effetto cromatico, con il colore che suggerisce la forma, sempre appena abbozzata nelle sue tele.
    Sono gli stati d’animo a dare impulso alla creazione; le emozioni che nascono osservando i contrasti cromatici, la delicatezza delle sfumature e l’intensità della luce che avvolge un paesaggio al tramonto,  evocando immagini del suo vissuto. Ritornano le immagini della terra dov’è nata e i legami con la terra che l’ha accolta, verde e feconda nell’abbraccio con il mare.
    Tante le mostre collettive e personali a cui ha partecipato;  fiere d’arte e concorsi che hanno messo in mostra le sue realizzazioni, conquistando premi e segnalazioni di giurie e pubblico, come il 1° premio assegnato in occasione del concorso ‘ Rovigo, città delle rose’ , nel 2018, con il quadro ‘ Ed è subito sera ‘, attualmente inserito nella collezione del piccolo museo di Fighille. Da ricordare, infine, la quindicina di tele destinate al padiglione denominato ‘Dopo di noi’, della Casa Albergo per anziani di Lendinara.
  • Visioni dell’Inferno

    La quercia di Dante. A Palazzo Roncale ‘Visioni dell’inferno’, fino al 28 giugno prossimo.

    Rovigo, Veneto –    Un evento insolito e, a suo modo, straordinario, quello, attualmente, allestito a Palazzo Roncale. Una vicenda storica che mette in relazione la figura di Dante Alighieri, il nostro sommo poeta, con il territorio del Polesine quando era ancora un luogo ricco di foreste e di acque non regimentate da alvei. Un percorso che Dante affrontò nell’estate del 1321, tornando da Venezia  e diretto a Ravenna per consegnare un’ambasciata al Podestà Guido  Novello da Polenta, padre di quella Francesca da Rimini che Dante ci fa incontrare nel canto V dell’Inferno.  Il buio della notte e il percorso periglioso disorientano il poeta in cammino verso la pieve di san Basilio dove avrebbe sostato, ospite dei monaci.  Per ritrovare la strada, Dante si arrampica su una quercia gigantesca; una pianta secolare che aveva resistito a tempeste e inondazioni, giungendo  fino ai giorni nostri, al 1976, quando venne colpita da un fulmine. Il suo tronco, enorme, resistette fino al giugno del 2013, quando cadde al suolo.
    A quasi 700 anni dalla morte di Dante i due fatti sono stati riuniti insieme in un unico progetto che si apre con la collocazione, nella sala a piano terra di palazzo Roncale,  di una parte del tronco spaccato a metà della quercia di San Basilio, davanti alla quale si stende il telo bianco che, come un sudario, l’ha avvolta dopo il crollo. Realizzata dall’artista Miranda Greggio, che l’ha chiamata ‘Cortex’, l’istallazione è una reliquia delle enormi radici della quercia di Ariano Polesine. Mentre sul telo bianco sono riprodotti i segni della corteccia della pianta, ottenuti  con una antica tecnica di pittura chiamata ‘Frottage’, ottenuta sfregando il telo con dell’erba fresca.  Il tutto misura 25 metri.
    Salendo al piano superiore, ‘Visioni dell’Inferno’ , raccolta di opere grafiche e pittoriche ispirate dalla prima Cantica del poema dantesco, l’Inferno’, la parte più coinvolgente e rilevante dal punto di vista emotivo, ci confrontiamo con le opere di tre artisti che le hanno usate a commento  dei 33 canti dell’Inferno, a cui si aggiunge il ‘Prologo’ che narra la discesa nelle viscere della terra di Dante e della sua guida, Virgilio, fino al cospetto di Lucifero.
    Si inizia con le opere di Gustave Doré: 75 incisioni, rappresentative dell’ Ottocento e considerate il suo capolavoro.  Seguono  le opere dell’americano Robert Rauschenberg, artista del Novecento e precursore della Pop Art.  A rappresentarlo 34 opere che raccontano la Cantica dantesca con un linguaggio vivo e contemporaneo, vivezza di idee  e le posizioni in cui credeva, oltre alle forti critiche che muoveva all’umanità del suo tempo. Tipica delle sue realizzazioni la tecnica del ‘transfer drawing’, cioè la trasposizione su fogli, con l’uso di solventi, di immagini prese da giornali e riviste, su cui poi interviene con acquerelli, tempere e matite.  Da parte sua, Brigitte Brand presenta la sua versione degli Inferi danteschi fissando l’occhio sull’età contemporanea, che viene presentata, per la prima volta, al pubblico con questa mostra. Una raccolta dei suoi appunti visivi sulla commedia umana osservata alle diverse latitudini del pianeta, con i luoghi e le figure della prima Cantica del Poema.
    In mostra sono presenti anche alcune preziosissime edizioni del capolavoro di Dante, pubblicate tra il 1500 e il 1800, custodite dall’ Accademia dei Concordi e dalla biblioteca del Seminario vescovile di Rovigo. Attraverso i cerchi infernali dei tre artisti vengono proposte visioni dell’Inferno molto originali  e capaci di sorprendere, come dimostra ‘l’Inferno di Dante’, opera di Patrick  Waterhouse  e Walter Hutton, realizzate per ‘Fabrica’; e ancor più ‘L’Inferno di Topolino’, di cui è esposta la prima edizione e l’albo d’oro, parodia e fumetti della Divina Commedia, scritta in terzine ed endecasillabi con protagonisti Topolino- Dante  e Pippo – Virgilio.
    Lauretta Vignaga
  • All’Agriturismo ‘il Bosco’ c’è un nuovo golf club

    Rovigo torna ad avere un club per il gioco del golf
    L’inaugurazione sabato 22 febbraio in viale Tre Martiri, 134, Agriturismo Il  Bosco

    Rovigo, Veneto –  Era stato fondato nel 1991 con il nome di Golf club Rovigo ed era stato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di questo sport fino al 2019. La rinuncia alla gestione della struttura, da parte dell’ allora presidente, Nino Rossi, aveva messo in discussione la sopravvivenza del club con grande disappunto degli associati.
    La soluzione del problema arriva nel gennaio 2020, quando il golf club viene rifondato con il nome di ‘RoviGolf Country Club’, Associazione sportiva dilettantistica.  Il nuovo presidente  è Agostino Vignaga, affiancato da: Franco Dal Bello, vicepresidente, e dai consiglieri: Luciano Beltramini, Antonio Garbin, Massimo Marinelli, Lorella Sbrollini, Dante Schiesaro, Renato Spiandorelli, Sebastiano Trevisan. Circa 92 i soci. Il percorso è di 9 buche con doppia partenza.
    La cosa da sottolineare, tuttavia, è il fatto che la struttura non è riservata ai soli soci ma offre la possibilità, ai neofiti, di provare questo sport e di organizzare corsi per bambini, ragazzi e adulti, a partire dal prossimo mese di marzo. Inoltre, tutti coloro che hanno una tessera federale, possono accedere al campo pagando una tariffa giornaliera.  
    L’inaugurazione ufficiale, sabato 22 febbraio, è stata arricchita da una gara ‘luisiana’ a coppie con una quarantina di giocatori partecipanti, mentre la giornata di sole primaverile ha messo in risalto la piacevolezza del luogo e  dell’ambiente.  Per i prossimi mesi, la direzione ha in programma diverse iniziative per coloro che desiderano avvicinarsi a questo sport e a questo luogo dove, vecchi e nuovi soci,  hanno il sostegno  continuo di un maestro federale, Renato  Valsecchi,  sempre disponibile.
    RoviGolf Country Club è sponsorizzato da ESI REA PHARMA SRL, piazza Garibaldi 7/A, 45100 Rovigo – tel. 0425 423263 parafarmaciamartina@virgilio.it
    Lauretta Vignaga
  • Venezia e il Carnevale

    Venezia e il Carnevale

    Feste e maschere a Venezia. Mostra fotografica di Dario Barin
    Rovigo, Veneto – A Venezia e al suo famosissimo Carnevale è dedicata la raccolta di foto realizzata da Dario Barin ed esposta nello   spazio del Circolo Culturale Arti Decorative fino al prossimo  25 febbraio.  Una esposizione che arriva esattamente dieci anni dopo la prima mostra, realizzata da Barin sullo stesso tema. Una scelta perseguita con ostinazione in quanto, secondo l’autore delle immagini, “Il carnevale di Venezia non esiste; è  solo una manifestazione ad uso dei turisti”.  E ha aggiunto: “La città lagunare non aveva un periodo specifico dell’anno in cui travestirsi e andare in giro per  calli e campielli a farsi guardare.  La  vittoria sul vescovo di Aquileia, che aveva tentato di conquistare la repubblica Marinara, era un motivo più che valido per indossare la ‘Bautta’ e andarsene in giro senza farsi notare. Anche il ‘volo dell’angelo’ è una invenzione per i turisti. La salita sul campanile di san Marco era affidata ad un turco in quanto la Basilica non era di proprietà del vescovo ma del Comune che l’aveva fatta costruire e le feste erano indette  dal Doge e, per la ricca nobiltà, duravano tutto l’anno”.
    Ogni sestiere – ciascuna delle 6 parti in cui era divisa Venezia – aveva un protettore e le feste venivano organizzate in date diverse. La peste cancellò tutto questo e barche e gondole furono dipinte di nero. L’arrivo di Napoleone cancellò  ogni festa e la cosa si protrasse anche con l’arrivo degli austriaci.  La belle E’poque spostò i festeggiamenti negli alberghi di lusso, finchè, nel 1850, “La compagnia della Calza’ riportò in auge le feste, ma per attirare i turisti, diventando solo un pretesto per mettersi in costume. Era il doge che dava il permesso di sfilare mascherati e in costume e queste manifestazioni assunsero valore culturale per le diverse etnie e scuole sostenute dalle diverse Confraternite. Le feste vere e proprie si svolgevano nelle diverse isole e  coinvolgevano soprattutto i bambini.  Gli ultimi ad arrivare per fare festa sono stati gli stranieri. Oggi al Carnevale non ci sono più i personaggi della Commedia dell’arte o i privati cittadini che si pavoneggiano nei loro strabilianti costumi.  Ci sono solo maschere che coprono un’altra maschera senza significato” –  ha concluso l’ospite del Circolo.
    Lauretta Vignaga
  • Visioni dell’Inferno a Palazzo Roncale

    Visioni dell’inferno’: Gustave Doré, Robert Rauschenberg, Brigitte Brand

    Rovigo, palazzo Roncale, dal 28 febbraio al 28 giugno 2020

    Rovigo, Veneto –   Curata da Alessia Vedova, Mauro Carrera, Barbara Codogno, Virginia Baradel, ‘Visioni dell’inferno’, allestita a palazzo Roncale, dal 28 febbraio al 28 giugno 2020, offre la rievocazione della prima Cantica dantesca nella versione di tre artisti internazionali, uno per ciascuno dei tre ultimi secoli.
    L’Inferno in versione ottocentesca non può che essere quello, noto a livello universale, di Gustave Doré, di cui verrà esposto   l’intero corpus di 75 tavole. Per evocare l’Inferno in versione novecentesca, sono state riunite le immagini di “Dante’s Inferno (1958–60)” dello statunitense Robert Rauschenberg. A un’artista donna, la tedesca Brigitte Brand è stato, infine, affidato il compito di illustrare l’Inferno con occhi e sensibilità di oggi. L’artista propone, in mostra, anche un Omaggio alla Grande Quercia, l’albero cui Dante è debitore della propria salvezza e a cui, nello stesso Palazzo, è riservata un ampia sezione documentativa.
    “Visioni dell’Inferno” ripercorre i 33 canti, oltre all’Introduzione, della Cantica. Ciascuno è introdotto dai versi più famosi e da una breve sintesi, a complemento delle tavole dei tre artisti.
    “Gustave Dorè (presente in mostra con le tavole di una grande collezione parmense) è riuscito  a rappresentare, in segni grafici e forme, quanto i versi di Dante hanno espresso in una delle opere poetiche più elevate di ogni tempo. “E proprio le illustrazione realizzate per l’Inferno sono – afferma Alessia Vedova – il suo vero capolavoro, entrato  a far parte dell’immaginario collettivo”. Théophile Gautier, suo contemporaneo, scriveva che Doré sapeva “vedere le cose dalla loro angolatura bizzarra, fantasiosa, misteriosa…” e che “possedeva un occhio visionario capace di liberare il lato segreto e singolare della natura”.
    Per il suo Inferno, Rauschenberg scelse la tecnica del disegno di riporto (transfer drawing), combinando  disegni e acquerelli con immagini trasferite dalle pagine di riviste patinate.
    “Egli – scrive Barbara Codogno – riporta a galla l’Inferno, contestualizzandolo in una dimensione contemporanea. Le immagini “sorgente” usate da Rauschenberg mettono, infatti, in relazione la vita politica e l’anima sociale americana del Dopoguerra con la narrazione epica di Dante, entrambe unite da un’ineluttabile discesa agli inferi”.
    Le tavole del Dante’s Inferno, qui esposte, sono parte della tiratura che Rauschenberg autorizzò al gallerista Lucio Amelio. La cartella destinata a questa mostra era quella personale del celebre gallerista.
    La mostra propone, infine, una prima assoluta:  L’Inferno’ letto con la sensibilità dei nostri tempi dall’artista tedesca Brigitte Brand, che ha scelto il Parco del fiume Sile per  realizzare questa sua monumentale opera. “La potente fascinazione dell’Inferno dantesco l’ha portata – scrive Verginia Baradel – a rielaborare il bagaglio dei suoi appunti visivi sulla Commedia umana, osservata alle diverse latitudini del pianeta, con i luoghi e le figure del primo Cantico del Poema. Nella trasfigurazione, piccoli segni vaganti in spazi sulfurei e vorticosi sembrano narrare le vicende e i protagonisti dei canti, ora sollevati da onde di colore, ora affiancati da citazioni iconiche legate alla vita quotidiana”.
    “Visioni dell’Inferno” si allarga ad altre testimonianze, a sottolineare la fascinazione delle Commedia lungo i secoli sino alle forme contemporanee di espressione.
    Dall’Accademia dei Concordi e dalla Biblioteca del Seminario Vescovile di Rovigo sono state concesse alla mostra alcune preziose, antiche edizioni della Commedia, mentre un corner sarà riservato all’originale volume “L’Inferno di Dante. Una storia naturale” (Mondadori, 2010) illustrato e commentato da Patrick Waterhouse e Walter Hutton, due giovani artisti in residenza a Fabrica, il laboratorio creativo di Benetton.
    Un ulteriore corner propone l’“Inferno di Topolino” del 1949, disegnato da Angelo Bioletto e sceneggiato da Guido Martina in terzine dantesche.
    “Visioni dell’Inferno” rientra nel progetto “La Quercia di Dante” ideato e gestito da: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, Accademia dei Concordi, Parco Regionale del Delta del Po Veneto (Riserva della Biosfera MAB Unesco), Comune di Ariano nel Polesine, Comitato Dante Alighieri di Rovigo, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto insieme ad altre istituzioni territoriali e nazionali.
    Lauretta Vignaga
  • A Tu per Tu con William Shakespeare

    Al Teatro  Studio il dialogo impossibile tra il drammaturgo e le voci registrate di un pubblico di oggi

    Rovigo, Veneto –  ‘Shakespearology’, spettacolo per un solo interprete, rappresentato al Teatro Studio, lo scorso 8 febbraio,  riporta sulla scena, dopo secoli dalla morte, il più grande drammaturgo di tutti i tempi: William Shakespeare. Impersonato dall’attore Woody Neri, della compagnia fiorentina: ‘Teatro Sotterraneo’, il  protagonista è entrato in campo, chitarra imbracciata, tra accordi pop  e le note di una romantica ballata di Elvis Presley. Il suo arrivo mette in agitazione  il pubblico virtuale, ansioso di conoscere fatti ed eventi della sua vita.
    “Raccontaci della città dove sei nato: Stratford -upon – Avon, del tuo lavoro come guantaio e del matrimonio, a 18 anni, con una giovane di ventisei. La nascita di una figlia e, qualche anno più tardi, di  due gemelli. Un peso economico inaffrontabile per  un guantaio. Te ne sei andato a Londra in cerca di fortuna, abbandonando tutti.”.
    Alle voci che lo apostrofano il poeta chiede quanto tempo gli è concesso. “Poco più di una cinquantina di minuti” – la risposta.
    “Tanti quanti gli anni che hai vissuti sulla terra”.

    Per il protagonista è una situazione dura da affrontare. A Londra aveva iniziato a fare teatro fra difficoltà e scarsi guadagni. Inoltre, provava rimorso per la morte di un figlio di cui si era dimenticato.  Risponde, divagando,su vari argomenti: dall’ imbarco per la guerra contro la Spagna all’incontro con l’ Invincibile Armata che si apprestava ad invadere l’Inghilterra. Dichiara  di aver fatto amicizia con Cervantes e di essere fuggito su una nave pirata.  Rammenta il capitano Acab e di aver  dato la caccia alla balena bianca assieme a lui.
    Poi perde i sensi ma la sua mente continua a vagare: dal ricordo di un film famoso alle strade di Londra. Dai teatri che avevano cominciato a sorgere fuori dalla città, dove venivano messe delle tavole di legno per non infangarsi le scarpe, ai recinti dove adattati ai combattimenti con animali.
    Si arriva, così, al 1592.  Le cose  stanno cambiando e William Shakespeare ha cominciato a scrivere i suoi primi endecasillabi. Volgendosi al suo ipotetico pubblico chiede qual’è stato il primo film su Romeo e Giulietta, scritto da lui, che hanno visto.   “Eri bravo come attore?” – gli si chiede. “Mi ricordo Verona” – risponde. I Capuleti e Terenzio; una cadillac rosa e cespi di fragole. Poi scoppia la peste e Romeo convince Giulietta a fuggire”.
    ” Il teatro è ormai la strada segnata per Shakespeare” – si mormora fra il pubblico. “Sempre pronto a sfruttare le occasioni giuste.   Elegante, distinto, non disdegna le donne e neppure gli uomini; coglie tutte le occasioni per fare soldi facili”. Proseguendo nel tentativo di sminuire il suo valore di drammaturgo, le voci del pubblico sussurrano che le sue tragedie  sono copiate; il vero autore è Bacon e altri scrittori che collaborano con i ‘Lord’s Chamberlain’s men.

    Siamo nel 1596. Muore il figlio maggiore di William ma egli è lontano. ” Ma come riesci ancora a scrivere dopo la morte di tuo figlio ?” – commentano le solite voci.
    Nonostante tutto, la vita continua e William scrive una tragedia da una parte e una commedia dall’altra; in due settimane ciascuna. Per i suoi spettacoli osserva e studia tutti i personaggi che passano per la strada. Sta per finire ‘Otello’. Siamo all’inizio del ‘600: il ‘Falstaff’ , musicato da Giuseppe Verdi, è quasi finito e la compagnia teatrale di William Shakespeare ha il privilegio di recitare davanti alla famiglia reale.   Tutti parlano di lui, della sua carriera e del fatto che sta costruendo il ‘Globe’, il ‘suo’ teatro, il più bello di Londra.
    ” Sembrava che ‘the Tempest’ fosse l’ultima fatica, invece…. hai descritto morti atroci che si sono materializzate davanti a centinaia di spettatori:  Macbeth, Giulio Cesare, Marco Antonio, Cleopatra…… poi il silenzio e la sua stessa morte.  (Tutti i diritti riservati)

    Lauretta Vignaga

  • Mostra ‘La quercia di Dante’ a palazzo Roncale dal 28 febbraio

    Dal 28 febbraio la straordinaria stagione d’Arte 2020 per la città di Rovigo

    Rovigo, Veneto – Una ricca stagione per l’arte quella che  inaugura il 2020 nella città di Rovigo. Dal 28 febbraio, prende vita un progetto insolito e piuttosto originale dedicato al sommo poeta Dante Alighieri e alla mitica quercia che, nella prima metà del 1300, dominava il paesaggio del Delta del Po, lungo l’argine del Po di Goro, nei pressi di San Basilio, nel territorio di Ariano Polesine.

    Una pianta straordinaria per l’altezza e la maestosità della chioma, entrata nella storia per  aver aiutato Dante a ritrovare la strada smarrita nell’intrico di acque e boschi del Delta del Po.
    Un fatto forse privo di fondamento ma diventato dogma per la gente del Polesine e che si presta ad anticipare le celebrazioni  del centenario del passaggio di Dante Alighieri in questa terra, abbinandolo alla mostra ‘Visioni dell’Inferno’.  Si tratta di rievocazioni  della prima ‘Cantica’, nelle versioni di tre artisti internazionali che  rappresentano tre periodi storici diversi. Sono: Gustave Doré, di cui, a Palazzo Roncale, sarà esposto l’intero gruppo di 75 tavole, per  il 1800. Le immagini di ‘Dante’s Inferno ‘, dell’artista statunitense Robert Rauschenberg, per il 1900.  E Brigitte Brand, artista tedesca, scelta a rappresentare l’età moderna con la sua visione dell’Inferno’.  Ma non è tutto.
    La mostra: ‘La quercia di Dante’ sarà scandita da un ciclo di conferenze, aperte a tutti,  per approfondire temi storici, scientifici, politici e artistici collegati ai tempi di Dante. La prima, in programma giovedì 5 marzo, alle 17,30, in Accademia dei Concordi, sarà tenuta dal prof, Leopoldo Benacchio, già prof, ordinario dell’Osservatorio Astronomico di Padova ed avrà per titolo: ‘Dante guarda il cielo’. La visione del cielo e dell’astronomia che si aveva ai tempi di Dante.  
    ‘La politica, l’esilio e il ‘poema sacro’: come nasce un profeta’ é il titolo della conferanza programmata per il 13 marzo , ore 17,30, a Palazzo Roncale, a cura del prof. Marco Sant’Agata, scrittore, critico letterario e docente di letteratura italiana all’Università di Pisa.  Tra i massimi esperti di Dante e Petrarca. Di recente ha pubblicato: ‘Dante. Il romanzo della sua vita’.
    Giovedì, 26 marzo, alle 17,30, a Palazzo Roncale, Francesco Parisi, docente di tecniche incisorie all’Accademia di Belle Arti  di Macerata e autore di saggi e articoli sulla storia della grafica italiana ed europea, parlerà sul tema: ‘La fortuna di Dante nella grafica europea dal neoclassicismo agli albori del modernismo’. Parisi è anche annoverato tra i maggiori incisori italiani.
    Mauro Carrera, laureato in antropologia  culturale ed estetica all’ Università degli Studi di Perugia, sarà a Rovigo, a Palazzo Roncale, il 23 aprile, ore 17,30, per un incontro su ‘La Divina Commedia’ di Doré. L’aldilà nell’immaginario collettivo moderno ‘. Carrera è appassionato bibliofilo e collezionista. Sue sono le 70 incisioni di Dorè esposte in mostra. Sul tema della Divina Commedia si ricorda, inoltre, la mostra ‘Divina Commedia. Le visioni di Doré, Scaramuzza e Nattini, esposizione tenuta alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo , Parma.
    Il ciclo di conferenze si chiude martedì 26 maggio, ore 17,30, a Palazzo Roncale, con l’intervento di Massimo Cacciari , accademico, filosofo, saggista e politico italiano. Ai presenti parlerà di: ‘Dante profeta’.
    Da sottolineare, infine, che il 25 marzo, la Società Dante Alighieri – Comitato di Rovigo, organizzerà una mattinata definita ‘ Dante di’, che coinvolgerà le scuole del Polesine sul tema dell’Inferno di Dante. La mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente  e si propone di incentivare la visitazione dei luoghi dove la  quercia di Dante ha proteso al sole i suoi rami per tanti  anni, testimoniando un passato che deve essere valorizzato e protetto per le future generazioni.

    Lauretta Vignaga

  • Anche Topolino e Pippo nella Commedia dantesca

    Anche Topolino e Pippo nella Commedia dantesca

    La Quercia di Dante. Anche Topolino e Pippo  scendono all’Inferno

    Visioni dell’inferno. Doré – Rauschenberg – Brand.
    Rovigo, Palazzo Roncale, dal 28 febbraio al 28 giugno 2020.

    Rovigo, Veneto – “Io son nomato Pippo e son poeta /or per l’ Inferno ce ne andremo a spasso /verso un’oscura e dolorosa meta.” – Pippo ( Virgilio).
    “Visioni dell’Inferno”, la rievocazione della prima Cantica dantesca che a Rovigo, a Palazzo Roncale, dal 28 febbraio al 28 giugno, è affidata a Gustave Dorè, Robert Rauschenberg e Brigitte Brand, propone anche alcuni “corner” riservati ad interpretazioni particolarmente originali dell’Inferno.  Tra  queste non poteva mancare una delle copie della prima edizione de “L’Inferno di Topolino”, la popolare parodia a fumetti della Divina Commedia prodotta dalla Disney e pubblicata in Italia dall’ottobre del 1949 al marzo 1950.
    Si tratta di un vero e proprio poema in terzine dantesche formate da endecasillabi a rima incatenata, il medesimo metro utilizzato dal Sommo Poeta nell’opera originale, ma, in questo caso, i protagonisti del viaggio attraverso l’inferno sono Topolino (Dante) e Pippo (Virgilio). La storia è stata sceneggiata e versificata da Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto.
    ‘ L’Inferno di Topolino’, oltre ad essere considerato uno dei capolavori di Martina, è stato anche la prima delle Grandi Parodie Disney italiane, che ha inaugurato questo importante genere del fumetto.  L’unione di letteratura e fumetto sarebbe stata considerata, fino a qualche decennio fa, un’operazione quasi irriverente verso la Cultura.
    La trama ricalca la famosa opera letteraria:  una riscrittura della storia originale, in cui i personaggi del noto fumetto vengono utilizzati come “attori” e calati nei panni dei protagonisti. Il tratto caratteristico di questo genere è la storpiatura dei nomi dei personaggi, che vengono modificati per contenere al loro interno una parola che richiami il mondo dei fumetti.

    “Visioni dell’Inferno” fa parte del progetto: “La Quercia di Dante”, ideato e gestito da: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, Accademia dei Concordi, Parco Regionale del Delta del Po Veneto (Riserva della Biosfera MAB Unesco), Comune di Ariano nel Polesine, Comitato Dante Alighieri di Rovigo, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto insieme ad altrenferno’.

     

    Lauretta Vignaga

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