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Autore: Lauretta Vignaga

  • Lo scandalo della moda usa e getta e dellecalzature a prezzi stracciati

    Al Teatro House una performance di danza denuncia lo sfruttamento di milioni di lavoratori

     Rovigo, Veneto –  Lo scandalo scoppiato nel settore della moda, con abiti e calzature a prezzi stracciati, prodotti da milioni di lavoratori sottopagati, senza le condizioni minime di sicurezza e nesssuna dignità lavorativa, sta dilagando in molti paesi dell’Asia, Est Europa  e in diverse regioni italiane del nord e del sud. L’inganno e la truffa che si celano dietro il fascinoso mondo della moda, è stato raccontato da Simona Argentieri, autrice della coreografia : ‘Shame in Italy’ con una performance di danza contemporanea intensa e coinvolgente, che ha messo alla prova la sua resistenza fisica e  ogni tasto della sua sensibilità.
    Sulla scena del ‘Tetro in bustine’, lo spazio teatrale aperto un anno fa da Romina Zangirolami, un mucchio di   vestiti di  tutti i generi, buttati alla rinfusa sul pavimento, come spazzatura, o da accarezzare e desiderare perché quella: ‘ è la moda’, il concetto a cui si conforma la vita di oggi.
    Simona inizia la rappresentazione muovendosi nello spazio attorno; in mano un grembiule azzurro da lavoro. Il suono acuto di una sirena  richiama  gli operai al lavoro. Simona comincia a infilarsi il grembiule e, con passo stanco, si dirige verso un angolo e si accovaccia sul pavimento come priva di forze. Si stende in avanti, solleva il busto e alza le mani un paio di volte, quindi, strisciando, si dirige verso il mucchio di vestiti e li abbraccia, vi si infila dentro con la faccia sul pavimento.
    Pochi secondi e, come presa da un raptus, comincia ad agitarsi:  si alza, torna a stendersi sul pavimento agitando tutte le parti del corpo. Respira forte e di nuovo si accascia. Adesso, dall’altoparlante dilaga una musica che martella i timpani come una mazza sull’incudine. Simona indossa la mascherina che tiene in mano e respira con affanno. Il ritmo  diventa più veloce; lei respira a scatti; allunga la mano quasi a voler raccogliere le cose dal pavimento; agita le braccia: c’è qualcosa che la  imprigiona. Si libera  di grembiule e mascherina mentre il megafono vomita indicazioni, avvertimenti, ordini per evitare incidenti, danni alle macchine e ai lavoratori. Simona afferra un indumento dal mucchio e lo avvolge alla testa; gira su sé stessa e si affloscia sul mucchio di vestiti che ha davanti. Vi si nasconde per mangiare, non vista, quanche avanzo della mensa. Si toglie le scarpe e inizia a camminare strisciando i piedi; prova a ballare sul ritmo che, adesso,  esce dall’altoparlante.  Quando la musica si interrompe, lei, esausta, si sente come liberata.
    Nella mente ritorna l’immagine di una ragazza che ha lasciato il suo povero villaggio in cerca di una vita migliore. Ha trovato solo delusioni: gli orari di lavoro non sono mai quelli stabiliti; gli straordinari non si contano e non si possono evitare perchè la paga non basta per vivere. E lei vive in una stanza con altre nove compagne.
    E ricorda una ragazzzina che lavorava nei campi di cotone con grande fatica, Sveniva spesso  perchè il cotone veniva innaffiato con acqua e pesticidi. Tutto si svolgeva a ritmo frenetico; mai un minuto di pausa per non essere rimproverati; non sentirsi urlare dietro.
    Alla conclusione,  applausi calorosi  e convinti per Simona Argentieri e alcuni dati su cui riflettere con le persone presenti. “Perchè non recuperare i materiali usati e riciclarli invece di mettere di nuovo in circolazione ciò che è stato buttato via? E perchè non limitare la corsa sfrenata al consumismo che connota il nostro modello di vita occidentale e capitalistico?” Le sostanze tossiche impiegate per tingere i tessuti vengono assorbite dalla pelle e i danni si riscontreranno fra decenni. Le conseguenze visibili ricadranno sulle generazioni future.
    Lauretta Vignaga
  • Frida Kahlo protagonista all’Antico Deposito del Caffè

    Frida Kahlo protagonista all’Antico Deposito del Caffè

    Rovigo, Veneto – Progettata da Giancarlo Gulmini, come mostra itinerante, la vicenda umana di Frida Kalho, oggetto di uno straordinario tributo di simpatia da parte del pubblico del Polesine e delle città limitrofe nella primavera del 2017, quando fu allestita in Pescheria Nuova, é tornata a commuovere e far riflettere i rodigini con la sua storia di dolore e forza d’animo.
    La conferma è arrivata domenica 3 novembre quando, all’Antico Deposito del Caffè, in Corso del Popolo, 309,  ha preso il via l’iniziativa: “Prendi il tuo caffè insieme a Frida”, ideata e realizzata da Giancarlo Gulmini . Una esposizione di 8 pannelli, ridotta rispetto all’allestimento originale, che raccontano le sofferenze che hanno segnato la vita di una ragazza messicana diventata il simbolo della forza d’animo delle donne, della lotta per il riconoscimento della loro dignità e una delle pittrici più note e apprezzate in tutta l’America latina. Esposizione che si protrarrà fino al 29 novembre.
    Molte le persone, soprattutto donne, presenti all’incontro. Ad accoglierle, oltre a Gulmini, ideatore della manifestazione ed esecutore dei numerosi disegni e dipinti su Frida,  alcuni rappresentanti di associazioni di volontariato.  Con voce commossa e, a tratti, incerta, Stefania Mazzetto ha riassunto i fatti più salienti della vita di Frida: dalla scoperta di essere nata con la spina dorsale bifida, causa del suo zoppicare, al terribile incidente
    sull’autobus, quando aveva 18 anni, mentre tornava dall’istituto d’arte che frequentava.

    Da allora, una serie infinita di interventi chirurgici, 32 nel corso della vita, che la obbligano a trascorre molto tempo a letto. Un letto a baldacchino con lo specchio sul soffitto, le permettono di realizzare i suoi famosi autoritratti.
    Poi l’amore e il matrimonio con Diego Rivera; i tradimenti, l’infelicità e le tante relazioni passeggere che Frida intreccia fino al secondo matrimonio con Rivera. Diventata attivista  del partito comunista, muore nel 1954, durante una manifestazione politica.
    Pittrice ma anche poetessa, Frida; ne è un esempio ‘Ti meriti un amore’, testo scelto e presentato da Stefania a conclusione del suo intervento.
    Ha fatto seguito la proiezioine di un cortometraggio e la presentazione di Lara Mantovani, in abito tipico messicano, di un monologo ispirato a Frida, che lei stessa, ha composto.
    “Qual’è il perchè di questa mostra ?” – ha chiesto Gulmini, alla fine. “Per fare qualcosa di diverso da quello che fanno di solito i musei. .Per far conoscere una donna diversa, la sua forza d’animo in mezzo a tante difficoltà. La passione per la pittura che, dopo tre anni l’aiutò ad alzarsi dal letto La forza di sopportare i tradimenti del marito. Questa mostra rende Frida un simbolo per tutti quelli che debbono lottare contro la sofferenza, la disabilità, le innumerevoli ferite fisiche e morali che segnarono la sua vita”. A tale proposito desidero ricordare che, all’inaugurazione della mostra rodigina, nell’aprile del 2017, furono premiati due disabili in carrozzina e lo stesso avvenne all’isola D’Elba alcuni mesi dopo, quando venne presentata la mostra itinerante su Frida Kahlo”.

    Lauretta Vignaga

  • Collettiva d’arte alla Fattoria fino al 10 novembre

    Emozioni d’arte al Centro Commerciale  ‘La Fattoria’

    Rovigo, Veneto  – Non solo centro commerciale ma anche punto di riferimento per tanti artistiche desiderano far conoscere le loro opere   ad un pubblico molto vario per gusto e sensibilità. La ricorrenza della ‘Festa di tutti i Santi’ e la giornata in Memoria di tutti i defunti offrono l’occasione giusta per osservare, informarsi e valutare  l’ acquisto di un quadro per la propria casa o per fare un regalo in occasione del prossimo Natale.
    In zona Media World, fino al prossimo 10 novembre, sono in esposizione gli artisti: Maura Mattiolo, Sandra Bernecoli, Orianna Astolfi, Nora Ferriani, Daniela Antonello e Ugo Vistosi; ciascuno con temi, sensibilità e tecniche diverse. Tele e carta per acquerelli che affascinano con la ricchezza dei colori, la varietà dei toni che nascono dalle tante combinazioni cromatiche  e dalle suggestioni prodotte dal variare della luce.
    Maura Mattiolo espone opere di genere astratto dove il colore, intenso e contrastante, divide lo spazio tra forme geometriche e la leggerezza di suggestioni naturalistiche come la chioma degli alberi. In altri casi, Maura stempera il colore in maniera casuale sulla carta stropicciata appoggiata sulla base dell’opera, conferendo alla pittura una insolita rilevanza.
    Reduce da una full immersion nell’arte tedesca e internazionale, grazie agli insegnamenti di un docente berlinese, Maura affianca alle tele sopraccitate quadri che sono vere e proprie esplosioni di gialli e rossi che si mescolano, confondono e sovrappongono. ‘E’ il colore che parla” – afferma – “e i piccoli inserimenti di carta, stucco, e colore a più strati”.
    Arte astratta anche per Daniela Antonello, autrice di forme che si direbbero ispirate alle fiabe. Colori vivacissimi dettati dalla fantasia che stupiscono e affascinano nello stesso tempo.    E immagini di coppie di amanti che condividono difetti fisici.
    Per Nora Ferriani la pittura è ‘paesaggio’: scorci d’acqua di fiume o di mare che  si insinuano fra le golene e le insenature punteggiate di canne palustri e di  folta vegetazione spontanea. Qua e là,  barche di pescatori che oscillano sotto la spinta delle  onde. Frequenti le immagini  dalle tonalità pacate, nella gamma del beige,  del verde, marrone dorato e giallo che raccontano l’autunno che arriva, mentre, all’orizzonte, larghe pennellate di bianco sfumate di grigio sottolineano la luce  velata che si riverbera sull’acqua  con la dolce malinconia dell’autunno che arriva. Belle le vedute di Venezia e del paesaggio del Delta del Po.  Al paesaggio urbano Nora Ferriani ha dedicato acute  testimonianze visive: quadri di metropoli con i grattacieli, il caos del traffico e le luci di negozi e  locali pubblici che si riflettono sull’asfalto bagnato di pioggia. Sui marciapiedi affollati, uomini e donne, incalzati dalla fretta, camminano senza guardare in faccia nessuno; ciascuno un’isola in un arcipelago infinito.
    Sandra Bernecoli  trae ispirazione dalla bellezza dei fiori, dal tripudio di colori delle corolle appena dischiuse, che dispone con grazia in vasi decorati.  Crea paesaggi ma la sua passione sono i ritratti femminili. Figure di donne raccontate nei diversi momenti della giornata: durante la toilette, mentre si vestono o si guardano allo specchio indossando un abito nuovo. Corpi aggraziati e volti pieni di dolcezza  tracciati con la spatola e grande attenzione  nella scelta dei colori.  Abilità  e tecnica che nel tempo  sono cresciute e  perfezionate.
    Paesaggi d’acqua e di terra sono fonte di ispirazione anche per Orianna Astolfi. Ricca e luminosa la gamma di tonalità che preferisce. Leggerezza di sfumature dal bianco al giallo pallido, all’azzurro, al turchese  per illuminare il  cielo che si specchia nell’ acqua quieta. Per il paesaggio informale sceglie la gamma del blu, dal più profondo al turchese al violaceo smorzato  da pennellate di giallo tenue e bianco cinerino.  Suggestive le atmosfere evocate dalla luce che filtra tra le nubi.  L’uso della spatola conferisce movimento alle diverse parti della scena e la creano. Ogni particolare, a sua volta, influisce sulla personalità dell’osservatore, trasmettendogli il desiderio di immedesimarsi nel paesaggio che gli sta davanti, di farne parte.
    Ugo Vistosi conclude la rassegna d’arte con opere di pittura informale, connubio armonico tra colore e forma. Tema ricorrente: due circonferenze concentriche ma di lunghezza diversa, che delimitano una figura simile a una ciambella.  Sullo sfondo le diverse tonalità di un unico colore. Tracce di colore diverso  interagiscono con la forma rotonda posta sempre al centro del quadro. Un enigma da interpretare liberamente.
    Ispirati alle bellezze di Venezia e di Ferrara e al paesaggio del Delta del Po, gli acquerelli di piccola dimensione tracciati da Ugo Vistosi in dissolvenza di colore. Una produzione coerente con il tema scelto, sia dal punto di vista architettonico che visivo per le atmosfere che  riesce a ricreare.
    Lauretta Vignaga
  • Arte alla Gran Guardia

    ‘Arte alla Gran Guardia’.  Allestimento innovativo e artisti di qualità

    Rovigo, Veneto –   Innovazione organizzativa e nuove  proposte  creative per l’ evento culturale organizzato da Giancarlo Gulmini in Gran Guardia, in occasione della Fiera di Rovigo 2019.  ‘Arte alla Gran Guardia’ apre le porte alla contemporaneità grazie alle opere  di un gruppetto di artisti, molto diversi fra loro, ma accomunati dalla ricerca di nuove forme espressive e modalità creative  che mettano in  luce le potenzialità di ciascuno.  Inaugurata lo scorso 21 ottobre, ‘Arte alla Gran Guardia’ si potrà visitare fino al 27 di questo mese, con orario 10 -22. Presenti all’evento e testimoni del valore artistico e sociale che esso riveste:  rappresentanti di associazioni di volontariato, il vicesindaco del Comune di Rovigo e Assessore alle Politiche Culturali e Servizi, prof.  Roberto Tovo, l’assessore alle Politiche Giovanili, Sport, Associazionismo,Volontariato e Pari Opportunita, Erika Alberghini; Paolo Avezzù presidente dell’Associazione culturale ‘Il Circolo’, e rappresentanti dell’Associazione ‘Pettirosso’, di Rovigo , che si occupa di ‘ragazzi speciali’. A introdurre gli artisti ospiti , Anna Maria Veronese, critica d’arte.
       L’esposizione inizia con la ricca raccolta  di oggetti di artigianato artistico realizzati nella bottega di Bianca Poli Mantero, dove accoglie alcune ragazze che si preparano ad avviare una attività autonoma.  Ad affascinare i visitatori  la grande varietà di oggetti da regalo, realizzati a mano, con sapienza e gusto, e decorati con pitture a olio di frutta, fiori  paesaggi campestri e casette in miniature. Manufatti creati con il recupero e il riciclo di oggetti messi in disparte  o scartati perchè considerati inutili o fuori moda e riportati a nuova vita.  In esposizione: bauletti, scatole portagioie di diverse forme e misure, specchi, vassoi in alluminio, sgabelli,  quadri in miniatura, bambole, appendiabiti, portaoggetti, tutti realizzati in legno e dipinti con motivi floreali, frutta e paesaggi.
        Poco più in la, appese agli appositi  sostegni,  ci colpiscono e commuovono le foto scattate da Jari Trivellato con i ragazzi  disabili seguiti dall’ associazione ‘Pettirosso’. Immagini che colgono la realtà così com’é; senza filtri né accorgimenti particolari. Una documentazione che non travisa i difetti e le difficoltà che la vita ha ‘ regalato’ a ciascuno di quei ragazzi. Sullo sfondo nero delle fotografie campeggiano visi tondi e sorridenti o imbronciati e con le lacrime agli occhi. Visi stupiti  per la novità e bocche aperte ad un sorriso ingenuo. Quello che non appare è la grande ricchezza che ciascun ragazzo rappresenta per la società e per ciascuno di noi .
    Originalissime le tele di Antonio Capuzzo, tracciate con riccchezza di colori, fantasia e un tocco di comicità che richiama alla mente il mondo dei cartoni animati.  Scene legate al mondo campestre dei secoli passati, dove gli animali erano gli unici collaboratori dell’uomo e ne condividevano le difficoltà, le paure e, forse, la speranza… in un aiuto dal cielo.  Uomini e donne robusti e muscolosi che lavorano la terra con le braccia. Facce oneste e quell’ingenuità che sconfina nel comico. Ogni quadro è una storia che insegna e diverte.
    Stefano Bizzaro si mette in mostra con disegni a carboncino su tavola o carta da disegno o con la grafite. Bellissime le immagini della Madonna che regge fra le braccia il corpo del figlio morto sulla croce e  quella, di colore marroncino,  dedicata alla deposizione di Gesù. Oltre alle opere di ispirazione sacra, Bizzaro espone ritratti di ragazze addormentate dai visi dolcissimi e disegni di ispirazione erotica dove il corpo femminile è tracciato con delicatezza e perfezione in ogni dettaglio. Perfezione trasferita poi alla rappresentazione di calze e  biancheria intima, impreziosite da pizzi e ricami: autentici mezzi di seduzione.
     Conclude la mostra una selezione di opere che hanno scandito il percorso artistico di Giancarlo Gulmini: i  disegni a china e acquerello con vedute di Rovigo, il ritratto di Fausto Coppi, un ritratto di Frida Kahlo e, ultimo approdo, un paio di quadri di arte materica.
    Lauretta Vignaga
  • Glasswords on Waterland apre la stagione di teatro danza a Copparo

    Glasswords on Waterland apre la stagione di teatro danza a Copparo

    A Copparo, ‘Glasswords on WATERland’ apre la V edizione del De Mcheli Danza Festival

    Copparo, Ferrara – Nato tra il 2014 e il 2015, il De Micheli Danza Festival si propone di portare la danza in un teatro dove non è mai stata ospitata prima. Il progetto si concretizza, per la prima volta, in questo 2019 grazie alla nomina di Romina Zangirolami, coreografa e danzatrice rodigina, a direttore artistico del teatro.     La nuova stagione teatrale, quindi, viene inaugurata con la fusione delle due arti in un progetto dal titolo ‘GLASSWORDS onWATERland’- parole di vetro su un terreno acquatico –  dialogo scenico per  DanzAttore e danzAttrice.  Una azione che si concretizza sul palcoscenico tra parole, danza, musica e immagini. Un mix di ‘arte dinamica’ in cui  fluttuano frammenti di tempo sospeso e scorci di un passato lontano ma non domenticato. Aneliti di un presente che appare incerto, all’orizzonte e il corpo si smarrisce e tutti i sensi si sciolgono e fondono in un unico amalgama, cercando nuove parole d’amore in un silenzio che è rumore.
    La scena si apre con la luna che brilla  sullo sfondo rosso  di uno spazio delimitato da quello che appare come un cerchio di luce. Dal buio emergono i suoni del brano ‘ In the red’  e ‘ Trioon’, di Ryuichi Sakamoto. Sul palco, due figure, vestite di bianco, si muovono l’una verso l’altra: si sfiorano, si guardano, e si allontanano… La figura maschile sussurra il suo bisogno d’amore recitando ‘Dentro di me’;   segue  “I asked for love” – musica di Lisa Gerrard e Patrick Cassidy.  E, ancora, “Abbracciami, ( non perdermi )” – un impulso che sale prepotente dalla sostanza palpitante dell’essere:  ” Dentro il confine della mia vita ti cerco………

    Adriano Baccaglini sul palco di Glasswords on Waterland

    ……….” Aprimi il tuo sentiero……eccomi” …..Non fermare i tuoi occhi su questa superficie……. Attraversami….Nel deserto dei tuoi incontri mi troverai…… Guardami!”…….   I due amanti si riavvicinano……lei fra le braccia di lui; i loro corpi si muovono all’unisono, si cercano in un amplesso che non abbia fine.
    La luce sul palco si fa azzurra e poi blu. I gesti dei due innamorati si trasformano in una danza erotica ricercando l’estasi del piacere provato e mai dimenticato.  Poi, nella penombra,  la scena cambia colore. Dall’alto scendono due  pannelli  a forma di ali di farfalla; appaiono acque che scorrono gorgogliando. Si odono parole tratte da ‘ Pensieri d’acqua’ e ‘ In piena di te’.  L’ acqua, fonte primordiale di vita, rinvigorisce la passione nei due protagonisti…… ma non basta a salvare il loro amore.
     Sull fondale del palcoscenico comincia, lentamente, a scorrere  un foglio nero che porta impresse  parole di origine mantrica, scritte in còrso antico. “Om Tarè. Tutarè, Turé, Soha……” che significano: corpo, mente, parole, trascendenza del corpo.    Termini tratti da un ‘mantra’ – una specie di formula sacra che, in certi contesti sociali e religiosi, viene ripetuta come una preghiera quando si deve cercare un approdo sicuro per affrontare  le tempeste della vita.
    Parole non dette, pensieri non svelati, emozioni diverse non condivise e silenzi che restano tali, finiscono per allontanare i due innamorati.  La separazione è una ferita profonda che entrambi si porteranno dentro per tutta la vita.

    Coreografia di Romina Zangirolami, testi, regia e video di Adriano Baccaglini. DanzAttore: Gianluca Possidente; DanzAttrice: Francesca Formisano. Coproduzione :Associazione Cantieri culturali Creativi e Aire44.  Musiche: ‘Sciume – Fiori d’Algeria’, di Paolo Fresu, ‘Alba Impedita’, di Daniele di Bonaventura e Paolo Fresu. ‘Le lac’, di Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura, A. Filetta.  Parole di Adriano Baccaglini. Arredamento scenico  di Miranda Greggio.

    Lauretta Vignaga
  • Poesia e Musica per inaugurare il nuovo anno dell’Università popolare a Porto Viro

    Poesia e Musica per inaugurare il nuovo anno dell’Università popolare a Porto Viro

    A Porto Viro, l’Università Popolare polesana riprende l’attività con musica e poesia

       Porto Viro, ( Rovigo ) – Veneto    Un pomeriggio di sole, da far invidia alla piena estate, ha segnato la ripresa dell’attività  dell’Università Popolare Polesana e per la terza età nella città di Porto Viro. Una giornata di festa contrassegnata dall’arrivo dei tantissimi iscritti, soprattutto donne, a gruppi di due, tre persone impegnate a scambiarsi i saluti e i  commenti sulle vacanze trascorse e le domande sui corsi da frequentare  nei mesi a venire. Conclusi gli arrivi, il teatro del  Centro giovanile salesiano di San Giusto  era al completo. Ciascuno in attesa di conoscere le novità che il gruppetto posizionato sotto il palcoscenico avrebbe portato e raccontato. Un’occasione particolare dato che si  inaugurava  il ventesimo anno dell’Università popolare a Porto Viro.
      Ospiti del pomeriggio: il prof, Fulvio Capostagno, Leone Rigolin, Arnaldo Pavarin, Bruno Paganelli, Primo Andreoli. A Leone Rigolin, figlio del maestro Giuseppe, per lunghi anni insegnante  e residente  in quella zona del Polesine, è stato affidato il compito di aprire il dialogo con i presenti e  introdurre ‘Voérghe ben a la vita’  l’ultima raccolta di poesie di Arnaldo Pavarin, uno degli autori più versatili e ricchi di fantasia e  sensibilità.  Il volumetto rappresenta il punto d’arrivo della ricchezza d’animo, della verve e dell’affetto per il Polesine e la sua gente che Pavarin ha coltivato durante tutta la vita. Il condensato di una esistenza semplice, sempre disponibile verso gli altri, ricca della saggezza e della fede che guidava l’esistenza dei nostri ‘nonni’.
    Il professor Fulvio Capostagno, autore della prefazione della raccolta poetica di Pavarin, ha introdotto i temi delle liriche che sarebbero poi state lette dall’autore:  le bellezze del Polesine e le caratteristiche di alcune città e paesi. Mestieri e tradizioni del passato; affetti e ricordi della famiglia; gli amici di oggi e di ieri, il tempo della giovinezza, così diverso da oggi, le tradizioni di ieri e il mondo che cambia. La fede sempre viva, la fiducia nella bontà del Creatore e le piccole gioie che rallegrano il cuore quando si è utili agli altri.
    Fra tante citiamo: ‘Porto Viro’ , ‘I nostri veci’; ‘El me Delta’;  ‘A Luisa’; ‘Quando ca jero putin’; Una storia d’amore’ ; ‘El senso de’a vita’; ‘Ricordando ‘n’ amigo’ , ‘ Sorridendo alla vita ‘ ‘La strada della vita’; ‘ L’amigo vero’,  ‘A Papa Francesco’ e molte altre, in italiano e in dialetto.
    Il tutto concluso da aneddoti e  facezie in dialetto di grande comicità.

    A rendere particolarmente piacevole il pomeriggio i brani folkloristici della tradizione polesana ,  canzoni e  ballate  eseguite dal professor Bruno Paganelli alla fisarmonica.  Un mix che ha elettrizzato tutti i presenti.
  • Pittori e fotografi in mostra per l’Ottobre Rodigino

    Pittori  e fotografi in mostra per arricchire le manifestazioni dell’ Ottobre Rodigino.

    Rovigo, Veneto – In mostra nella Sala della Gran Guardia fino a domenica 12 ottobre, un nutrito gruppo di pittori, e un ristretto numero di fotografi, arricchiscono con le loro opere il carnet degli eventi dell’Ottobre rodigino, cuore pulsante della 537a Fiera di Rovigo.
    Organizzata dal Circolo Culturale Arti Decorative, l’evento è stato accolto con grande entusiasmo dagli appassionati di colori e pennelli; un numero sovrabbondante rispetto alla quantita  disponibile di  pannelli su cui collocare le opere esposte. Effervescente il clima dell’inaugurazione svoltasi lunedi pomeriggio, 7 ottobre, seguita da amici e parenti degli artisti, prodighi di complimenti e incoraggiamenti.  Una festa di colori, di fiori, paesaggi e deliziose figure femminili tracciate sulla tela per completare la scena realizzata. Tele ricche di fantasia, creatività, gusto e ottima conoscenza e abilità nell’uso e composizione cromatica.
    Gli artisti sono: Paola Ballani, Mara Barotti, Ornella Raspi, Gaetano Cavalcanti, Otello Galasso, Sandra Bernecoli, Andrea Bascarin, Rossella Rampazzo, Francesca Magentini, Maria Rosa Chiarion, Maria Francesca Garzetta, Josè Roberto Negri, Teresa Felisati, Giancarlo Brancalion, Daniela Viarigi, Maryam Amir Farshi, Gloria Nives Frigato, Maria Luisa Osti. Il gruppo dei fotografi comprende: Lorena Silvestrin, Umberto Bindi, Roberto Bottari, Paolo Avezzù, Francesco Pulga.  
    A far gli onori di casa il presidente del  Circolo Culturale: Franco Montanari che ha, brevemente, introdotto pittori e fotografi e i loro lavori. Nessuna premiazione in programma, solo il desiderio di far conoscere alla città  la passione per l’arte di tanti rodigini e gli ottimi risultati che ottengono.  E coinvolgenti le fotografie esposte. Omaggi a tanti bambini di tutto il mondo; a monumenti e luoghi significativi della nostra città , oppure eventi e tradizioni significative per la nostra storia.  E per dare il giusto rilievo alla manifestazione, il comitato di gestione del Circolo Culturale Arti Decorative ha lanciato l’idea di realizzare un manifesto che pubblicizzi la mostra alla Gran Guardia e la colleghi, nel ricordo, alla 537a  Fiera di Ottobre. Ad aggiudicarsi l’incarico è stato il pittore Carlo Campi la cui opera è in fase di stampa.

  • Inaugurazione ‘Ottobre Rosa’ tra musica, sport, spettacoli e la cura del proprio corpo

    Incontri, eventi, spettacoli, sport  e molto altro. La prevenzione cambia aspetto
    Rovigo, Veneto – ‘Ottobre Rosa’, il mese dedicato, a livello internazionale, alla prevenzione del tumore al seno, è ormai entrato nel vivo del suo svolgersi, affiancato  da  eventi e iniziative che lo renderanno diverso da tutte le edizioni precedenti. Qualcosa di piacevole che aiuterà le donne ad avere fiducia in sè stesse, a combattere con determinazione il male fin da suo primo annunciarsi perchè ‘giocare d’anticipo’ è l’arma vincente.
    Già il pomeriggio  del 28 settembre, giorno dell’inaugurazione di ‘Ottobre Rosa’, si è svolto all’insegna della novità. In piazza Matteotti, un folto  raduno delle donne e cittadini  in mezzo ai quali spiccavano le fasce tricolori di sindaci o amministratori dei diversi Comuni aderenti alla campagna di prevenzione organizzata da  Andos, sul territorio  polesano. Ad accogliere  i convenuti la presidente Andos, Anna Maria Cavallari Monesi, affiancata dall’assessore al Pari Opportunità della Provincia, Antonella Bertoli, pronte ad annunciare i nomi  dei finalisti e del  vincitore del Concorso canoro ‘Prevenzione RAP’, un modo per  ricordare con forza il valore della prevenzione. Cantando, entrati in scena: Edoardo Guidetti, autore di ‘Credo’;  Cristina Rizzi, autrice di ‘ La Speranza’; Sara Ridolfi con ‘Il cuore così’, Romeo Cattaneo con ‘Sono sana?’. Vincitore del concorso è risultatto  il sedicenne Giovanni Guarnieri – Giovi per gli amici – con ‘Basta poco’, un brano molto apprezzato dai presenti. Quindi flash mob per tutti coordinato da Atelier Danza Rovigo.
    Poi , spazio ai saluti e ai ringraziamenti,  del sindaco Edoardo Gaffeo, del presidente della Provincia, Ivan Dall’Ara, delle rappresentanti delle Pari Opportunità, di Provincia e Comune a  tutti coloro:  medici, assistenti sociali, operatori sanitari e ai volontari di Andos, con la presidente Cavallari Monesi, per l’encomiabile compito che da decenni svolgono a favore delle donne operate al seno.
       Ospite della manifestazione, don Renzo Pegoraro, presidente del Comitato etico dello IOV – Istituto Oncologico Veneto – che ha presentato  al pubblico i dati scientifici di una esperienza attuata con pazienti con stress gravi. Un approccio che mira a implementare  l’umanizzazione delle cure, mettendo sempre più al centro le esigenze del malato, non solo da un punto di vista fisico. “Dare spazio alla spiritualità per orientarsi verso una comprensione sempre più profonda del vissuto del singolo che ne trae un beneficio e un aiuto vero per affrontare, con maggiore energia, le fatiche delle cure e degli interventi. E’ il nuovo cammino tracciato dalla Psiconcologia” – ha aggiunto. E ha proseguito: ” Qui a Rovigo, ‘Ottobre Rosa’ riunisce  insieme tante componenti con la campagna per la prevenzione: la scienza, per riconoscere la patologia e intervenire in tempi veloci, conoscere la causa e adottare la terapia più idonea. Poi, la  musica e l’arte, due elementi che possono dare la misura delle speranze, delle paure, quando si è affrontato il tunnel della malattia, cercando di trovare  ristorazione in tutto questo. E poi c’è lo sport, l’attività fisica che fa bene al corpo e allo spirito, rispettando i limiti. Per vivere una vita che sia bella nei limiti del possibile, avendo cura di sè, della propria anima e della propria dolcezza. , grazie ad una sana consapevolezza della prevenzione”
    E’ seguita la  presentazione  delle tante  iniziative che renderanno speciale ‘Ottobre Rosa’ 2019. ‘Donne in corsa: Life is pink’ prevede, in 28 Comuni del Polesine, Camminate rosa, Giornate in palestra,  Pagaiata rosa e Donne in movimento. ( Consultare il programma ).
    L’attenzione e la cura per la propria persona durante e dopo la chemioterapia  per tornare a sentirsi la donna che si era e che si è ancora.   Se si riscontra  secchezza cutanea, problemi per unghie e capelli, insonnia, ansie, fatiche, problemi tipici delle cure oncologiche, potete fissare un appuntamento lunedì 14 ottobre, dalle 9.00 alle 12.00, nella sede Andos di Rovigo, in via Celio 10, con Giada Codo, estetista specializzata in estetica oncologica. E’ gratis. Giada ti aspetta per informarti e coccolarti un pò, sia prima che durante o dopo le cure. Sentirai diminuire la sensazione di ansia, ti rilasserai, migliorerai l’umore risvegliando emozioni e speranze. Info e appuntamento: 349 8016532. Giada è una volontaria ANDOS e il servizio è gratuito.
        Eccezionale lo spettacolo in programma il 26 ottobre 2019, alle 21,  al Teatro Studio, sede del  Teatro del Lemming, viale Oroboni, 14, Rovigo. Betty Blonde  e le Guns’N Glitter proporranno lo spettacolo: ‘ Vita, Burlesque e Passione’. Quando la passione, l’arte e la voglia di riprendersi la vita incontrano la solidarietà. Partecipazione di stars internazionali, musica dal vivo con i Salt & Pepper.  Sempre sabato, 26 ottobre, ore 21, al Teatro Parrocchiale di Castelguglielmo, verrà rappresentato il musical ‘Ama ora’, liberamente ispirato alla parabola ‘Il Padre misericordioso’, scritto da Fabio Destro e musiche di Uncle Mine; regia di Micol Andreasi.
    Per concludere, domenica 24 novembre, arriverà a Rovigo, in piazza Vittorio Emanuele, Brenda Vernor, storica segretaria di Enzo Ferrari e figura chiave del marchio italiano più famoso nel mondo, che racconterà la sua personale esperienza. Con Scuderia Ferrari Club Rovigo.
    Infine, dato che dopo la cura farmacologica per tumore al seno, si manifestano, spesso, proiblemi alla vista e secchezza agli occhi, c’èla possibilità di fare  un controllo gratuito della  efficienza visiva  e del film lacrimale con studio della lacrima al  microscopio; Chiama ‘Tenani Ottica’ e prenota . 20 donne potranno ricevere in omaggio un paio di occhiali correttivi  o sostituti lacrimali.  Info e prenotazioni al numero 0425 34011, dal martedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30.
    Lauretta Vignaga
  • Le mummie dell’Accademia trovano casa a Palazzo Roverella

    Merit e Baby, le celebri mummie dell’Accademia dei Concordi, trovano casa a Palazzo Roverella.

    Rovigo, Veneto – Dal 28 Settembre, in concomitanza con l’apertura della mostra sul Giapponismo, Merit e Baby, le celebri mummie rodigine, reduci da un lunghissimo viaggio in Cina, dove sono state esposte in 3 musei  – quello nella città di Wuhan, il Museo nella città di Hngzhou e infine nel Tianjin Museum, a Tianjin –  e ammirati da più di mezzo milione di cinesi grazie alla mostra ‘Ancient Egypt,’ hanno trovato casa, definitivamente, a Palazzo Roverella,  dove è stata allestita la nuova Sezione Egizia.  Assieme a loro, nella sala espositiva permenente, è raccolta la collezione di oltre 500 reperti egizi, scoperti e messi insieme tra il 1878 e il 1879. La più grande  del Veneto.  A sostenere l’iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in accordo con l’ Accademia e il Comune di Rovigo. A mettere insieme tanti oggetti straordinari il Commendator   Giuseppe Valsé Pantellini, rodigino, che visse in Egitto nella seconda metà dell’ Ottocento. Tornato in Italia Valsè Pantellini  fece dono del suo tesoro, risalente ad un periodo storico compreso tra il ‘Protodinastico’/ Epoca Tinita e l’età Tolemaico – Romana, all’ Accademia . dei Concordi
     Tra gli oggetti più rari  un cofanetto ligneo in forma di sarcofago per contenere le statuette funararie che gli egiziani iniziarono a collocare nelle tombe, a partire dalla fine del Medio Regno, appartenuto al figlio del faraone della XII Dinastia Seqenera Djehuty -Aa. Un sigillo cilindrico risalente alle prima dinastie; due stipiti di falsa porta in calcare bianco con figure in bassorilievo e due frammenti di stipiti con iscrizioni in cacare bianco, provenienti da una mastaba della V Dinastia. Due frammenti d’età Ramesside, una serie di bronzetti votivi di divinità e numerose statuine funerarie tra le quali dodici esemplari risalenti alla XXV Dinastia,  o Età Napatea, un contenitore per cosmesi a forma di donna e  altre rarità.
     Dallo scorso anno a Palazzo Roverella è stata, inoltre, allestita  la Sala Archeologica, riservata ai reperti romani, etruschi e paleo veneti che adesso si arricchisce con la Sala Egizia. A completare il tutto le sale dedicate ai grandi maestri della pittura italiana tra il Quattrocento e il Settecento: dal gotico a Giovanni Bellini fino a Giambattista Tiepolo e ai più noti pittori veneziani del ‘700.

    Lauretta Vignaga

  • Giapponismo. Il Fascino dell’Oriente a Palazzo Roverella

    La diffusione delle arti decorative giapponesi nell’arte europea tra  XIX e  XX secolo.

    Rovigo,  Veneto – Il termine ‘Giapponismo’ identifica quella corrente di rinnovamento, quasi un uragano, che travolse l’arte europea verso la fine         del XIX secolo, coinvolgendo tutti i settori dell’arte e della cultura dell’ Occidente. La politica di chiusura, varata dal Giappone nel 1641,      nei confronti dei paesi europei, durata oltre due secoli, contribuì a diffondere un alone di mistero sull’arte  e la cultura di quel lontano paese  Solo dopo la metà del 1800, le cose cominciarono a cambiare, grazie all’apertura di rapporti diplomatici e commerciali con gli Stati  Uniti, la Russia, i Paesi Bassi, l’Inghilterra e la Francia.  Attraverso viaggiatori e collezionisti  in Europa cominciò a diffondersi la ceramica e la lacca, stampe, oggetti d’arredo e le prime xilografie, creando una moda, definita ‘Giapponismo’ , che investì tutta l’arte europea  tra il 1880  e il 1915, indirizzandola verso nuovi modelli compositivi, ricchi di sintesi e colori luminosi. La prima ad esserne coinvolta fu la ricca borghesia internazionale e,  soprattutto, due generazioni di artisti, letterati, musicisti, e architetti che confluirono nella cultura Liberty e Modernista.
    Al diffondersi delle nuove  tendenze in Europa, tra ‘800 e ‘900, dalla Germania all’Olanda, al Belgio, dalla Francia all’ Austria alla Boemia , fino all’Italia, nella  pittura e nella  grafica, nell’architettura, arti applicate, illustrazione, manifesti, arredi è dedicata la  mostra ‘Giapponismo’ . Venti d’Oriente nell’arte europea, 1860 – 1915, inaugurata a Palazzo Roverella il 28 settembre 2019 e visitabile fino al 26 gennaio 2020.
    Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e Accademia dei Concordi,  curata da Francesco Parisi, la mostra espone oltre 200 oggetti, raccolti in 4 sezioni, dove opere originali e derivate si affiacano. Quattro sezioni, quante furono le Esposizioni Universali che , in quei decenni, attraverso la presenza dei padiglioni giapponesi, contribuirono a diffondere il gusto e la conoscenza di quel  paese, fino ad allora quasi sconosciuto. Ceramiche, paraventi, ventagli, stampe e xilografie, kimono, pitture con colori all’acqua brillanti e luminosi che affascinano i pittori legati alle tecniche tradizionali. Tutto l’impressionismo è influenzato dalla contemplazione e imitazione delle stampe giapponesi. Dopo l’Esposizione Universale di Londra, nel 1862,   l’ Esposizione Universale di Vienna, nel 1873,  cui fece seguito la Secessione Viennese, favorì al massimo la diffusione dell’arte giapponese in Germania. In Francia, i prodotti del Sol Levante fecero il loro ingresso con  le Esposizioni di Parigi del 1867 e 1878, oltre alla grande mostra, organizzata nel 1890 ‘, da Sigfried Samuel Bing, de L’ E’cole Nationale des Beaux Arts, in cui furono esposte migliaia di stampe ukiyo-e (mondo fluttuante) che influenzarono anche i pittori Nabis. Con Bing l’arte del Giappone si diffonde anche in Belgio e Olanda, influenzando Gauguin e Van Gogh. Temi ricorrenti: le spiagge, scorci di paesaggi marini, l’onda e il moto ondoso del mare, trattato anche da G. Klimt e Henry Rivieu. In questi paesi la cultura artistica giapponese fu interpretata soprattutto in chiave decorativa e formale. Molti artisti di quegli anni si dedicarono alla produzione di vasi e ceramiche con decorazioni floreali asimmetriche, in oro e madreperla. Molto diffusi anche gli studi di nudi femminili  e opere grafiche ispirate a figure femminili  di grande fascino e bellezza, accostate a piante fiorite, steli di rose, ortensie, iris. Disegni tracciati su rotoli di carta e seta, libri illustrati come i manga; xilografie policrome, definite anche ‘immagini broccato’ per  la bellezza dei colori e dei soggetti rappresentati.

    Fondamentale nell’arte giapponese e basilare per la sua diffusione in Europa l’editoria e l’arte del manifesto.  Vera e propria miniera di idee  per la grafica europea il ricchissimo patrimonio di  immagini e suggestioni  delle stampe giapponesi la cui tecnica complicata fu tradotta grazie all’impiego della litografia policroma, adatta alla riproduzione su scala industriale. Tolouse – Lautrec ne divenne uno degli autori più apprezzati.
     In Italia il Giapponismo si diffuse con la prima Esposizione Internazionale di Arte decorativa moderna di Torino, del 1902 e l’Esposizione internazionale di Roma del 1911. A imporre il nuovo gusto  furono: porcellane, lacche, ceramiche , vasi di metallo , paraventi e stampe; ma coinvolse, soprattutto, gli artisti residenti a Parigi, come De Nittis e Camillo Innocenti. Più decisa l’influenza su Plinio Nomellini, Mario Cavaglieri, Vittore Grubicy de Dragon, Giacomo Balla  affascinati dall’ arte del manifesto. Da citare, infine, l’ispirazione orientale dei manifesti di alcuni melodrammi come: ‘Iris’, di Mascagni, ‘Madame Butterfly’  e ‘Turandot’ di Puccini.  
    Lauretta Vignaga
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