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Autore: Lauretta Vignaga

  • Presentazione di ‘Ottobre Rosa 2019

    Presentazione di ‘Ottobre Rosa 2019

    Dal 28 settembre 2019 ritorna ‘Ottobre Rosa’, con tante novità e iniziative.
    Appuntamenti e incontri formativi per contrastare il diffondersi del cancro al seno.

    Rovigo, Veneto – Visite senologiche gratuite in 15 Comuni della provincia di Rovigo, oltre allo Studio Medico Airone, di Santa Maria Maddalena, e al Poliambulatorio Sant’Anna di Lendinara e Castelmassa. E 11 incontri informativi nei Comuni di: Rovigo, Frassinelle Polesine, Rosolina, Bosaro,
    Adria, Corbola, Loreo, Porto Viro, Stienta, Canaro. Un impegno intenso e straordinario che coinvolge medici, operatori sanitari, radiologi e medici del comitato scientifico dell’Andos per tutto il mese di ottobre, dedicato, a livello internazionale,  alla prevenzione del tumore al seno.
    Un evento che coinvolge tutti i 50 Comuni della provincia di Rovigo, grazie a un patto sottoscritto, undici anni fa, dai loro sindaci, per sostenere e promuovere la lotta contro il tumore al seno attraverso la prevenzione.  “Questa patologia, infatti – come ha ricordato Anna Maria Cavallari Monesi, presidente Andos, Associazione nazionale donne operate al seno, durante l’incontro svoltosi martedì mattina, 24 settembre, nella Sala Giunta della Provincia di Rovigo per presentare il programma di “Ottobre Rosa 2019” – continua a mietere troppe vite, sopratutto a causa del fumo” . Una battaglia che Andos combatte dalla sua fondazione, 32 anni fa, per iniziativa di Cavallari Monesi, che, da allora ne è la presidente. Altro importante traguardo raggiunto: l’estensione dello screening a donne di oltre 70 anni e sottoposte a cure e interventi chirurgici a tutte le età. Iniziative che hanno attirato l’attenzione e la lode del sindaco di Rovigo, Edoardo Gaffeo.
    Numerose altre voci sono intervenute su ‘Ottobre Rosa 2019′ e “Donne….. il seno di poi”, progetto che si avvale della collaborazione dell’ Azienda ULSS 5,  della Comissione provinciale Pari Opportunità, del patrocinio della Regione Veneto, Rete Oncologica Veneta, Istituto Oncologico Veneto, Commissione Regionale Pari Opportunità, CSV Rovigo e del patrocinio del Ministero della Salute. Una presenza che sottolinea e riconosce  il lavoro svolto sul territorio a tutela delle donne e il ruolo che Andos porta avanti con le istituzioni da più di 33 anni. Alla diffusione del progetto  “Ottobre rosa” hanno collaborato anche numerose associazioni di volontariato.
    Dopo l’apertura dell’incontro, con i saluti del presidente della Provincia, Ivan Dall’Ara, che ha accolto il sindaco del Comune di Rovigo, Edoardo Gaffeo, e alcuni rappresentanti del Comune di Rovigo  e della Commisssione Pari Opportunità; rappresentanti  dell’ Azienda ULSS 5 polesana, la presidente Andos e inviati della stampa, la parola è passata alla  presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia, Antonella Bertoli. Con lei l’attenzione si è spostata sul grande impegno e sforzo orgazzativo sostenuto per realizzare al meglio l’apertura di ‘Ottobre Rosa’ fissata per sabato 28, alle 17.30, in piazza Matteotti.

      Filo conduttore per tutti gli eventi in programma è ‘La bellezza , l’arte, la musica, il gusto, lo sport e la scienza: la cultura della prevenzione.  Si inizia con un grande FLASH MOB, coordinato da Atelier Danza, per dire STOP al tumore al seno. Seguirà la premiazione dei vincitori del ‘Concorso prevenzione RAP’, indetto per sensibilizzare i giovani verso una patologia che si può prevenire. Seguirà una ‘lectio magistralis’ del dottor Renzo Pegoraro , esperto di bioetica, sul tema della prevenzione. Per concludere, accensione delle luci rosa
    su alcuni edifici e monumenti della città.

    Lauretta Vignaga

  • Il Giapponismo in Europa, dal 28 settembre a palazzo Roverella

    Il Giapponismo in Europa: 1860 – 1915. La nuova grande mostra a Palazzo Roverella
    Dal 28 settembre  2019 al 26 gennaio 2020

    Rovigo, Veneto  – La scoperta delle arti decorative giapponesi, verso la fine del XIX secolo, diede una forte scossa all’intera Arte europea. Un potente vento di rinnovamento, quasi un uragano, che dall’Oriente investiva modelli, consuetudini stratificate nei secoli, spingendo l’arte del Vecchio Continente verso nuove e più essenziali norme compositive fatte di sintesi e colori luminosi.
    La svolta avvenne all’inizio degli anni ’60 dell’Ottocento con il diffondersi in Europa, soprattutto in Francia, di ceramiche, stampe, ed arredi da giardino dall’Impero del Sol Levante che,  nel 1853, si era aperto al resto del modo. Le prime xilografie si diffusero grazie al commercio di vasi e ceramiche, con cui questi venivano “avvolti” e“impacchettati”. I preziosi fogli erano spesso i celebri manga di Hokusai o altre brillantissime stampe di Utamaro e Hiroshige che tanta influenza ebbero sugli Impressionisti, sui Nabis, fino alle Secessioni di Vienna e Monaco, concludendo il loro ascendente con lo scoppio della  Grande Guerra, per trasformarsi in un generico culto dell’oriente negli anni 20 e 30 del Novecento.
     La moda giapponista, esplosa verso il 1860 e destinata a durare almeno un altro cinquantennio, coinvolse dapprima la ricca borghesia internazionale e,   soprattutto, due intere generazioni di artisti, letterati, musicisti e architetti, rafforzandosi, via via,  con l’innesto della nascente cultura  Liberty e modernista sempre più attenta ai valori decorativi e rigorosi dell’arte giapponese.

    La modalità  che Francesco Parisi ha scelto per descrivere questa nuova e affascinante pagina della storia dell’arte europea e mondiale nella grande mostra “Giapponismo, Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915”, –  allestita a Rovigo, Palazzo Roverella, dal 28 settembre 2019 al 26 gennaio 2020, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi –  è decisamente originale, indagando  per la prima volta, le tendenze giapponiste dell’Europa tra Ottocento e Novecento: dalla Germania all’Olanda, al Belgio, dalla Francia all’Austria, alla Boemia, fino all’Italia.

     Il racconto si dipana in 4 ampie sezioni in cui Francesco Parisi  affianca opere scelte  fra quelle che, giungendo dal Giappone, divennero oggetto di passioni e di studi in Europa, ad opere che di questi “reperti” evidenzino la profonda influenza.
    Pittura e grafica in primo luogo, ma anche tutto il resto, dall’architettura, alle arti applicate, all’illustrazione, ai manifesti, agli arredi,…. A dar conto, per la prima volta in modo organico, di quanto capillarmente e profondamente quel Giapponismo sia entrato nel corpo della vecchia Europa.

    Quattro sezioni, quante furono le grandi Esposizioni Universali che in quei decenni contribuirono, grazie alla presenza dei padiglioni giapponesi, a svelare ed amplificare il nuovo che giungeva da così lontano, da quel luogo misterioso e magico.
    Dall’esposizione londinese del 1862, dove i “prodotti” del Sol Levante debuttarono, a quelle parigine del ’67 e’78, che ebbero nelle proposte il loro elemento di maggiore attrattività, fino all’esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni.

    Accanto ai capolavori di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh, Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse Mucha si potranno ammirare le tendenze giapponiste nelle opere degli inglesi Albert Moore, Sir John Lavery e Christopher Dresser; degli italiani Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro: ‘ La raccolta delle zucche’. E, ancora, i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson, Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand Khnopff e Henry Van De Velde.

    Lauretta Vignaga
  • Arte a Ferragosto

    Arte a Ferragosto. Quattro pittori in mostra al Centro Commerciale ‘La Fattoria’.

    Rovigo, Veneto –    La passione e il gusto per l’arte non mancano mai e, anche in occasione del periodo di Ferragosto, quando la maggior parte degli italiani decide di  partire per qualche giorno di vacanza, al Centro Commerciale ‘La Fattoria’ non sono mancati i visitatori e  potenziali clienti per la ricca esposizione di tele allestita da quattro artisti polesani  noti e conosciuti: Gian Manet Prina, Doriano Tosarelli, Claudio Tiberto e Giancarlo Brancalion. Ciascuno con temi, stili e techiche diverse; tutti ricchi di talento e abili nel creare suggestioni cromatiche e ambientazioni che rendono interessanti e affascinanti le loro creazioni.
     Doriano Tosarelli si impone all’attenzione del pubblico con soggetti che, da sempre, costituiscono la sua carta di identità. Paesaggi dedicati a città ideali, costruite l’una accanto all’altra, seguendo viottoli tortuosi che si arrampicano lungo i fianchi di pianori rocciosi emersi dal mare. Ogni casa si sviluppa in altezza; ha porte e finestre spalancate ispirate all’architettura classica ma nessun essere umano vi abita.  Dimore create per il silenzio e la meditazione; per un cammino che guida verso l’alto, verso la cima del monte che sembra toccare il cielo e, in lontananza, mostra la volta celeste che si piega a toccare l’orizzonte che  traccia il confine con il mare.
    Gian Prina Manet ha portato in mostra una serie di quadri ispirati alla bellezza delle motagne, sia in inverno, quando sono ammantate di neve che all’arrivo della primavera, quando i rami degli alberi cominciano a ornarsi di gemme e i raggi di sole si fanno largo fra le nubi alla ricerca delle prime corolle. Vascelli che solcano il mare in tempesta, piegandosi pericolosamente da un lato e dall’altro; le vele sferzate dal vento e i lampi che guizzano fra le nubi scure. Accanto  si ammirano nature morte con deliziose composizioni floreali e, poco oltre, graziosi pannelli decorati a motivi floreali destinati a clienti stranieri.
     Claudio Tiberto ama i paesaggi, la campagna e le composizioni floreali che traccia con grande ricchezza cromatica, sia quando impiega i colori a olio che quando si serve del colore puro, non mescolato con l’olio e steso con la spatola,  particolare accorgimento che gli permette di conferire alla tela una superficie piuttosto ruvida e disomogenea. Inoltre, il colore nero, anch’esso steso puro con la spatola sulla tela da dipingere riesce ad emergere dalle irregolarità della superfice scabra su cui è stato realizzato il soggetto, tratteggiandone i contorni e accentualdo le varie tonalità cromatiche stendendole le une sopra le altre senza mescolarle in anicipo, sulla tavolozza. Una strategia che conferisce al soggetto del quadro, una volta finito, l’impressione di emergere dalla base su cui poggia, quasi fosse tridimensionale. Belli e piacevoli anche i numerosi  paesaggi di mare, alcune scene domestiche e le nature morte.
    Piuttosto ampia e diversificata la produzione pittorica che Giancarlo Brancalion ha esposto in ‘Fattoria’. Pieni di luce e colori i paesaggi che ritraggono  i borghi dei pescatori della costa dalmata e le magiche vedute di Venezia circondata dalla laguna, su cui si specchiano cupole e campanili. Romantici gli scorci di calli e campielli illuminati dalla luna,  mentre  le gondole si cullano in disparte, in attesa del nuovo giorno.
     Capricciose e sbarazzine le ragazze che Giancarlo immagina per le sue tele. Eleganti e dal carattere deciso, scrutano il futuro  in attesa  di quello che porterà. E ci sono le signore, le donne belle ed eleganti che camminano sicure senza voltarsi indietro.  
    Qualcosa, tuttavia, è cambiato di recente: la scelta cromatica di Giancarlo Brancalion si è attenuata, predomina il grigio, il beige chiaro, linee geometriche e pochi tocchi di verde e di rosso. Sullo sfondo delle tele predominano edifici antichi, a volte in rovina e abbandonati.  Scorci di ambienti urbani dove domina il silenzio mentre, in disparte, figure di donne stilizzate, di spalle o di fianco,  osservano immobili le poche cose rimaste a testimoniare una storia che  non c’è più.  Una anticipazione di qualcosa che avrà, di sicuro, altri sviluppi per la pittura  di Giancarlo Brancalion  di cui noi  restiamo, per il momento, in attesa.
    Lauretta Vignaga
  • Intervista a Romina Zangirolami

    Spazio Contemporaneo’ un anno dopo.  Romina Zangirolami inaugura il ‘Teatro in bustine’.

    Rovigo,  Veneto  –    ‘Spazio Contemporaneo’ ha aperto i battenti circa un anno fa. Ha segnato la realizzazione di un progetto  che Romina Zangirolami, danzatrice e coreografa, accarezzava da tempo, per quel bisogno di indipendenza che ogni professionsta attivo nel campo della danza, della coreografia e nella creazione e preparazione di corsi di movimento armonico delle varie parti del corpo, sia per adulti che per  bambini, deve avere  nell’organizzare ogni giorno il suo lavoro.
    “Mi sono trasferita  in un quartiere tranquillo , dove i vicini sono gentili e riservati, pronti a dare una mano se c’è bisogno’  –  racconta Romina durante una amichevole conversazione che ho avuto con lei per fare il bilancio di un’annata piena  di iniziative e soddisfazioni.
     “La casa è dotata di uno spazio che può ospitare una trentina di persone” – ha ripreso a spiegare Romina Zangirolami – ” e, con l’aiuto di alcuni amici che mi avevano suggerito di aprire uno spazio personale,  ho  proposto corsi di danza contemporanea a persone che non avevano mai affrontato questo tipo di attività e vi ho coinvolto  anche i bambini con ottimi risultati. Poi ho aperto ‘Spazio Contemporaneo a persone interessate ad un corso di teatro fisico, all’espressione recitativa  sia fisica che organica, appoggiandomi all’esperienza del Teatro  Nucleo di Pontelagoscuro,  condotto da Marco Luciano, regista e attore. Sua è stata anche l’idea di ospitare  una minirassegna di 4 monologhi, diretta da Monica Ragusa, sempre di Teatro Nucleo.  E qui desidero citare gli artisti che hanno dato vita alle nostre serate con grande impegno e forza recitativa: Adriano Baccaglini, Cristiana Previati, Marco Silvestrini, Elisabetta Mazzullo in coppia con Davide Lorino, Barbara Chinaglia, Milka Panayotova, Horacio Czertok, creatore e fondatore di Teatro Nucleo, che a Rovigo, ha portato il suo Don Chisciotte. Così è nato il ‘Teatro in Bustine’, che ha aperto le porte ad artisti del territorio.  Si tratta di episodi artistici  concentrati  ma interi e completamente realizzati.
             Di primo acchito le definizione ‘Teatro in Bustine’ e ‘Teatro house’ potrebbero lasciare perplessi i potenziali frequentatori del tuo ‘Spazio Contemporaneo’ . Di cosa si tratta in effetti?   —
    “ Teatro house è, semplicemente, una rappresentazione teatrale ambientata in uno spazio privato. C’è un’atmosfera rilassata e familiare che permette di seguire emotivamente la recitazione programmata, lasciandosi coinvolgere  nella storia quasi quanto lo sono gli attori. ‘Teatro in bustine’ vuole sottolineare che l’opera scenica è  piuttosto sintetica – la durata è di circa  un’ora – ma al testo non è stato tolto  nulla  e il pathos è quello che l’autore ha immaginato. E stata una esperienza entusiasmante grazie al pubblico che è diventato socio di ‘Spazio Contemporaneo’, istaurando un rapporto di amicizia e condivisione” – Ha aggiunto la mia interlocutrice.
    —   Per concludere: ‘Come è stata accolta la tua iniziativa in ambito cittadino? E quali sono i progetti per il futuro?’ ——“Personalmente la ritengo una esperienza valida e del tutto gratificante, ricca di potenzialità per il futuro. Valuto, tuttavia, che il pubblico rodigino non sia ancora pronto per un tipo di spettacolo innovativo e alternativo.  Dal 23 settembre ‘Spazio Contemporaneo’ riprenderà l’esperienza con il ‘Teatro in bustine’, aggiungendo la novità di due serate di ‘Teatro house’ a casa di  due amici. E’ allo studio un corso di yoga, esperienze di laboratori esterni di danza contemporanea che coinvolgano genitori e bambini; teatro danza e un corso di tecnica di improvvisazione per variare l’azione scenica.
    Per Informazioni:  342 0303926.
    Lauretta Vignaga
  • Palazzo Angeli, restauro quasi ultimato

    Palazzo Angeli, restauro quasi ultimato

    Palazzo Angeli,  tra pochi giorni la riconsegna ufficiale alla città
    Rovigo, Veneto –   La conclusione dei lavori di ristrutturazione è prevista per la seconda metà di agosto  ma l’evento, atteso da anni, non poteva passare sotto silenzio ulteriormente. Dopo le varie fasi degli interventi strutturali, protrattesi per anni, a gennaio 2019 erano stati avviati i lavori conclusivi  con l’impegno di riconsegnare al Comune di Rovigo uno dei più bei palazzi della città, destinato a diventare la sede del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Ferrara, a partire dal prossimo ottobre. 
    Mercoledì 31 luglio, quindi, convocata la stampa, le autorità cittadine e i rappresentanti delle istituzioni culturali della città, dell’Università degli Studi di Ferrara e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ente finanziatore del restauro dello storico edificio, Palazzo Angeli ha spalancato il portone e il sindaco Edoardo Gaffeo, ha annunciato che il traguardo era stato raggiunto. Ha, quindi, ringraziato calorosamente il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Gilberto Muraro, per gli oltre 5 milioni di euro erogati per il recupero e la nuova destinazione dell’edificio.
       “ E’ stata portata a compimento un’operazione di grande importanza per la città” – ha aggiunto il primo cittadino. “Importante ed essenziale in quanto, finalmente, la città avrà l’Università in centro, in una sede prestigiosa, destinata a diventare un contenitore culturale aperto alla città. E con i giovani in centro, tutta la città cambierà aspetto e verrà dato nuovo impulso alle sue attività, al commercio, alla cultura e alla vita sociale. Anche le altre istituzioni culturali ne trarranno vantaggio”.
         Da parte sua, il prof. Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha ribadito l’importanza della formazione del capitale umano di un territorio, precisando che: “Il progetto del ‘polo universitario di Rovigo  rappresenta uno degli interventi più significativi assunti con 3,5 milioni di € erogati ogni anno, a cui si aggiungono gli investimenti per la realizzazione dello studentato, a cui, negli anni, si è aggiunto l’impegno per la riqualificazione di Palazzo Angeli. Un percorso lungo e complesso , considerando che il primo stanziamento risale al 2004 mentre l’operazione è  iniziata nel 2001, che comunque è stato  concluso”. 
      In merito ai lavori eseguiti, la cui progettazione e direzione è stata curata dallo Studio Lippi Associato, sono stati contrassegnati da scelte sempre all’avanguardia con il pensiero costantemente rivolto alla successiva gestione dell’immobile e alla salvaguardia dell’investimento economico riversato sull’edificio, soprattutto sul lungo periodo.
      Da parte sua il rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli, ha aggiunto: “Per il nostro Ateneo l’impegno sul territorio di Rovigo è strategico. Siamo pronti a sviluppare ulteriori iniziative, auspicabilmente in accordo con l’Università di Padova. 
     Intervenendo a sua volta, Daniele Negri, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, ha aggiunto: “Da oggi, palazzo Angeli  diventa la nostra casa nella città di Rovigo. Un risultato che premia  tanti anni di presenza, consolidando il successo del nostro corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza e del dottorato di ricerca in ‘Diritto dell’Unione Europea e odinamenti nazionali ‘. Intendiamo sviluppare le attività di alta formazione e diventare luogo vivo e condiviso con tutta la città, aprendoci a collaborazioni  sempre più ampie  e intense con le migliori realtà del territorio. Il completamento di Palazzo Angeli è il riconoscimento del valore dei docenti, sempre molto alto e la qualità della ricerca scientifica”.
    A conclusione della mattinata, Giovanni Boniolo, presidente dell’Accademia dei Concordi, ha citato il ruolo ulteriore che assumerà l’Accademia dei Concordi e la sua Biblioteca, l’incremento che avranno le associazioni culturali della città e le opportunità di crescita e innovazione.   
    Lauretta Vignaga
  • A Spazio Contemporaneo spettacolo di danza e teatro

    A Spazio Contemporaneo spettacolo di danza e teatro

    Dune per due. Performance di danza e teatro per un paesaggio indimenticabile 

     Rovigo, Veneto – Nuovo appuntamento, sabato 20 luglio, a ‘Spazio Contemporaneo’, con la danza contemporanea e il teatro, di ‘ Dune per due’ , con Simona Argentieri  ed Enrico Milani, per raccontare con il corpo emozioni e sensazioni, e rivivere con la mente: ricordi, attimi di gioia e la bellezza della natura del Delta del Po.
    Sceso il buio sul prato, location estiva di ‘Spazio Contemporaneo’, una voce pacata si rivolge agli spettatori in attesa. E’ quella di  Adriano Baccaglini, attore, che riflette sulla bellezza, la ricchezza che la lettura regala e, per contrasto, sull’aumento dell’indifferenza che la tecnologia diffonde in ogni singolo individuo. Indifferenza verso chi ci sta vicino, quindi  la perdita del valore della solidarietà. E la voce prosegue ipotizzando una guerra nel futuro dell’umanità: un massacro  senza bombe ma con conseguenze peggiori: milioni di morti, fame, disoccupazione……..”.L’amore si impara solo quando il vento cambia direzione  e ci obbliga a riflettere, a cambiare passo.” –  dichiara la voce e conclude: ” Il Tempo è come una giostra senza freni che continua a girare.  L’artista, invece, è colui che ha una percezione alterata della realtà e scrive per lasciare qualcosa di sé.
    Concluso l’intervento di Adriano Baccaglini, ispirato agli scritti di Adrea Camilleri, da poco deceduto, il prato verde, dolcemente ondulato di ‘Spazio Contemporaneo’ comincia ad animarsi  riproducendo con   luce e ombra  la figura e le movenze di Simona Argentieri, impegnata  con piegamenti e slanci verso l’alto, piroette e abbracci,  in un susseguirsi di stringersi e lasciarsi  che hanno caratterizzato la performance  con Enrico Milani, partner nella coreografia. Un susseguirsi di movenze   vivace e complesso  allo stesso tempo, preparato dalla protagonista, Simona Argentieri, per tradurre in armonia di gesti  i sentimenti e le emozioni che fluivano nella memoria e riempivano il cuore immaginando la straordinaria bellezza del contesto che li aveva ispirati: il Delta del Po.  Gesti  che lasciavano intuire il  silenzioso scorrere della imponente massa d’acqua, a tratti interrotto dal frusciare dei rami degli alberi cresciuti sulle rive del fiume.  Poi, l’atmosfera è cambiata grazie alla  voce nostalgica del violoncello, suonato da Enrico Milani. Un velo di malinconia si è diffuso  tutt’attorno:  note di canzoni antiche rimaste imprigionate nella sabbia delle dune fossili, i secolari cordoni costieri creati dal vento che soffiava dal mare verso terra. Erano le linee di  confine tra il fiume e il mare prima che il Po trasportasse i suoi detriti verso la foce dando origine alle terre deltizie.
    Ispirata alla varietà di scenari e alla ricchezza della sua flora e fauna la coreografia ‘Dune per due’, interpretata da Simona Argentieri ed Enrico Milani, è stata presentata al Festival dei Popoli nel 2018 ed è dedicata ai turisti e viaggiatori che visitano in barca il Delta del Grande Fiume imprimendo nella mente e nel cuore le immagini  di una terra unica e straordinaria.
    Lauretta Vignaga
  • Arnaldo Pavarin, poeta del Polesine

    Arnaldo Pavarin, la poesia come passione di una vita 


    Rovigo, Veneto – La passione di Arnaldo Pavarin per la poesia merita un articolo a parte, sia per l’abbondanza della produzione che per la spontaneità, la freschezza, l’infinita varietà dei temi e la sensibilità con cui ogni argomento:  sentimento, dolore, gioia,  fatto imprevisto dell’esistenza, viene da lui trattato.   Trasformare ogni cosa in poesia è un impulso naturale che nasce nella sua mente  e nel suo cuore e urge dentro per farsi racconto, testimonianza, successione di rime cadenzate o briose che fanno sorridere e divertire. Una dote che lo distingue sin da ragazzo, pur se allora preferiva non diffondere i suoi scritti.  Solo parecchi anni dopo,  l’apprezzamento di amici e conoscenti, i commenti molto positivi e le condivisioni che le sue liriche e le prose riscontrano  in occasione di incontri pubblici sciolgono il suo riserbo e, a cadenza biennale, le sue “Raccolte di parole in dialetto e in lingua in forma di poesia” – come Arnaldo ama definirle- vengono date alle stampe.  Nel 2012  esce ‘Un cuore spazioso’ ; nel 2014 ‘ Come orizzonte’ e ad aprile 2016 ‘ Na streta al cuore’.
    Il lavoro dei genitori nei campi e il contatto giornaliero con la natura e le sue leggi, il rispetto che Arnaldo prova verso la grandezza  dell’universo cresce in lui ogni giorno di più e quel mondo semplice,  genuino e  sincero resta impresso  nella sua sensibilità assieme al linguaggio in cui si manifesta.  Il dialetto della sua infanzia diventa il tramite del suo raccontare e poetare; di trasmettere e condividere le sue emozioni, le impressioni  e lo stupore per un mondo piccolo ma straordinario.

    La prima raccolta di poesie e prose: ‘Un cuore spazioso’ – pubblicato nel 2012 –  gli pemette di rivivere gli eventi che si sono susseguiti nella sua vita dall’adolescenza al primo decennio del 2.000. Un percorso quanto mai vario quello tracciato dall’autore, dove nulla è mai dato per scontato e niente è mai banale o superficiale. Ci sono i luoghi, le amicizie, i ricordi  di un ragazzo che si affaccia alla vita. I momenti sereni di una esistenza  trascorsa nella comprensione reciproca con la propria donna, nel rispetto e nell’amore dei figli, nella fede e  nella fiducia verso Colui che tutto ha creato. Accanto alla famiglia ci sono gli altri: la gente che vive sullo stesso territorio e condivide ansie e preoccupazioni, ricorrenze, tradizioni e i momenti lieti e tristi del vivere di ogni giorno.
    La sensibilità di Arnaldo è sempre attenta a percepire  i problemi degli altri e ugualmente pronta a rendersi utile senza indugiare. L’ispirazione poetica prende forma e sostanza quando Arnaldo è un giovanotto e le cose e le persone assumono caratteristiche diverse. I  luoghi dove è cresciuto, i corsi d’acqua, le ricorrenze religiose, le tradizioni, diventano quadretti di vita stampati  nella mente, come i ricordi dei pomeriggi trascorsi con gli amici più cari o fra le mura domestiche circondato dall’affetto di figli e nipoti.

    Passiamo quindi in rassegna ‘Na streta al cuore’, la terza raccolta di poesie e prose di Arnaldo Pavarin , pubblicata nel 2016. Una scelta dettata dal confronto che l’autore fa di continuo tra il presente, il tempo in cui viviamo. e il passato, di cui siamo eredi e che rischiamo d dimenticare.  ” Con i versi e le parole contenuti in questo libro –  spiega Daniele Pavarin, figlio del poeta  e curatore della Prefazione del volumetto –  Arnaldo  si assume il compito di  tenere assieme, in una visione unica, le tre prospettive del: “Com’era una volta”; del ” Com’é adesso ” e del “Come sarà domani”.  “Siamo, quindi, invitati,” – come suggerisce la poesia che dà il titolo all’intera raccolta – ” ad andare indrio co’ la memoria al tenpo andà”  – non per restarci ma –  “tegnendo vardà co’ la coa de l’ocio”  ciò che del tempo presente non riusciamo più a comprendere”. Un modo per analizzare il presente stimolando il lettore a valorizzarlo in tutti i suoi aspetti. Scopo che il poeta ottiene tornando ai temi che gli sono  sempre stati cari:  i ricordi, il tempo passato, la tradizione. Una operazione effettuata  con la straordinaria leggerezza del dialetto, a volte afffiancato dalla traduzione in italiano. E c’è il trascorrere degli anni e delle stagioni; il ricordo degli amici e degli affetti  perduti, della gioventù svanita per sempre. Riferimenti e confronti con l’oggi e, infine, il volontariato con la gioia  di aiutare gli altri  e sentirsi felice.

    ‘VOE’RGHE BEN A LA VITA’.  PRINCIPIO GUIDA NELL’ESISTENZA  DI ARNALDO PAVARIN

    Biografia
    Nato a Rovigo nel 1940, in una famiglia modesta che coltivava la terra, attività praticata dalla maggior parte dei polesani fino agli anni ’60 del ‘900, Arnaldo Pavarin sembrava destinato a seguire  le orme dei suoi genitori.  L’alluvione del Po del 1951, però, cambiò il suo futuro. I campi allagati  costrinsero la famiglia  Pavarin, come tantissime altre famiglie del Polesine, a lasciare tutto quello che avevano  per un luogo  più sicuro.   Arnaldo, con i genitori e i fratelli,  si spostò, temporaneamente, a Verona , dove potè proseguire gli studi e diplomarsi ebanista , professione in cui divenne  un artigiano abile e molto apprezzato.

            Il ritorno  a Rovigo segna l’inizio della sua indipendenza.  Viene  assunto dall’ azienda Tosi, impresa di primaria importanza nel settore dei mobili e dell’arredamento. La partecipazione ad un concorso bandito dal Comune e l’ottimo risultato ottenuto gli garantisce un posto di lavoro a tempo indeterminato e la possibilità di prestare la sua opera in settori diversi. Un impegno che Arnaldo  esplica per molti anni diventando un punto di riferimento per i numerosi colleghi inseriti nei diversi settori dell’amministrazione pubblica. Sempre gentile e disponibile a dare una mano a chi ne aveva bisogno, apprezzato per l’abilità e la manualità che possedeva,  Arnaldo conquista la simpatia di tutti.  Grazie a queste doti entra anche  nel mondo del volontariato. 
        L’occasione si presenta con un pellegrinaggio a Roma per partecipare alle celebrazioni dell’ Anno Santo proclamato dal Papa nell’anno 2000. Ad Arnaldo viene affidato il compito di gestire l’accoglienza dei fedeli, in collaborazione con il professor Antonio Carlizzi, all’epoca presidente IRAS – Istituti Riuniti di assistenza sociale. Il gruppo dei volontari si trasforma, in seguito, in associazione  con scopi socio – culturali, senza fine di lucro. Associazione che, in seguito, si apre alla collaborazione con l’ Accademia dei Concordi e con il Museo dei Grandi Fiumi facendosi carico dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei visitatori. In questi anni nasce anche l’ Associazione ‘Renzo  Barbujani’ onlus,  con lo scopo di sostenere la cultura e la creatività delle persone di una certa età e di coloro  che desideravano coltivare la  passione per la scrittura, la pittura e la fotografia. Per promuovere e sostenere  queste attitudini  vengono organizzati  laboratori di scrittura creativa, di pittura e fotografia. Arnaldo Pavarin viene eletto presidente dell’associazione ‘Renzo Barbujani, incarico che ricopre in maniera continuativa per 15 anni, il tempo massimo possibile. Poi ne diventa presidente onorario.  
    Arnaldo, però, non è tipo da andare in pensione: la sua voglia di fare e il suo spirito di iniziativa non accettano freni  e starsene in disparte a guardare non fa per lui. La sua vitalità, il gusto per la vita e le tante cose che ancora può fare per gli altri gli ardono dentro come un fuoco.
     L’incontro con Bruno Paganelli,  insegnante in pensione, vedovo  e con la passione per la fisarmonica è la scintilla che fa nascere un nuovo  progetto di socializzazione e animazione destinato agli utenti delle università popolari per gli adulti e per la terza età.  A questo ‘nuovo pubblico’ Arnaldo Pavarin racconta il passato: fatti, personaggi, aneddoti, tradizioni di un mondo che sta per scomparire per sempre. Legge le  poesie e le prose che compone in italiano e, soprattutto, in dialetto, mantenendo inalterate nei testi la freschezza e la spontaneità  che avevano negli anni della sua giovinezza. E tra un racconto e una poesia, un aneddoto divertente e la rievocazione di un fatto realmente accaduto, la fisarmonica di Bruno Paganelli diffonde le note di una mazurca, di una canzone popolare,  o di un valzer che fa venire la voglia di mettersi a ballare. Arnaldo e Bruno, diventano un duo che porta sorrisi e buonumore dovunque si presenta.
    Lauretta Vignaga
  • L’Anteprima di ‘Tra Ville e Giardini’ nel giardino di villa Malmignati

    Tra ville e Giardini torna ad accendere i riflettori sui luoghi più belli del Polesine

     Martedì 9 luglio, ore  21, l’Anteprima del festival nel parco di villa Malmignati a Lendinara
    Lendinara, (Rovigo ) – Veneto –  Aperta al pubblico,  in occasione delle giornate FAI di primavera, villa Malmignati  torna ad essere luogo di riferimento per un altro evento molto atteso  dell’estate polesana: il festival ‘Tra ville e giardini’,  giunto alla XX edizione. Martedì, 9 luglio, con inizio alle 21,  l’ Anteprima del Festival si terrà nel parco di    villa Malmignati con ingresso libero. Protagonisti: Paolo Lazzarini, The Salt & Pepper, Nino & the Soul food.
    Nata da un’idea di Claudio Ronda, la rassegna si propone come un palcoscenico viaggiante tra i luoghi di interesse della provincia di Rovigo. La serata di Anteprima è la presentazione al pubblico del cartellone della stagione che, per la prima volta, si apre  all’interno del parco di Villa Malmignati, dimora storica di inizio ‘500, situata lungo riviera S. Biagio, a Lendinara.
    Il maestoso edificio, di tradizione architettonica ferrarese, conserva un giardino con specchio d’cqua centrale, dove si svolgono le presentazioni del festival ‘Tra ville e giardini’ grazie alla collaborazione della nuova proprietà Travaglini e del Comune di Lendinara. Alla cornice architettonica verrà accostato uno speciale quadro artistico: un concerto pot pourri di tre stili musicali diversi: il pianista Paolo Lazzarini, con un omaggio agli autori italiani. The Salt & Pepper band, con un repertorio internazionale che spazia dal jazz, blues , pop rock , alla melodia italiana. Nino & the Soul Food che presentano brani anni ’50 ’70 di  Fred Buscaglione, Bruno Martino e Fred Bongusto, tra gli altri.  Al termine della serata un brindisi beneaugurante per l’inizio della manifestazione, a cura di Facecaffè di Lendinara.
    La recente apertura al pubblico di villa Malmignati in occasione delle giornate FAI, di primavera, a cura del FAI Giovani, Rovigo,  e la fruizione del parco grazie all’Anteprima del festival ‘Tra Ville e Giardini’, rendono utile la presentazione di alcuni dati sulla storia di villa Malmignati, edificio dalla mole imponente e dalla facciata elegante , che spicca tra i numerosi palazzi che arricchiscono la città di Lendinara.
    Le caratteristiche architettoniche, studiate per celebrare la famiglia Malmignati, è opera dei Santini, mastri muratori, attivi in area traspadana e ferrarese, tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700.  La facciata del palazzo è decorata orizzontalmente da cornici marcapiano in cotto e da tre finestre ai lati del portale d’ingresso al pianterreno e da una trifora archivoltata con poggiolo e balaustra al 1° piano. All’interno, il salone centrale è scandito da colonne di ordine ionico che sorreggono un architrave con cornice a dentelli. Due rampe di scale in marmo di Nanto portano al salone principale decorato con stucchi.
    Di origine ferrarese, la famiglia Malmignati arrivò a Lendinara verso la metà del XV secolo e mantenne stretti legami con la casata Estense durante il periodo della  sua dominazione sul Polesine e, quando il governo passò alla Serenissima, diversi personaggi della famiglia ebbero incarichi pubblici. Nel 1706, i fratelli Malmignati furono insigniti del titolo di conti Palatini da Papa Clemente XI. Numerosi i loro interventi per edificare o migliorare edifici pubblici o destinati al culto che esistevano nlla città.
     All’inizio del ‘700 la famiglia avviò un’ imponente opera di riedificazione della propria dimora, di cui rimane un importante documentazione archivistica. L’allestimento del cantiere avvenne nel 1711. I lavori affidati alla famiglia Santini si protrassero per tutto il 1714. L’assetto attuale della costruzione  rispecchia fedelmente l’immagine della facciata che si ricava dall’elenco dei lavori eseguiti, mentre non si trova corrispondenza tra questi ultimi e il progetto originale per quanto riguarda il numero e la disposizione delle finestre e gli elementi decorativi.
    Lauretta Vignaga
  • Ottimi risultati per la mostra “GIOSTRE”

    Le “Giostre” chiudono con oltre 8.000 visitatori

    Rovigo, Veneto –  Curata da Roberta Valtorta, la mostra ‘Giostre’  chiude registrando oltre 8.000 visitatori e si impone come la più visitata delle mostre rodigine di  Primavera.  Le giostre hanno girato davvero bene e Palazzo Roverella, a Rovigo, ha registrato  oltre ottomila visitatori, il nuovo record tra le mostre di primavera della sede rodigina, segnando un incremento  del 24%  di visitatori rispetto alla mostra ‘Cinema nel Polesine’ esposta nel 2018, nello stesso periodo. E del 30% rispetto a quella sul ‘Delta del Po’ , di Pietro Donzelli, nel 2017.
     A promuoverla  sono stati la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi, con la curatela di Roberta Valtorta e  la collaborazione di Mario Finazzi per il percorso riservato alla pittura. All’esposizione ha partecipato anche il Museo della Giostra di Bergantino.
    “Con questa mostra volevamo attrarre la consapevolezza del pubblico – afferma il Presidente di Fondazione Cariparo, Professore Gilberto Muraro – su una importante specificità del Polesine, rappresentata dalla tradizione di Bergantino per le giostre. Un’ attività che ha saputo evolversi con i tempi, riuscendo a creare e imporre nuove tendenze e nuovi gusti sino alla realizzazione dei più innovativi parchi di divertimento del mondo. Esempio di un Polesine che sa farsi forte delle sue tradizioni per offrire le sue straordinarie abilità a livello mondiale”.
           Dai riscontri espressi dai visitatori, ad essere soprattutto apprezzata  è stata la modalità stessa della mostra.Un perfetto mix di storia e attualità, di amarcord e di visioni quasi oniriche intorno ad un divertimento che non conosce confini., di “reperti” storici e di affascinanti interpretazioni d’artista
    La mostra ha riscontrato pareri ampiamente positivi sia nei contenuti scientifici che nei servizi offerti come, ad esempio, le visite guidate per gruppi e singoli visitatori e, sul fronte scuole, il biglietto di ingresso ridottissimo per gli studenti e la possibilità di partecipare alle attività didattiche gratuitamente.Il pubblico proveniva per il 90% dal Veneto e dall’Emilia Romagna con in testa, oltre alla stessa Rovigo, le province di Padova, Ferrara, Bologna.
    I gruppi organizzati sono stati una decina per un totale complessivo di oltre 200 persone.
    L’esposizione è stata visitata da quasi 4.000 tra alunni e insegnanti provenienti dalle scuole prevalentemente delle province di Padova e Rovigo, per un totale complessivo di oltre 150 classi.
    Palazzo Roverella ora  chiude i battenti fino alla fine di settembre, tempo utile per allestire la prossima grande esposizione dedicata al “Giapponismo in Europa”. Un percorso di grande fascino ed eleganza che, attraverso le opere di grandi artisti europei come Van Gogh, Gauguin, De Nittis, Degas e Bonnard, porterà alla scoperta di un’arte nuova nata dai capolavori, dalle suggestioni e dalle innovazioni che il Sol Levante ha saputo regalare alla cultura occidentale.
    Le prenotazioni sono già aperte al sito www.palazzoroverella.com

     

    Lauretta Vignaga

  • Mostra fotografica ‘Polesine Mio’ di Roberto Bottari, in sala Celio

    ‘Polesine Mio’ . Il Polesine di ieri e di oggi nelle raccolte fotografiche di Roberto Bottari.

    Rovigo, Veneto – Sono circa 80 le fotografie scelte da Roberto Bottari , fra le centinaia che ha dedicato alla nostra terra, quelle attualmente esposte in Sala Celio  per raccontare il Polesine com’era e com’è. Un percorso iniziato qualche decennio fa e mai interrotto, che testimonia i cambiamenti sociali  e i   mutamenti  intervenuti nell’uso del territorio strettamente collegato al litorale marino che lo delimita e alle sue potenzialità .Un archivio di  testimonianze ricchissimo  che solo una esposizione plurima permetterebbe di apprezzare in modo adeguato.
    Inaugurata sabato 29 giugno, alla presenza di un gruppo di amici di Roberto Bottari, come lui appassionati di fotografia, e con la partecipazione del presidente della Provincia, Ivan Dall’ Ara,  la mostra ‘Polesine Mio’ rimane allestita in Sala Celio fino a sabato 6 luglio con orario di visita 10 – 12 e 18 – 20.  
    L’esposizione è costituita  da fotografie  a colori e in bianco e nero;  immagini mai banali nè scontate, frutto di una ricerca relativa alla luce di un momento, ad un riflesso  d’acqua, ad un particolare della scena che doveva emergere per aggiungere un  significato, un’emozione, al tutto. Quello che ci attornia, mentre ci spostiamo lentamente di fronte alle pareti su cui stanno appese le foto, sono distese di campi verdi di grano in primavera a cui fanno seguito i manipoli del grano maturo, appena tagliato, sovrapposti in covoni e sparsi sul campo in attesa della trebbiatrice. Più in là, filari di viti che mostrano i grappoli d’uva  pronti per la vendemmia.  E file di pioppi, dalla corteccia argentata, che svettano di fianco ai fossi scavati per tracciare i confini  tra proprietà diverse.
    Qua e là, case modeste di mattoni rossi con, a fianco, l’orto e un piccolo frutteto. Opera del contadino, fatica delle sue braccia  durante la bella stagione che sarà migliorata se i reaccolti saranno abbondanti. Sull’aia, davanti alla porta, il granoturco brilla come oro al sole prima di essere raccolto nei sacchi e consegnato al mugnaio.
    Altre foto,   molto più recenti, mostrano le case di una volta  ridotte in ruderi  coperti d’edera e abbandonate per  sempre. L’uomo di oggi non vive più in sintonia con il creato;  la fatica lo spaventa. Ha affidato i campi alla meccanizzazione e ai pesticidi cancellando i pensieri e le preoccupazioni. E ha avvelenato l’ambiente.
    Bellissime le immagini che registrano l’avvicendarsi delle stagioni. Il cielo plumbeo dell’inverno che intimidisce i pallidi raggi di sole che sbirciano da una nuvola mentre i salici, spogliati del vento,  volgono al cielo i rami contorti, che la brina ha ornato di trine. La  primavera è un arcobaleno di colori;   un concerto di trilli e pigolii che riempiono i nidi dove i nuovi nati aspettano l’imbeccata.  L’estate è la stagione del sole, della raccolta dei frutti e delle vacanze.  Spiagge piene di sole, acqua di mare  e di fiume sono grandi attrattive per adulti e bambini. Il nuoto, la pesca, le corse in motoscafo, le passeggiate in riva al mare e le serate in allegria con gli amici dopo che il sole ha acceso di rosso l’orizzonte ed è sparito, cedendo il passo alla notte.
    Il Polesine è tutto questo: una ricchezza da rispettare e proteggere per il presente e il futuro.

    Lauretta Vignaga

     

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