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Autore: Lauretta Vignaga

  • Un museo per i Fiumi

    Un museo per i Fiumi

    Un Museo per i Fiumi. I disegni di Gabbris Ferrari per il Museo dei Grandi Fiumi.
    Rovigo,  Veneto –  A quattro anni dalla morte di Gabbris Ferrari,  avvenuta il 28 marzo 2015, mercoledì, 8 maggio, in Accademia dei Concordi, è stato presentato il volume: ‘Un Museo per i Fiumi’, evento organizzato da Claudia Biasissi e Meri Veronese Ferrari, per ricordarne la figura e l’opera e mettere in evidenza il suo straordinario talento creativo, utile a ispirare i collaboratori scientifici e i tecnici impegnati con lui  nell’allestimento del museo dei Grandi Fiumi. Ad accompagnare la presentazione del volume, nella sala Mappe, della stessa Accademia, è stata allestita una mostra con i disegni originali del Maestro, visibile da giovedì  9 a sabato 25 maggio, con orario 10.00 – 12.30; domenica esclusa. Opere realizzate tra il 1998 e il 2003.
    Numerosi i relatori che hanno animato il pomeriggio e tantissime le persone presenti, testimoni di amicizia, apprezzamento, ammirazione e ricordi che ciascuno custodiva. E grazie agli interventi di coloro che si sono alternati al microfono è stato possibile tracciare il profilo artistico e umano di Gabbris che spaziava dalla pittura al teatro, dalla scenografia alla regia, dalla Storia dell’arte alla produzione di testi per il teatro mutuati dalla tradizione classica. 
    Alla base di uno straordinario percorso che ha toccato tutte le diverse branche dell’arte c’è un Museo, il  Museo dei Grandi Fiumi e le ragioni del suo nascere. Il tema, avviato dal dott. Pierluigi Bagatin, già direttore della Biblioteca Comunale di Lendinara, ha messo in campo la necessità di trovare una collocazione ai numerosi reperti archeologici che venivano alla luce con le prime campagne di scavi nel territorio tra Fratta e Lendinara. Sostituendo al microfono Pierluigi Bagatin, Raffaele Peretto, impegnato in prima persona negli scavi e, in seguito, per diversi anni, incaricato della direzione del Museo dei Grandi Fiumi,  ha dichiarato: “Con Gabbris ci siamo imbarcati in una grande avventura, iniziata circa  50 anni fa con il Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici – CPSSAE  – e il primo museo nell’ex Valdisusa dove sono stati collocati i reperti dell’età romana e dell’età del Bronzo, rinvenuti nel sito di Frattesina.  Nel maggio 1979 un giornale locale  uscì con la notizia del recupero dell’ex Casa di riposo collocata nel monastero degli Olivetani, destinata a diventare parte del Museo stesso”. E ha proseguito: “Il recupero vero e proprio dell’ex convento degli Olivetani, tuttavia, inizia solo nel 1990. E si configura  in maniera definitiva il ruolo dell’archeologo sul territorio mentre si scopre un Polesine abitato dai romani ed emerge l’insediamento di Canar. Nel 1975 viene scoperta la seconda necropoli di Frattesina; a Balone una necropoli etrusca e a San Cassiano testimonianze di presenze etrusche risalenti al XIII secolo. La scoperta della villa rustica di Chiunsano, negli anni ’90 del secolo scorso, porta a ipotizzare un progetto di recupero e allestimento di un Museo di dimensione europea focalizzato sull’acqua,  ricchezza e prerogativa del  nostro territorio e di altri paesi europei, attraversati da grandi fiumi” – ha concluso Peretto. 
       Si materializza, quindi, il progetto di costruire le prime tre grandi sale – all’epoca, Gabbris Ferrari era assessore alla Cultura del Comune di Rovigo e regista teatrale.  E c’è l’ ultimo grande ritrovamento, di sicuro il più importante: il sito di Campestrin, a Grignano, punto di eccellenza per la lavorazione e il commercio dell’ambra, proveniente dai Paesi Baltici,  che, lungo il Mediterraneo raggiungeva i mercati d’Oriente.  Con il commercio dell’ambra nasce anche il mito di Fetonte e dell’Eridano.   All’inizio il Museo era punto di riferimento per studenti e ricercatori ed erano consistenti i contributi dalla Regione Veneto. Poi l’amministrazione comunale cambia e tutto viene ridimensionato: dallo staff  all’incarico di allestimento dell’età romana affidata ad un esterno, al finanziamento che viene affidato al Comune. Quindi arriva un progetto di collaborazione Italia – Slovenia e Gabbris continua ad occuparsi di allestimenti scenografici e il periodo del Cinquecento resta fuori perchè non previsto dal progetto di cooperazione. Gabbris si sposta da una sala all’altra come gli uomini primitivi si spostano nei diversi territori d’Europa. I boschi vengono distrutti e sostituiti dai campi coltivati.
    L’anno prossimo il Museo compie 40 anni; una data che coincide con 1100 anni dal primo documento che certifica l’esistenza di Rovigo. Per tale data Peretto auspica una ulteriore valorizzazione e arricchimento del Museo e, magari, l’aggiunta di una sezione dedicata al Novecento.       L’intervento di Giuseppe Marangoni referente dell’associazione CE.Di, Turismo e Cultura, del  gruppo giovani del CTG e di altre iniziative culturali, ha ricordato il momento di passaggio del Museo dalla ex Valdisusa nell’ex convento dei monaci Olivetani e le tante attività e proposte culturali che nascevano per dare una configurazione alla struttura in fase di restauro. Ha citato il ‘Simposio verso il Museo dei Grandi Fiumi’ che riunì un grande numero di partecipanti. Gabbris Ferrari, intanto, tracciava segni e  progetti e scriveva didascalie per i suoi disegni che erano, a loro volta, un percorso logico di conoscenze teoriche e manualità. Uno staff molto valido, con giovani che lavoravano con entusiasmo, quasi senza sosta,  portava avanti il tutto. L’idea dominante era quella di creare un Museo adeguato ad una città capoluogo, centro di ricerca e rapporti con altre importanti città e Università europee e collegato con il Parco del Delta del Po.
    Massimo Contiero, già direttore artistico del Teatro Sociale, ha ricordato la collaborazione teatrale con Gabbris, la sua passione per l’arte e i rapporti di amicizia che li hanno uniti.
    Con Ivana D’Agostino, storica dell’arte e docente di Storia del Costume all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove aveva svolto il ruolo di docente anche Gabbris Ferrari, l’attenzione si è spostata sul profilo artistico e umano del Maestro; sulla sua pittura, la passione per la scenografia e la preparazione che aveva acquisito negli anni di insegnamento a Urbino dove aveva maturato l’idea di collegare fra loro i diversi centri di produzione di cultura sul territorio e metterli in rete per collegarli alle forze economiche e culturali esistenti. “L’indagine negli archivi ha portato alla scoperta di 12 fogli  dove Gabbris parla di fermare l’esodo degli intellettuali dalla provincia di Rovigo e sottolinea l’importanza della formazione universitaria” – ha precisato la docente –  “e di  altri 8 fogli autografi dove Gabbris  denuncia lo stop, giunto ormai a cinque anni, dei lavori di realizzazione e completamento del Museo dei Grandi Fiumi, fermi alla sezione romana”.
    Alla realizzazione e pubblicazione dell’opera hanno contribuito, tra gli altri, la Fondazione Banca del Monte presieduta dal prof. Luigi Costato, la Fondazione Rovigo Cultura, rappresentata dalla dott. Valentina Noce.
    Lauretta Vignaga
  • Lezioni d’arte alla Fattoria

    Dal 25 aprile al 5 maggio  Lezioni d’arte al  Centro commerciale ‘La Fattoria’ 

    Rovigo, Veneto –  Promossa da: ‘Il Circolo’ di Rovigo e da altre associazioni, la collettiva d’arte ospitata nell’area centrale del Centro    commerciale ‘la Fattoria’, dal 25 aprile al 5 maggio, accoglie i visitatori come un confortevole salottino circondato dalle griglie di sostegno delle opere esposte. L’idea del direttore artistico Giancarlo Gulmini, infatti, non è quella, solita, di offrire al pubblico  una serie di quadri da guardare, più o meno attentamente, mentre si procede lungo lo spazio fiancheggiato dai negozi, ma di sostare un pò per vedere e, soprattutto,  ascoltare il video di tecniche pittoriche scelto e preparato da Gulmini per spiegare  accorgimenti e modalità di esecuzione di un dipinto, la scelta dei colori e dei materiali più adatti  al risultato da  oittenere. A sua volta, Giancarlo Gulmini ha richiamato l’attenzione e l’interesse dei frequentatori della Fattoria dedicandosi al disegno a china acquarellata con cui è abilissimo a creare vedute di Rovigo d’inizio Novecento fino agli anni Cinquanta, quando venne interrato l’ Adigetto che la attraversava e cambiato l’assetto urbanistico della città. Il periodo  in cui il territorio si accingeva ad affrontava la sfida del passaggio dall’economia rurale alla prima industrializzazione.

       Sempre con la tecnica del disegno a china ha eseguito diverse riproduzioni di ritratti di Frida Kahlo, artista messicana nota in tutto il mondo per la vita  travagliata e lo spirito battagliero. Una donna  che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo della società del suo tempo. Alla quale  Gulmini ha dedicato una mostra riproducendo, con pittura ad olio, numerosi suoi ritratti e stampando scritti in cui l’artista compiange il suo triste destino e le amarezze patite  per i tradimenti del marito. Un evento realizzato, circa un anno fa, in Pescheria nuova a Rovigo con grande affluenza di visitatori e ripetuto, alcuni mesi dopo, a Portoferraio, isola d’Elba.  
        Passando alla collettiva di pittura in mostra fino a domenica 5 maggio, c’è da  sottolineare la differenza di stili e temi che la compongono. Si inizia  con la raccolta postuma di Effimero Cassinadri, caratterizzata da immagini di paesaggi raccolte in tutto il mondo. Scene di vita di animali colti nel loro habitat, assieme a immagini ricorrenti di vita messicana rese con  colori intensi  e pennellate larghe e cariche di colore. Poi, castelli e case tipiche che si stagliano contro panorami  di grande bellezza.. Di Antonio Capuzzo ci stupiscono piacevolmente i personaggi di una storia che racconta di fede, di pietà, di fatica. Di santi e di contadini  con le scarpe rotte e le schiene piegate sotto il peso della messe raccolta nei sacchi. Poco più in là, un altro contadino dagli occhi azzurri pieni di innocenza, guarda verso l’alto  a benedire Dio e la sua infinita bontà.  Poco oltre, un uomo dai capelli bianchi, una lanterna e un bastone per sorreggersi nelle mani,  si aggira infreddolito in una piazza deserta. Gli occhi rivolti al cielo attende un segno dall’alto. Robusti e massicci nel corpo, gli interpreti di queste scene  raccontano il legame che li unisce alla terra, la madre che  nutre e lprotegge.
        Alberto Cristini è presente con  da tele a olio, a tempera e acquerelli.  Riguardano  competizioni sportive,  paesaggi dai colori forti , lagune dove le barche si dondolano pigramente  e scene tracciate con i pastelli  che  evocano  atmosfere autunnali con i pescatori che si accingono a riporre le reti in attesa della primavera. Enrica Pellicciari presenta  numerosi acquerelli con scene di vita urbana, dove uomini e donne, tracciati con colori vivaci, si spostano lungo strade e ponti mentre sullo sfondo appaiono  scorci di monumenti  celebri noti in tutto il mondo.
     Arte materica e pittura astratta per le creazioni di  Christian Bergantin. Incuriosiscono i listelli di legno scheggiati, spezzati, ruvidi al tatto, che l’artista accosta l’uno all’altro su una base di legno scabra, fissandoli con colla e trattandoli  con pennellate di bianco, gocciolature e, l’aggiunta  di  porzioni di grigio scuro.  Poi , l’ effetto inquietante delle pennellate più liquide di un un rosso violaceo che cola lungo la fiancata nera della composizione. Altrove l’attenzione dell’osservatore viene richiamata  da due figure geometriche, accostate, che si stagliano  nere sul nero della base. A scompigliare l’ordine apparente i graffiti, le incisioni, le piccole scanalature che emergono  come ferite non rimarginate. Esempi di arte astratta sono invece le tavole ricoperte da porzioni irregolari di colori diversi,  separate da tratti di pennello di color nero intenso. L’effetto ottenuto ricorda il tracciato di un puzzle che ciascuno può interpretare seguendo la propria fantasia.
    Lauretta Vignaga
  • A lezione di autocontrollo glicemico

    A lezione di autocontrollo glicemico

    A  lezione di autocontrollo glicemico con il dottor Francesco Mollo, diabetologo .
    Auditorium Ospedale di Rovigo, 27 aprile, 2019

    Rovigo, Veneto –   In occasione dell’Assemblea annuale  dei Soci dell’Associazione Diabetici di Rovigo, il 27 aprile scorso, nello spazio dell’ Auditorium dell’Ospedale  di Rovigo, si è tenuto un incontro educativo su ‘ Diabete e autocontrollo glicemico strutturato’. Opportunità di partecipazione  del paziente alla cura del diabete di tipo 2.
    Una lezione a tutto campo, tenuta dal  dottor Francesco Mollo, diabetologo, responsabile del Centro Antidiabetico di Rovigo. Punto di partenza: il rapporto  fra medico e paziente in una malattia che richiede, da parte di quest’ultimo, non solo l’assunzione delle medicine ma un altro fatto importantissimo: l’autocontrollo, utile al paziente ed essenziale  per il medico. Entrambi, infatti, debbono saper interpretare i dati e, conseguentemente, poter decidere cosa fare. Il paziente, quindi, deve eseguire  l’autocontrollo, compilare il diario e seguire le indicazioni ricevute. Questo è tutto.
    L’autocontrollo glicemico quotidiano, infatti,  è indispensabile per i pazienti con diabete tipo 1 e con diabete tipo 2 insulino-trattati. L’autocontrollo domiciliare, con diversa frequenza di misurazione, è, invece,  utile per tutte le altre persone con diabete che abbiano ricevuto informazioni per interpretare il dato glicemico in modo da sapere sempre di più sul proprio diabete.

    Nel diabete non insulino-trattato, infatti, non conta tanto la frequenza dei controlli ma la loro capacità di aprire più ‘finestre’ possibili sul proprio equilibrio. I controlli della glicemia non vanno fatti a caso e nemmeno sempre e solo alla stessa ora. A volte, nel diabete tipo 2, basta fare le misurazioni solo qualche settimana all’anno. Per questo motivo, lo schema delle misurazioni deve essere concordato con il diabetologo e si deve tenere diligentemente il diario. Esempi di schemi strutturati: a coppie, a scacchiera, a curva glicemica. Si tratta di un grande impegno, ma necessario.
    Molti gli interventi dei soci presenti in sala, con domande riguardanti, soprattutto, i valori alti della glicemia, quelli che generano paure e apprensioni. Per tutti la risposta del dottor Mollo: “Una glicemia ‘alta’ non è un brutto voto a scuola. E’ un indizio su cui ragionare,  cercando di capire le cause per imparare di più sul proprio diabete. Ciò che conta è la media delle glicemie, non di un solo giorno, ma di tre-quattro mesi. Utile è il controllo dell’emoglobina glicata due volte l’anno per il diabete di tipo 2 non insulino trattato; 4 volte l’anno per chi è controllato con l’insulina. Ma attenti, la media dipende da molti fattori, alcuni dei quali hanno spiegazioni e sono controllabili.

    Lauretta Vignaga

     

  • Sull’onda delle emozioni

    Mostra di pittura di Giancarlo Brancalion

    Lendinara, Rovigo, Veneto –  ‘Sull’onda delle emozioni’, la prima
    mostra di pittura di Giancarlo Brancalion, è stata inaugurata, sabato
    20 aprile, nella Casa Albergo per Anziani di Lendinara, dove rimarrà
    allestita fino a domenica 28 aprile.
    Artista di grande sensibilità,  amante della natura e del paesaggio,
    Giancarlo Brancalion  ha scelto per la sua esposizione un titolo che
    parla di emozioni :  quel moto improvviso del cuore  che  ci coglie
    davanti alla magia della luce che si diffonde  sulla terra al nascere
    del giorno.  Emozione è anche  il sorriso che fiorisce sulle labbra
    quando fra l’erba scopriamo le prime viole di marzo; ed emozione è il
    piacere che ci regala l’abbraccio  dell’ultimo sole d’ estate.
    Nato a Rovigo,  territorio del Parco del Delta del Po,  Giancarlo
    Brancalion, Gianki, per gli amici, è da sempre innamorato di questa
    terra creata dall’acqua e dal lavoro dell’uomo.  L’arte, passione
    della sua vita, si manifesta in maniera spontanea, da autodidatta, nel
    1990, con incisioni artigianali su lastre di rame e la tecnica del
    cesello.  L’avvicinarsi del pensionamento cambia del tutto la sua
    vita. Giancarlo può, finalmente, dedicarsi  alla pittura,
    approfondirne le tecniche,  migliorare l’esecuzione e arricchire la
    sua personalità.
    La pittura acrilica e lo stile figurativo sono  le modalità che
    preferisce , pur se non tralascia la natura morta, la pittura di
    paesaggio e l’astrattismo. A sostenere la sua creatività è soprattutto
    l’immaginazione; le atmosfere  che invitano alla meditazione o evocano
    suggestioni dove presente e passato si incontrano sulle rive del
    ‘Grande Fiume Po’ o  sulla soglia di un casolare abbandonato che
    custodisce  voci e risonanze di primavere lontane. Quello che colpisce
    nelle sue tele, fin dal primo sguardo,  è il loro ‘essere vere’,
    reali, piene di poesia; capaci di indurre il visitatore a fermarsi per
    osservare meglio la scena e i suoi particolari;  appropriarsi  della
    luce e dei colori che scandiscono il passare dei giorni e delle
    stagioni.

    Ad accogliere  i visitatori della mostra  sono le tele ispirate al
    Polesine e al tema dell’acqua: ricorrente  la nebbiolina d’autunno
    che, all’alba, accoglie i cacciatori nelle botti  e i pescatori,
    immobili, sulle rive dei canali, in attesa delle prede. Piene di
    realismo le immagini dei barcaioli che remano fra scanni e piccole
    insenature, costeggiando le rive su cui si trovano i ‘ casoni di
    valle’, punti di sosta e ristoro per cacciatori e pescatori.
    Particolarmente suggestiva l’opera con i pioppi dai rami spogli
    coperti di neve che si scioglie in un rigagnolo dove il cielo e la
    terra si rispecchiano. Accanto, ci sorprende piacevolmente una scena
    dalla doppia prospettiva; un quadro  nel quadro che ci accoglie nel
    soggiorno di una abitazione  illuminata dalla luce di una plafoniera
    appesa al soffitto. In primo piano, la finestra spalancata e una ricca
    composizione di fichi che mettono in mostra la polpa zuccherina,
    rossi melograni  e pannocchie. Oltre il davanzale, lo sguardo si perde
    nella golena, tra terra e acqua.

    Passando oltre, ci troviamo immersi nel fascino e la magia della
    laguna veneta e di Venezia. Quadri che offrono  atmosfere sognanti
    d’acqua increspata da una brezza leggera, mentre le prime luci
    dell’alba guizzano rosee fra i canali e sotto i ponti, cullando le
    gondole addormentate.  Straordinaria l’immagine dell’isola di San
    Giorgio e della ‘Punta della dogana’ che appaiono di lontano. Cupole,
    chiese e campanili sembrano galleggiare sul pelo dell’acqua. Dalla
    parte opposta, lo scorcio di un campiello che delimita un’alta
    costruzione di mattoni rossi in tipico stile veneziano.
    Sono piccoli capolavori le due tele che vediamo subito dopo. La
    prima ispirata all’arrivo della notte e al buio incipiente,
    contrastato solo dalle luci che brillano squarciando il buio dalle
    minuscole finestre sul fianco della chiesa  che emerge  sul lato
    opposto. La seconda ha per soggetto l’isola di San Giorgio e la punta
    della dogana, che sembrano galleggiare  nell’azzurro tenue di cielo e
    mare. Di fronte, alcune gondole nere emergono sul rosso cupo di una
    tipica casa veneziana. Subito dopo, luce, colori e l’ allegria di due
    vasi colmi di fiori  in una giornata estiva,  tra  case, campielli,
    ponti e ‘sotoporteghi’ . Conclude questo secondo gruppo di dipinti lo
    scorcio di un paese di pescatori sulla costa dalmata dell’Adriatico.
    Un tripudio di luce e colori che, dalle case, si spande alle tende
    delle bancarelle  e  al fasciame delle barche da pesca in sosta nel
    porticciolo, raddoppiato dall’azzurra trasparenza dell’acqua
    cristallina.

    L’esposizione si conclude con cinque ritratti di donne. Non le
    creature che incontriamo quotidianamente per le vie e le piazze delle
    nostre città. Donne che sembrano appartenere ad una civiltà e ad un
    secolo diverso. Persone eleganti, curate  nei gesti e
    nell’atteggiamento. Riservate e nello stesso tempo gentili e
    affascinanti, com’erano le donne della buona borghesia  di un  tempo
    che non c’è più. Apre la sfilata una ragazza giovane e pensosa che
    cammina in riva al mare. Camicetta leggera e senza maniche e  gonna
    rossa sotto il ginocchio che lei cerca di trattenere contro le folate
    dispettose del vento.  I capelli scompigliati  ricadono sulla fronte
    ma non la disturbano. La brezza  le comunica il piacere di sentirsi
    libera  come i gabbiani che volano intorno.
    Seguono i ritratti di due signore di gran classe: tailleur blu e
    camicetta bianca a maniche lunghe per entrambe e per entrambe un
    elegante cappello blù. Piccolo e con la veletta per la prima; bianco e
    blù, a falda larga per la seconda.  La prima sta appogiata ad una
    cassettiera; il viso, triste, è piegato in avanti e la mano sinistra
    stringe una rosa rossa fra le dita.  La  delusione  le ha ferito il
    cuore. Al contrario, la signora  della tela accanto se ne sta seduta
    a fissare negli occhi  chi le passa davanti. Il cappello  copre la
    fronte altera e la sua forza di volontà  è determinata  a prevalere.
    Giovane e bellissima, la quarta ragazza e stata definita: ‘La
    primavera’. I capelli lunghi e neri  fanno massa attorno al viso
    mentre  un grazioso uccellino  svolazza  attorno  attratto dai
    bagliori di  un orecchino dorato a forma di foglia.   Orgogliosa, e
    decisa a farsi notare, l’ultima  giovane della serie indossa un
    cappello ampio, ben calzato sulla fronte e la cupola  ornata di fiori
    rossi, colore che richiama un grosso mazzo di fiori appoggiato sulla
    panchina dove la ragazza sta seduta. Gli  occhi scuri guardano
    attorno minacciosi in cerca del bell’imbusto che la sta facendo
    attendere invano.

    Lauretta Vignaga

     

  • Al Teatro in… Bustine lettura teatrale sul mito di Medea

    Il tragico Mito di Medea in scena al Teatro in …Bustine
        , 4 aprile 2019
     Rovigo, Veneto – A ‘Spazio Contemporaneo’ il ‘Teatro in …. bustine’ ha messo in scena, giovedì 28 marzo 2019, il primo studio di Adriano Baccaglini  ispirato a ‘Medea’, uno dei miti più tragici arrivato fino a noi attraverso i testi di Euripide, Senaca e Ovidio.  Medea è personaggio tra i più discussi ed efferati della tragedia greca. Innamorata di Giasone fin dal primo istante del loro incontro, ha lottato e persino ucciso per lui. Ha tramato e compiuto ogni tipo di nefandezza per averlo tutto per sé, ma il destino le ha riservato la più amara delle delusioni.
       Creonte, re di Corinto, dove Medea e Giasone abitano, decide di dare in sposa  a quest’ultimo sua figlia Creusa offrendogli, in questo modo, la possibilità di salire al trono di Corinto alla sua morte. A Giasone la proposta piace in quanto migliorerebbe la vita sua e dei  figli avuti da Medea. La donna, però, non intende farsi da parte e tra i due inizia un’aspra contesa sostenuta da ragioni d’amore e tradimento da parte di Medea;  da ragioni politiche da parte di Giasone.
       Temendo che Medea, con le sue arti magiche, possa fare del male alla figlia , il re caccia la donna dalla città. Medea, però, è determinata a giocarsi il tutto per tutto e vendicarsi di Giasone nel modo più crudele possibile, uccidendo i figli che gli ha generato. 
          La scena si apre con Medea – Romina Zangirolami – stesa a terra immobile; il corpo nascosto da una lunga veste nera. Davanti a lei, seduta, una ancella – Cristiana Previati –  la osserva in silenzio. Ne conosce la perfidia e la crudeltà e intuisce la sua sete di vendetta verso Giasone. Sa che non arretrerebbe neppure davanti al sacrificio dei figli.
     Allontanatasi la donna, Medea lentamente si rialza, si guarda intorno. I capelli scompigliati le ricadono sul viso; gli occhi arrossati osservano il luogo con furore. Gira su se stessa finchè cade di nuovo a terra. L’intensità espressiva  dei lineamenti del viso dellla protagonista,  la determinazione a ottenere una rivalsa  sull’affronto e l’ingiustizia patita affiorano da ogni muscolo, del suo corpo. e le frasi registrate e diffuse dalla voce di Adriano Baccaglini, regista e autore della lettura teatrale, interpretano perfettamente quello che ribolle nel corpo e nella mente della maga. ” Mi sento morire……Giasone mi avrebbe fatto questo……mi ha tolto il regno, il marito e tutto quello che avevo. Ma crede forse che la mia capacità di vendetta si sia esaurita? …. Giasone non è più in grado di capire……..gli uomini vanno in battaglia…..ma il dolore del parto è molto più atroce della battaglia….”
       La tragedia volge verso la conclusione.  Medea ha già compito il più orrendo dei delitti e cerca una ragione per quello che ha fatto…..Nel frattempo l’ancella, ritornata nella stanza, chiede a  Medea chi le ha fatto del male. “Un uomo” , le viene risposto. ” Sono stata tradita e infamata…..Dovevo ripagarlo….Dovevo vendicarmi togliendogli  per sempre il bene che gli avevo dato: i suoi figli”.
        Il testo  di Adriano Baccaglini, risalente a sei anni fa,  è ispirato alla tragedia di Euripide, portata in scena da Mariangela Melato, a cui egli l’ha dedicata.
       La lettura teatrale  ‘Medea’ è un progetto dell’ Associazione Cantieri culturali creativi e Teatro house, una opportunità per gli spettatori di sperimentare un tipo di teatro diverso da quello consueto, con performance dal vivo inserite in uno spazio privato che consente di entrare in sintonia con il testo recitato e condividerlo.
    Lauretta Vignaga
  • A Palazzo Roverella sono arrivate le giostre

    Giostre, un sogno ad occhi aperti che affascina adulti e bambini 
     Rovigo, Veneto, – Inaugurata lo scorso 23 marzo  2019 a Palazzo Roverella, dove si potrà visitare fino al prossimo 30 giugno, la mostra ‘Giostre’ accoglie i visitatori sfavillante di luci e di colori, fonte di meraviglie e di sogni ad occhi aperti per i bambini e di ricordi e un pò di nostalgia per gli adulti che ricordano il tempo passato e  la vita che, come la giostra, gira e il mondo gira e scandisce il nostro destino.
      A realizzarla nel prestigioso edificio, sede dei grandi eventi  d’arte che ogni anno accendono i riflettori sul capoluogo del Polesine, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con l’ Amministrazione Comunale e l’ Accademia dei Concordi. Curatrice dell’evento Roberta Valtorta coadiuvata da Mario Finazzi per il settore dedicato alla pittura che, assieme alla grafica e alla fotografia arricchiscono il percorso espositivo. 
             A renderlo ulteriormente vivo e documentato, il collegamento con il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino, luogo titolare di una lunga tradizione di giostre e giostrai. A Bergantino, infatti, vengono progettate e realizzate  giostre destinate ai parchi di divertimento e agli spettacoli viaggianti di tutto il mondo.
           In bilico tra realtà e illusione, la giostra deriva dall’altalena e dalla ruota ed è l’unica macchina che non imita alcuna parte del corpo umano. Produce  movimento e lo comunica solo a sè stessa.  Esistono tre tipi di giostre:  a cavalli,  a catene e quella che riproduce il movimento dell’onda del mare.
      Nelle sale di Palazzo Roverella sono ospitati alcuni dei primi esemplari di giostrine a cavalli corredate da dispositivi musicali che accompagnano allegramente il movimento rotatorio e oscillatorio delle sagome di legno su cui ci si siede.  Sulle pareti campeggiano i primi quadri realizzati da pittori di fine ‘800 e inizio ‘900 che mostrano quelle macchine straordinarie  attorno a cui si affollano  ragazzi e adulti in attesa di potervi salire. Accanto alle pitture,  ci sono fotografie  e opere di grafica che mostrano la gente innalzarsi verso il cielo aggrappata ai seggiolini della giostra a catene. Giostre grandi e piccole che girano e s’inclinano verso destra o verso sinistra obbligando chi vi è sopra ad aggrapparsi alle fiancate per non perdere l’equilibrio; un rischio accompagnato da grida di sorpresa che accresce il divertimento.Altre fotografie raccontano di tristezza e delusione quando il tempo avverso costringe la giostra all’immobilità; le luci spente e la musica che tace sotto il tichettio della pioggia. E ci sono manifesti di fiere di paese e sagre  popolari; manifesti pubblicitari con scritte a caratteri cubitali e colori sgargianti che annunciano il prossimo allestimento di una fiera commerciale, di una esposizione o di un Luna Park, sull’esempio di città quali: Torino, Venezia, Padova, o di metropoli sparse in varie parti del mondo.
      La mostra espone anche modellini di giostre riprodotti in moltissimi giocattoli, carillon, orologi, soprammobili arrivati fino a noi grazie alla passione dei collezionisti. La selezione di pitture elenca artisti dell’ 800,quali: Degoix e Arnoux; immagini di Parigi di inizio ‘900;  degli anni Quaranta – Sessanta di artisti come : Mario Cattaneo, Cesare Colombo, Henri Cartier Bresson, Mario Giacomelli. Per l’epoca contemporanea sono presenti: Renè Burri, Olivo Barbieri, Luigi Ghirri, Paolo Gioli e altri.  
         La sezione dedicata al Museo della Giostra e dello Spettacolo popolare di Bergantino esplora il tema della giostra dal punto di vista economico e sociale. Il duro lavoro della terra, le frequenti calamità naturali e la povertà diffusa inducono interi gruppi famigliari a lasciare il paese per una vita da girovaghi, sempre in movimento da un luogo all’altro dove si svolgono sagre, fiere e mercati stagionali, dalla primavera al tardo autunno.
    Quindi il ritorno al paese natio per aggiustare, ridipingere, migliorare la giostra e il carrozzone con cui si spostano da un luogo all’altro.
        Metafora della nostra vita che procede senza mai fermarsi, la giostra ci fa riflettere sul tempo che passa, sul mondo che gira e sul destino di cui nessuno può cambiare il corso. Le prime giostre sono nate nel mondo agicolo, azionate da cavalli o altri animali che, legati ad una corda, giravano attorno ad un palo liberando i cereali dalla paglia, costituendo un divertimento semplice e immediato per i bambini dei contadini. Nel Medioevo, il girare in tondo, il ‘giostrare’, diventa un divertimento in sè; gli animali veri vengono sostituiti da animali di legno, di cartapesta o altri materiali. Nel Rinascimento la giostra sostituisce i tornei cavallereschi e con l’inizio del ‘600 diventa un divertimento popolare che, nei secoli seguenti si trasforma in giostra meccanica, a vapore, a motore elettrico fino alle variazioni di oggi dominate dall’elettronica.
    Lauretta Vignaga
  • Una serata con ‘Lei’

     ‘Lei’, lettura teatrale di Adriano Baccaglini nello spazio d’arte di Miranda Greggio
      Rovigo, Veneto –  Un luogo d’arte che si è caricato di emozioni, di silenzi che salivano dalle corde più profonde del cuore grazie ad una lettura teatrale che, frase dopo frase, tratteggiava l’ immagine di ‘LEI’: una giovane donna per la quale è stato scritto un destino che ha segnato la storia del mondo. ‘ LEI’ è Maria, la protagonista del libro di Mariapia Veladiano, di cui si è parlato venerdì sera, 22 marzo, nello spazio d’arte di Miranda Greggio, in via Mazzini 28, a Rovigo.
      Il testo, tratto  dall’attore Adriano Baccaglini dall’ opera di Mariapia Veladiano,  è la storia di Maria, non quella dei Vangeli ma di una ragazza palestinese, poco più che adolescente,  alla quale,  un giorno come tanti, mentre si trova  in una stanzetta della sua umile casa,  appare  una creatura di luce. Un angelo  che la saluta con parole che lei non riesce a comprendere.  Le annuncia che Dio l’ha scelta per realizzare un progetto sconvolgente e impensabile per qualsiasi ragazza di quel tempo. Diventare la madre del figlio di Dio, l’ Eletto, che si farà uomo e verrà sulla terra per salvare il suo popolo. ‘Lei’, Maria, dovrà crescerlo e proteggerlo fino a quando  il  tempo del ‘Figlio’ verrà e ‘Lei’ rimarrà sola.
          Un incontro che ha unito isieme immagini e parole toccando le corde più profonde del cuore. Intorno,il silenzio totale dei presenti raccontava partecipazione e coinvolgimento. La grandezza di Maria sta nel pronunciare quel ‘Si’, “Eccomi” ad un futuro totalmente sconosciuto che le avrebbe trafitto il cuore consegnandole, alla fine, fra le braccia, il corpo martoriato di un figlio morto sulla croce.
       La serata inizia con un video e la prima fondamentale domanda all’autrice della storia: ” Chi è ‘Lei ?”. ‘Lei ‘ è Maria, ; ‘La donna che tutti vorremmo conoscere e incontrare. Come ‘Lei’ vorremmo sapere  tutto il bene e il male, il dolore, la paura e la speranza per i nostri figli, mentre, spesso, la vita è costellata di dolore”. Maria viene vista nelle varie fasi della sua vita, fino a quando riceve la visita dell’angelo.  Non sa nulla del futuro che l’aspetta ma, nonostante i dubbi che si affollano nella sua mente, risponde con decisione “Eccomi”.
    Maria nasce con quel figlio che cresce nel suo grembo; con lui vive sulla terra finchè ‘Lui’ vive e oltre la sua perdita. Sono rimasti i ricordi e le parole degli altri uomini che raccontano la sua Resurrezione. “Non chiedetemi se, sapendo, avrei detto davvero ‘Si” – risponde la scrittrice al posto della sua ‘creatura’.
           Mariapia Veladiano, vicentina, é autrice di libri molto profondi che affrontano temi impegnativi e drammatici con una vena poetica che conferisce leggerezza alla tragicità delle situazioni.
    personale
      Dal testo di Mariapia Veladiano Adriano Baccaglini ha scelto alcuni capitoli particolarmente intensi e ricchi di poesia: ‘Preludio’, musica di Omar  Sosa e Paolo Fresu – ‘My spirit my soul’, voce di Natacha Atlas. ‘Eccomi’, musica di Arvo Part – ‘Da Pacem domine’ – ‘Pregando’. ‘Natività‘, musica di Ryuichi Sakamoto – ‘Honj’. ‘Sono stata tentata’, musica di Ryuichi  Sakamoto, ‘Derrida’. ‘Ave Maria’ parole e musica di Fabrizio De Andrè – voce di Antonella Ruggero. ‘Maria chi….? , videointervista di Alberto Gambato. ‘Assunzione‘, musica di Arvo Part – ‘Agnus Dei ‘. Oggetti scenici di Miranda Greggio e Luigi Milani. Abiti di scena di Issey Miyake.
      Delicatissima la descrizione di Maria tracciata da Adriano Baccaglini. Una creatura plasmata dalla sua personale sensibilità e dalla scelta di brani  poetici particolarmente toccanti.
               Info:  www –aesthesis-theatre.blogspot.it
    Lauretta Vignaga
  • da Auser Veneto un progetto contro la violenza sulle donne anziane

    Teatro, Arte, Cultura, Inclusione – T.A.C.I. – contro la violenza sulle donne.
    Un nuovo progetto di Auser Veneto
    Rovigo, Veneto –   La violenza sulle donne è un problema sociale di cui, con grande difficoltà, la pubblica opinione ha iniziato a prendere coscienza. Nel caso di violenza su donne anziane, tuttavia, il tema sembra essere ancora un tabù. Non esistono dati certi sul fenomeno, ma  l’esperienza della rete nazionale Auser fa  ritenere che il numero di donne di età compresa tra i 70 e gli 85 anni sia vittima di violenze  tutt’altro che trascurabili.
    Un tema molto doloroso  su cui Auser Veneto vuole intervenire con il progetto “T.A.C.I. – Teatro, Arte, Cultura, Inclusione contro la violenza sulle donne”,  giudicato il miglior progetto su scala regionale e, per tale ragione,  finanziato dalla Regione  Veneto con risorse  del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
        “Grazie a numerose campagne di sensibilizzazione – dichiara  Maria Gallo, presidente regionale  Auser – è aumentato il numero di donne che denuncia molestie e violenze, soprattutto in ambito domestico. Un numero che, secondo le statistiche, cala di molto  per le fasce d’età superiori ai 65 anni. Non perchè  le donne anziane siano esenti dal problema, quanto, invece, perchè violenze psicologiche e fisiche, limitazioni e raggiri  non viene quasi mai denunciato. Situazioni famigliari dove condizionamenti sociali e culturali derivano dal perpetrarsi di rapporti di genere di tipo patriarcale, in cui comportamenti di abuso e violenza erano considerati “normali, quindi  non denunciati. Con T.A.C.I. noi vogliamo ribadire con ogni mezzo che:  La  violenza non è normale!”    
        Il progetto “T.AC.I. – Teatro, Arte, Cultura, Inclusione contro la violenza sulle donne, presentato alcuni giorni fa nella sede della Provincia di Rovigo, è promosso da AUSER Veneto in collaborazione con la rete di circoli territoriali e Università Popolari dell’associazione e prevede azioni di sensibilizzazione e informazione dislocate in numerosi comuni della Regione.
      “Un progetto  che – seguendo le parole di Marinella Mantovani, presidente di Auser Polesine –  vuole contribuire a costruire una nuova cultura del rispetto, della condivisione e della qualità nelle relazioni tra uomini e donne. La violenza di genere, infatti, è una delle più rilevanti problematiche sociali a livello mondiale e nazionale, di cui si è iniziato a discutere negli ultimi anni grazie all’ aumentata  presa di coscienza collettiva verso la necessità di denunciare le varie  forme di vessazione e maltrattamento. Nell’ambito del progetto saranno attuate azioni di sensibilizzazione diffusa verso la la violenza di genere, intesa come maltrattamenti, vessazioni, privazioni, raggiri e violenza vera e propria, fisica e sessuale. “T.A.C.I.” mira a far riconoscere la violenza di genere  sulle donne, in particolare su quelle anziane, sostenendole in  una presa di coscienza collettiva.
         “E’ noto che temi delicati  come quello della violenza di genere e dei maltrattamenti sugli anziani devono essere trattati con la dovuta delicatezza e serietà, soprattutto quando ci si rivolge ai più giovani. È, quindi, indispensabile servirsi di mezzi  e modelli di comunicazione  ‘accattivanti’ e immediati con  i ragazzi e  le comunità locali. In particolare  del linguaggio artistico,  street art,  danza e  teatro adatti a diffondere messaggi forti in modo più adeguato alle situazioni delicate”  – ha concluso Gallo”.
    Tra le iniziative messe in campo dal progetto: incontri pubblici di formazione e informazione, attività artistiche per i ragazzi delle scuole medie, tra cui proposte  di street art come messaggio permanente per le comunità, spettacoli di danza e teatro, realizzazione di una pubblicazione con storie di vita vissuta raccolte dai volontari Auser. Inoltre: una quadrangolare di rugby femminile e  una campagna informativa on line e off line che coprirà l’intero territorio regionale.
         Grazie al supporto della rete AUSER e degli Enti Locali aderenti, T.A.C.I. si propone di contribuire a sviluppare coscienza civica e rigetto di ogni forma di violenza.
    Lauretta Vignaga
  • La festa della donna al Circolo Culturale Arti Decorative

    Al Circolo  Culturale Arti Decorative Pittura e poesia insieme per festeggiare la donna
     Rovigo, Veneto – Un ‘otto marzo’ particolarmente intenso e partecipato quello organizzato dal Circolo culturale arti decorative di Piazzetta Annonaria in occasione della ‘Festa della donna  2019’. Un incontro fra arte pittorica e poesia per esaltare la ricchezza creativa di ogni donna, la sensibilità e le doti del cuore che la rendono unica nell’universo. Ideata dal comitato direttivo del Circolo culturale, in collaborazione con la scrittrice e poetessa Stefania Paron e il gruppo di signore che la seguono, l’iniziativa ha coinvolto 38 pittori e 15 tra poeti e poetesse e richiamato un pubblico ben al di sopra della capienza della saletta del Circolo Arti decorative, tanto che la manifestazione è stata ripresa e conclusa domenica pomeriggio, 10 marzo.
     Per ogni quadro esposto una o più poesie per raccontarlo. Per penetrarne l’essenza e le emozioni che racchiudeva; per  leggere il messaggio  che il suo creatore gli aveva affidato. L’idea sottesa era quella di avvicinare e mettere in relazione pittura e poesia, stimolando quest’ultima a scoprire nella suggestione dei colori e nell’armonia delle atmosfere il motivo della scelta del soggetto, sia che fosse un paesaggio, una composizione floreale o la donna in uno dei suoi molteplici ruoli.
    Ne è scaturito un ‘reading’ letterario a più voci che  ha messo in luce le gioie e le aspettative di donne giovani e mature; delusioni e sofferenze vissute, sogni rubati e attese mai realizzate. Le gioie della maternità, la tristezza della lontananza e  il vuoto incolmabile per la perdita di qualcuno che era la propria ragione di vita.
     
    Questi i nomi di pittori e pittrici partecipanti: Orianna Astolfi; Atina Bardo; Mara Barotti; Andrea Bascarin; Sandra Bernecoli; Giorgio Bondesan; Giancarlo Brancalion; Roberto Cheula;  Maria Rosa Chiarion;  Maria Rosa Crepaldi; Patrizia Dobbizzi; Nora Ferriani; Carla Fiocco; Carla Gatto; Silvio Iaconis; Cristina Longhin; Vanna Mandolaro; Ambra Marzola; Maura Mattiolo;  Stefania Mazzetto; Rossana Melai; Ottavio Melato; Marisa Monesi; Franco Montanari; Paola Munaro; Franca Occari; Clori Pavan; Paolo  Paron; Gianna Patrese;  Franco Rancani; Orenella Raspi; Lucia Soldà;  Micaela Targa; Sabrina Tenan; Daniela Viarigi; Giorgia Gaia Voltolina; Annalena Zanisi.
     
    L’elenco dei poeti e poetesse comprendeva : Flavia Altieri; Atina Bardo; Mara Barotti; Rosanna Beccari; Luciana Bernardinelli; Luana Biscaro; Giorgio Bondesan; Luciano Bonvento; Loredana Cappellazzo; Maria Rosa Chiarion; Adele Frigato; Carla Gatto; Francesco Lanzoni; Stefania Mazzetto; Mario Mechis; Rosetta Menarello; Marisa Monesi; Paola Munaro; Franca Occari; Stefania D. Paron; Gianna Patrese; Teresina Giuliana Pavan; Pierluigi Pavanato; Arnaldo Pavarin; Umberto Pilatti; Franco Rancani; Monica Ravara; Caterina Simoncello; Daniela Viarigi; Laura Viaro;  Elisabetta Zanchetta; Annalena Zanisi… e un amico di Arquà.
    Lauretta  Vignaga
  • Dopo ‘Arte e Magia’, Palazzo Roverella si appresta ad ospitare le ‘Giostre’

    Rovigo, Veneto – E’ stata una delle mostre più visitate di Palazzo Roverella. Con un risultato di circa 40.000 visitatori, ‘ Arte e Magia’ si è classificata tra i maggiori successi espositivi nell’elenco delle grandi mostre rodigine. E in contemporanea con la capofila si sono concluse anche le due esposizioni collaterali: la sezione archeologica della Pinacoteca dei Concordi, nello stesso Palazzo Roverella, e la quadreria ospitata a Palazzo Roncale. Sommando  i biglietti delle tre esposizioni il numero dei visitatori sale a 44.000, confermando che le mostre sono una delle principali attrattive anche per le scuole. Infatti gli studenti che hanno partecipato ai laboratori e  alle visite guidate per ‘Arte e Magia’ ha registrato quasi 10.000 presenze, tra le province di Padova e Rovigo.
            Concluso un evento, già  se ne sta preparando un altro: il 23 marzo, infatti, Palazzo Roverella spalancherà le porte alla fantasia e al divertimento con uno dei giochi più semplici e genuini che rimandano all’infanzia e alle riflessioni sulla vita, sul tempo che passa, sul mondo che gira e sul destino: le giostre. Una mostra sfaccettata e divertente, in grado di suscitare nel pubblico un vero e proprio ‘effetto – giostra’. La curatrice è Roberta Valtorta, di nuovo in Polesine dopo la realizzazione, nel 2017,  di ‘Terra senz’ombra. Il delta del Po negli anni Cinquanta’, ampia retrospettiva delle immagini del fotografo Pietro Donzelli dedicata al Polesine.
      A proporla, dal 23 marzo al 30 giugno 2019, è naturalmente la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi. Per essa Roberta Valtorta sta lavorando in collaborazione con Mario Finazzi per ciò che riguarda la pittura,  e con  Dario Cimorelli per la parte dedicata ai giocattoli.
      Il Polesine, da sempre terra di giostre e giostrai, in particolare nel territorio di Bergantino, realizza giostre destinate ai parchi di divertimento e agli spettacoli viaggianti di tutto il mondo, ed è con il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino – Rovigo, che questa mostra  si allaccia, indagando  il passato di una grande tradizione, presentando il tema della giostra in chiave soprattutto sociale, affidandosi a grandi fotografi e  grandi artisti che l’hanno presentata nelle loro opere.  In mostra,  vengono proposte immagini di giostre grandi e piccole, così come sono state raffigurate soprattutto in fotografia, ma anche in pittura, grafica, nei numerosissimi giocattoli, nei modellini, fino ai carillon. Presenti anche “pezzi” di antiche giostre come organi e cavalli di legno.
    La struttura della giostra è stata infatti ampiamente rappresentata in mille forme di straordinari giocattoli meccanici per bambini ma anche per adulti, carillon,  orologi e soprammobili, divenuti nel tempo oggetto di collezionismo.
    L’ampia sezione di fotografie raccoglie  opere di più di sessanta importanti fotografi dall’Ottocento a oggi. Tra queste quelle di:  Celestino Degoix e di Arnoux; quelle della Parigi d’inizio ‘900  di Eugène Atget e dei Frères Seeberger; le foto degli anni Quaranta- Sessanta di Henri Cartier Bresson, Mario Cattaneo, Cesare Colombo, Bruce Davidson, Robert Doisneau, Eliot Erwitt, Izis, Mario Giacomelli, Paolo Monti, Willy Ronis, Lamberto Vitali, David Seymour. Per  l’epoca contemporanea, le immagini di Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, John Batho, René Burri, Stefano Cerio, Raymond Depardon, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Jitka Hanzlovà, Guy Le Querrec, Raffaela Mariniello, Bernard Plossu, Pietro Privitera, Francesco Radino, Ferdinando Scianna.
    La mostra è arricchita da una selezione di opere pittoriche, a cura di Mario Finazzi. Tra esse un importante dipinto sul tema di Giacomo Balla conservato al Museo del Novecento di Milano, accanto a manifesti di fiere di paese e sagre popolari. Importante anche l’installazione dell’artista contemporanea Stephen Wilks “Donkey Roundabout” e le citazioni del film di Adriano Sforza “Jodi delle giostre”, vincitore del David di Donatello 2011.
    Lauretta Vignaga
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