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Autore: Lauretta Vignaga

  • Intervista a Luigi Milani, artista che crea con i copertoni delle bici

    Intervista a Luigi Milani, artista che crea con i copertoni delle bici

    Luigi Milani, dalla passione per la pittura alla produzione di manufatti che raccontano la vita.

    Rovigo, Veneto – Nato a Frassinelle Polesine, territorio a vocazione agricola e artigianale, tra i più coinvolti dalla tragica alluvione del 1951, Luigi Milani appartiene a una famiglia modesta ma laboriosa. Osservando la vita faticosa del padre, prima artigiano e poi operaio in fabbrica, Luigi acquista la consapevolezza dell’importanza di pesare il meno possibile sull’economia famigliare. Completata la scuola dell’obbligo si iscrive all’Istituto tecnico industriale statale ma, ben presto, si accorge che quel percorso non è per lui. Lascia, quindi, la scuola e inizia a frequentare, come apprendista, la bottega di un artigiano. La passione per la musica – con degli amici, aveva costituito un gruppo musicale in cui suonava il contrabbasso – lo spinge  a iscriversi al Conservatorio di Rovigo. Un’esperienza che, sfortunatamente, si conclude in breve tempo per un problema di acufeni. L’amore per l’arte, tuttavia, non si spegne. Continua ad alimentare i suoi sogni in attesa di qualcosa che li faccia diventare realtà. Il servizio di leva è imminente ma Luigi non perde tempo. Aspettando la chiamata, frequenta, come apprendista, l’azienda di un piccolo imprenditore e, ottenuto il congedo, grazie all’esperienza maturata,  il giovane è pronto ad aprire una sua attività. Nel 1979 apre una fabbrica di serramenti in alluminio, apprezzati per la qualità dei materiali e l’accuratezza della lavorazione. L’impresa continua  con successo fino al 2003. Sono giorni pieni di lavoro ma, nonostante tutto, alla sera, il protagonista di questa storia, dedica parte del suo  tempo alla pittura. Sono i primi passi, quelli in cui  si confronta con le opere dei grandi artisti, imitandone lo stile e la tecnica; tra i preferiti: Depero, Mirò, Roy Lichtenstein. Luigi sperimenta il ritratto, il genere figurativo e prosegue abbinando i due filoni creativi a scorci di tele famose di Lichtenstein. Poi, introduce  nei ritratti il segno marcato che contraddistingue i protagonisti dei fumetti e riproduce  personaggi reali trasformandoli con quell’insolita tecnica. Una vera scoperta che, nei primi anni del 2000, attira l’attenzione di un gallerista, Michele De Palo,  milanese, che aveva aperto una galleria d’arte in via Trento, a Rovigo,  e gestiva una televendita. De Palo apprezza il lavoro e la creatività dell’artista rodigino e gli offre di ospitare la sua produzione nello spazio che gestisce. Intanto,  l’azienda di famiglia, pur apprezzata e affermata, comincia a risentire della concorrenza della produzione di massa, sostenuta dai prezzi più bassi pur se la qualità é inferiore. Luigi decide di chiudere optando per un negozio di calzature nel centro della città. La svolta definitiva si verifica nel 2008, in maniera del tutto casuale. Recatosi da un meccanico per cambiare il copertone della sua bicicletta, Luigi resta colpito dalla massa di copertoni scartati, ammucchiati fuori dall’officina in attesa di essere smaltiti. Ogni copertone un colore e un marchio diverso a seconda del tipo di bicicletta per cui era stato prodotto e dell’uso a cui era destinato. Nella sua mente cominciano a prendere forma immagini di bambini che corrono sulle piste dei parchi giochi, sfidandosi in velocità; di studenti e impiegati che ogni mattina sfrecciano al verde dei semafori per non tardare a scuola o al lavoro. Le gite gioiose sui sentieri dei colli e i declivi ombrosi dei monti durante la vacanze estive. Le allegre comitive di bikers che, la domenica mattina, si radunano per gite turistiche di qualche decina di chilometri verso il mare o luoghi di bellezza naturale o artistica o, ancora, di richiamo gastronomico, dove riprendere fiato prima del ritorno.  Momenti belli che quei copertoni portavano incisi sulla gomma telata che li ricopriva, sulle slabbrature dei bordi, le parti consumate e ormai lisce della gomma che aggrediva la strada offrendo stabilità al ciclista. Ricordi e testimonianze che  potevano essere distrutti e dimenticati. Chiesto il permesso al proprietario dell’officina, Luigi si porta a casa una bella scorta di quel materiale: comincia ad osservarlo a dividerlo per colore e marchio. Cerca la dimensione adatta per accostare le tessere, che ha in mente di realizzare e poi fissare  su una base di  legno, sovrapponendone il bordo e fermando ciascuna con una vite. Alternando colori e marchi, arriva ad ottenere un manufatto di forma regolare che, al tatto, rivela una superficie a squame e dentro custodisce un mondo di ricordi e di progetti, prezioso come le stagioni della giovinezza. Alcuni esemplari di queste ‘tavole’, esposte  nel negozio della moglie, attirano l’attenzione di un giovane, discendente da una famiglia di mobilieri che vorrebbe esporli nella galleria d’arte Mizen che possiede a Parigi. Per Luigi Milani il successo diventa realtà.

    Lauretta Vignaga

  • Ritratti e sperimentazione, foto di Roberto Bottari

    Ritratti e sperimentazione, foto di Roberto Bottari

    Rovigo, Veneto – Cos’è ‘bellezza’ in un volto femminile? Una domanda che coinvolge, in un modo o nell’altro, tutti coloro che si trovano davanti alle immagini della serie ‘Ri – tratti’, realizzate da Roberto Bottari, attualmente esposte nello spazio della RCE, Rovigo Fotografia, in via Porta Adige, 90, a Rovigo,  visibili fino al 21 dicembre.  Si tratta di elaborazioni di immagini tratte da riviste di moda o da uno dei tanti rotocalchi messi a disposizione delle donne che attendono il proprio turno nello studio del medico o nel negozio del parrucchiere. Una sperimentazione dai risultati curiosi e imprevedibili, effettuata, quasi sempre, su volti femminili,  per scoprire quello che, ipoteticamente, potrebbe celarsi sotto l’immagine patinata di una ragazza giovane e piena di vita che  sorride al futuro. Naturalmente, il supporto della foto o dell’ immagine non nasconde segreti, ma quale  reazione avrebbe  chi guarda se, ad una immagine in bianco e nero, fosse strappato il lembo che nasconde gli occhi e la parte centrale del viso mostrando il busto di una signora in abito di seta con i capelli raccolti all’insù?  Si chiederebbe quale dei due soggetti è l’originale. Quale il legame che le unisce. Superato il primo impatto, le sorprese continuano e non si tratta solo di ‘sdoppiamenti’ della personalità. L’immagine può diventare tripla, con altri occhi e altre espressioni che raccolgono quello che rimane di un volto sereno e luminoso. Ri -tratti  ‘mutilati’, sdoppiati, riassemblati con frammenti di provenienze diverse che, a volte, mescolano sacro e profano, adolescenza ed età adulta, maschile e femminile. Ci si domanda  fino a dove può arrivare l’abilità tecnica, la fantasia, la manipolazione della materia che appare come un gioco. Molti gli esempi che si susseguono, nessuno simile al precedente. Altri visi di donne  separati in due metà: l’una in positivo, l’altra in negativo. C’è la faccia di ragazzo fatta con i brandelli di un pallone da calcio cuciti insieme che, a bocca spalancata, urla incitando la propria squadra. Enigmatico il ritratto, diviso in tre parti,  di un giovane dagli occhi scuri e pensosi. I lineamenti non combaciano ma fanno supporre  la pofondità del pensiero.  E ci si ferma a riflettere su quello che sembra un puzzle: ci sono i volti di un ragazzo e di un giovane;  elementi  di un abito da sacerdote e paramenti sacri su cui si stagliano mani benedicenti  segnate dalle stimmate. Da un lato anche ciocche di capelli femminili che ricordano l’arte  del Rinascimento. Mescolanza di sacro e profano, di ricordi e di una lontana età dell’innocenza. Lo strappo che segue salva ben poco della foto originale: la mano destra incompleta, la bocca socchiusa lacerata a sinistra e capelli ricadenti sullo stesso lato, che accarezzano brandelli di manifesto che sostituiscono il viso. Accanto, la foto di una giovane  che mostra la lingua e  fa sberleffi a chi la guarda. Altri ‘Ri – tratti’  esibiscono strappi più complicati: sono stati appalottolati, strizzati, contorti, buttati via. Poi, recuperati, sono stati  confrontati per mostrare la differenza tra ‘prima’ e ‘dopo’ di una realtà che non c’è più. Lisciate e stese di nuovo, le facce dei protagonisti  del gossip internazionale esibiscono  lineamenti deformati, occhi storti e strabici, pieghe e rughe, bocche storte e avvizzite.  Accostato ad una fonte di calore, un viso si deforma,  gli occhi escono dalle orbite e le labbra, con il rossetto,  si allargano sulle guance e sul mento. Divorata dal fuoco, una faccia  spalanca gli occhi e la bocca. Un’altra faccia appare tagliata in due parti, ricongiunte a rovescio, Un’altra ancora mostra solo parte di un occhio e della bocca. Capricci d’autore  che raccontano la fragilità della bellezza e dell’essere umano. Ai visitatori il compito di riflettere o di sorridere; di commentare i risultati e, forse, di approfondirli. 

    Lauretta Vignaga 

  • Pittura, scrittura e poesia. In Pescheria l’evento d’arte di Natale

    Pittura, scrittura e poesia. In Pescheria l’evento d’arte di Natale

    Rovigo, Veneto –  Si chiama ‘Contemporanea’ ed è dedicata ad artisti, scrittori e poeti del Polesine per aggiungere bellezza ai giorni che anticipano il Natale e ci accompagnano verso la fine del 2018. Inaugurata lo scorso 17 dicembre, ‘Contemporanea’ accoglie i visitatori nello spazio della Pescheria Nuova come entrassero in un elegante salotto. Atmosfera soft e tutt’attorno colori e pittura che raccontano il percorso e le emozioni che ciascun artista ha affidato alla sua creatività. Dieci i partecipanti, alcuni al piano terra, altri ospitati sulla balconata. Sono: Bianca Poli, Maristella Pagan, Fabiola Carmelini, Ruben Garbellini, Mario Bonalberti, Christian Bergantin, Gelibdo Baron. Alberto Cristini e Giancarlo Gulmini, ideatore, direttore artistico e organizzatore dell’evento. A programmarlo l’associazione no profit ‘ViviRovigo’, presieduta da Melchiorre Pagliarello e l’associazione ‘Il Circolo’, rappresentata da Paolo Avezzù. Il tutto  in collaborazione con il Comune di Rovigo. A  Lara Mantovani il compito di introdurre gli ospiti e  scandire le varie fasi del pomeriggio. Sarà ancora Lara Mantovani la protagonista del pomeriggio di sabato, 22 dicembre, con i ì ‘Monologhi di tre donne d’arte, Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo, Marina Abramovic, di cui è autrice,  e del pomeriggio del 29 dicembre, dedicato alla presentazione del romanzo ‘Il respiro dei ricordi’, di Linda Bertasi.       Tornando al pomeriggio dell’inaugurazione, dopo il saluto dei rappresentanti istituzionali, delle associazioni e del direttore artistico e organizzatore, Giancarlo Gulmini, l’attenzione generale è stata rivolta agli artisti partecipantì, a ciascuno dei quali è stato chiesto di parlare del proprio stile, della tecnica e dei soggetti presenti in mostra. Quello che è emerso è stato un panorama ricco e variegato di stili, tecniche e tematiche. Si va dalla pittura di paesagio all’astrattismo, dal figurativo alla composizione materica, dalla pirografia all’espressionismo, dalla tecnica mista alla sperimentazione sulla luce e sul colore; poi la natura morta e il disegno a matita e a china. Quindi spazio al pubblico per quardare, commentare, chiedere informazioni, scambiare impressioni.  Doverosa la citazione e il ringraziamento di tutti gli sponsor da parte dell’organizzatore, Gulmini, per la pronta e convinta adesione e il sostegno dato alla manifestazione.     A tutto il pubblico, quindi, un arrivederci al 21 dicembre, ore 17, per l’appuntamento con la poesia  e i poeti di Stefania Paron.  

    Lauretta Vignaga

  • Città segreta

    Esoterismo, Massoneria e il propagarsi dell’ eresia nella Rovigo del Cinquecento.
    Rovigo, Veneto –  Perfettamente in sintonia con ‘Arte e Magia’. Il fascino dell’esoterismo in Europa, mostra attualmente allestita a Palazzo Roverella, a Rovigo, si colloca il volumetto ‘Citta segreta’. Storie, cronache, leggende nella Rovigo del Cinquecento. Ricerca sulla storia, la cultura e il contesto sociale di questa città a cura di Giorgia Businaro e Giovanna Pizzo.
    Giunta alla terza ristampa, l’opera è stata realizzata nell’ambito del bando ‘CulturalMente’, edizione 2016, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Alla base, una accurata ricerca su documenti d’archivio tesa ad approfondire la conoscenza dei luoghi, dei fatti che vi si verificarono e dei loro protagonisti. Scopo primario quello di approfondire la conoscenza di un secolo, il Cinquecento, nel Polesine, dilaniato da scontri politici che esponevano il territorio alle brame delle potenze straniere mentre Roma e  la chiesa erano scosse dalla contestazione  verso le gerarchie ecclesiastiche che spalancava le porte alla eresia luterana e al protestantesimo.
        Viene,così, svelata la scarsa conoscenza di luoghi ed eventi che, per tanti anni, ha ignorato il passato dellà nostra città,  scandito da soprusi, angherie, torture perpetrati soprattutto sulle donne, vittime di processi e di emarginazione sociale, culturale e religiosa.  Sullo sfondo, lotte e contese tra potenze rivali che impedirono lo sviluppo economico e sociale del territorio e del nucleo urbano. Altro merito di questa pubblicazione è  l’aver rintracciato e identificato luoghi ormai scomparsi per sempre; sedi di cenacoli e Accademie dove l’interesse per la ‘riforma’ si alimentava, mettendo in discusione valori e certezze secolari.
         L’incontro dedicato ad ‘Ars Magae’, svoltosi nei giorni scorsi nello studio artistico di Miranda Greggio e Luigi Milani, in via Mazzini, a Rovigo,  ha concluso il giro di presentazioni di  ‘Città segreta’ focalizzando l’attenzione sull’Esoterismo – dottrine spirituali di carattere segreto – che trovarono una sede privilegiata nella cappella  Sansevero, oggi sconsacrata, a Napoli. Un luogo dove i riferimenti al mondo esoterico e alla massoneria si mescolano in una atmosfera fuori dal tempo e dallo spazio.  Dell’ edificio, risalente alla metà del ‘700, ha dato notizie Miranda Greggio spiegando che: “Venne  fatta costruire da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero e primo Gran Maestro della Massoneria napoletana. L’edificio, vera e propria dimora filosofale, contiene autentici capolavori come: il ‘Cristo velato’, una delle sculture più belle al mondo; le straordinarie ‘macchine anatomiche – veri scheletri di un uomo e una donna avvolti nel proprio apparato circolatorio, in straordinario stato di conservazione. Poi il complesso marmoreo ‘Il  disinganno’ dedicato al padre e ‘ La pudicizia’, scultura ispirato alla figura della madre, morta quando il principe era piccolissimo”.
      Con gli interventi di  Giorgia Businaro e Giovanna Pizzo, l’attenzione del pubblico presente è stata riportata su Rovigo e sui luoghi oggi scomparsi o destinati ad altri usi: la Camera di Commercio, la chiesa di Santa Giustina, il palazzo Marchionale. La berlina, issata in piazza Vittorio Emanuele II per punire i delinquenti.  E’ stata formulata l’ipotesi che le due torri servissero all’avvistamento fluviale e la città fosse costituita da due nuclei: quello del Duomo e quello di Santa Giustina. E a metà di via Mazzini, nel luogo dove ci si trovava in quel momento, ci fosse, una volta, la sede dell’ Accademia degli Addormantati, fondata, nel 1553, da Giovanni Domenico Roncale. L’Accademia attrasse molti esponenti di note famiglie rodigine che, chiusa l’ Accademia,  fecero propaganda alle teorie ereticali nel resto del Polesine, provocando la pesante reazione inquisitiva da parte del Sant’Ufficio di Rovigo. Molto duro  anche il trattamento riservato alle donne in odore di eresia o di stregoneria. Costrette a vivere fuori dalle mura della città, in zone povere, queste  reiette preparavano pozioni e praticavano la stregoneria per campare.
        A sua volta, Giovanna Pizzo ha spiegato che, a Rovigo, il tribunale dell’Inquisizione era molto severo con le donne a causa del propagarsi delle eresie protestanti e del numero crescente di affiliati dell’ Accademia degli Addormentati; fra loro numerose donne, mogli o parenti degli affiliati, che partecipavano alle discussioni maschili.
     Più misera la sorte delle donne tacciate di stregoneria, spesso costrette a prostituirsi per sopravvivere. La più conosciuta, Costanza, preparava pozioni per ‘legare’ relazioni amorose. La reazione della chiesa provocò imprigionamenti e uccisioni. E c’era un gruppo di loro  che si riuniva e incontrava nella zona limitrofa al tempio della Rotonda, in via Verdi dove c’era il convento della Santissima Trinità, davanti al cimitero ebraico o nella zona di san Francesco, nonostante la presenza di un capitello dedicato ad una immagine della Vergine considerata miracolosa. Se succedeva qualcosa di strano era sempre colpa di queste donne; a Costanza e ad un’altra di loro venne  amputata la punta del naso e  un orecchio.  Di sicuro c’era solo la conoscenza che queste sfortunate, chiamate anche ‘segnaresse’ , in relazione alla pratica di ‘segnare’ parti del corpo colpite da mali e sofferenza, avevano di tantissime persone e dei loro problemi e intrighi.
    Lauretta Vignaga
  • Arte e poesia per un Natale più ricco

    Natale  più ricco con ‘Contemporanea’, evento d’arte e poesia
    Rovigo, Veneto –  Il Natale che arriva non avrà solo l’abete ornato di luci e decori scintillanti, festoni di fili d’argento sui cornicioni dei palazzi di piazza Vittorio Emanuele II e le luminarie da una parte all’altra del Corso del Popolo. Anche l’arte e la poesia avranno un ruolo importante, raccontando la bellezza e creando emozioni. Un regalo fatto alla città da Giancarlo Gulmini, ideatore, realizzatore e direttore artistico di ‘Contemporanea’,   evento socio – culturale, promosso dall’associazione ‘Vivi Rovigo’, rappresentata da Maurizio Pagliarello. 
    L’evento, in programma dal 17 al 30 dicembre, registra la presenza di nove artisti, polesani e non, interpreti di nuovi temi e suggestioni da osservare e commentare sia al piano terra della sala della Pescheria che lungo la balconata che si snoda lungo tre pareti dell’edificio. Apertura e inaugurazione della mostra: lunedì 17 dicembre, ore 19, con l’intervento di saluto di Maurizio Pagliarello, cui farà seguito Giancarlo Gulmini che introdurrà la manifestazione e gli artisti partecipanti, concludendo con la citazione degli sponsor che l’hanno sostenuta. A sua volta, Lara Mantovani parlerà delle opere presenti in mostra e annuncerà gli appuntamenti che arricchiranno le giornate della mostra.
         Si inizia venerdì, 21 dicembre, alle 17, con una lettura – spettacolo dei poeti di Stefania Paron che presenteranno le poesie a loro ispirate dall’osservazione dei quadri esposti nella sala. Si prosegue sabato 22 dicembre, sempre alle 17, con Lara Mantovani, autrice e presentatrice di tre monologhi dedicati a ‘Donne d’arte’ : Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo, Marina Abramovic. Lettura accompagnata dalla musica di Marco Baruffaldi. Venerdì,  28 dicembre, ore 17, presentazione del libro
    ‘Compagni di viaggio’, di Rosetta Menarello, a cura di Alberta Silvestri. Infine, sabato 29, ore 17, presentazione del libro ‘Il respiro  dei ricordi’, di Linda Bertasi, curata da Lara Mantovani.
         I pittori in mostra per ‘Contemporanea’ sono: Bianca Poli, Maristella Pagan, Fabiola Carmelini, Ruben Garbellini, Mario Bonalberti, Christian Bergantin, Gelindo Baron, Alberto Cristini e Giancarlo Gulmini.   Tutto è pronto.  Ora non resta che scoprire la modalità di accoglienza che Gulmini ha preparato per i visitatori quando varcheranno la soglia della Pescheria.
    Lauretta Vignaga
  • Presentazione romanzo di Patrizia Ferrante

    ‘ Vivrò per sempre’. Romanzo autobiografico di Patrizia Ferrante
    Villamarzana, Rovigo – Sabato, 13 ottobre 2018, a Gognano di Villamarzana, la facciata di villa Cagnoni Boniotti è illuminata a festa. Molti ospiti sono attesi. Persone in gruppo, coppie, donne giovani e meno giovani vestite con eleganza, qualche famiglia con bambini, amici e amiche che hanno risposto all’invito, via Facebook, di Patrizia Ferrante, autrice di un romanzo dal titolo che è una sfida: ‘Vivrò per sempre’. 
    Sistemati tutti i convenuti nell’ampia sala destinata ai convegni, l’organizzatrice dell’evento, Patrizia Ferrante, bella ed elegante signora, dal sorriso aperto e dai modi raffinati, ha enunciato il ricco programma della serata, organizzata per  festeggiare l’uscita del romanzo che racchiude la sua vita, intessuta di gioie e di dolori, di emozioni e difficoltà che, tuttavia, non hanno mai  cancellato la sua fiducia nel futuro e il bisogno di amare ed essere amata.  ‘Vivrò per sempre’ è lo scrigno dei ricordi, ancora vivi e palpitanti,  che hanno tracciato il percorso di Patrizia sul sentiero della vita.
          ” Rimasta vedova nel dicembre del 2016, ho accettato la sfida dei miei figli di scrivere un libro sulla vita che avevo trascorso fino ad allora. ” – dichiara l’autrice  nella prefazione dell’opera.  “Tuttavia non mi sentivo oppressa dalla solitudine: l’amore di Ermanno continuava a scaldarmi il cuore. Il 16 dicembre è iniziata la mia avventura. Presa la penna e un foglio bianco, la mia mano ha iniziato a scrivere come se un’anima la governasse……..non riuscii più a fermarla. Ermanno era la mia mano e credo che questo libro sia il suo ultimo atto d’amore”.
         E’ una storia d’amore realmente vissuta quella racchiusa nelle oltre 300 pagine di ‘Vivrò per sempre’. Un cammino a due che non ha mai conosciuto incertezze o delusioni. Rafforzato ogni giorno dalla reciproca passione e dalla condivisione di scopi e valori. Attorno a Riccardo e Viola – nomi fittizi dei protagonisti – c’è tutta la bellezza della natura: una campagna rigogliosa di frutti, ricca di colori e profumi che regalano gioia ad ogni momento della giornata. Una esistenza tranquilla in un paese dove tutti si conoscono e sono amici. Dove la fede nel Creatore e nella Provvidenza è un valore assoluto. Una luce tenuta costantemente accesa da don Mario, la guida spirituale della piccola comunità. Inesauribile fonte di saggezza, il sacerdote, quasi insignito del ruolo di comprimario nello svolgersi di questo romanzo, sa rintracciare in ogni occasione della vita, lo spunto per esaltare la saggezza, bontà e amore di Dio verso il suo popolo.
        A presentare il libro ha provveduto la stessa autrice trasmettendo all’ auditorio, attentissimo, le emozioni che lei stessa riviveva ricordando l’amore assoluto e indissolubile che l’ aveva legata a Ermanno. Il dolore infinito che l’aveva tormentata dopo la sua perdita fino a quando la Provvidenza divina non ha istillato nel suo cuore la certezza che dalla morte si rinasce e questo sarà per sempre. E Patrizia non poteva tralasciare le gioie della maternità, la tenerezza di veder crescere i tre figli  e  realizzare il loro progetto di vita. Infine, la soddisfazione incredibile di poter presentare quel libro che racchiudeva la sua vita e  si era fatto notare al Salone del libro di Torino. Il suo romanzo che, da quella sera, avrebbe iniziato un importante giro di presentazioni.
          A rendere ancor più coinvolgente la sua esposizione è intervenuta la splendida voce della soprano Jessica Rizzato che ha regalato ai presenti l’interpretazione di alcuni brani indimenticabili.
           Per concludere, Patrizia Ferrante ha voluto spiegare il motivo che l’aveva indotta a organizzare quella cena aperta liberamente a tante persone. ” Ho voluto  mettere in pratica quello che racconto nel mio libro. Nella mia casa non si organizzavano feste particolari ma ogni giorno era una festa in famiglia. Il cibo non serviva solo a saziare il corpo ma anche a saziare l’anima ed è qualcosa di particolare per l’impegno che si mette nel prepararlo e la gioia nel condividerlo.Questo è un grande valore da preservare perchè a tavola si risolvono tanti problemi e difficoltà. Tra tanti tipi di amori sbandierati in tutti i modi, l’amore vero significa unire in tutte le implicazioni possibili, sessuale compresa”.
    Lauretta Vignaga

  • Presentati i dati della prevenzione del tumore al seno

     Concluso ‘Ottobre Rosa’, Andos onlus presenta i risultati della prevenzione
    Rovigo, Veneto – Ottobre, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, si è concluso e per Andos onlus, associazione che da oltre trent’anni si dedica a diffondere l’informazione, la sensibilizzazione e la cultura della prevenzione di questa patologia fra le donne di età  compresa tra 40 e oltre 70 anni di età, è arrivato il momento di stilare un bilancio.
       L’evento, tenuto nella sala della Gran Guardia, sabato 10 novembre, ha registrato la presenza di folto gruppo di sindaci dei Comuni polesani e quella del neo eletto presidente della Provincia, Ivan Dall’Ara, oltre a una notevole presenza femminile.
       Ospiti graditissime una decina di rappresentanti di ‘Run for IOV’, ‘Life is pink’, onlus di Padova che raccoglie donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno e, recuperata la salute, hanno deciso di diffondere la pratica del movimento e della corsa come mezzo per ritornare ad una vita il più normale possibile. Già presenti alle maratone di Barcellona e di New York, nel loro futuro c’è la maratona di Londra. A loro, la presidente Andos, Anna Maria Cavallari Monesi, ha consegnato il ‘testimone’ simbolico che le ‘maratonete’ si sono scambiate correndo tra nove Comuni del Polesine quando è iniziato ‘Ottobre rosa’.  Un’esperienza, quella della malattia, che ha fatto nascere un’alleanza tra coloro che ne sono state colpite e i medici che si sono fatti carico della cura.
      “Un percorso in cui è fondamentale l’ umanizzazione’ della patologia” – come ha sottolineato Cristina Oliani, attuale primario della struttura complessa di Oncologia dell’ Azienda ULSS 5, invitata alla manifestazione proprio per parlare di questo tema. “Umanizzazione significa affrontare la malattia in tutti i suoi aspetti: dal momento in cui viene individuata alla scelta della cura che appare più idonea, alle terapie che verranno applicate fino alla ripresa della vita normale per quanto sarà possibile. Un percorso intrapreso e seguito senza mai perdere di vista la ricerca perché l’Oncologia è un esempio di medicina in trasformazione. Si parte dalla prevenzione  e, in caso positivo,  si prosegue con la terapia e la continuità delle cure che portano alla cronicizzazione e ad una diversa qualità della vita, in cui il paziente non è considerato un oggetto ma parte attiva e partecipe delle scelte da fare. Il cancro si trasforma in patologia cronica, la vita si prolunga e, nonostante tutto, è abbastanza normale con le cure sia in strutture apposite che nella propria casa. La sopravvivenza, però, deve essere supportata da una qualità della vita accettabile, un principio sostenuto con forza da Umberto Veronesi che ha fatto il possibile, nella sua attività di chirurgo, per lasciare indenne il seno nelle donne colpite dal cancro alla mammella”
       Cristina Oliari ha quindi citato le varie terapie possibili, dalla Immunoterapia, la più ricercata al momento, alla integrazione fra terapie diverse, sempre da concordare con il paziente. L’arma vincente, in ogni caso, considerata la continua evoluzione della ricerca chimica, è la multidisciplinarietà. Fare squadra fra specialisti e ricercatori perchè ogni tipo di cancro ha identità e configurazioni diverse. E ha  specificato che ogni paziente deve decidere quanto è disposto a soffrire per ricercare il risultato migliore per sé. Tutto quello che c’è a disposizione deve essere ottimizzato, unendo tutte le forze presenti in un contesto regionale. Il paziente viene preso in carico e coinvolto in un percorso strutturato  sulla sua personalità e la sua malattia, di cui diventa il protagonista perchè la vita continua ma subisce una trasformazione che coinvolge tutti coloro che gli stanno accanto. Nella qualità di vita del paziente, soprattutto se  donna è insito il recupero della propria immagine, l’attenzione alla nutrizione e alla attività motoria in ambiente aperto, il contrasto alla caduta dei capelli perchè la salute è capacità di adattamento e di autogestione di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive.
        ” Ottobre rosa”, il mese della prevenzione, si è concluso ma, in pratica, continuerà fino alla fine di maggio 2019″ – ha precisato Fabio De Grandis, chirurgo senologo, responsabile del programma di prevenzione messo in atto da Andos con la partecipazione e adesione di tutti i Comuni del Polesine. “Nel 2017 sono stati registrati 50.000 nuovi casi di cancro al seno in Italia, con 767 vittime” – ha specificato. ” Oltre l’87% sopravvive 5 anni ma è continua la tendenza alla diminuzione della mortalità, grazie alla diagnosi precoce, alla consapevolezza delle donne e allo screening ogni 2 anni per le donne con età compresa tra 45  e 74 anni”.
       Passando, quindi, ai dati concreti, Fabio De Grandis ha citato 68 visite di controllo effettuate, per 3 di loro anche accertamenti strumentali. Per quasi tutte età inferiore a 40 anni.  Per il dottor Valieri  registrate 16 visite, 10 delle quali su donne sotto i 50 anni. Per il dottor Pellegrini prenotate 24 visite ma 3 non sono state effettuate. Età maggiormente rappresentata: 50 anni. A Bosaro 15 visite per il dottor Biondin. Attivo in diversi ambulatori, il dottor Antonio Gandolfi ha registrato 254 visite a donne di tutte le fasce di età. In 51 di loro segnalati casi di familiarità e in 5 sono state richieste indagini strumentali. La dottoressa Giovanna Pastore, infine, ha effettuato 64 visite, 6 casi con patologie benigne al seno e 9 con patologie benigne all’utero.
    Lauretta Vignaga
  • In memoria di Gabbris Ferrari, Giorgio Mazzon, Sergio Garbato

    Mostra allestita in Pescheria fino al 31 ottobre a cura del Circolo Polesano degli Amici dell’Arte in ricordo di Gabbris Ferrari, Giorgio Mazzon, Sergio Garbato

    Rovigo, Veneto –  Una mostra ricca di opere, tra pittura e fotografia, quella attualmente allestita in Pescheria Nuova e visitabile fino al prossimo 31 ottobre con orario 10 – 12 e 17 – 19.30. La realizzazione, a cura del  ‘Circolo Polesano degli Amici dell’Arte’, presieduto da Giorgio Lazzarini, vuole essere un omaggio a questa terra, ai suoi paesaggi, monumenti, tradizioni e persone. Una terra bellissima seppure relativamente conosciuta nel circuito del turismo nazionale e internazionale.
     Una mostra che racconta il presente facendolo emergere dal passato, dalle difficoltà vissute e dalle emergenze affrontate e superate che hanno temprato la gente. E poi le ‘usanze’ di ieri e l’uso del dialetto, ancora radicati nelle comunità di oggi, nonostante il condizionamento di internet e del web. A raccontare come siamo e come eravamo provvede una specifica sezione fotografica, basata su foto in bianco e nero realizzate da: Fabrizio Artoni, Paolo Avezzù, Giancarlo Ballo, Roberto Bottari, Maurizio Braiato, Romolo Cacciatori, Massimo Liboni, Ivano Massaro, Domenico Russo, Cristina Sartorello.   
         Ad aprire l’incontro con il pubblico, costituito, soprattutto, dai soci del ‘Circolo polesano degli Amici dell’arte’, dai pittori e  fotografi che espongono le loro opere e da diversi rappresentanti della cultura rodigina, il ricordo di Gabbris Ferrari, il primo dei tre protagonisti dell’arte e della cultura della città, venuti a mancare negli anni recenti. Di lui ha parlato il presidente del Circolo, Giorgio Lazzarini, e Giuliano Scaranello, attore, che ha recitato brani di testi per il teatro di Gabbris e testi poetici. Ed è stata ricordata la mostra ‘Il paesaggio inquieto’, frutto dell’amicizia tra Gabbris e Giorgio di cui sono stati letti anche brani di poesie da Maurizio Noce, un amico comune. 
        Di Sergio Garbato, scomparso il 6 novembre di un anno fa, è stata ricordata la profonda conoscenza di ogni cosa relativa al Polesine e a Rovigo; La cultura che spaziava dalla musica al teatro, dalla storia del territorio a quella delle famiglie che l’hanno dominato senza tralasciare gli uomini illustri che lo hanno visitato o semplicemente attraversato. In merito è stato presentato il suo libro ‘Di passaggio’, arricchito da disegni di Gabbris Ferraris. 
       Il Polesine, raccontato dagli artisti partecipanti alla mostra in Pescheria, è in primo luogo, la terra nata dal grande fiume Po, un luogo magico dove albe e tramonti infiammano le lagune qundo il carro del sole inizia a salire nel cielo e quando, a sera, completato il percorso, scende oltre la linea dell’orizzonte. E’ la terra degli spazi infiniti e dei grandi silenzi, dove il vento soffia e scompiglia i rami dei salici, sibila intrufolandosi nelle case abbandonate da gente che è andata a cercare fortuna lontano da qui. Un dedalo di canali che s’intrecciano verso il mare, dove acqua dolce si mescola con acqua salata e i canneti offrono rifugio agli uccelli acquatici. Infine le spiagge, sempre più attraenti per i turisti e i bagnanti in cerca di riposo e di svago. I loro nomi sono: Carlo Campi, Alberto Cristini, Carla Fiocco, Maria Rosa Gregnanin, Ottavio Melato, Andrea Pirani, Gian Prina Manet, Silvio Zago.     
    Lauretta Vignaga

  • Paolo Zambonin, pittura e scrittura passioni di una vita

    Paolo Zambonin, pittura e scrittura passioni di una vita

             Rovigo, Veneto – Nato a Fiesso, da una famiglia residente a Castelguglielmo, Paolo Zambonin ha trascorso tutta la vita attiva nella città altopolesana svolgendo la professione di ragioniere del Comune. Avendo la possibilità di essere  quotidianamente informato su eventi e scelte politiche e ammministrative del suo Comune, venne scelto  come corrispondente  dal quotidiano ‘Il Gazzettino’, edizione di Rovigo, mansione che Zambonin  svolse per 44 anni, fino al 2006, quando  si trasferì a Rovigo.
        Una passione, quella per la scrittura, maturata in parallelo con quella per la pittura che tante soddisfazioni gli regalava con le delicatissime composizioni floreali, i ritratti di persone incontrate nei luoghi delle vacanze e gli scorci di paesaggi e ambienti urbani di Rovigo. La sua abilità di scrittore, però, andava ben oltre la stesura delle cronache di paese che quotidianamente redigeva per ‘ Il Gazzettino’. Castelguglielmo e gli altri paesi attorno, sul finire della seconda guerra mondiale, erano stati lo scenario  di atroci fatti di sangue, rappresaglie e vendette ancora ben presenti nel cuore e nella mente degli abitanti di quei luoghi. Eventi che Paolo Zambonin  apprendeva dalla voce di chi ne era stato testimone.
    All’inizio degli anni ’90, del secolo scorso,  l’approccio con Lino Segantin e la  rivista semestrale  ‘Ventaglio 90’,  di cui Segantin era direttore, interamente dedicata al Polesine e alla sua storia, ha offerto a Paolo Zambonin l’occasione giusta per mettere alla prova la precisione e scorrevolezza del cronista unite alla piacevolezza del narratore e la sensibilità del romanziere. A cui si aggiunse l’ala della fantasia quando raccontò di personaggi reali e di vicende realmente accadute in contesti di vita di giovani del nostro tempo tra incertezze e paure, sfiducia in se stessi e passioni.
        Nel 1999, nasce ‘Giulia’, romanzo d’amore e sull’amore, iniziato come un racconto e poi trasformatosi in un’opera di largo respiro. Lo stesso anno, alla fine di novembre, viene dato alle stampe: ‘Un’ alba nuova verrà’, ricostruzione dei sanguinosi fatti di Villamarzana, dal rastrellamento all’eccidio. Un evento di incredibile ferocia verificatosi tra Castelguglielmo e Villamarzana che coinvolse  tutti i luoghi attorno: Pincara, Precona, Bressane, Cascina Stargarde di Villamarzana, e la campagna, senza strade e punti di riferimento, dove  aveva trovato rifugio e nascondiglio un gruppo di partigiani.  A Villamarzana si erano infiltrati quattro fascisti per scoprire i luoghi dove i partigiani si nascondevano e  le azioni che progettavano di mettere a segno. Furono, però, scoperti e trucidati.
        La vendetta nazifascista si scatenò con ferocia inaudita. Un centinaio di persone, cadute in un rastrellamento, furono impriginate, torturate e seviziate. Una decina morirono. Altri 42 vennero condannati a morte per fucilazione alla schiena e trasferiti a Villamarzana in attesa dell’esecuzione; nove di loro erano poco più che adolescenti.  La fucilazione, sulla piazza del paese, fu eseguita con sei condannati alla volta , cominciando dai più giovani.
       Il racconto di Zambonin, estremamente minuzioso e ricco di particolari ripresi dagli atti del processo e raccontati dai sopravvissuti, tocca profondamente la mente e il cuore dei lettori. Testimonianza diretta e inoppugnabile dell’odio che aveva travolto gli italiani mettendo  gli uni contro gli altri persone dello stesso territorio e della stessa comunità.
         Con  ‘Giorni di guerra. Ricordi giovanili del Caporale Beppe’, pubblicato nel 2004, si passa dalla guerra narrata alla guerra vissuta in prima persona.  Paolo Zambonin ha raccolto  dalla viva voce di Beppe, le peripezie, le paure e le sofferenze vissute durante sei anni di servizio militare tra Albania, Grecia e Jugoslavia e prigionia in Germania.  Un racconto scritto in prima persona dove tutto è reale.
        Collaborando con ‘Il Gazzettino’, Zambonin si è occupato della Comunità ‘Incontro’, struttura dell’ organizzazione di don Pierino Gelmini destinata al recupero di persone con problemi di tossicodipendenza. alcolismo, ludopatia. La casa, situata a Runzi di Villamarzana, era stata donata da alcuni agricoltori del luogo per  aiutare i tanti giovani con problemi di droga presenti sul territorio. A Runzi Zambonin conosce Peter e con lui instaura un rapporto di dialogo e fiducia che diverrà la sostanza del romanzo ‘Percorsi di vita’, pubblicato nel 2015. Alla storia e alle esperienze di Peter si intrecciano quelle di altri ragazzi: Luca, Elena, Nicola,  che l’autore accompagna in un percorso dove amore e solitudine, delusioni e incertezze, errori e redenzione, la droga e il bullismo stanno sullo sfondo, pronti ad entrare in gioco e scatenare l’infelicità. Una narrazione coinvolgente dove l’introsezione psicologica mette a nudo debolezze e difficoltà di tanti giovani del  nostro tempo dominato da egoismo e indifferenza. Nonostante tutto, però, trovano la forza di riscattarsi perchè non hanno smesso di credere nei valori della vita.
    Lauretta Vignaga
  • Mostra di pittura e fotografia sul Polesine

    IL POLESINE DI IERI E DI OGGI, TRA PITTURA E FOTOGRAFIA
    Rovigo, Veneto – Immagini del Polesine di ieri quelle che Roberto Bottari espone, fino al 20 0ttobre, a Rovigo Fotografia, il nuovo punto di riferimento per gli appassionati della macchina fotografica e della cinepresa, per chi vuole apprenderne le tecniche o migliorare il proprio stile comunicativo.
    Scatti che raccontano di distese sconfinate di campi di grano che brillano al sole d’estate e la sera sconfinano nel rosso del tramonto. Terra generosa su cui uomini e donne, piegavano la schiena e bagnavano di sudore per raccoglierne i frutti. Una condizione di enorme difficoltà  prima che l’industria meccanica rendesse più leggero e fruttuoso il lavoro dei campi, sia per nutrire l’uomo che il bestiame.
    Terra nata dall’acqua e lambita dal mare che incanta il ‘forestiero’ con lagune e pioppeti, scanni e insenature popolati di uccelli e di pesce.
    Le case basse di mattoni con il pavimento e il cortile in terra battuta raccontano la povertà del Polesine nei primi decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Una esistenza difficile, soprattutto nella stagione fredda, quando il gelo ornava di trine le siepi e i rami degli alberi e le verdure dell’orto diventavano inutilizzabili.  La carenza dei mezzi di trasporto  rendeva la bicicletta una vera risorsa, spesso l’unico mezzo per raggiungere il paese nei giorni di festa. La ricorrenza del santo Patrono era l’occasione piu attesa per divertirsi, incontrare i parenti e, per le ragazze, incontrare le amiche e trovare il fidanzato.
    Lauretta Vignaga

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