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Autore: Lauretta Vignaga

  • Il Cinquecento a Rovigo, Architettura e Società

    Il Cinquecento a Rovigo, Architettura e Società

    A Palazzo Roncale un convegno di Italia Nostra per conoscere meglio la storia di Rovigo

    Rovigo, Veneto –  Nella prestigiosa cornice della Sala degli Arazzi di Palazzo Roncale, da poco restituito al suo splendore con accurata operazione di restauro, si è svolto nella mattinata di sabato 6 ottobre, un convegno di grande interesse per quanti amano approfondire la storia della Città di Rovigo: “IL CINQUECENTO A ROVIGO-ARCHITETTURA E SOCIETA” L’organizzazione dell’incontro nasce dal desiderio della sezione provinciale di Italia Nostra di dare adeguato seguito alla partecipazione alla XXIII settimana dei beni culturali in Polesine il cui fulcro era stato, nel 2017, proprio il ‘500. Villa Badoer e le sue splendide architetture hanno accolto quell’evento, patrocinato anche dalla Provincia e dagli Ordini professionali di Ingegneri e Architetti, nonché dal Collegio dei Geometri di Rovigo. In quella occasione tutti gli interventi degli autorevoli relatori (Andreina Milan, Lauro Benetti, Francesco Vallerani, Giovanni Veronese) Italia Nostra volle raccoglierli in una pubblicazione da offrire alla cittadinanza e agli Istituti di Istruzione superiore del territorio perchè non se ne perdesse memoria. Per gli allievi è stato indetto anche un Bando di Concorso grafico-fotografico che consentisse loro di sensibilizzarsi e conoscere l’entità delle architetture del ‘500 in Polesine. Decine di iscrizione al concorso sono pervenute da molte scuole e i vincitori sono stati premiati proprio sabato 6 ottobre con i graditi premi messi a disposizione dalla ditta MILAN LUIGI s.r.l., impresa edile di Giacciano con Baruchella, da più anni vicina all’Associazione e alle sue finalità. Essi hanno avuto modo di ascoltare le relazioni delle due docenti invitate a parlare, due professoresse di alto prestigio del mondo accademico:l’arch.Andreina Milan, docente ricercatore al Dipartimento di architettura dell’Università di Bologna che ha fatto un quadro preciso e puntuale del territorio tra il 400 e il 500 tra guerre, carestie, pestilenze ed esondazioni, eppure territorio importante e conteso tra i poteri forti dell’epoca. In questo clima sorge Palazzo Roncale e la relazione della prof.ssa Laura Giacomini, docente di Storia dell’architettura nel polo di Mantova del Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Urbanistica, ben ha delucidato l’evoluzione del palazzo e le sue successive fasi costruttive,nonchè la storia della famiglia Roncale, dagli inizi fino ai giorni nostri, avvalorando ogni passaggio con puntuali ricerche di archivio. Il pubblico di giovani, professionisti e cittadini comuni hanno seguito con interesse quanto veniva detto e sapientemente illustrato da slides che hanno reso facile e interessante l’esposizione La giornata si è conclusa con una visita guidata del palazzo recentemente restaurato e arricchito con mobili coevi di alto pregio. Un ringraziamento speciale va alla Fondazione Cariparo di cui il convegno è stato ospite e agli Ordini professionali di Architetti, Ingegneri e Geometri, patrocinatori della manifestazione e presenti in largo numero.
    Lauretta Vignaga
  • L’Ospedale psichiatrico di Rovigo ritorna alla vita

    L’impegno straordinario di un’associazione vicentina riapre i cancelli dell’ex Ospedale psichiatrico di Rovigo.
     
      Rovigo, Veneto  –  Quello che non erano riusciti a fare il Comune di Rovigo, la Provincia  l’ULSS 5, proprietaria della struttura, è stato compiuto da una Associazione vicentina, ‘I luoghi dell’abbandono’ che, grazie all’esperienza accumulata e alla gestione manageriale, ha restituito alla comunità del nostro capoluogo 16 ettari del parco, degli oltre 21 totali, e alcune delle strutture dell’enorme complesso che costituiva l’ex Ospedale Psichiatrico di Granzette. Ottenuto in comodato d’uso sia il parco che gli edifici, abbandonati da 21 anni e in in totale degrado, dopo tre mesi di lavoro dei volontari, gli alberi secolari, le aree a giardino e gli spazi verdi sono tornati a nuova vita, pronti ad accogliere bambini e famiglie, complessi musicali e bancarelle, manifestazioni culturali e d’intrattenimento. L’inaugurazione ufficiale lo scorso 7 ottobre, con la messa celebrata da don Francesco che ha vissuto nell’Ospedale psichiatrico dal 1973  al 1995, condividendo l’alienazione di ogni ricoverato. Una prima apertura, tuttavia,  era gia avvenuta ad aprile scorso, riservata a fotografi amatoriali e non per riprendere e fissare sulla pellicola o sulla memoria digitale la terribile verità di sofferenza, solitudine, emarginazione e degrado umano che quei luoghi avevano conosciuto e nascosto alla società civile.
         Diventata operativa alla fine del 1928, e inaugurata nel 1930, il complesso,  intitolato  a Vittorio Emanuele III, re d’Italia,  accoglieva 300 pazienti. Nel 1997 la chiusura definitiva. 
       Oggi, la sua riqualificazione ha lo scopo di restituire dignità e recuperare la memoria storica di un’area di enorme valore sociale e culturale.  
    Franco Basaglia, paladino della legge 180, approvata dal Parlamento nel maggio del 1978, che stabiliva la chiusura di tutti i manicomi, affermava: “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come la ragione. Il problema è che la società civile dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragione d’essere”. 
        Nato a Venezia nel 1924, Franco Basaglia, conclusi gli studi superiori, nel 1943 si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, dove entra in contatto con un gruppo di studenti antifascisti. Tradito da un compagno ,
    viene arrestato e detenuto in carcere fino alla fine della guerra. Subisce anche la detenzione in manicomio.Dopo la laurea, nel 1949, inizia a lavorare, come assistente, nella clinica delle malattie nervose e mentali fino al 1961, producendo numerosi scritti e pubblicazioni scientifiche sulle diverse forme di malattie che incontrava nella pratica clinica come: schizofrenia, stati ossessivi, ipocondria. Nel frattempo si appassiona di filosofia e cerca di conciliare, indagando, la fenomenologia e l’esistenzialismo. Nel 1952 si specializza in malattie nervose e mentali e, nel 1958, consegue la libera docenza in Psichiatria. Nel 1961, per concorso, diventa direttore dell’Ospedale psichiatrico di Gorizia. L’impatto con la durezza della realtà manicomiale è drammatico e Basaglia decide di impegnersi in una radicale trasformazione istituzionale e, a Gorizia, dà il via all’appicazione di nuove regole prestando attenzione alle condizioni di vita degli internati e ai loro bisogni. Vengono aperte le porte dei padiglioni e i cancelli dell’ospedale ma il suo progetto di riforma fallisce. Basaglia lascia Gorizia e passa a dirigere l’ospedale psichiatrico di Colorno. Continua con intensità la diffusione di testi sulle esperienze che porta avanti, ma la politica frena ogni suo tentativo di cambiamento. Nel 1973, con alcuni collaboratori, fonda ‘ Psichiatria democratica’. Nel maggio 1978, viene finalmente approvata dal Parlamento la legge 180 sulla riforma della Psichiatria, che disciplina i trattamenti sanitari obbligatori  e avvia il processo di chiusura dei manicomi;  l’iter, però, presenta molte difficoltà nella fase di attuazione.
    Nel 1978 entra in vigore anche la legge n° 833 che riforma il Servizio Sanitario Nazionale. Viene imposto il trasferimento di competenza della gestione delle strutture spichiatriche dallo Stato alle Regioni. Tutti i provvedimenti, tuttavia, valevano per i pazienti in precedenza ricoverati nelle strutture psichiatriche al momento dell’entrata in vigore della legge 180 ma non oltre. La legge, infatti, vietava di istituire altri ospedali psichiatrici, stabilendo, quale obiettivo, la prevenzione delle malattie mentali attraverso trattamenti alternativi al ricovero ospedaliero.
       Dal 1978 al 1991 si verifica un vuoto legislativo relativo alle insufficienze dei bisognosi, così come era stato indicato e individuato dalla legge 833. Agli inizi degli anni ’90, il problema  diventa talmente pressante che, dalla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici, sono state approvate numerose  leggi per risolvere i problemi che la società moderna crea di continuo e con enormi difficoltà cerca di affrontare.
    Lauretta Vignaga
  • Arte e Magia a Palazzo Roverella

    Arte e Magia a Palazzo Roverella

    Dall’ Esoterismo al Simbolismo, dal Mistero, al Sogno alla Magia. A Palazzo Roverella una mostra unica nel suo genere.
     Rovigo, Veneto –   Novità assoluta in Italia e in Europa; unica nel suo genere e difficilmente ripetibile per la grande quantità di opere provenienti dall’estero e da collezioni private, la mostra, inaugurata venerdì 28 settembre a Palazzo Roverella, incuriosisce e affascina già a partire dal titolo: ‘Arte e magia’.
     Curata da Francesco Parisi, raccoglie circa 250 opere di oltre un centinaio di maestri, tra i più noti e rappresentativi delle correnti esoteriche che esplosero in Europa tra il 1860 e il primo quarto del ‘900.  E  testimoni dell’influenza che queste esercitarono sulle arti figurative, ad iniziare dal Simbolismo – che indagava il mistero e il sogno – fino alla nascita  delle avanguardie storiche, passando per la psicanalisi e l’inconscio. Tra  loro, citiamo: Rodin, Munch, Klee, Mondrian, Previati, Basile, Kandinsky, Martini, Russolo, Balla. Un evento dal fascino straordinario per l’insolito e intrigante connubio tra arte e magia.
       Divisa in 11 sezioni, la mostra si apre esplorando l’interesse per le dottrine ermetiche ed esoteriche, ricche di figurazioni e miti, demoni e spiriti, streghe e maghi, vampiri e divinità antiche che inondarono,  con le loro suggestioni, le  arti figurative, intrecciandosi con la letteratura e l’architettura del Vecchio Continente. In tale clima, trovarono terreno ideale nuove correnti artistiche, come il Simbolismo, e teorie come la Psicanalisi, legate tra loro dal comune desiderio  di indagare l’occulto, il sogno, l’inonscio. Lo stesso legame che, qualche anno dopo, emergerà nelle prime avanguardie del Novecento e, a seguire,  nel Futurismo  e nell’ Astrattismo. L’Esoterismo è l’aspetto spirituale del mondo, inaccessibile all’intelligenza cerebrale. L’origine del nome è collegata al verbo greco ‘far entrare’,  offrire, cioè, agli uomini la possibilità di penetrare nell’interiore attraverso l’esteriore; rivelare, quindi, una verità nascosta. L’influenza della cultura esoterica sulle arti figurative fu preminente nel territorio tra la Francia e il Belgio e talmente popolare tra gli artisti che l’opera ‘ I grandi iniziati’ divenne un ‘best seller’ mondiale.
         Il percorso della mostra ‘Arte e Magia’ si apre, quindi, con un ‘Invito al silenzio’: le mani  appoggiate sulla bocca o  il dito posto davanti ad essa,  per  intimare il silenzio, non divulgare i segreti ma anche per ascoltare l’inconscio. Solo così l’uomo può accedere al ‘Tempio’,  seconda tappa del percorso di iniziazione, dove l’architettura esoterica e la progettazione di templi e altari connotano il panorama dell’arte. In esposizione opere di: Gustavo Giovannoni, Ernesto Basile, Hermann Obrist.
       ‘ Psyche, Cosmo, Aura‘ è il contenuto della terza sezione, basata sull’elemento ‘luce’, a cui si fece ricorso per rappresentare i fenomeni psichici e invisibili, apparizioni spiritiche, telepatia. A illustrarli opere di Piet Mondrian, Previati, Romani, che segnano il momento di passaggio dall’estetica simbolista a quella modernista e avanguardista. Qui la luce, però, è sempre circondata dal buio, mentre nelle tre tappe che seguono, gli artisti riscoprono il fascino di opere oscure, impressionanti, sconvolgenti, misteriose forme ancestrali dell’inconscio collettivo o di speculazione mistica. Da citare opere di Auguste Rodin, Vasilij Kandinskiy, Edvard Munch. Sono le sezioni. ‘Diavoli, Streghe e Maghi’,  ‘Lucifero’,  ‘Spiritismo’  e la ‘Vague spiritistica’ a cui la borghesia fin de siècle si interessò con fervido entusiasmo che fece esplodere la moda delle sedute spiritiche e portò alla scoperta di nuovi linguaggi artistici come: ‘il disegno automatico e la fotografia futurista. Molti gli autori che vi si ispirarono per romanzi e dipinti : Edvard Munch, Albert von Keller, Austin Osman Josef Vàchal, Gabriel von Max.   Poi, entrano in scena ‘La notte e i suoi invitati’, demoni e animali, vampiri e pipistrelli e conigli, questi ultimi abituali compagni delle streghe.
            Sul finire dell’ 800 dallo  Spiritismo si ritorna all’anima, alla luce che si irradia dall’oriente e dall’India. Il Buddismo e lo Yoga diventano la nuova filosofia di vita.   Pittori e scultori ma anche  viaggiatori, scrittori e giornalisti trovarono, nelle religioni orientali, una moda alternativa alle riflessioni sul cristianesimo E’ il contenuto di ‘Ex Oriente Lux, sezione che raccoglie lavori di Sascha Schneider, Jean Delville, Odilon Redon.
         All’inizio del nuovo secolo, nella fenomenologia evolutiva delle forme della modernità, esercita una notevole influenza il pensiero di Arthur Schopenhauer sull’esperienza artistica a causa della sua incompatibilità con la scienza e, soprattutto, per i suoi scritti dedicati sia alle scienze occulte sia alla spiritualità orientale. Sulle orme del pensiero di Schopenhauer nacque una comunità utopica e anticonformista che praticava il rifiuto del mondo borghese. Uno dei centri di questa comunità utopica, chiamata ‘Monte Verità’, fu la collina di Monescia, vicino ad Ascona. I suoi adepti praticavano il nudismo e il vegetarianesimo per fuggire dalla civiltà industrializzata . Ascona venne definita espressione perfetta che ben sottolineava il significato vacuo di tutte le tendenze occulte che avevano popolato i sogni spirituali di molti artisti all’alba della modernità.
       Fra i circoli esoterici che ispirarono gli artisti nell’ultimo decennio dell’ 800, un posto centrale è occupato dalla ‘Rosacroce’ di Joséphin Péladan.  Appassionato di occultismo, Péladan aveva partecipato alla creazione dell’ Ordine cabalistico della Rosacroce assieme a Stanislas de Guaita, ridando vita a diverse fratellanze ermetiche dello stesso nome. Pèladan, però, aspirava ad affermarsi anche come occultista, romanziere, moralista, filosofo ed esteta.Dotato di cultura enciclopedica e grande conoscitore dell’ arte antica, soprattutto italiana, e molto legato al cattolicesimo, aspirava a restituire all’arte una sacralità che riteneva perduta; il suo obiettivo, infatti, era riconciliare l’arte con la misticità, creando un nuovo ordine: quello della ‘Rosa-Croce Cattolica del Tempio e del Graal. La creazione dei Salons de la Rose-Croix, organizzati a Parigi tra il 1892 e il 1897 accoglieva artisti che aderivano al rifiuto del materialismo e del naturalismo per un bisogno di mistero e spiritualità. L’ esoterismo e il cattolicesimo avevano lo scopo di restituire all’espressione artistica il suo mistero. 
      A completare la ricchezza della mostra la sezione ‘Esoterismo e Occultismo nella grafica e nella illustrazione.
    Lauretta Vignaga
  • Performance ‘Promesse elettorali’

    Promesse Elettorali. Una riflessione sulla libertà di voto e l’abitudine corrente di non rispettare gli impegni presi. 
    Rovigo, Veneto –  Leggère e piene di entusiasmo, espressione di impegno e buona volontà, quanto lo sono i pensieri e le parole dei marinai che salutano l’amata dal ponte della nave che sta per salpare. Così, ‘Promesse elettorali’, performance conclusiva del progetto ‘Racconta Rovigo’, è andata in scena nello spazio che affianca il negozio ‘Plastogomma’, in via don Minzoni 2. Un  luogo destinato, dal Comune di Rovigo, all’ Associazione Polesana Mutilati e Invalidi di guerra e, purtroppo, mai effettivamente, consegnato, come ha dichiarato Giorgio Fantato, presidente dell’associazione rodigina che, quest’anno festeggia il centenario della fondazione. 
        Solleticate dal titolo, dalla diffusione dell’evento creata dalla stampa e, forse,  dalla possibilità, annunciata dall’Associazione Cantieri Culturali Creativi, organizzatrice della recita, di entrare nella prima e unica rappresentazione di ‘Promesse elettorali,  le persone prenotate sono state  molte di più del previsto. Per ciascuna che entrava  nello spazio riservato alla rappresentazione, un foglio e una matita, attrezzo indispensabile per sottoscrivere una promessa……in risposta ad altre ‘promesse’.  
    Pochi gli arredi sulla scena –  un cortile circoscritto da vecchie mura – ma fondamentali. Un leggio con sopra un documento, e un microfono a disposizione di una signora dalla voce stentorea, ma non troppo, per non aggredire il popolo degli ‘elettori’ che  le stava schierato davanti. Al suo fianco, in piedi su una pedana, una fanciulla la cui voce  diffondeva  dolci note simili a quelle delle sirene che  cercavano di ammaliare Ulisse. Nel silenzio generale, la donna ha cominciato a leggere  il foglio che aveva davanti: un programma elettorale pieno di novità. Promesse di concessioni e facilitazioni mai avute prima. Promesse che, come regola, dovevano essere onorate. Anche i presenti dovevano onorare le loro promesse: quelle scritte sul foglio ricevuto assieme alla matita.
    La voce, venata di ironia, ha iniziato ad enunciare gli articoli, sottolineando, per ciascuno, che:
     “Le promesse vanno sempre onorate”
         La prima promessa riguardava la sicurezza, che tutti volevano; poi l’abolizione delle accise, diventate inutili; da sostituire con altre da inventare. Il diritto alla salute basato sulla facoltà di scegliere i vaccini da somministrare ai propri figli. Magari non nelle dosi previste, ma solo un assaggio. Il controllo del territorio affinchè non manchino inondazioni e terremoti che impongano la necessità di nuove tasse per la ricostruzione. E indagare se al mondo ci sono terre da esplorare e popoli da colonizzare. La mancanza di risorse per la scuola si può risolvere cambiando il modello di istruzione, impegnando i bambini con piccole attività da sfruttare. Ogni articolo  suggellato dall’avvertimento: ” Le promesse vanno sempre mantenute”. 
         Poi la scena cambia e l’attenzione si sposta su un grosso pallone appeso in alto: Un simbolo della terra da afferrare e lanciare lontano e poi riprendere.  Alla parola si sostituisce il teatro danza con un breve passaggio di danza contemporanea curato dalla coreografa e danzatrice Romina Zangirolami. Inizia una prova di forza che finisce per mettere al tappeto la danzatrice. Non è la resa, tuttavia. Il messaggio è chiaro: ” L’ impegno comune può dare i giusti risultati; il nostro compito è fare del mondo un luogo migliore dove vivere insieme in pace e  libertà”.
      A suggerire questo mondo nuovo, più giusto ed equo per l’ umanità che lo abita, provvede una istallazione appoggiata ad un muro spoglio e sbrecciato. Una composizione di moduli di cartone dipinti d’azzurro come il cielo infinito. Sbuffi di nuvole veleggiano in quella immensità regalando serenità e pace.
       A concludere il tutto la promessa che ciascuno deve scrivere per se stesso. Quel foglio di carta, inserito in un contenitore, verrà, successivamente, letto e commentato. Gli artisti a Km 0 hanno già pronta una nuova idea.
        Diverse le arti e gli artisti coinvolti: recitazione, danza, pittura, scultura, scrittura, canto, istallazione. A realizzarli: Miranda Greggio, Luigi Milani, Diego Forno, Luigi Gioli, artisti. Fiorella Tommasini, recitazione; Linda Nordio, canto, Francesco Casoni, testi, Romina Zangirolami, danza.
    Lauretta Vignaga
  • Inaugurazione Ottobre Rosa 2018

    Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale – PDTA – eccellenza della Rete Oncologica Veneta. Ne ha parlato il professor Franco Conte, ospite ANDOS,  in occasione dell’ apertura di Ottobre Rosa 2018
    Rovigo, Veneto – Sala della Gran Guardia affollata di donne, sabato 29 settembre, in occasione dell’apertura di ‘Ottobre Rosa 2018’, mese della prevenzione dal tumore al seno. L’incontro, come sempre organizzato da Associazione ANDOS onlus, guidata dalla presidente Anna Maria, Cavallari Monesi, ha registrato una folta  presenza di sindaci dei 50 Comuni del Polesine, da dieci anni uniti in un patto di alleanza, di cui si è fatta promotrice e garante l’allora presidente della Provincia, dottoressa Tiziana Virgilia, per combattere le neoplasie al seno. Prevenzione che di recente si è estesa anche al polmone e al colon.  Ospite dell’incontro il professor Franco Conte, coordinatore scientifico della Rete Oncologica Veneta.   
         “La difficoltà crescente della Sanità pubblica a rispondere alle necessità di tutti i cittadini, difficoltà che in altri Stati, ad esempio gli Stati Uniti, si trasforma in un dramma per l’intera famiglia quando si presenta una patologia oncologica, ha obbligato il sistema sanitario  veneto ha fare scelte molto precise e mirate” – ha cominciato a spiegare il professor Conte.
      La realizzazione della Rete Oncologica Veneta, cinque anni fa,  ha permesso di garantire la sostenibilità dell’assistenza a tutti i cittadini. Grazie alla Rete, chi si ammala entra in un sistema che lo prende in carico e lo accompagna lungo tutto il percorso, ricevendo quanto di meglio è possibile ricevere. L’oncologo è l’oncologo medico che somministra i farmaci ed è sempre attento a quelli nuovi che vengono messi in circolazione. L’oncologo medico deve partire da una diagnosi di tumore il più presto possibile; se questo passaggio è ritardato, ogni cura o operazione diventa inutile. Come nasce il primo sospetto della malattia, ogni mossa successiva deve essere fatta nel modo giusto e nel luogo giusto e il percorso assistenziale è deciso fin dal primo momento della verifica, con tutti gli specialisti assieme che hanno concordato, fin dall’inizio, i passi da compiere. La Rete garantisce tutti i migliori gradi di competenza per ogni passaggio e un percorso diverso per ogni forma di tumore. Viene, quindi, stilato un documento che raccoglie tutte le diverse tappe del PDTA – Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale – e si decide cosa deve essere fatto, come farlo e chi lo deve fare. E’ indispensabile che ogni specialista abbia alle spalle una esperienza la più lunga possibile e, nel caso del chirurgo senologo, che abbia eseguito almeno 50 interventi per essere qualificato. I centri di senologia di primo livello vantano una altissima competenza; quelli di secondo livello, in aggiunta, vantano la specializzazione nella ricostruzione del seno. In Veneto ci sono 5 centri di secondo  livello a cui afferiscono 16 centri di primo livello, tra cui c’è Rovigo”.
    E per concludere, il professor Conte ha aggiunto, con orgoglio, che dal 2013, quando è stata istituita la Rete Oncologica Veneta, è drasticamente diminuito il numero delle donne che vanno a farsi visitare e controllare fuori regione. Un impegno di grandissimo valore portato avanti con il sostegno del volontariato.
      Presente all’incontro, la dottoressa Tiziana Virgili è stata invitata dalla presidente Cavallari Monesi, ha citare il patto, siglato il primo di ottobre di 10 anni fa, tra tutti i sindaci del Polesine per  far fronte comune, assieme alle donne, contro il tumore al seno con una azione capillare di informazione e prevenzione.
           Numerosi gli apprezzamenti, espressi da amministratori e medici, presenti alla cerimonia,  nei confronti di ANDOS e del gruppo dei suoi volontari, per il grande impegno che dedicano al sostegno morale e materiale delle  donne che devono affrontare una diagnosi di cancro al seno e le cure che seguono. Determinante, nel gruppo, la presenza della psiconcologa Samantha Serpentini, referente della  Breast Unit per le donne colpite dalla patologia.
       Altri momenti significativi dell’apertura di ‘Ottobre Rosa’, la presentazione dell’associazione RYLA – Run for your life again – onlus di Padova, con lo scopo di sottolineare l’importanza del movimento, a qualsiasi età,  per il recupero della salute dopo la diagnosi di tumore al seno.  E’ nato così il progetto ‘Donne in corsa: Life is pink’,  un gruppo di 10 donne e tre medici che hanno partecipato alla maratona di New York, testimoniando il valore della vita e la voglia di ripartire
         Ad arricchire ‘Ottobre Rosa’, come nel 2017, verranno riproposte le iniziative: ‘Il pane della vita’, in collaborazione con CNA Rovigo, per sensibilizzare le donne verso scelte alimentari sane e corrette. E il controllo gratuito dell’efficienza visiva e del film lacrimale, con lo studio della lacrima al microscopio, offerti da Ottica Tenani di Rovigo. Oltre a questo, 20 donne potranno ricevere in omaggio un paio di occhiali correttivi o sostituti lacrimali in caso di dislacrimia da farmaco. Per i controlli telefonare allo 0425 34011; info al sito www.otticatenani.it o pagina Facebook di Ottica Tenani.   La conclusione, affidata a Fulvia Pedani, coordinatrice nazionale Andos onlus, ha sottolineato che anche le donne, operate di cancro, se curate in modo appropriato, possono diventare madri.
    La foto di gruppo con le tante fasce tricolori presenti in sala e gli ospiti intervenuti ha concluso il pomeriggio. Quindi, accensione delle luci rosa e appuntamento per tutti alla conclusione del mese della prevenzione, la seconda settimana di novembre.
    Lauretta Vignaga
  • Riparte ‘Ottobre Rosa’, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno

      Rovigo, Veneto –  ‘Ottobre Rosa’, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno a livello internazionale, viene inaugurato sabato, 29 settembre, alle 17.45, nella Sala della Gran Guardia, in piazza Vittorio Emanuele II a Rovigo. A rendere più significativa la manifestazione e a sottolineare l’importanza di alcune regole fondamentali per un corretto stile di vita, basilare nella prevenzione della malattia che, tutt’ora, resta  tra le più diffuse cause di morte per le donne, l’inaugurazione sarà preceduta da ”Donne in corsa: Life is Pink’.  Partito da Padova, il Testimone Rosa giungerà in Piazzale ‘ Giuseppe Di Vittorio alle 17, e proseguirà con la prima ‘Camminata in rosa’  per raggiungere la Gran Guardia. La manifestazione, organizzata dal CONI in collaborazione con altre associazioni,  preseguirà domenica 30 settembre per raggiungere il Comune di Rosolina alle ore 14. Domenica 7 ottobre raggiungerà i Comuni di Catelguglielmo e Calto con arrivo alle 14.30. Domenica 14 ottobre raggiungerà Ficarolo, alle 14.30 e il 21 di ottobre sarà a Corbola alle 9.15. Per il 28 ottobre è previsto l’arrivo a Ceneselli e Fiesso Umbertiano, rispettivamente alle 9 e 9.30.
       Tornando all’incontro in Gran Guardia per l’inaugurazione di ‘Ottobre Rosa’, la cerimonia verrà aperta dai saluti del sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin,  del presidente della Provincia, Marco Trombini, e della coordinatrice nazionale ANDOS onlus, Fulvia Pedani. Farà seguito l’intervento del prof. Pier Franco Conte, coordinatore tecnico scientifico di Rete Oncologica Veneta, dal titolo. ‘La Rete come metodo di lavoro e opportunità di cura: 50 Comuni e 10 anni di Alleanza nella lotta del tumore al seno’. Il collaborazione con la dottoressa Tiziana Virgili, verrà effettuata la cerimonia di accensione delle Luci Rosa.
        Altre manifestazioni che accompagneranno il mese della prevenzione sono: ‘Il pane per la vita’, in collaborazione con CNA e i panificatori della provincia di Rovigo, per educare ad una sana alimentazione. ‘La vista bene prezioso’,un encomiabile servizio offerto da ‘Ottica Tenani Rovigo’, con il controllo gratuito dell’efficienza visiva e del film lacrimale con studio della lacrima al microscopio. Un aiuto  indispensabile per le donne che hanno seguito le cure farmacologiche per il tumore al seno. Dopo questo evento, infatti, si manifestano spesso problemi alla vista e secchezza agli occhi. I rimedi offerti sono: occhiali correttivi in omaggio o sostituti lacrimali in caso di dislacrimia da farmaco.
    Lauretta Vignaga
  • ‘Promesse elettorali’ conclude il progetto ‘Racconta Rovigo’ 2018

    In arrivo la pubblicazione delle diverse fasi del percorso
    Rovigo, Veneto –  Domenica 30 settembre, alle 19.30, nel cortile dell’ Associazione Mutilati e Invalidi di guerra, in via don Minzoni, 2, a Rovigo, verrà presentata ‘Promesse elettorali’,  terza performance del progetto ‘Racconta Rovigo’. L’ iniziativa, guidata dall’Associazione Cantieri Culturali Creativi, presieduta dalla ballerina e coreografa Romina Zangirolami, ha registrato la collaborazione di un nutrito gruppo di rodigini desiderosi di scuotere l’atmosfera piatta che affligge la nostra città, quando non ci sono eventi mutuati da altre realtà.  Sono diventati gli ‘artisti a kilometri 0’, pronti a confrontarsi, scambiare idee e dedicare parte del loro tempo, a titolo completamente gratuito, per realizzare qualcosa di diverso e mai affrontato prima, per dimostrare che, anche senza risorse, e in totale autonomia,  si può essere creativi e innovativi.
        Questa mattina la conferenza stampa, nella sede dell’Enoteca e punto di ristorazione ‘Il Locale’, in via Miani, per far conoscere l’intero progetto, iniziato il 23 aprile scorso e concluso a luglio, che ha registrato la presenza di tanti personaggi rodigini, impegnati nella cultura, nell’arte, nel teatro, nella comunicazione e anche nella amministrazione pubblica. Alle riunioni settimanali del lunedi, hanno raccontato la loro opinione ed esperienza del territorio, confrontando idee, lanciando proposte per organizzare e dare sostanza a progetti nuovi e ‘diversi’. 
       Nell’ottica di una gestione praticamente senza risorse, i luoghi per le rappresentazioni sono stati individuati fra i cortili di associazioni e complessi residenziali privati. Nel cortile interno della sede dell’ Associazione  Coltivatori diretti, in via Alberto Mario, ha trovato accoglienza ‘Primordiale’, un canto di terra e di acqua’. Poi è stato realizzato ‘Canone domestico’, ospitato nello spazio interno del quartiere ‘Bergamo’, di fianco alla chiesa della Rotonda. Descrizione di una quotidianità divisa tra le faccende domestiche, i ricordi delle persone che hanno condiviso la vita con la protagonista, in quella casa e in quel cortile e, ora, non ci sono più. E poi il diversivo più comune: il programma televisivo preferito. Le ore trascorrono e la giornata si chiude con il bucato da raccogliere e da piegare. Quello stesso bucato che ne aveva segnato l’inizio con le lenzuola stese al sole.
        “Gli incontri settimanali hanno contribuito a creare una rete di artisti molto affiatati che, oltre a lavorare insieme, hanno lasciato testimonianze scritte della loro esperienza di Rovigo; hanno raccontato la ‘loro’ città e quello che avrebbero voluto che fosse” – ha spiegato Romina Zangirolami rivolgendosi alla stampa.  “Il 30 settembre, alle 19,30, andrà in scena ‘ Promesse elettorali’, performance dal valore civile, oltre che artistico. Sulla scena, infatti, ci sarà anche una grande istallazione a moduli scomponibili che verrà offerta ai presenti per raccogliere fondi sia per il recupero delle spese che per aiutare l’associazione che si dedica al recupero di  tossicodipendenti che affetti da disagio psicologico”.
    “A dimostrare il successo della nostra iniziativa, che quasi sicuramente non finirà qui – ha concluso Romina Zangirolami – ci sono le tante persone che ci hanno seguito e sostenuto; che hanno chiesto di partecipare liberamente alle performance, tra loro una soprano – Golda il nome d’arte – proveniente dagli Stati Uniti e attualmente presente in provincia di Rovigo per studiare canto con il maestro Rigosa. E abbiamo già contattato una casa editrice per la pubblicazione dei contributi scritti  arrivati da chi ci ha seguito in questi mesi”.
    Lauretta Vignaga
  • Rovigo Fotografia

    il nuovo punto di riferimento per gli appassionati dello scatto
        Rovigo, Veneto – Studio fotografico e associazione culturale, Rovigo Fotografia, costola di RCE Rovigo, è il luogo ideale per chi ama e pratica la fotografia e desidera dare sfogo alla propria creatività. Inaugurata il 14 settembre scorso, in viale Porta Po, la struttura è dotata di spazi diversi per le molteplici esigenze dei fotoamatori e dei professionisti dello scatto. Due sale di posa, una sala still life, camerino e sala trucchi e un’aula per i corsi di formazione.
       Un luogo dove la fotografia è in grado di soddisfare tutte le esigenze e necessità specifiche di coloro che la praticano, siano essi tesserati che simpatizzanti. Dove ci si può confrontare ed esprimere le proprie potenzialità grazie alle attrezzature messe a disposizione e gli spazi per organizzare eventi.  Ad arricchire visivamente l’inaugurazione ha contribuito anche lo straordinario gioco di luci e colori di ‘Dynamic’, fotografie in movimento di Roberto Bottari, il primo ospite di Rovigo Fotografia.
        La sfida di cogliere ‘l’attimo fuggente’, il  momento irripetibile in cui il ‘presente’ è tale ma sta diventando ‘passato’, è il sogno impossibile di ogni appassionato di fotografia. L’immagine fotografica è qualcosa di statico ma, sia pur difficile e complicata, la soluzione esiste. L’occhio umano, ad esempio, non riesce a cogliere con certezza il dettaglio del movimento di un animale in corsa; la macchina fotografica, invece, essendo meccanica, può fissare con precisione il flusso del movimento, frammentandolo in una serie di scatti discontinui, ricostruendo, poi, in modo credibile e convincente, il flusso temporale.
    La scoperta venne fatta dal fotografo inglese Eadweard Muybridge che, nel giugno del 1782, aveva accettato la sfida di un ricco signore, appassionato di cavalli, che gli aveva chiesto di fotografare il suo celebre cavallo Occident per dimostrare che, durante il galoppo, c’è un istante in cui il cavallo ha tutte le zampe sollevate da terra.  La sfida fu vinta: la fotografia era riuscita a fissare, per la prima volta, il momento inafferrabile di ogni riflessione sul tempo.
       Nel secolo scorso, la fotografia in movimento è diventata realtà grazie allo ‘scatto creativo’, il ‘panning’. Nelle foto realizzate il protagonista è fermo e l’immagine ben definita, mentre  tutto il resto appare mosso. la sensazione conferita è di movimento che si trasmette a tutta la scena.
        ‘Dynamic’, tema proposto da Roberto Bottari, è costituito da una serie di foto del tutto inedite, dove ogni scatto nasce dallo studio di ciò che si vuole ottenere e dalle diverse prove fatte per realizzarlo.  ‘Foto sbagliate’ – come le definisce l’autore.  La tecnica consiste nel muovere la fotocamera parallelamente al soggetto da riprendere; oppure la fotocamera è ferma e si utilizza un tempo di ripresa lento per registrare il movimento, mentre ciò che scorre sulla scena non viene registrato. Cambiando il movimento della macchina fotografica cambia anche la velocità del soggetto.
    Nella serie di foto di ‘Dynamic’, il dato più eclatante è la ricchezza dei colori che scorrono davanti ai nostri occhi, mentre il soggetto in primo piano sembra perdere consistenza per amalgamarsi con il contesto in cui si trova.  La sensazione di velocità dei mezzi di trasporto, dei ciclisti, dei cavalli al galoppo è quasi tangibile, e sembrano  opera di magia le evoluzioni dei tessuti che vestono le danzatrici. I corpi  scompaiono nelle leggiadre volute della stoffa impalpabile; e poi si  aprono a ventaglio sopra il capo e attorno a braccia e gambe trasformando il tutto in un fluttuare leggero di materia. Ciclisti, in fila indiana, pedalano curvi sui manubri mentre le ruote delle bici e  le magliette indossate si allungano e spariscono all’indietro. Straordinaria la foto dei cavalli lanciati al galoppo, dove la corsa sfrenata confonde dorsi e criniere in una massa compatta La sensazione di chi guarda è quella di  trovarsi in un caleidoscopio di luci e colori che fuggono e si rincorrono, si intrecciano e scompaiono lasciando spazio ad altre illusioni.
    Lauretta Vignaga
  • Arte e danza insieme per un ‘Cerimoniale’ tra sacro e profano

    Rovigo, Veneto –  La  porta dell’oratorio di San Rocco, a Valliera di Adria, è socchiusa. Lo spazio ristretto incornicia una figura vestita di scuro che rivolge alle persone all’esterno, in attesa di entrare, frasi dagli accostamenti strani e incomprensibili. Poi, la porta si spalanca e, al centro dell’oratorio, in origine consacrato a San Rocco e oggi edificio sconsacrato, appare uno spazio rettangolare chiuso da teli di sacco che nasconde ai presenti il suo contenuto. E’ la più importante istallazione di ‘Cerimoniale’, performance di danza e arte realizzata dall’ Associazione Cantieri Culturali Creativi, in collaborazione con gli artisti a Km 0: Giovanna Chiarato, Nadia Zampollo, Romina Zangirolami, Adriano Baccaglini e gli artisti Luigi Gioli, Giorgia Cangiano e Diego Forno, svoltasi  sabato 22 settembre. 
       Ripresa dalla tradizione medioevale l’usanza di far scendere dal soffitto delle piccole chiese un baldacchino sopra l’altare maggiore – il capocielo –  a sottolineare la sacralità di ciò che sull’altare era custodito –  l’istallazione di teli di sacco mostra  le gambe, dal ginocchio in giù di alcune danzatrici; i piedi nudi sopra un tappeto cosparso di polvere impalpabile. Poco dopo, piedi e gambe iniziano un dialogo di movimenti tra loro e la polvere sul tappeto, spostandola verso l’esterno, rigandola con le dita dei piedi, alzandola e poggiandovi sopra le ginocchia. Abbassato il capocielo e aperto verso l’abside, l’attenzione dei presenti viene catturata da fogli di carta spessa che si srotolano su un lungo piano di legno. Pensieri e parole scorrono su quel foglio assieme a spazi bianchi che raccolgono il silenzio. Sulla parete di fronte si nota un grande pannello di carta che scende dall’alto srotolandosi verso il pavimento dove c’è una piegatura simile a quelle che si fanno sulle pagine dei libri per mantenere il segno. L’autrice, Giorgia Cangiano  spiega che quell’elemento rappresenta un orecchio che, aprendosi, rivela parole scritte raccolte per essere custodite.
      Il rotolo di carta, steso sul tavolo mostra brani di scrittura che, nelle intenzioni dell’autrice, sarebbero, stati, poi, affidati alla terra assieme al loro contenitore, per alcuni mesi. Il successivo recupero avrebbe testimoniato i cambiamenti intervenuti  e i significati assunti.
         Nelle due cappelle laterali ci sono le istallazioni di Diego Forno e Luigi Gioli. Oggetti raccolti dal passato per mantenerlo vivo: una vecchia porta in legno scuro a cui si contrappone la sagoma di un bianco tabernacolo. Un paio di tuniche femminili, emblema di una categoria fragile e indifesa, a cui la chiesa offriva ricovero. E la cappella con una sola veste in tela cerata inchiodata ad una croce.
    Lauretta  Vignaga
  • ‘Quarant’anni di colori per creare emozioni’. Paolo Zambonin torna in Pescheria in un tripudio di bellezza.

    Rovigo, Veneto –  Tre anni dopo l’ultima mostra a Rovigo, tenuta anche quella in Pescheria, Paolo Zambonin torna a esporre nella rinomata sala rodigina per festeggiare i suoi 40 anni con l’arte. Una mostra che ripropone i soggetti che da sempre caratterizzano la sua produzione e sempre hanno affascinato il suo pubblico: i fiori. Ma non è tutto. Zambonin è anche un ottimo ritrattista, come attestano i numerosi ritratti eseguiti per persone incontrate in luoghi diversi, nei posti di villeggiatura, spesso abbigliati con costumi ispirati al folclore locale. E non mancano le tele ispirate al paesaggio e le nature morte. 
       Ovunque un tripudio di colori, di luce e serenità che fa bene all’anima e allontana i pensieri cupi. Qualunque sia il tema proposto vi si intuisce la gioia dell’atto creativo, la consapevolezza dell’autore di catturare la bellezza del mondo per farne omaggio a chi si ferma e guarda le sue opere.   
       L’esposizione di Paolo Zambonin, inaugurata lo scorso 8 settembre e visibile fino al prossimo 20 settembre, con orario 10 – 12 e 16 – 19,  ha anche lo scopo di ricordare Sergio Garbato, venuto a mancare nel novembre del 2017, a cui l’artista  era legato da grande stima e sincera amicizia, rafforzata dalla quotidianità del rapporto di inquilini dello stesso edificio. Lo scrittore, giornalista, critico d’arte e straordinario uomo di cultura nell’ambito rodigino e polesano, è stato ricordato con la lettura, affidata a Massimo Contiero,  del testo da lui scritto, un anno fa, in occasione della mostra di pittura  di Paolo Zambonin, a Salara, durante la ‘ Sagra della fragola’.  “Una pitttura ricchissima di colori, di una vivezza che sembrava spingere i fiori a cercare di uscire dalla cornice” – commentava Garbato. “Fiori  colti dal pennello sempre nel momento più intenso del loro sboccire, sia che aprissero le loro corolle nel recinto di un giardino, sia che fossero spuntati sulla riva di un ruscello, sul declivio di un colle o facessero capolino da una brocca intrecciata di tralci d’uva  in una natura morta. Una pittura che non ricercava l’espressione del vero; il suo obiettivo era il piacere estetico anche quando il soggetto era uno scorcio di Rovigo o un paesaggio marino o montano” .
     Affascinati dall’atmosfera idilliaca che aleggiava in Pescheria Nuova, il pubblico, in gran parte femminile, ha manifestato con calore il proprio gradimento per l’evento artistico che segna un traguardo importantissimo per Paolo Zambonin: quarant’anni con la pittura e un ritrovato entusiasmo e volontà creativa che non teme il passare del tempo, anzi, lo sfida.
    Lauretta Vignaga
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