RACCOGLIEREI STELLE IN PANIERI DI CIELO
Raccoglierei stelle in panieri di cielo per i tuoi occhi vestiti di paura e inchiodati su orizzonti di morte, bimbo libanese.
Distillerei rugiada di pace sulle colline dell’esistenza e seppellirei voci d’odio con battiti di fiabe per i tuoi occhi umiliati dal ferro rovente dell’apartheid, bimbo sudafricano.
Disegnerei lune di speranza sui silenzi di lunghe carovane che imbiancano la notte tra melodie di vento e brucerei semi di pregiudizi e fotogrammi di violenza
per i tuoi occhi fasciati di solitudine, bimbo nomade.
Accarezzerei corde d’arpa per cantare poemi d’amore nelle terre-prigioni dove muoiono ogni giorno frammenti d’illusioni.
Su strade di macerie e barricate traccerei universi di luce per illuminare i sogni dei bimbi d’ogni continente e insieme a loro attenderei colombe alzarsi in volo
COSMOS
Sillabare di nebbie e incrostazioni di eventi nel mistero d’insolvibili spazi a ricomporre semi millenari tra impronte di passato. La Storia si riavvolge nella spelonca rugiadosa delle stelle e nell’universo si distribuisce il ricordo di antichi presagi.
Crepuscoli e assonanze s’espandono in realtà più vaste e dal cielo si dipartono messaggi d’aria a musicare la melodia delle stagioni. Lento fila il tempo richiami d’altre vite, tremori d’albe e distanze azzurre
su tele di madrepore mentre illusioni e asprezze continuano a cadere in sfere di cristallo.
Mulinelli di coralli trattengono silenzi remoti e ombre di sogni tornano a confondersi nel pullulare di costellazioni mutevoli tra voragini d’infiniti echi.
Confida la pietra i segreti dei cieli, delle ere nell’irraggiungibile solitudine e insieme agli astri rotea la radice oscura d’ogni origine. E ricomincia ogni volta la luce.
(1° Premio Concorso Nazionale “Cosmo d’oro”)
SATURA IL CERCHIO DI SILENZIO
Satura il cerchio di silenzio il sicomoro alto sulla proda e il tempo annera il sasso e la memoria in verticale attesa. Tacitamente battiti d’ombra affondano nel fiume cieco che mi scava dentro e al periplo degli occhi avide rotte deragliano alchimie d’albe gonfie di notte.
E sono sola con le mie parole sotto la luna e i bastioni morti col cuore ingrumato di ricordi che di giorno in giorno la verità scolora.
Invano sui precipizi dell’assenza mi affido stanca ai miei confini e divido in parti uguali l’ansia irrigidita nel cavo delle mie mani vuote. È gorgo il nulla di profonda nebbia e i lunghi giorni d’abbandono massacrano le attese e mi fanno pietra.
Lacrime di conchiglie arenate disegnano il mio destino d’aria sull’orlo del turbinio che raggela l’inquietudine alta dei gabbiani. Muoiono i sogni come il grido del giorno sugli specchi e ancora cammino sulla sabbia coi laceri orizzonti di una sfida che si stacca, improvvisa, e mi trafigge.
PO: ETERNE STROFE D’ONDE
Filigrane di memorie cantano nelle mani del vento antichi ritornelli d’ombre e sogni tra canneti solitari e pietre corrose dal tumulto delle acque.
Eterne strofe d’onde macinano leggende e lamenti di vecchi mulini in silenzi di golene mentre veli di spume orlano l’azzurro e voli di folaghe accendono l’aria di stupore.
Sconfinata solitudine di dune tesse bagliori d’attesa e la brezza carezza favole d’ali e danze di Najadi su rive di conchiglie. In sospiri d’acqua e cielo si ravvolge la risacca e scintille di misteri cullano i pioppeti dove vivono aironi cenerini.
Il Po sinuoso sussurra segreti e discioglie accordi con voce di millenni. Su soglie di abissi taciturni intona cantici alla luce tra fruscii di canne. Canta e respira il fiume mentre l’aria lo bacia e la brezza lo culla con dita di perla.
Pelle d’argento scivolosa cela sotto valli d’onde illusioni d’alghe e sortilegi di luna. L’acqua trascina nostalgie di melodie infinite tra respiri di lagune.
E il fiume cangiante nel trasparente alitare del tempo continua ad intonare con labbra d’argento la litania errabonda della sua storia eterna.
(Poesia inserita nella 3ª Biennale Nazionale “Poesia – Ambiente” 1991)
NEVERMORE (MAI PIÙ)
Cieli gonfi di fiabe e ritagli di stagioni sfumano su cancelli d’ombra in musica di lacrime e vento. Pensieri di filigrana danzano col silenzio dei cigni a raccogliere petali di stelle e stupori di arabeschi sulle mie dita.
L’eco di conchiglia ha palpiti leggeri nella penombra che divide i sogni.
Silenzi d’ali e nidi di rose sciolgono fuochi sull’acqua che riflette gocce di luna. Mai più spegnerò respiri d’ombra in velluti di foglie e sangue. Mai più il tempo sfoglierà l’attesa.
Un’ampolla imprigiona il sogno della vita.
(Premiata al Concorso Internazionale “Renzo Pezzani”)
LE GINESTRE DI ELDA
Splendono sulla tela le ginestre di Elda e in esse ritrovo solitudini lontane e verdi nostalgie di boschi.
Dinanzi alle corolle d’oro incantata la memoria torna alla pace di remoti sentieri nascosti da rami fitti d’abeti tra le montagne e il cielo.
Cantano nell’anima le notti e i prati mentre sogno leggende imprigionate in eremi di vento.
Silenti eternità montane leggo sui petali delle ginestre che mi narrano storie di tramonti antichi e ritrovati incanti.
Il sole batte sulle corolle gialle e ferma è l’ora in un colore eterno.
(dedicata alla pittrice Elda Attalini)
SONO RIMASTA A CUCIRE IL VUOTO
Sono rimasta a cucire il vuoto nell’orto del mio spazio fra alberi duri di solitudine e rantoli d’ortiche. Nella curva dell’ombra indugia l’eco di segreti felici scolpiti nel vento dei passeri con battiti filati d’infinito.
Tempesta di sole nel cratere dello sguardo e gemiti senza piume di cigno sui rami di questa lunazione nella crepa artica che frusta il gioco della vita e fa sgorgare scintille di ghiaccio nei crepuscoli della carne.
E sono qui a chiamarmi senza risposta nel tepore odoroso di sogni rampicanti con la pelle tesa all’arco delle comete per andar lungo profezie giocate sulla strada senza tempo dove il glicine canta l’eucarestia dell’universo e l’amore suicida imbriglia la sera illusa dalla luna.
Inginocchiata su scorze di silenzio sgozzo le stagioni per non scrivere altre tenebre nei buchi del mio viaggio.
E mi lascio vincere dall’alchimia di questa pena straripante che mi schianta.
(1° Premio assoluto al Concorso Letterario “Formica Nera” di Padova)
E VARDARÒ ’NCORA PRIMAVERE DE LUNA
…E vardarò ’ncora primavere de luna sospese a la fola de la sira fra archi de nuvole clare e sconti respiri de luse.
Ne l’aria podarò sentire onde de lòdole e suspiri d’anguane imprisonà nei canài tra fumàre d’arzento e litanie de vento.
Basarò le onde e ’ndarò smissiarme a xoli de paveje e sussuri de isole selvàdeghe par respirare cante de coraj e mari distanti.
Drio le canavère de palù chiete ciamarò le ave a ricamàre ’l zielo e inventarò magie par impizàr falò de stele dove bala le àleghe.
Bave insogni correrà su sabie d’oro a impirare lagreme de rosà in cape de sole.
Tornarò a rancurare falìve de vita ingategià in pressia da la napa del tempo.
E quando sirò sola a rassare i silensi fundi de le ore me perdarò fra girlande e ciarori de ricordi.
Solo ’l vento fredo del destin podarà sfrisàre ’l velo de l’anema e inciodarme ’l respiro.
(Premiata al Concorso indetto dal Lyons di Vittorio Veneto)
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“Le poesie di Angioletta Masiero”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-poesie-di-angioletta-masiero/