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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Premio Govoni

Istituito dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Rovigo. Primo premio ai neo ingegneri Matteo Siviero e Luca Franzoso. Scaturite interessanti proposte operative per la Torre Donà di Rovigo e l’Abbazia della Vangadizza di Badia

di Romano Murmora

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 157–160

Rapporto scuola-cultura e rapporto professione-cultura in Polesine: un intreccio di tematiche complesse e di estremo attuale interesse. Affrontarle è stata una sfida impegnativa, raccolta dall’Ordine degli Ingegneri di Rovigo che, alla metà dello scorso dicembre, ha celebrato il Premio Govoni 1990 – prima edizione. Nella sala riunioni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo è avvenuta alla presenza di un qualificato pubblico la premiazione, per specializzazione, della migliore tesi di Laurea in ingegneria.

Rodolfo Govoni, alla cui memoria il premio è stato intitolato, ha presieduto l’Ordine degli Ingegneri della provincia per oltre due lustri, fino alla sua prematura dipartita, poco più di un anno fa. Il modo migliore per ricordarlo, raccogliendone la ricca eredità morale, è stato quello di istituire questo premio aperto ai giovani laureati meritevoli, “che si pongono come elemento propositivo e di cerniera con una professione da svolgere in un contesto non più racchiuso dai confini nazionali ma estesa ad una dimensione europea” come ha ben detto nella presentazione il suo successore ingegner Ferdinando Picelli.

Hanno meritato il primo premio Matteo Siviero (settore elettronica) e Luca Franzoso (civile-edile) e segnalazione Simone Spalmiotto (idraulica), Antonio Capodaglio (civile-edile), Raffaello Salvadori (civile-edile) e Marco Pigaiani (meccanica).

Ma tra le tesi presentate, per lo meno un paio sono degne di una particolare attenzione, in quanto puntano l’obiettivo su monumenti emblematici della provincia: Torre Donà a Rovigo e la Chiesa dell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine.

Il primo studio, redatto dall’ingegner Luca Franzoso è intitolato “Indagine conoscitiva sullo stato della Torre Donà di Rovigo” ed è stato discusso alla conclusione dell’anno accademico 1988-’89, relatori il professor G. Turrini, che in occasione del premio ha illustrato il lavoro con un circostanziato intervento, e l’ingegner M. Piazza dell’Università di Padova.

Descritte ed analizzate le metodologie d’indagine, è stato riferito sulle operazioni programmate ed eseguite sul manufatto. Accurato è stato il rilievo delle fondazioni e delle murature anche per quanto attiene al quadro fessurativo. Eseguite prove sui materiali, sono state analizzate le condizioni statiche della torre, facendo ricorso ad elaboratori elettronici. I dati raccolti si rivelano di fondamentale importanza per le future progettazioni. Molti punti della torre sono stati posizionati spazialmente e ciò consente di stabilire eventuali movimenti degli stessi. Metodi moderni e pratici sono stati seguiti anche per le analisi compiute sul terreno. Il lavoro può essere indicato come riferimento per la scelta di metodologie da seguire nello svolgimento di analoghe indagini. Finalizzato ad un progetto di consolidamento di Torre Donà, il notevole materiale raccolto verrà prossimamente consegnato al Comune di Rovigo da parte dell’Ordine degli Ingegneri, per un ulteriore proseguimento dei lavori ad opera del Comune medesimo.

Sempre all’Università di Padova, nel precedente anno accademico, si laureava l’ingegner Raffaello Salvadori, relatori il professor C. Bianchi e l’architetto V. Dal Piaz, con una tesi dal titolo “Proposta di copertura dei resti e degli scavi archeologici nella Chiesa dell’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine”.

A seguito di un’esauriente indagine storica riguardante l’Abbazia a partire dalla sua fondazione, seguendo lo sviluppo del complesso monasteriale, lo studio propone una struttura di copertura dei resti delle chiese quasi interamente demolita nell’anno 1835 e di eventuali ritrovamenti archeologici che potrebbero risultare da futuri scavi. La novità e l’interesse della soluzione indicata sta nel fatto che il programma non comprende rifacimenti o modificazioni delle parti esistenti, ma la realizzazione di sovrastrutture del tutto distinte e separate, soltanto accostate alle preesistenti ed alle stesse integrate senza provocare alterazioni, e con la possibilità di rimozione, smontaggio, cambiamento tali da non coinvolgere o sconvolgere le strutture antiche. La copertura proposta riconduce al volume originale della chiesa, con il ricorso ad una struttura reticolare spaziale. L’intervento prevede una base, piano di calpestio, sotto la quale, grazie ad una pavimentazione trasparente, si rendevano visibili gli scavi archeologici, accessibili per mezzo di scale, e sopra la quale si innalzano i pilastri di sostegno della copertura costituita da un tavolato in legno ricoperto da lastre di rame. Le pareti della chiesa sono previste in policarbonato. Il lavoro presentato è stato segnalato tra l’altro per l’attendibile livello di fattibilità.

Questi sono alcuni tra i contributi, rilevanti per valenza tecnico-scientifica, che l’encomiabile iniziativa della prima edizione del Premio Govoni 1990 ha voluto porre all’attenzione ed al servizio della collettività polesana. E l’auspicio è quello che alla prima, possano seguire altre numerose e fortunate edizioni, a cadenze ravvicinate, quali stimolanti appelli per una prestigiosa gara aperta ai migliori giovani ingegneri della provincia.

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Come citare questo articolo

Romano Murmora. “Premio Govoni”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/premio-govoni/

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