Il Bonello di Stienta è una delle golene più suggestive del Po altopolesano; campi coltivati si alternano a boschi di pioppi; macchie di salici si affacciano sulle lanche; poi la sabbia fine, con dune sparse punteggiate di erbe, porta al corso del fiume. Passeggiare nel Bonello a cavallo ti permette di apprezzare la natura della Padana, di ascoltare ancora il merlo, il cardellino e l'allodola, di vedere il grande sole rosso immergersi nelle acque del Po, di sentire antichi odori e quei profumi di cui ci hanno parlato i nonni. Sei chilometri di percorso in questa verde golena ti permettono di ricordare la campagna “com’era una volta”, o di riscoprire quei luoghi in cui si andava a giocare da bambini.
A coloro che “non sono mai saliti su un cavallo” Maurizio Barotto, titolare del centro equestre agrituristico “Bonello”, mette a disposizione un animale docile affinché possano apprezzare, assieme al gruppo di cavalieri più esperti, il rilassante contatto con la natura. Quelli che desiderano, poi, perfezionare il loro rapporto con la sella hanno la possibilità di seguire un corso per il conseguimento del brevetto di cavaliere, rilasciato dall'Associazione Nazionale Turismo Equestre (A.N.T.E.).
Assieme ai purosangue inglesi del suo allevamento, Barotto si occupa anche di cavalli che “sono a pensione”. I progetti di ampliamento del centro prevedono l’allestimento di una stazione di monta, con due stalloni, per cavalli inglesi e mezzosangue da sella e un centro per la doma, l’addestramento e la ferratura.
“Tra poco – ci comunica il titolare del centro agrituristico – entrerà in servizio una carrozza per permettere, anche ad intere famiglie, di visitare la golena e soprattutto Villa Camerini che di recente è stata tutta quanta restaurata”.
Il Ristorante, diretto dalla signora Marina, è stato ricavato dalla ristrutturazione di un fabbricato “La Ca’ del bosco”, la cui esistenza è fatta risalire dalle mappe catastali al 1700.
L’arredamento è in stile rustico e ricostruisce un po’ il passato della zona.
La passione per la storia la signora Marina la rivela anche in cucina.
“Oltre a cercare di ricostruire la storia del Bonello attraverso documenti catastali – ci spiega – cerco di riprodurre quella che è stata la nostra tradizione e che ormai sta scomparendo, attingendo alle testimonianze dei vecchi di Stienta e dei paesi vicini”.
I piatti che si possono gustare sono quelli tipici “della nostra zona”, tutti casarecci. Ci sono vari tipi di pasta, “fatta a mano e tirata col mattarello”. Gli antipasti sono costituiti da “pinze e pinzini come facevano le nostre nonne e da salumi fatti in casa”. Di secondo, vengono presentare diverse carni alle braci: “gli animali – continua Marina – li prendiamo nelle aziende agricole vicine e li cuciniamo con erbe selvatiche e naturali, come facevano nei monasteri un tempo. Inoltre prepariamo il pavone secondo una ricetta del 1.500”. Anche i dolci sono quelli di cui ci parlano i nonni, come “la miaza”, la torta tagliatella (tipica del mantovano) e la ciambella “tociata” nel vino.
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Come citare questo articolo
Giovanni Danza. “Cavallo e cucina rustica”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/cavallo-e-cucina-rustica/