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POESIA

Poetando in San Bortolo

Premiati a San Bortolo i vincitori del XII Concorso Nazionale.

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 4 1991 pp. 99–110

Nella sezione "poesia" di questo numero pubblichiamo le liriche vincitrici del XII Concorso Nazionale "Poetando in San Bortolo", la cui cerimonia di premiazione si è svolta nel teatro parrocchiale proprio nella notte di San Bartolomeo, il santo che nella parlata polesana è detto S. Bortolo.

Arduo si è rivelato il compito della giuria composta dal prof. Antonio Carlizzi, dalla poetessa ed insegnante Lucia Dionisio, dalla giornalista Angioletta Masiero, dal poeta Romano Fabbris e dal rag. Gianfranco Tiziani, segretario del C.A.R. di Rovigo, associazione organizzatrice della manifestazione culturale.

Le liriche pervenute, infatti, erano alcune centinaia, provenienti da tutte le parti d'Italia e tutte di buon livello.

Dinanzi ad un pubblico attento ed interessato, Angioletta Masiero, conduttrice della serata, ha letto il verbale della giuria ed ha recitato le liriche delle due sezioni in lingua che il pubblico ha calorosamente applaudito.

L'arpista Margherita Bassani, negli intervalli, ha eseguito bellissimi brani di Bach, Reniè, Salzedo.

Al termine della manifestazione sono stati consegnati premi e riconoscimenti agli autori.

Per la sezione in lingua sono stati premiati i seguenti poeti: Adriana Scarpa di Treviso per la lirica "Fioriscono ancora i mattini nel tuo tempo?", Kambiz M. Tashayoee, poeta persiano, autore de "Il pane caldo", Carmelo Salgarello di San Bonifacio (Verona) per "Madre", e Muzio Chiarini di Consandolo (Ferrara) per "La voce".

Il quarto premio è andato ad Alessandra Orsatti di Portomaggiore (Ferrara), a Tamara Campadelli di Bologna, a Daniele Donegà di Canda (Rovigo).

La sezione a tema libero in vernacolo è stata vinta da Luigi Bozzato di Chioggia per la lirica "On scheo de seme"; al secondo posto si è classificato Gino Cappello di Rovigo con la poesia "Ombre"; al terzo Leda Marazzotti Marini di Ancona con la composizione "La valigia de nono".

La sezione a tema "Europa", invece, è stata vinta da mons. Francesco Dal Passo di Rovigo con la lirica "Il sogno dell'Europa"; secondo Antonio Schiavi di Rosolina con la composizione "Europa" e terzo Giampietro Mischiatti di Rovigo con "Europa 1992".

FIORISCONO ANCORA I MATTINI NEL TUO TEMPO?

Ricordi tu, Alessandro, la mia voce?
Quante favole salivano di sera
dal cortile e le ascoltava il Borgo.
C'era una strada d'aria
tra le case, si acquattavano
i merli sopra i coppi; lungo,
si attardava il respiro a ritrovare
il tepore ultimo dei muri.

Son passate stagioni: hanno lasciato
spicchi di sole e ferite
dentro il cuore. Di là dei vetri,
nell'ombra dei balconi,
rivivono figure evanescenti.
Ma tu, ritorni? Ti penso
in un paese di muri bianchi
dove la clessidra
da anni ormai rimane capovolta,
e ti riscopro eterno
sulla pelle, dentro il mio sonno
con fiati di colomba.

Chissà, Alessandro, se ancora
fioriscono i mattini nel tuo spazio
e sui muri segreti del tuo esistere
si perpetua l'odor dei gelsomini.

Io so che, accoccolata nel ricordo,
rifiuto i "per sempre" dell'assenza
e mi accosto alle porte del tuo tempo
con fiducia, tendendoti le mani
e reclamo il tempo delle rose;
tu stai là, oltre l'argine, tra sfavillii
di sole, e la tristezza quieta
di quest'ora mi insegna
quanto sia lenta a svanire
l'immagine di te dentro la bruma,
quanto impieghi
a dissolversi nell'aria
l'impronta del tuo volto,
il tuo sorriso. Come un ceppo
che lungo, nelle notti, si consuma
accendendo di sprazzi il focolare.

Adriana Scarpa (TV)
1ª Classificata
Sez. Italiano

IL PANE CALDO

Nell'algóre, la neve
frusta il volto
degli uomini
scalzi e il fiotto
si rigira dentro di loro.
Il grido dello sguardo
abbandonato rimane dietro
il muro dell'angoscia
e l'orgoglio va a pezzi.
La neve è bella,
per chi la guarda
dalla finestra e ha
in mano il pane caldo.

Kambiz M. Tashayoee (PD)
2ª Classificata
Sez. Italiano

LA VOCE

No, non voglio conoscerti.
La tua immagine
nascosta nell'angolo
della fantasia cullata,
tutta si vestirebbe,
sia pure a festa
e di soave bellezza,
d'involucro umano.

No, non voglio conoscerti.
Tu solamente
sei il fulcro che raccoglie
il vero dal profondo
e, immensamente fertile,
nell'etere librata,
esalti e unisci, eclettico,
il sentimento umano.

No, non voglio conoscerti.
Cancellerei l'alone
traboccante incanto
che avvince e affascina
il trepidante ascolto
del tuo notturno, eretto
al ritmo di "chiamate"
per "squarci" di contatto.

No, non voglio,
non voglio conoscerti.
Distruggerei il tuo potere magico
d'accostare i Lorca, i Brecht,
i Leopardi.
al sorriso radioso della felicità,
all'ombra sgomenta della solitudine,
al pianto disperato della tragedia
in un tutto poetico di canto alla vita.

No, non voglio conoscerti
"mia" stupenda, inimitabile voce.

Muzio Chiarini (FE)
3° Classificato
Sez. Italiano

MADRE

Ora che conosco la lama delle Nebbie
gli stracci del viandante senza casa
il giorno crudo nell'anima straziata
e il nodoso legno delle nostre croci
più volte calpestate / mai divelte

colgo adolescenze bruciate dalla bruma
coriandoli di vita in brevità di Sole /
sfatti come lanterna caduta nella gora
e brivida il cuore mio / viva rosa aperta
al vento sottile che sfoglia albe nuove…

e sogno di notte che tu ed io, Madre
siamo due virgulti cresciuti nella pozza
intreccio di radici fuse nel pietrisco
e tu conosci terra pioggia e ghiaccio
come queste labbra il seno che mi desti…
ché di terra pioggia Sole e Amore
siamo fatti e di luce che vivida sentieri…

Amami addormentata e nuda e santa, OGGI,
che sulla Riva Grande (meriggio d'aquiloni)
ti sei fatta isola di gioia / voce chiara
onda che penetra silenzi e si fa canto…

E quando anch'io sarò per
addormentarmi, nudo
nella quiete bianca di conchiglie vuote,
lascia, Madre, che la mia mano
scarna cerchi,
come da bambino, sui tuoi alor desiati seni
la favola che un tempo bagnò
ciglia di rugiada
ed era pace dentro il petto, festa il respiro /
mandorlo fiorito su brani di scogliera / Fede
senza più stagioni se non una: Primavera.

Carmelo Salgarello (VR)
3° ex equo
Sez. Italiano

UN SCHEO DE SEME

Le braghe taconàe, beréta in testa
scarpe vecie coi busi su le siole
el Nane xe in cusina un di de festa;
dala fame la testa un può ghe diole.
Legne no ghe ne xe per fare fuogo
e a sente sempre fredo in te che liogo!

A varde in crensa, e là n'a trova gnente:
– 'sta giornata per mi no la xe bela! –
'sto poverin adesso se lemente.
Tarocando, 'na man ghe va in scarsela
dela giacheta, e alora cossa a sente…
un fènico incastrào, belo lusente!

Subito un schèo de seme a va a comprare.
A dise: – qualcoséta le farà –
e a se le mete in boca per magnare
butando i scorsi in meso ala contrà
pensando: – chi sarà peso de mi
che magne un schèo de séme al mesodì? –

E fin che co la mente là a se lagne
dadrio ghe xe un vecéto picolin
che sune i scorsi in tera e a se li magne.
– Ma varda, questo a xe pi poverin!
Signore, propio adesso mi ò capio…
mai lamentarse, ma vardar dadrio! –.

Luigi Bozzato (Chioggia)
1° classificato
Sez. dialetto

OMBRE

Delta del Po, me zito benedeto
in mezo a l'aqua, co'l to ben e 'l to male,
te si 'l me paradiso – 'l più perfeto –
anca se intorno a vola le sensale.

Te jèri intanto, semenà de cane,
co' le baréne, i lidi, le lagune,
i longhi paradèi, le to batane,
boschi de pini verdi so le dune.

Co' le promesse i t'à ciapà nel zògo,
– disendo che i faséva pa'l to ben –
cavando l'aqua pa' impissare on fògo
ch'el t'à impinìo de rabia e de velen.

I t'à promesso posti de lavoro,
schèi par tuti, la finansa salda,
canài fiorii co' le so rive d'oro,
vali da pesca fin co' l'aqua calda.

Ma 'l tempo ladro el xe passà in prestessa
e i òmani de ieri i xe 'ndà via
metendo s'on canton la so promessa:
la grande festa la xe ormai finìa!

L'aqua s'intùrbia, la deventa nera,
la ónze de petrolio rive e fondo,
i péssi i xe sparii, cala la sera;
no' gh'è più paradiso nel me mondo!

Alto e robusto, incornisà de amaro,
ghe xe on camin che fuma – 'na gran mole –
'scondendo 'l çielo, come c'on tabaro,
cuerzéndo de ombra dove jèra sole.

Gino Cappello (RO)
2° classificato
Sez. dialetto

US FA SERA

La spiagia l'è deserta
e int'la maréna,
mez'indurmintêda,
u j'è una lus stranida
chl'an pêr gnânca 'd'ste mónd.
E grând rispir de mêr
us va lugrénd
int un palug alzir.

E vént, l'à smes d'zughêr
tra j'umbrilôn dla pgnêda,
e j'usêl, i va a apulêra,
cun l'ütom batbaj d'sôl
gnascóst trapés a l'éla.

Un brânc ad cucaléti,
cun un vôl les, sênza sfurzê,
al pônta vers i cêr dla val.

Un vol bas, sicur,
tra i nëstar dal sculén
inarzintedi int'l'ütom arlusor.

Ad bóta,
l'ëria la s'impinés ad strid:
a gl'j'e immatidi ad libartê;
imbarieghi d'acva cêra
e d'ëria fêna.
Oh, udor ad tamaris,
udor d'maréna!…
Chisà, se sta nót al durmirà?

Vera Laghi (Ravenna)
3ª classificata
Sez. dialetto

SI FA SERA
(traduzione)

La spiaggia è deserta:
si fa sera.
Sulla marina, semi addormentata,
aleggia una luce strana, irreale,
che sembra non appartenere
a questo mondo.

L'ampio respiro del mare
si sta logorando
in un pisolino leggero.

Il vento, non gioca più
tra le grandi ombrelle dei pini;
gli uccelli,
vanno ad appollaiarsi
con l'ultimo spiraglio di sole,
nascosto sotto l'ala.

Un branco di gabbianelle,
con un volo liscio,
senza forzature, puntano
verso i chiari della valle.

Un volo basso, sicuro,
sorvolando le scoline
rilucenti come nastri,
tra gli ultimi bagliori.

Di colpo, l'aria
si riempie di stridii:
sono ammattite di libertà,
ubriache di acqua chiara
e aria fine, che odora
di tamerici salmastre
e di marina…
Chissà, se questa notte dormiranno?

IL SOGNO DELL'EUROPA!

Una parola, un sogno, un'illusione
un'immagine ancora evanescente
Europa Unita
quando sarai reale?
Per Te hanno parlato
profeti di pace,
vaticinando la Casa Comune.
Per Te hanno sofferto
il carcere più nero
popoli oppressi
più che di pane
di libertà affamati.

Per Te è caduto il muro
che segnava l'amara divisione
e dal filo spinato
ora fiorisce il roseto dell'unione.
Ma di violenza funesti bagliori
Ti danno ahimè
fremiti lugubri di guerra e di paura!

Eppur insisto
nella mia visione.
Questa Casa Comune
sia ben presto accogliente
vincendo con l'amore
la rabbia della razza.

Sogno cosi bambini sorridenti
che han rubato fin l'arcobaleno
uniti in gioco
da tutte le nazioni
dipinger sulla tua porta, Europa,
coi colori dell'iride
la parola fatidica:
PACE!

Mons. Francesco Dal Passo (RO)
1° classificato
Sez. Europa

“EUROPA”

Europa,
patria dei popoli
accolti dai Cesari
sotto un singolo vessillo
ed un'unica lingua;
tu che desti al mondo
leggi e cultura,
volgi la tua mente
a quei lontani trionfi
per trarne gli auspici
ai futuri giorni,
quando sarà il tempo
di fondere gli animi
in un'unica fiamma
che attiri a sé
ogni palpito vitale
per armonizzare
le forze e le menti.

Schiavi Antonio (Rosolina)
2° classificato
Sez. Europa

EUROPA 1992

Un volgo disperso
corre verso l'unione,
un volgo disperso
chiama fraternità,
un volgo disperso
sogna l'Europa unita.

Genti, costumi, idee
in un'Europa unita,
in un mondo di potenti,
in un Universo di speranze.

Illusioni accompagnano timori,
idee incutono dubbi,
parole povere alzano
un coro afono.

Tu,
stringi fra le mani
un pugno di terra,
la terra per cui lavori,
per cui daresti la vita,
la terra che ami.

Tu,
stringi fra le mani
un pugno di idee,
le apri dolcemente
e volano via come sabbia
dispersa da un vento gelido.

Non resta che attendere
una parola nuova,
un inno di pace
per un'Europa unita.

Mischiatti Gianpietro (RO)
3° classificato
Sez. Europa

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “Poetando in San Bortolo”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/poetando-in-san-bortolo/

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