Ci incontriamo con Raffaele Peretto, direttore del Museo Rodigino
Apriamo la sezione di narrativa con due creazioni di Raffaele Peretto: un racconto ambientato sul litorale del vasto delta del Po in epoca romana, e una fiaba dedicata alla prima infanzia.
Direttore del Museo Civico delle Civiltà in Polesine di Rovigo, Raffaele Peretto ha alle sue spalle una laurea in geologia, conseguita con una tesi sullo sviluppo geomorfologico del Delta. Lo studio attento del territorio ha determinato l'incontro di Peretto con l'archeologia, dando luogo ad una interessante attività di ricerca e di ricostruzione ideale dell'antico paesaggio nell'epoca in cui ebbero origine i primi insediamenti umani in Polesine. La passione per lo studio delle tracce del passato del resto è una costante di famiglia, trasmessa dal padre anche all'altro figlio, Carlo, docente di antropologia presso l'università di Ferrara.
Dott. Peretto, qualcuno la considera uno spericolato per i suoi voli in deltaplano sul Polesine.
“Nello studio del territorio è fondamentale servirsi di visioni dall'alto: se l'aereo può dare una prima importante panoramica d'insieme, il deltaplano, con voli a bassa quota, permette un'esame approfondito dei dettagli oggetto di studio”.
Quale è stata la più intensa emozione provata durante una di queste ricognizioni?
“L'apparizione, ancora molto nitida, della grande centuriazione romana che si estendeva da Rovigo verso Chioggia. Nonostante i mutevoli interventi dell'uomo e delle acque, il tracciato dell'antica divisione territoriale attuata dai romani è ancora leggibilissimo dall'alto: molto evidente è in particolare il decumano massimo”.
L'archeologia sembra fare nel Polesine sempre nuovi proseliti.
“È vero. Ed è proprio in virtù di questa passione, e della conseguente azione disinteressata di diverse persone, che il patrimonio archeologico del Polesine si sta facendo via via più ampio ed interessante. Tanto per fare un esempio la recente scoperta dell'insediamento etrusco delle Balone, presso Arquà Polesine, è stata effettuata grazie ad una tempestiva segnalazione di un prezioso collaboratore del museo rodigino. L'istituzione del museo assolve pertanto anche all'importante funzione di centro di raccolta delle informazioni per un ulteriore approfondimento”.
Ma veniamo al suo racconto di argomento storico “Verso i lidi dei sette mari”. Come è nata una tale motivazione?
“Il racconto si basa su una scoperta archeologica di consistente rilievo: nella zona di Comacchio è stata portata alla luce una nave romana col suo interessante carico. La narrazione che propongo, anche se romanzata nell'intreccio, si avvale di un supporto scientifico documentato. Il significato del racconto va visto su un piano didattico, un modo per rendere più appetibili le conoscenze del passato ad un vasto pubblico, stimolandone l'immaginazione”.
E la fiaba del re e della luna?
“Questo è un raccontino fantastico, senza pretese, che ho dedicato a mia figlia e che ora, dalle pagine di “Ventaglio 90” estendo ai bambini del Polesine. È un pezzo del tutto occasionale, in cui probabilmente vi si può trovare adombrato il mito (ad esempio quello di Fetonte), ovvero il ricorrente senso di ribellione dell'uomo nei confronti dei crismi restrittivi della realtà”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Narrativa & Archeologia”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/narrativa-archeologia/