Un viaggio nel fascino di un altro continente, a ritroso nel tempo di quasi un secolo. Non è l’inizio di una fiaba per bambini. Si tratta, invece, delle coordinate spazio-temporali di una programmata avventura, con quattro badiesi nel ruolo di protagonisti. Lo scopo: ripercorrere l’itinerario seguìto dal badiese Luigi Balzan in Sud America.
Nel 1993 ricorrerà infatti il 1° centenario dell’impresa sudamericana di questo famoso personaggio, uno dei cittadini di Badia Polesine che maggiormente hanno dato lustro al proprio paese di origine.
Egli fu autore di una marcia di esplorazione a fini scientifici snodatasi per migliaia di chilometri, durata oltre due anni (dal 30 dicembre 1890 al 4 febbraio 1893) attraverso cinque diversi Paesi (Paraguay, Argentina, Cile, Perù e Bolivia).
L’idea di ripetere – seppur parzialmente – questa avventura è scaturita da Claudio Vallarini, Leonardo Salvadori, Luigino Bacchiega e Roberto Diamanti, che si avvarranno del sostegno del Centro Documentazione Polesano.
Ma torniamo a Balzan. Badia gli dà i natali in un freddo inverno del 1865, sul finire di gennaio. La sua è una facoltosa famiglia di agricoltori, nella quale il giovane apprende i valori del coraggio, dell’amore per la patria e della gentilezza d’animo. Luigi Balzan si appassiona tenacemente agli studi, compiuti dapprima nel Liceo Marco Foscarini di Venezia e quindi presso l’Università di Padova. E al termine ottiene l’abilitazione all’insegnamento della Storia Naturale.
Oltre a ciò, mette in luce spiccate doti di ricercatore, soprattutto nel campo botanico e in quello biologico.
Seguono però anni difficili per la famiglia, e Luigi sceglie così di intraprendere in maniera decisa la propria strada: è una strada che porta lontano, fino nell’America del sud.
Nel 1885, infatti, si trasferisce a La Plata, in Argentina e qui, nel locale Museo, trova ben presto lavoro. È, comunque una sistemazione provvisoria, che il prof. Balzan abbandona allorché gli viene offerta la cattedra di Scienze Naturali presso l’Istituto Nazionale della città di Asuncion del Paraguay.
Svolge quell’incarico in modo encomiabile, approfittando poi dei periodi di vacanza per effettuare escursioni nell’interno del Paese, a contatto con natura.
È l’anno 1890 quando il marchese Giacomo Doria, presidente della Reale Società Geografica Italiana e del Civico Museo di storia naturale di Genova gli affida l’incarico di un lungo viaggio di studio nelle regioni centrali del Sud America.
Dopo una meticolosa preparazione, Balzan parte per una spedizione della durata di oltre due anni. Lo studioso nei suoi quaderni zeppi di appunti annota ogni cosa, raccogliendo anche un ricco campionario di fossili, pietre, cristalli, ametiste, marmi, curiosi insetti, un ricco erbario e molti oggetti di Indios delle varie tribù. Quasi 40 anni dopo ne nascerà un libro (pubblicato da “Fratelli Treves Editori”, a Milano, nel 1931) da cui sono tratte le pagine che riportiamo di seguito nel “Reprinting”.
Nel frattempo Balzan ottiene grande successo con una conferenza sul suo viaggio, tenuta a Roma, che è poi “costretto” a ripetere prima a Padova, nella Sala della Gran Guardia, e successivamente nella sua Badia, al Teatro Sociale, che allora brillava per il suo ruolo culturale di primo piano.
Mentre si prepara a ripartire per l’America, un attacco di febbre malarica (contratta durante il viaggio) lo priva però della vita. È il 26 settembre 1893, e Luigi Balzan non ha ancora compiuto ventinove anni.
“Certamente – scrisse con amarezza, in quei giorni, il Bollettino della Società Geografica – le esperienze raccolte in questo primo viaggio avrebbero assicurato ad un’altra esplorazione, cui si fosse accinto, tutti i vantaggi di una mente ormai preparata, di un animo onesto e perseverante”.
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Vuole dunque essere una specie di “reprinting” anche la spedizione ideata da Vallarini, Bacchiega, Salvadori e Diamanti (quest’ultimo per proprio conto, alla conquista della vetta andina di Cristobal Colon, a quota 5.778 metri).
Dietro “Balzan 93” – così è stata battezzata l’impresa – vi è un anno e mezzo di accurato lavoro fatto di allenamento fisico (per sostenere lunghe marce), e di scrupoloso studio sulla zona documentandosi su innumerevoli testi.
Siamo andati a sentire le aspettative sulla spedizione dalla viva voce dei giovani badiesi. “Lo scopo – ci ha spiegato Vallarini – è quello di riscoprire tutto ciò che Balzan lasciò di suo in Sud America, onde poi raccoglierlo in un dossier da mettere a disposizione del Museo Baruffaldi e, quindi, di tutti i badiesi che, a tutt’oggi, conoscono ancora molto poco di lui. Speriamo soprattutto di imbatterci in lettere, appunti e magari in un diario ove siano contenuti tanti dettagli della sua attività”.
Questo l’itinerario: da Buenos Aires, nel museo di La Plata (in cui vi è la maggior parte della raccolta di minerali, vegetali e animali, studiati da Balzan), a Santiago del Cile, fermandosi poi a Valparaiso. Quindi, ripassando per Buenos Aires, risalita verso il Paraguay, con tappa nella capitale Asuncion.
“È nostra intenzione – ha ripreso Vallarini – abbinare la ricerca sulle tracce di Balzan alla visita degli splendidi Paesi attraversati, mantenendoci a strettissimo contatto con la natura. A quelle latitudini è possibile ammirare, infatti, specie faunistiche di straordinaria bellezza, come l’elefante marino (Punta Norte è l’unico luogo continentale in cui si riproduce), il nandù o l’avvoltoio delle Ande. Il nostro progetto iniziale prevedeva di ripetere integralmente il viaggio di Balzan, ma sarebbe stato davvero impossibile condensare l’itinerario che egli percorse in oltre due anni in soli 35-40 giorni”.
“Non abbiamo intenti turistici – ha precisato Vallarini –. Lo spirito che ci anima e che al tempo stesso ci accomuna è la passione per l’avventura ed il viaggio, unita al proposito di calarsi il più profondamente possibile nelle realtà che andiamo ad analizzare. Insomma, se Balzan seppe mettere il proprio ingegno al servizio del sapere soprattutto come ricercatore di risorse naturali, noi vorremmo – in un certo senso – proseguirne l’opera, andando alla scoperta di risorse… anche umane”.
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Come citare questo articolo
Matteo Rossetto. “Sulle orme di Luigi Balzan”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-orme-di-luigi-balzan/