Con la sua carica di allegria, lo abbiamo visto apparire nei teleschermi quando, durante la permanenza a Rovigo di “Piacere Rai Uno”, è stato protagonista del gioco dei proverbi, nei panni dello scanzonato e brillante Torototela. Naturalmente sto parlando di Giuliano Scaranello, attore e poeta Rodigino quarantacinquenne, da vent’anni inserito nel mondo dello spettacolo. Esordì nel 1974 come tenore lirico, ma alcuni anni più tardi, dopo aver aver contattato parecchi registi, si rese conto di essere più portato per la prosa e, nel 1976 si unì a “Proposta Teatro Collettivo”, presentando gli intramontabili classici in chiave moderna.
Successivamente, la compagnia si impegnò a rivalutare la terra di appartenenza, proponendo lavori di autori polesani. La prima rappresentazione del nuovo repertorio, fu “La corte delle pignate” di E.F. Palmieri, nella quale rivivevano personaggi rodigini di inizio secolo.
Proprio in quest’opera teatrale, Scaranello interpretò il ruolo dell’ormai famoso Torototela, con il quale si è indissolubilmente legato, facendolo diventare la sua stessa immagine in campo artistico.
Nel 1989 lasciò “Proposta Teatro Collettivo” per entrare a far parte di “Teatro Venezia”, diretto da Tonino Micheluzzi. Con la nuova formazione debuttò ad Adria ne “L’imbriago de sesto”. “La barca dei comici”, rappresentata a Venezia, fu l’ultimo lavoro messo in scena dalla compagnia che, con la morte del Micheluzzi, si sciolse.
Ma non dimentichiamo che il teatro non è l’unica passione di Scaranello: egli infatti coltiva anche un vivo interesse per la poesia e nel 1990 ha pubblicato “Rovigo sbregà”, una raccolta in rima baciata, con cui racconta la storia spicciola della Rovigo degli anni ’50, rivissuta attraverso le macchiette ed i personaggi caratteristici di cui proponiamo di seguito alcune composizioni.
“L’unico modo perché queste storie legate alla tradizione polesana non andassero perdute, era raccoglierle in un libro – sottolinea l’autore – così, ho deciso di riportare questi episodi nella forma di poesie dialettali. La pubblicazione ha avuto un tale successo, si pensa ad una ristampa.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Ho preparato un altro libro che copre il trentennio 1960-1990 ed ha ancora per protagonisti i luoghi ed i personaggi tipici della nostra zona, raccontati sempre in poesia dialettale. Il titolo è “Taconi e castroni”, perché, dopo lo sbrego – spiega Scaranello – si fa un “tacon” e, se questo è fatto male, ne esce un “castron”.
Oltre al nuovo libro, hai altri impegni attualmente?
“Al momento sto cercando di inserirmi in una compagnia. Mi piacerebbe riuscire nell’intento di convincere la vedova Micheluzzi ad andare avanti con le rappresentazioni”.
Ma veniamo all’esperienza che ha notevolmente contribuito ad accrescere la celebrità del nostro Torototela: “Piacere Rai Uno”. Quali le impressioni?
“Io mi sono proposto come dialettologo, affrontando comunque il provino senza troppe illusioni; invece, dopo le vacanze di Natale, sono stato chiamato. Per me è stata un’esperienza unica ed interessante, importante perché ho fatto conoscere a tutta l’Italia un personaggio di Rovigo che ormai non veniva più ricordato”.
Quali novità sono subentrate nella tua vita in seguito a questa esperienza?
“La televisione è un trampolino di lancio: Torototela è piaciuto e sono stato chiamato come ospite in diverse manifestazioni; inoltre, ho avuto proposte per spot pubblicitari e, molto propabilmente, prenderò parte alla realizzazione di un film ambientato in Polesine”.
Ti senti più attore, o più poeta?
“Io sono nato come attore, ma, quando mi sono dedicato al teatro polesano, ho trovato della poesia nei personaggi che venivano interpretati. D’altro canto, la mia poesia è sempre impregnata di esperienze teatrali. Teatro e poesia sono quindi un connubio formidabile”.
Ma chi era il Torototela? – chiediamo per finire a Scaranello.
“Torototela era un cantastorie realmente vissuto nei primi decenni del ’900. Egli gironzolava per fiere, mercati, sagre polesane, matrimoni e battesimi, ed intratteneva le persone narrando storie. Accompagnava canzoni e racconti pizzicando le corde di uno strumento da lui stesso costruito utilizzando una zucca svuotata ed essicata. Le vicende di cui parlava, riguardavano fatti pubblici e privati, sempre arricchiti dalla sua fantasiosa immaginazione. Proprio da ciò è nata l’idea del “torototare”, cioè raccontare e spettegolare, girovagando da un luogo di ritrovo ad un’altro.
Dopo la morte, la sua figura venne dimenticata, fino a quando Palmieri la inserì nella sua commedia. Questo personaggio mi colpì al punto tale, che decisi di farlo conoscere a tutti riproponendolo come maschera tipica del Polesine”.
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Come citare questo articolo
Viviana Segantin. “Ecco il Torototela”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/ecco-il-torototela/