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ARTEOGGI

Dolce Polesine

Nei quadri di Claudio Lucchiari, la poesia della nostra terra

di Angioletta Masiero

Ventaglio Novanta n. 5 1992 pp. 128–131

Claudio Lucchiari, giovane pittore polesano, il richiamo dell’arte l’ha avvertito dentro di sè, fin da quando frequentava le scuole elementari. Egli stesso si compiace di ricordare quando, ancora bambino, marinava le lezioni per andare ad osservare uno scultore al lavoro nella chiesa degli Ebrei e questa passione per le forme, i colori, non l’ha più abbandonato.

Sensibilissimo, profondamente altruista, Claudio Lucchiari dedica all’arte ogni suo minuto libero e nelle sue opere, fa vibrare il suo amore profondo per la terra polesana, trasmettendoci le voci del Delta, i magici silenzi delle golene, il volo solitario dei gabbiani, i bisbigli dolci dei canneti.

La sua ricerca pittorica nasce dallo studio umile e attento della natura, sentita come ordine e ritmo universale, e dominata da un senso profondo d’equilibrio, di armonia.

Lucchiari ama dipingere “en plein air” perché ciò gli offre la possibilità di una più diretta presa di contatto con la realtà, attraverso un’immediata trasposizione nell’opera dell’impressione sensoriale ancora vibrante di emozione, senza schemi preordinati dall’intelletto.

Pare che il pittore guardi il mondo che lo circonda, il suo mondo, con gli occhi di un bambino triste. Egli sa scoprire segrete dolcezze ed imprevedibili armonie in remoti angoli del Delta, e con disperata tenerezza, ci racconta la storia senza domani di certi luoghi del Polesine destinati a scomparire. “L’amore per il Polesine ha profonde radici dentro di me – mi ha confidato –; mi rammarica il fatto che siano andati scomparendo luoghi tipici della nostra campagna come quelli dove si macerava la canapa”.

Le opere di Lucchiari sono impregnate di un lirismo tenero e struggente, di una malinconia soffusa, in cui il colore diviene palpitante epidermide ed insieme forma del dipinto. Le “touches” di colore si fanno più leggere e vibranti, e creano un’impressione di diffusa luminosità.

Spesso, nei suoi ultimi paesaggi, possiamo notare velature di colore leggero e trasparente che riescono a creare effetti evanescenti di luce.

Claudio Lucchiari è dunque un pittore attento, che scruta la realtà per cogliere emozioni e verità nascoste. Dichiara di guardare ai grandi della pittura con profondo rispetto, di amare Michelangelo Buonarroti e Michelangelo da Merisi, e di essere affascinato dagli artisti della corrente impressionistica.

Si rammarica per la strana forma di libertà che esiste oggi nel nostro Paese, in cui tutti possono gridare e dire la loro ma, alla fine, è come se la voce di ognuno si disperdesse nell’aria e ne tornasse solo l’eco. “Chi gestisce la nostra vita pubblica – dice – segue binari da cui non si vuole discostare per interessi e opportunismi vari. Non lo trovo giusto”.

E ancora afferma che non rinuncerebbe mai alla propria libertà di pensiero, e di provare un senso di diffuso benessere e di tranquillità quanto si reca a pescare e può sentirsi in armonia col proprio ambiente.

Un artista originale e consapevole dunque, al quale auguriamo il dovuto successo e, con W. Congdon, gli diciamo: “Le mura dello studio d’un artista restino nude. Siano i suoi sogni a popolarle”.

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Come citare questo articolo

Angioletta Masiero. “Dolce Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/dolce-polesine/

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