Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

El Bonbasin

Due cornetti da satiro, un viso informe, una bocca a becco d’anitra: un personaggio-maschera pronto a combinare tanti guai.

di Adriano Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 7 1993 pp. 74–76

Uno dei personaggi-maschera più trasgressivi di questo mondo è senza dubbio el Bonbasin.

El Bonbasin ebbe vita fino a qualche decennio fa, nel tempo in cui la società e l’ambiente rurale erano rimasti incontaminati dal contagio della società protoindustriale, e la fantasia e la voglia di compagnia e di amicizia sopravvivevano all’affarismo e al bisogno di ricchezza ad ogni costo.

Si tratta di una maschera rustica, fatta ad immagine e somiglianza del mondo contadino in cui nacque e visse felicemente fino alla sua morte; è conosciuta un po’ dovunque nel Polesine, ma nacque e furoreggiò in particolare nel Medio tra Adria e Rovigo.

Bonbasin non è una maschera di carnevale nel senso della tradizione; è un’idea, un’astrazione, una fantasia, la cui corposità reale (inesistente) è capace di declinarsi secondo il carattere e le esigenze del luogo e del tempo.

Se si vuole non è neppure un personaggio particolare nella galleria carnascialesca polesana. Non vorrei dirla grossa: è solo un simbolo della cultura di una classe sociale di individui inesistenti, quella dei servi della gleba, che non avevano immagine, persona, luogo, condizione: il niente, che però esisteva e aveva in qualche modo una realtà sua propria marginale.

Si può allora dire che Bonbasin è sicuramente un istinto, un desiderio, una forza prorompente della natura, una voglia sfrenata di vivere, che dove si manifesta provoca panico e confusione per essere subito dopo accettata e considerata con simpatia. “Cosa fato, inonde vato, cosa vuoto, Bonbasin?”.

Bonbasin, se ha testa, la si indovina appena sotto una nuvola bianca di stoppa o di bambagia (bonbaso, in dialetto, da cui prende il nome) dalla quale spuntano due cornetti maligni da satiro o da caprone (per ciò talvolta viene chiamato anche “toro”). Di sicuro non ha fronte, né occhi, né naso. Eppure è curiosissimo; si ficca ovunque; lo attrae in particolare l’odore di cucina, della buona tavola. Non ha orecchie, ma sente benissimo dove c’è baldoria e canti e risa.

Bonbasin si muove sempre e solo accompagnato dalla sua corte: il bovaro, suo conduttore e guida, e due o tre amici sonatori di fisarmonica, di chitarra o violino che, capitati in una festa, si esibiscono ballando e sonando un concertino.

Sotto la nuvola bianca della testa (che ci sia?) è evidente una gran bocca aperta a forma di becco d’anatra, dalla cui mandibola inferiore (se c’è) pende una barbetta da vecchio satiro. La mascella superiore è rigida perché è infilata in un palo di sostegno; quella inferiore è articolata alla superiore con due correggiole laterali poste in modo che per la forza di gravità essa ricada in modo da restare sempre aperta, per cui in mezzo al biancore del pelo si vedono solamente le corna e un’enorme bocca aperta (“na boca co fa quela del bonbasin”).

Un sacco infilato nell’asta e cadente dal collo del mascherone nasconderà un uomo che, reggendola dall’interno del sacco e manovrando una cordicella, darà movimento alla mandibola (sganasa, sganasa, bonbasin) e vita alla maschera.

Bonbasin non ha mente, come non ha testa, perciò si muove per istinto. Nelle sue azioni è sempre spinto dai suoi primordiali bisogni e dal carattere bonariamente maligno e subdolo. Lasciato da solo non farebbe che guai; capitato in una piazza il giorno della sagra vi getta lo scompiglio. Si china sulle bancarelle per infilare oggetti e frutta con i cornetti da satiro, che fa regolarmente cadere nel sacco sottostante, oppure cerca di afferrare con la bocca da papero qualche buon boccone, che finisce anch’esso nel sacco di sotto (dai, dai, sganasa, sganasa, bonbasin!). Per questo la sua esuberanza viene frenata da una cavezza legata ai fianchi e retta da un guidatore che porta un gran randello passato regolarmente sul groppone del bestione ogni volta che manifesta intemperanze.

Fame ne ha spesso, sete sempre! Allora si caccia ovunque: nelle cucine (guai se sente odore di arrosti, pur non avendo naso) o nelle osterie, nelle feste in tutte le stagioni, ovunque possa bere gratis (dato che è perennemente in bolletta) e sbattendo la ganascia fa capire che ha sete (Cos’è ch’el ga chel bonbasin?).

È sempre in cerca di amore, perennemente in calore. Se vede una bella donna, specialmente una giovane contadinotta, le si avventa, la insegue da vecchio satiro, tenta di baciarla, di infilarle sotto le sottane quei due cornetti maligni da caprone o di strapparle i vestiti. Se non fosse per la corda che lo trattiene e per le randellate che busca dal suo custode, spaventerebbe le donne ed i bambini, rovescerebbe i banchi dei fruttivendoli, frugherebbe nelle tasche della gente, penetrerebbe nelle cantine sempre alla ricerca di bere, di mangiare, di fare l’amore, di distruggere, di divertirsi come può fare uno senza un cervello. (Cosa fato, inonde vato, cosa vuoto, bonbasin?).

Da vari anni el Bonbasin ha smesso di fare la sua apparizione in Polesine. Eppure non era cattivo, povero Bonbasin!, voleva solo scherzare, divertirsi. Molti dicono che sia morto, ma non ci pare che la vita senza di lui sia migliorata dopo la sua dipartita. Qualche altro afferma però d’averlo visto, dopo lunga assenza, in basso Polesine, nel rifugio “Parco Delta del Po”. La sua apparizione, per quanto fugace, non è passata inosservata e le sue inconsuete sembianze sono state immortalate in alcune foto che qui pubblichiamo.

Bentornato Bonbasin!

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Adriano Romagnolo. “El Bonbasin”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/el-bonbasin/

Pubblicità