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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Un viaggio nella memoria

Allestito a Pomposa un ampio Museo della Civiltà Contadina

di Matteo Giordano

Ventaglio Novanta n. 11 1995 pp. 58–61

La vulcanica mente di Beppe Forte, un tagliolese con il pallino e l’amore sviscerato per le vecchie tradizioni, ha permesso la realizzazione di un importante Museo della Civiltà Contadina che ha poi trovato la sua collocazione fuori provincia, a qualche centinaio di metri dalla famosa Abbazia di Pomposa. Una scelta, secondo Forte, che permette la visitazione di un alto numero di persone.

La mostra, collocata in un vecchio e spazioso edificio rurale, è composta da centinaia di strumenti e macchine che hanno riferimento con l’agricoltura. Attraverso la visitazione di questi attrezzi ci si può fare un’idea dei vari cicli produttivi e del graduale ammodernamento tecnologico che ha portato ai giorni nostri alla quasi completa meccanizzazione del lavoro agricolo.

La cura quasi maniacale della ricerca ha consentito una omogenea collocazione delle diverse attrezzature. Il piano terra dello stabile, diviso in oltre dieci reparti abbraccia le diverse arti ed i mestieri più in uso tra la metà del secolo scorso e la prima parte del nostro: il fabbro, indispensabile nell’attività agricola primordiale, il falegname con attrezzi originali ed irripetibili. Ma sono tanti i pezzi che riproducono ed illustrano la storia e le tradizioni del mondo contadino. Un posto di rilievo occupa la figura dello “scarriolante”, classico eroe di un mondo definitivamente scomparso.

Ma se al piano terra trovano collocazione arnesi ed attrezzi ormai solo vivi nella memoria, al piano superiore trova posto uno scenario da film neorealista dove la ricostruzione del modo di vivere e di essere diventa minuziosa e quasi esasperata.

Da una parte la “botte”, i richiami gli stampi, le lampade a carburo, le caratteristiche barche, tutti i metodi di caccia e pesca che da sempre consentivano alla famiglia polesana di sbarcare il lunario; dall’altra la casa vera e propria con i suoi mobili d’epoca frutto evidente di ricerche capillari, compresa una cucina approntata, che sembra aspettare la famiglia attorno al desco.

Nella cucina attrezzi semplici, che fanno sorridere le visitatrici di oggi, abituate a usare in cucina complessi elettrodomestici; ammirata da tutti in particolare, la macchina in legno per i “bigoli”, la “gramola” per impastare il pane, “lo schissapan” un arnese che serviva per il taglio del pane secco, che nessuno mai pensava di scartare.

Commovente nella sua semplicità la ricostruzione di una classe di una scuola di campagna, con tanto di banchi, lavagna e penne da intingere nell’inchiostro, che hanno riportato alla mia mente immagini di una adolescenza perennemente… macchiata.

Ma quanti sono gli attrezzi, le testimonianze i documenti, le fotografie sbiadite, che si aggiungono a ricordi ancora più sbiaditi, nessuno può saperlo.

Un dettagliato viaggio nella memoria, dunque, offerto ai numerosi visitatori che nello scorso anno sono stati ben diecimila; un successo, che Forte, pacato distinto signore dalla mente vulcanica, considera con soddisfazione, quale appagante coronamento di tanti anni di ricerca appassionata.

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Come citare questo articolo

Matteo Giordano. “Un viaggio nella memoria”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-viaggio-nella-memoria/

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