Melara, estremo lembo del nostro Polesine, è terra assai ricca di storia, tradizioni, cultura e di interessanti testimonianze del passato. Fuori dai percorsi consueti del turismo di massa, Melara conserva, per chi voglia trascorrervi qualche piacevole ora, i segni di una storia forse minore, ma non per questo meno avvincente e curiosa.
Una visita al piccolo centro alto polesano non può non partire dalla bella parrocchiale, la Chiesa di San Materno. Lo storico bergantinese Fermo Bellini, nel 1867 ebbe a definirla la chiesa "più bella di quante ne esistono nell'agro padano".
Fu commissionata nel 1705 all’architetto Vincenzo Santini, che ebbe a disegnare anche la parrocchiale di Ceneselli, la chiesetta della B.V. del Carmine ed il campanile della parrocchiale di Bergantino, oltre che la chiesa di S. Domenico di Ferrara.
I lavori interessarono buona parte del XVIII secolo: iniziarono infatti nel 1709 e terminarono nel 1797. In realtà, però, essi non furono mai ultimati. La facciata esterna non venne intonacata ed il progettato campanile non fu costruito, e così il Santini utilizzò lo stesso disegno per il campanile di Bergantino.
L’interno della chiesa è veramente ricco di opere d’arte. In particolare un quadro suscita da due secoli la devozione, ma anche la curiosità dei melaresi: il quadro raffigurante la "Madonna del Lume". La storia della sacra raffigurazione è un vero e proprio "giallo", al quale da anni si dedica lo studioso locale Savino Chiavegatti.
Il prezioso dipinto giunse a Melara nella seconda metà del XVIII secolo, donato da un missionario messicano chiamato Biagio Arriaga. L’altare, dove il quadro venne collocato, fu inaugurato nel settembre del 1795: quindici anni aveva impiegato la comunità melarese a raccogliere la somma necessaria alla sua costruzione. Nel 1851 il dipinto si salvò miracolosamente dall’incendio che distrusse la parrocchiale e nel 1945 venne restaurato e spostato nel transetto alla destra dell’altar maggiore. Chiavegatti sostiene, con dovizia di particolari, che il quadro è opera del grande pittore fiorentino Sandro Botticelli.
Nella stessa chiesa si possono osservare altri interessanti dipinti, tra cui una "Natività" di Saverio Dalla Rosa, nella quale il pittore veronese ha raffigurato, tra i pastori, il suo più illustre concittadino Paolo Caliari detto il Veronese e "Il martirio di Santa Eurosia", dipinto nel 1796 da un Paolo Caliari, omonimo proprio del grande Veronese.
Davanti alla chiesa, sorge il campanile. In realtà si tratta di una massiccia torre del XV secolo, sulla quale, fino al 1871 svettava un’altissima cupola piramidale. Oggi la torre si presenta come una struttura mozza, sproporzionata rispetto alla mole della chiesa, ma sicuramente interessante nelle sue linee architettoniche sobrie e severe.
Un altro monumento di rilievo è l’Arco Chigi. Sorge proprio di fronte alla chiesa, all’ingresso di via Targa. Risale alla seconda metà del XVII secolo, quando Melara, insieme a tutta la Transpadana ferrarese e al ducato di Ferrara, si trovava sotto il governo dello Stato Pontificio. Sull’arco fa bella mostra di sé l’insegna del cardinal Sigismondo Chigi, nipote di quel papa Alessandro VII, Fabio Chigi, la cui famiglia aveva ricevuto in dono l’omonimo palazzo romano, ora sede della presidenza Consiglio dei Ministri.
Nell’insegna si trovano lo stemma dei Chigi e l’emblema di papa Clemente IX Rospigliosi, che nel 1667 aveva nominato cardinale il diciottenne Sigismondo. Era usanza, allora, che il neo porporato unisse allo stemma della propria casata quello del pontefice che lo aveva elevato a tale dignità. L’insegna appare ornata del cappello cardinalizio con tre ordini di fiocchi e da due putti su cornucopie, insieme ad altre figure e simboli.
Sull’arco si trovano anche due iscrizioni. Quella superiore, in latino, porta la data del 1675 e ricorda l’istituzione in Melara di un mercato settimanale libero, concesso dal cardinal Chigi per intercessione del marchese Giovanni Villa, signore del paese. Il mercato era stato concesso, come recita l’iscrizione: "per unire benigno al mellifluo nome di Melara un più dolce effetto di decoro e di utile".
Va ricordato a questo proposito come l’attività commerciale generò una certa prosperità, ed il mercato presto fiorì, grazie al fatto che Melara, terra di confine, godeva di considerevoli privilegi concessi dal governo pontificio. Il mercato decadde però nel 1796, quando Napoleone si impossessò della Legazione di Ferrara. Il Congresso di Vienna restituì alla Santa Sede il territorio ferrarese, spogliato però della Transpadana, ovvero del territorio a sud del Canalbianco che, nonostante le proteste, finì da allora per far parte stabilmente della nuova provincia di Rovigo, ceduta all’imperatore d’Austria.
La seconda targhetta posta sull’Arco Chigi ricorda una compagnia di bersaglieri che, nel 1866, stanziando all’ombra dell’ormai storico arco, allontanarono da queste contrade anche gli austriaci.
Una visita al centro di Melara, per chi ne avesse tempo, potrebbe concludersi all’interno del Palazzo municipale, restaurato di recente e dimora, un tempo, dei signori Villa. Nel palazzo si trova un interessante museo, in cui sono stati raccolti i reperti rinvenuti da pazienti archeologi locali, testimonianza dell’antica origine della comunità.
Per chi amasse, invece, le testimonianze di una civiltà più recente, il sig. Mario Bragazzi, ha allestito nella sua abitazione un vero e proprio museo etnografico, raccogliendo, in anni di minuzioso lavoro e di ricerca, tutti gli utensili dei più svariati mestieri di un tempo, ricostruendo ambienti ed attività grazie anche ad un’indubbia capacità modellistica. Infine, una passeggiata sull’argine del Po, può rappresentare l’occasione per godere delle bellezze ambientali di un paesaggio, dove la vita assume il ritmo delle acque e del loro scorrere lento verso il mare.
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Come citare questo articolo
Corrado Ferri. “Una tappa a Melara”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-tappa-a-melara/