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STORIA - TRADIZIONI

La torre di Melara

Compie seicento anni la storica costruzione

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 58–61

“Turris posita anno 1404”, così recitava sino a qualche tempo fa la scritta oggi ammalorata e quasi illeggibile posta sul lato sud del campanile di Melara, appena sotto l’orologio.

Intere generazioni l’hanno vista, forse si sono domandate il perché della scritta e cosa stesse a significare, ma, ne siamo sicuri, in pochi hanno avuto il privilegio di conoscere la risposta a questi quesiti. Tra le varie possibilità, molti forse si sono orientati ad ipotizzare la data di innalzamento del “campanile” che sorge davanti alla Chiesa.

In realtà oggi sappiamo che già prima del 1404 qui sorgeva una delle torri del castello del paese, che niente naturalmente aveva a che fare con la rocca, altro fortilizio a ridosso del fiume Po, distante solo poche centinaia di metri in linea d’aria.

Ma quello che è più interessante sapere è che questa zona fu, a cavallo della fine del Trecento ed inizio Quattrocento, un luogo di avvenimenti bellici che ne mutarono orientamenti politici e che crearono panico fra la gente.

Nel periodo 1394-1404 molti furono, infatti, i complessi eventi che si verificarono. Tutto ha inizio con la costruzione del castello di Ferrara, avviato da Nicolò II nel 1385. Ebbene, qualche anno dopo gli Estensi, a corto di denaro, chiesero un prestito ai Gonzaga che vollero come contraccambio, in pegno, alcuni paesi sulle rive del Po, tra i quali Melara e Bergantino.

In pratica con la bolla Bonificiana gli Estensi nel 1393 ebbero l’investitura del paese che l’anno dopo lasciarono ai Gonzaga per fronteggiare un debito. Immaginiamoci come si dovettero sentire gli abitanti di questi luoghi, sballottati da Ferrara a Mantova, sotto la quale rimasero almeno quaranta anni.

In questa parentesi mantovana, nell’anno 1397 ci fu l’invasione e il saccheggio del paese da parte dell’esercito milanese dei Visconti. Infatti il 9 aprile si mossero all’attacco della rocca le truppe viscontee che l’espugnarono nel mese d’agosto. Poi ci fu un contrattacco dei mantovani che il 27 settembre fecero capitolare i milanesi. In questo contesto di guerra fu atterrato quasi completamente il castello del paese, presso il quale verosimilmente misero l’accampamento gli assaltatori della rocca. Questa la prima guerra della quale furono testimoni i locali.

Ma il clima di quegli anni è tutt’altro che tranquillo ed ecco allora che, appena tornato in possesso del paese, il Gonzaga fa erigere la nostra torre sul troncone del castello che era rimasto in piedi. Da qui la scritta sopra in questione: il duca di Mantova esige come atto di fedeltà il giuramento dei capofamiglia del paese che avvenne in data 8 giugno 1404. Questi i cognomi delle famiglie più rappresentative del paese che giurarono: Alberti, Alessandri, Amaberii, Andrioli, de Asola, Badente, Bataini, Berta, Bonfioli, Bonioti, Burlandini, Castellini, Cavalari, Clarinati, Corezola, de Cremona, Fatia, Fatoleto, Ferario, Folli, de la Fossa, Gaimarii, Gamboni, Guardini, Guazoni, Guberti, Marangoni, Marcii, Montagnana, Monti, Nicole, Noventa, Olivi, Opeani, Pandolfini, Pecorini, Piscatori, de Piuforte, Pulicani, Quaioti, Sandri, Segante, Steffani, Tomei, Tonsi, Turbinati, Veronesi, Virgilii e Zacati.

Il Gonzaga non è tipo da esigere un giuramento a caso, lo pretende perché sa che una nuova guerra si sta affacciando all’orizzonte e non vuole che i nuovi sudditi battano in ritirata quando ci sarà da fronteggiare i nemici. Difatti, assieme a Venezia sta muovendo battaglia ai signori di Padova, i Carraresi, ma questa è un’altra storia ancora.

Il paese frattanto torna nuovamente sotto gli Este quando uno della casata sposa una Gonzaga, che come dote porta anche Melara e Bergantino, estinguendo così un debito che difficilmente i ferraresi sarebbero stati in grado di fronteggiare. Insomma un matrimonio farà ritornare pace e tranquillità tra le due casate e salderà alcuni conti in sospeso.

Per tornare alla nostra torre, i documenti d’archivio ci dicono che solo nel Seicento fu destinata a campanile, provvedendo anche ad erigere una cuspide piramidale. Nel Settecento molte volte il vescovo di Ferrara chiese alla comunità di costruire un campanile nuovo, più dignitoso per la monumentale chiesa, che però per motivi economici non fu mai fatto.

Nel 1871 un commissario straordinario del paese, tale Alvise, per motivi di sicurezza e di restauri fece abbattere la grande cuspide (molto più alta della chiesa arcipretale), per cui da allora la torre-campanile si presenta inferiore alla chiesa (motivo di scherno in passato).

Una torre che ha visto passare dinanzi molti avvenimenti come anche truppe papaline, napoleoniche, austriache ed italiane. Oggi aspetta con ansia che qualcuno si ricordi di lei per un doveroso intevento di restauro.

BIBLIOGRAFIA

FRANCESCHINI Adriano, Giurisdizione episcopale e comunità rurali altopolesani – Bergantino Melara Bariano tra Gonzaga vescovi ed Estensi – (1393-1458), Bologna, Patron editore, 1999.

MAGRO Sante, Storia dell’alto Polesine con special riguardo su Melara, trascrizione da inedito a cura di Carlo MARANGONI e Raffaele RIDOLFI, Bergantino, Grafiche FM, 2003.

RIDOLFI Palmiro, Seguendo il filo della storia medievale – Basso Medioevo – secolo XIV, Melara, dattiloscritto, 1995.

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Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “La torre di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-torre-di-melara/

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