Il Polesine è sempre stato caratterizzato da un'attività prevalentemente agricola, però non bisogna sottovalutare, sia nel passato sia nel presente l'importante settore secondario, ossia l'artigianato e con esso l'industria.
Intorno all'ultima fase dell'Età del bronzo (XII-IX a.C.) le attività economiche primarie erano naturalmente l'agricoltura (cereali e legumi) e l'allevamento (suini, bovini, caprini e ovini in ordine di importanza). Alle attività artigianali dirette alla lavorazione di materiali come il vetro, il corno, l'osso e il bronzo, se ne affiancarono altre, tipicamente domestiche, quali la lavorazione della ceramica, la filatura e la tessitura.
Tutte queste attività erano destinate sia a coprire il consumo interno, sia a creare merce per gli scambi commerciali.
Tra VII e V secolo si raggiunge un elevato grado di proprietà economica e di evoluzione sociale, confermata da attivi scambi in natura e dalla divisione del lavoro.
L'artigianato locale, oltre che sulle attività già attestate di tessitura e ceramica, si orientò sulla lavorazione dei metalli; la loro irreperibilità sul luogo spinse a spostamenti anche notevoli con l'intento di cercarli: non bisogna dimenticare che importanti scoperte geografiche, nel corso della storia, sono state fatte proprio in seguito a viaggi di questo tipo.
Successivamente, intorno al II secolo a.C., oltre all'artigianato umile, volto a realizzare suppellettili per le necessità di ogni giorno, si sviluppò molto l'attività legata ai cantieri navali vista l'abbondanza dei fiumi in Polesine e la facilità dei trasporti fluviali.
Andando avanti con i secoli, la gamma di attività artigianali, diventa tuttavia più variegata e pittoresca e comprende, ad esempio, fabbricatori di tele di lino e canapa, di botti, e poi orefici, tipografi, calzolai parrucchieri e tutto ciò che potesse servire alla comunità.
Da sempre quindi, le tre parole, artigianato, industria e commercio, sono state per la maggior parte delle volte, un trinomio vincente e questo lo si può riscontrare anche nei dati degli ultimi anni.
Infatti le attività manifatturiere in Polesine occupano oggi circa 35000 addetti e la dimensione media aziendale è di circa 5,5 addetti.
Le attività sono incentrate sui cosiddetti settori maturi (tessile, abbigliamento, calzature, macchine agricole) ai quali si affiancano la meccanica di precisione e l'elettrotecnica.
Nella parte occidentale del Polesine un'importante centro di riferimento è Badia. Qui le aziende artigianali impiegano circa 1.000 addetti; si estendono in molti settori produttivi, con una punta di diamante nella produzione di mobili, in stile e moderno.
È da sottolineare il fatto che le imprese artigiane di Badia lavorano in larga misura come contoterziste: questo significa che non vendono direttamente, ma producono spesso singoli componenti per altre ditte, che poi si occuperanno dell'eventuale assemblaggio e della vendita.
A partire dalla fine dell'800 il settore secondario si è arricchito dell'attività industriale che, col passare del tempo, si è a poco a poco allargata.
Occorre fare però una precisazione sulla differenza tra artigianato e industria, differenza che non sta tanto nel numero di addetti e neanche tanto nei mezzi tecnici usati, quanto piuttosto nel rapporto con l'acquirente: artigiane dovrebbero essere considerate le imprese che producono su commessa e sono prive di un'attività di commercializzazione dei propri prodotti. Sarebbero imprese che lavorano in seguito alla domanda che viene spontaneamente dal mercato, cosa che non avviene per l'industria che investe capitali nella creazione di prodotti (che studi di mercato hanno valutato come ben piazzabili) e nella pubblicazione di questi stessi. Malgrado questo diverso porsi nei confronti degli acquirenti e il non tenere capitali fermi nelle scorte di magazzino, i dati dimostrano che l'attuale crisi investe tanto l'industria quanto l'artigianato.
L'Unioncamere Veneto ha infatti diffuso i dati relativi alle ditte artigiane attive al 31/12/92. La crisi non solo ha frenato la spinta imprenditoriale, ma ha anche innescato alcuni processi di selezione e di ristrutturazione che hanno investito in particolare le piccole imprese che oggi devono affrontare crescenti difficoltà e combattere contro una concorrenza sempre più agguerrita, senza poter più contare su adeguati sostegni finanziari.
Nella provincia di Rovigo le aziende artigiane sono calate dell'1,4% nel 92, riducendosi a 7208. La percentuale di calo è comune alla regione Veneto e non è comunque una realtà di oggi: i dati forniti dalla CNA relativi al periodo 1988/92 documentano come il calo di imprese artigiane fosse già evidente nell'88 e si sia accentuato negli anni successivi.
In attesa di un miglioramento della congiuntura economica, i tecnici della CNA sottolineano la carenza, nel settore artigianale, di manodopera giovane specializzata, indispensabile per la rinascita dell'artigianato che, per le sue stesse caratteristiche, può rispondere a quelle richieste di articoli personalizzati, curati ed eleganti che l'industria non è sempre in grado di produrre.
Da sempre, infatti, i giovani si sono inseriti nel settore artigianale affiancandosi, nelle botteghe, ad artigiani già affermati.
Anche oggi, comunque, è possibile inserirsi in questo antico e nuovo settore: antico perché esiste da sempre e da sempre uomini capaci e dotati di inventiva hanno operato per rinnovarlo e ampliarlo; e nuovo perché rappresenta sempre una porta aperta per il futuro.
La possibilità di inserimento la offre, ad esempio, il contratto di formazione lavoro: questo permette ai giovani, alla ricerca di una prima occupazione, di essere agevolati nell'inserimento nel mondo del lavoro.
Questo contratto, oltre ad aiutare il giovane, agevola notevolmente i datori di lavoro nell'assunzione dei futuri impiegati e operai in quanto lo stato non richiede contributi per quest'ultimi pur facendosi garante dei loro interessi.
Tutto ciò credo sia un aiuto molto importante, oggi come oggi, sia per ovviare al grave problema della disoccupazione, sia per tenere in vita l'antico settore dell'artigianato, affinché quest'ultimo non perda quei valori per cui un tempo era rinomato e fiorente. Valori che si fondano sul senso dell'iniziativa e della responsabilità, sulla consapevolezza quotidiana di dare, con la produzione di un bene o di un servizio, un contributo alla società, unicamente facendo leva sulle proprie capacità, la propria abilità e rischiando in prima persona.
In passato, l'idea che l'artigianato coincidesse con alcuni mestieri folkloristici e “sopravvissuti a se stessi”, economicamente poco redditizi, insieme con la confusione che fosse qualcosa di “sommerso”, di pre-industriale e pre-tecnologico, ha contribuito indubbiamente a relegare tale attività al rango di accessorio, di inferiore ad altri mezzi essenziali alla società.
Tale pregiudizio sulla manualità, infatti, che ha condizionato per secoli il nostro concetto di “cultura” facendoci credere che l'unica espressione di intelligenza fosse quella della parola, costituisce purtroppo ancora un nodo irrisolto della nostra epoca, riscontrabile chiaramente anche nella impostazione didattica della nostra scuola.
Solo ripristinando una saldatura tra la cultura dell'astratto e del concreto, tra lavoro intellettuale e manuale, tra la cultura della parola e dell'oggetto, si potrà realizzare veramente un nuovo tipo di educazione finalizzata alla formazione dell'uomo completo.
Questo è l'artigianato di oggi e di domani, sicuramente in grado di reggere il confronto con l'industria, facendo però salvi tanti valori umani che nell'industria tendono a venir meno.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Jerry Lee Wright. “Artigianato in Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/artigianato-in-polesine/