IL MIO PO
Dense di verdi pioppeti
le rive m’appaion davanti
come una parata festosa d’atleti
al consenso di folle acclamanti.
In basso fremon all’aria, irti i rovi
selvaggi e i salici fluttuanti,
verdi intensi, chiari, nuovi.
Si posan sugli isolotti natanti,
sulle ramaglie brune e sparse, ondeggianti
stormi d’uccelli migranti
e s’accarezzan l’ali, stanchi.
Verso il mare
libran bassi i gabbiani
sfiorando l’acqua.
Non so
per quale reame d’amore
il fiume m’incanti,
forse dimentico i miei tormenti?
O son le sue fonti
eterne
che si diramano
al mare
e destano in me
speranza
di fulgenti aurore?
CASETTA IN CAMPAGNA
Casa abbandonata
tetto d’erba
comignolo spento
imposte sfrangiate
scolorite chiuse.
Muto il pozzo;
tace il cigolio
della carrucola.
Aia nido
di lucertole
e serpi.
Dove intrecceranno
il girotondo i bimbi?
Dove siederà
la sera il vecchio
a rimpiangere
il giorno?
Mura di silenzio
non aspettate
ricerca di bucolica pace,
di sogni
negli spazi aperti.
Ascoltate
la musica
del vento
fra le foglie
del rovo
del salice.
SPERANZA
Il crepuscolo ti brucia
il cuore.
Seduto,
volgi le spalle
alla corrente
del fiume.
Capo chino;
occhi socchiusi,
di ghiaccio.
…“Guarda il cielo
al tramonto,
si specchia
nell’acqua tremante
del fiume.
Vedi scintilli
di rubini, topazi,
diamanti.
Cogli il respiro
dei colori
del cielo al tramonto;
è il tuo respiro.
Sono con te.
Scendiamo insieme
la corrente;
fino al mare.
Creiamoci rotte nuove.
Approderemo a lidi,
dove troveremo
ciò che ti manca;
la voglia di vivere
ancora”.
TERRE BASSE
Quando passa il vento
rompe il silenzio
di queste terre e
al profumo di salso
solleva dagli anfratti
dolorose ancestrali voci
guerreggianti con l’acqua.
Ridono al sole
ora le fertili terre
e nell’alveo
l’acqua imbrigliata
scorre a cogliere
il respiro del mare.
Messi rigogliose e dorate
nei campi,
rumore d’opifici
nelle vie
e dalle valli partono
barche, colme di pesci e molluschi.
S’inchinan al passaggio
l’esili canne, le tamerici salmastre.
Alla sera prendono le chitarre
festoso canto
in mezzo all’odore aspro del vino
e all’amaro dei gerani.
STAGIONI PERDUTE
Chi mai potrà donarmi
la dolcezza dell’aurora
sulle corolle
dei fiori d’aprile
e lo sguardo
di fuoco
sull’accenno del seno acerbo
nel vestito
o le impalpabili magie
del plenilunio,
quando il lieve sfiorarsi
o il soffio di una parola
sussurrata, portava
nel paradiso dell’etere?
Or ne la sera d’autunno
la luna inargenta
le corolle dei fiori.
Pur nel richiamo
voci e sogni se ne vanno;
precipita il cielo
nell’orizzonte
finché il grigiore della nebbia,
coltre spessa,
sommerge ogni cosa.
Smarrite le stelle, la luna.
Isora Furini
(1° Premio 7° Concorso Nazionale
di Poesia e Prosa “Città di Rovigo”)
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Isora Furini. “LIRICHE SCELTE”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/liriche-scelte-2/