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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Al servizio della qualità

Al centro sperimentale “Po di Tramontana” di Rosolina si lavora per il miglioramento genetico degli ortaggi

di Simone Martinello

Ventaglio Novanta n. 11 1995 pp. 168–171

Sulle terre dell’ex valle Moceniga di Rosolina, ove un tempo scorrevano le acque del Po di Tramontana, sorge ora un Centro Sperimentale Regionale Ortofloricolo.

Nato nel 1988, come struttura dell’Ente Sviluppo Agricolo del Veneto, il Centro è un punto di riferimento per l’orticoltura e la floricoltura della regione e si avvale di questo slogan: “Tecnologia al servizio della qualità”. “Qui viene svolta – spiega il direttore Giovanni Chillemi – attività di ricerca e di sperimentazione sulle principali specie del Veneto, per dare informazioni sempre più aggiornate ai coltivatori, per suggerire tecniche di produzione innovative e diversificazione colturale, per valutare la possibilità di ampliare il panorama delle specie coltivate contenendo i costi e riducendo l’impatto ambientale”.

Il Centro Sperimentale “Po di Tramontana”, esteso su una superficie di 33 ettari (due ettari e mezzo sono a coltura protetta), è dotato di un laboratorio di moltiplicazione in vitro e di serre sofisticate governate da computers.

Fin dalla nascita, l’attività della struttura aziendale è stata impostata seguendo due binari fondamentali: cercare di dare, secondo una scala di priorità, risposte veloci alle questioni contingenti che il coltivatore affronta ogni giorno; risolvere problematiche complesse, che in prospettiva possono recare vantaggi per una miglior commercializzazione del prodotto sui mercati.

In quest’ottica si è puntato decisamente sulla valorizzazione delle produzioni tipiche della regione Veneto. Un esempio per tutti: il radicchio, che per tutta una serie di aspetti non è adeguatamente promosso. Il coltivatore tende a curarsi in casa la selezione del seme, seguendo i propri gusti, per cui il prodotto che arriva sul mercato è poco caratterizzato.

Oggi, invece, uno dei motivi di successo commerciale è la standardizzazione degli ortaggi. Per ottenere questo, nel Centro Sperimentale di Rosolina, si sta lavorando al miglioramento genetico del radicchio veneto. Considerando un po’ tutte le tipologie del radicchio – il “Rosso di Chioggia” (il più importante, per volume di prodotto ottenuto), il “Treviso precoce” e il “Treviso tardivo” – sono stati fatti notevoli passi avanti, ottenendo varietà il cui valore è stato verificato in diverse aree venete, proprio per confermare i risultati ottenuti in loco. E così, entro l’anno, si passerà alla produzione massiccia del seme.

Un’altra attività, di cui gli addetti del Centro vanno particolarmente fieri, è la coltivazione dell’asparago. In collaborazione con l’Emilia Romagna e con il Ministero (attraverso la stazione sperimentale di Montanaso Lombardo), dopo un grosso lavoro di screening varietale, sono stati individuati tre nuovi ibridi, con superiori caratteristiche quali e quantitative, chiamati “Sirio”, “Marte” e “Gladio”, da diffondere nelle aree vocate (nel Veneto oltre 1.100 ettari di superficie) per questa specie.

Un aspetto interessante è quello che riguarda lo studio e la sperimentazione sui “miniortaggi”: una nicchia di mercato che già da anni fa tendenza in Francia e negli Stati Uniti e che vede premiata la diversificazione e la molteplicità dei prodotti piuttosto che la quantità. A questo scopo si sono individuate e sperimentate quelle tecniche agronomiche che danno la possibilità di ottenere ortaggi di dimensioni da 3 a 10 volte inferiori rispetto a quelli normalmente commercializzati.

Da circa tre anni il Centro effettua attività di ricerca e sperimentazione anche nel settore floricolo. Gli studi hanno riguardato in particolar modo i confronti varietali, gli effetti di prodotti brachizzanti, la densità di allevamento, i metodi irrigui e il tipo di substrato. L’obiettivo è stato quello di pervenire ad una migliore caratterizzazione delle specie Impatiens, Pelargonium, Cyclamen, Chrysanthemum e Poinsettia (proprio su quest’ultima pianta, meglio conosciuta come Stella di Natale, si terrà in giugno un convegno, al quale parteciperà il professor Hendriks, massimo esperto mondiale in materia).

Una questione importante, che il dottor Chillemi mi ha ripetuto più volte, è data dal “rapporto con la base produttiva che si estrinseca soprattutto nella disponibilità del Centro ad ospitare visitatori (1.300 nel 1994), a partecipare ad incontri-dibattito, a presiedere seminari su temi specifici, ad entrare in progetti di filiera realizzati dalle associazioni o strutture cooperative come supporto tecnico-scientifico, ad organizzare delle giornate aperte dove vengono illustrate le strategie e si raccolgono informazioni”.

“Il mercato – prosegue il direttore del Centro – si è profondamente evoluto, bisogna garantire il processo produttivo e standard di qualità elevata, si deve puntare su un basso imput in merito a fertilizzanti e fitofarmaci, per assicurare la sanità del prodotto. L’Italia potrà contrapporsi ai paesi dell’Est, alla Spagna, all’Olanda, solamente se saprà essere competitiva su queste tematiche. Per affrontare la concorrenza è necessario crescere, creare aggregazione, sinergie, e dare vita a tutti quei servizi, oggi scadenti o nulli, che consentano al produttore di valorizzare meglio la propria offerta. Spesso la barriera è proprio tra produzione e commercializzazione: il prodotto, senza un marchio che lo identifichi chiaramente, incontra grossi ostacoli sui mercati. Solo superando questa impasse si potrà creare valore aggiunto”.

Cosa c’è nel futuro del Centro? “La prosecuzione – conclude il dottor Giovanni Chillemi – dei procedimenti sul miglioramento genetico dei radicchi veneti e dell’asparago; la messa a punto di protocolli di coltivazione per il “fuori suolo” (una tecnica recente, interessante perché può comportare una drastica riduzione dell’impatto ambientale in quanto si lavora fuori terra, con un riciclo delle soluzioni nutritive, e in coltura protetta, senza l’uso di erbicidi); gli esperimenti sulle produzioni biologiche, sicuramente di nicchia rispetto alle coltivazioni tradizionali, ma che assumeranno sempre più importanza economica nei prossimi anni”.

Appare evidente da tutto ciò che le ricerche e le sperimentazioni del Centro “Po di Tramontana” utilizzano tecnologie avanzate nel rispetto degli equilibri ambientali, indirizzate in primo luogo a beneficio dei produttori, ma alla fine destinate a tutti noi, con particolare riguardo alle esigenze dei nostri palati.

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Come citare questo articolo

Simone Martinello. “Al servizio della qualità”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/al-servizio-della-qualita/

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