Uno dei complessi architettonici di una certa vetustà, che incuriosisce il turista che percorre la strada arginale sullla sinistra del Po di Venezia, in comune di Porto Viro, è senz'altro costituito da due “torrette” gemelle, una a destra e l'altra a sinistra di via Argine Po, che creano nella stessa una strettoia, ove si è costretti a rallentare ulteriormente la marcia, trovandosi oltretutto in un tratto non rettilineo. Sono chiaviche.
Il loro compito era la regolazione delle acque, per garantire la produttività del territorio. Come è risaputo, il delta era governato dalla Serenissima che, durante il XVI secolo, sull'esempio degli Estensi, profuse un grande impegno per la bonifica, che interessava soprattutto grandi aree incolte.
A tale scopo nacquero Consorzi fra i vari proprietari interessati al problema, che procedevano ai lavori di bonifica: il territorio che si voleva rendere coltivabile, veniva separato dalle altre terre attraverso un argine detto "traversagno". Le acque della zona prescelta venivano poi convogliate in condotte chiamate "scoladori", e trasferite oltre l'argine. La costruzione di una chiusa regolava il flusso del canale e manteneva asciutto il territorio bonificato.
Anche le chiuse di Porto Viro, furono il punto terminale di un simile iter. Erano intestate, e lo sono ancora, come afferma il sindaco di Porto Viro Giovanni Franchi, al "Consorzio Acque dolci di Contarina", nato inizialmente come "Acquedotto rurale" per approvvigionare di acqua il territorio fino a Ca' Cappello, località dell'ex comune di Donada, Consorzio di cui si persero le tracce e che non risulta più attivo dagli anni trenta.
Il complesso con le due torrette ha nel tempo progressivamente perduto la sua primitiva funzione, ed oggi risulta in uno stato di semiabbadono. La Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Verona, riconoscendo che rappresenta ancora un punto di riferimento importante per la storia del territorio, in quanto raro esempio di edilizia idraulica conservatosi in modo soddisfacente in Polesine, ha deciso di intervenire, con una spesa di 100 milioni, per il restauro e il risanamento conservativo.
La dettagliata relazione artistica fatta dal geom. Vittorino Maduzzi, bene descrive le due chiaviche. Sono costruite completamente in mattoni, secondo canoni esecutivi in uso anche presso l'edilizia civile dell'epoca. Di esse evidenzia anche un "certo pregio artistico" derivante dalla pregevole cornice di gronda aggettante, che in origine era intonacata, come del resto tutto il parametro murario, di buona fattura. I due manufatti conservano ancora le principali caratteristiche tecnologiche d'origine, destinate alla regolazione del flusso delle acque, ma le originarie paratoie regolabili meccanicamente, non sono più esistenti.
Pregevole anche, continua la relazione Maduzzi, l'esecuzione della parte semisommersa costituita da un canale semicircolare per il deflusso dell'acqua e dei muri contro terra con il bordo superiore di trachite. La parte esterna è ingentilita da due ampie aperture prive di grate di protezione e da una porta di accesso tamponata e quattro specchiature che conferiscono leggerezza all'aspetto monolitico delle due torrette.
Ora la ditta Severino Arienti di Porto Viro, per conto della Soprintendenza dei Beni Ambientali ed Architettonici di Verona, sta procedendo alla rivitalizzazione del complesso. All'esterno verrà restaurato l'intero comparto murario, con il completamento di alcune parti mancanti di rivestimento e con la costruzione di copertine in pietra dei muri di sostegno contro terra. Verrà sistemata anche l'area che circonda le chiaviche con la formazione di muretti di contenimento e pavimentazioni speciali in piccole mattonelle di cemento colorato.
I lavori di recupero e sistemazione permetteranno una comoda sosta alle persone, per consentire una migliore visione dei manufatti e l'apprezzamento di valori architettonici.
La sicurezza del complesso sarà completata da una serie di opere in ferro battuto, come grate di protezione e ringhiere, che valorizzerà ancora di più tale importante documento storico.
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Come citare questo articolo
Gabriella Bergo. “Le Chiaviche di Porto Viro”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-chiaviche-di-porto-viro/