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ARTEOGGI

Inno alla vita

Nelle tele di Laura Fecchio si accendono i colori, in una appassionata ricerca del senso dell’esistenza

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 99–102

È un inno alla vita, alla natura, l'arte di Laura Fecchio, un cantare poetico su ciò che vede e su ciò che la circonda, che diventa armonia di immagini e di colori.

È l'amore verso le creature di questo pianeta, i fiori, le farfalle, i fenicotteri, gli animali, le foglie, che l'ha portata a scegliere colori talvolta tenui e delicati, come l'azzurro, il rosa e il giallo, e talvolta leggermente cupi e densi, come se quest'ultima colorazione fosse simbolo del suo ripiegarsi su se stessa per diventare, poi, luce raggiante sugli altri.

I suoi fiori, i suoi studi sulle farfalle, simbolo del mutamento, della rinascita di tutto ciò che non muore, ma che si trasforma, che è energia vitale, sulle foglie, sentite come qualcosa di vivo e di palpitante, scaturiscono da una spiccata sensibilità di donna, di persona che si pone il problema e il significato della vita, della salvaguardia della natura, oggi così in pericolo. Eloquente rappresentazione ne è il quadro dei fenicotteri, bianchi e tranquilli, quali immacolate creature, quasi toccati da una luce diafana e trasparente, al centro di uno spazio azzurro e roseo, sintesi e simbolo dell'universo e di una dimensione non più umana, quasi paradisiaca.

Il suo porsi domande sulla vita, sui misteri del tempo, sulla terra, sull'universo, ha toccato in modo non episodico, le sue corde pittoriche, ed ecco i dipinti dei pianeti e di astri colorati e ruotanti in un mare di luci, di colori, di farfalle e di fiori.

La sua ricerca del passato porta l'artista ad indagare, a chiedersi il vissuto di oggetti o arnesi di uso comune, di una scala, dei gradini, di un vecchio portone, immagini che poi ferma sulle sue tele, trasmettendoci l'intensità dei suoi interrogativi.

L'amore per il tempo antico la riporta ancora sulle tracce delle ere trascorse, al Medioevo, al Rinascimento e la spinge a dipingere affreschi; brilla soprattutto, tra questi, la Crocifissione di Cristo, circondato dalla Madonna, dalle pie donne e da San Giuseppe, nella quale si sente tuttavia la dolcezza della Resurrezione e la speranza di un mondo migliore.

Le tecniche usate, quali il sabbiato, lo stucco, indicano il suo lungo cammino nella pittura figurativa, hobby iniziato molto tempo fa e diventato, poi, quasi una necessità di vita.

E la vita è il tempo che vola, in una clessidra senza sabbia, tenuta in mano da una donna seduta su un ramo, avvolta da un lungo mantello, moderna dea, che tiene sul suo palmo il destino degli uomini; non esiste più né il passato, né il presente e tutto può diventare futuro.

Le sue ultime tele denotano la sua trasformazione e il raggiungimento di una nuova maturità artistica; infatti i suoi colori sono diventati più solari, più decisi.

L'arancione e il giallo dorato, simboli del sole, della vita, della divinità in terra che diventa frutta, grappolo maturo, vibrano sulla tela, come se l'artista avesse tolto dalla sua anima il velo che copre ogni cosa e avesse visto l'essenza stessa della vita.

Vivi apprezzamenti all'artista sono recentemente giunti a seguito di una mostra allestita presso la Sala Celio di Rovigo, in cui Laura Fecchio si è confermata pittrice sensibile e raffinata.

Laura Fecchio vive a Loreo, dove opera con studio in via Calle Castello, 6 – Tel. 0426/334317.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Inno alla vita”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/inno-alla-vita/

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