Stavo cavalcando la mia 101esima pecora, proprio così perché a me non bastava guardarle saltare la staccionata, dovevo guidarle io verso il mio sonno. Ma questo tardava a venire, così passai da una all'altra per giungere al mio scopo.
Riuscivo a sentire il calore della loro lana, l'odore dell'erba, il fresco che mi accarezzava le gote … ma questo non mi bastava per addormentarmi. E così arrivai alla famosa 101esima … bella, grassa, dal pelame morbido, belava e correva, correva e belava, finché di fronte alla staccionata si fermò di colpo.
Non poteva farmi questo: ne avevo passate 100, spinta dal desiderio di dormire, e questa improvvisamente si fermava, e interrompeva pure il mio viaggio verso la pace notturna. Stavo lì, io la spronavo e lei niente, le redini non funzionavano, gli speroni nemmeno.
Scesi dalla sua groppa e guardai nella stessa direzione della bella signorina e vidi con sorpresa che guardava … un bel caprone, nerboruto … era amore a prima vista … Lui al di là della staccionata, e lei al di qua, fermi, immobili, quasi che Cupido li avesse trafitti nello stesso istante, con la stessa freccia amorosa.
Non potevo distruggere una storia d'amore, non potevo neppure attendere che gli eventi dominassero il mio viaggio … Risalii in groppa per dirigere la mia strana cavalcatura verso di lui, sperando che quell'ennesima staccionata fosse quella giusta per me (soluzione idonea pure per gli innamorati).
Feci retrofont, tanto quanto bastava per una buona rincorsa, ma la signorina era alquanto nervosa e non voleva saperne di ripartire, mentre io ero ormai bella sveglia e cominciavo a stancarmi. La spronai… stava per ripartire quando in lontananza si udì un belare molto giovane … un agnello. Accidenti a lui, pensai, non poteva rovinarmi il piano! Ma il piccolo prese a correre verso di noi e finì giusto giusto sotto sua madre, quasi che la natura li avesse fatti ad incastro come un puzzle.
In queste condizioni non si poteva saltare, io da sola non potevo saltare la staccionata perché avrei rotto l'incantesimo, non restava che far venire più vicino lui, "l'uomo" della situazione.
Belai nel modo più suadente che mi riuscì, e lui fece un passetto … Forse non ci vedeva molto bene a quella distanza, e pensò che fosse lei, non più tanto signorina, a proferirgli dolci parole d'amore. Un altro passetto, frettoloso, poi un altro e un altro ancora, e alé … cominciò a correre.
Lei si rianimò, allontanò il piccolo e prese a correre verso quello che si prospettava come un tenero abbraccio … saltò il recinto ed in pochi istanti fu su di lui con … calci, morsi e testate.
Riuscii a vedere chiaramente che malmenava quel povero maschio; lei mi guardò negli occhi, come chi è stato abbandonato dal marito e lo ritrova per vendicarsi … Ed in una frazione di secondo mi disarcionò, facendomi cadere in un sonno profondo e riposante.
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Come citare questo articolo
Michela Dassiè. “Addormentarsi”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/addormentarsi/