La storia del sigillo ha origini antiche, risalenti come minimo ai Romani, per assumere una particolare importanza nel medioevo contraddistinguendo quei marchi che "sovrani, funzionari… Comuni, enti, corporazioni, assunsero come proprio contrassegno, da imprimere o da appendere ai documenti per convalidarli, ovvero per garantirne la chiusura e la segretezza"¹.
Si hanno notizie di Comuni che adottarono sigilli già dal 1200 com'è il caso di Bologna². Comunque sia, anche i luoghi minori adottarono sigilli ed in questa casistica rientrano i piccoli paesi come Melara.
L'attuale stemma usato dal Comune di Melara deriva da quello autorizzato con decreto del Capo del Governo 16/07/1936 e con R.D. del 16/12/1937.
Esso si rifaceva al precedente, che a sua volta si adattava a quello prima e così via a ritroso nel tempo, sino a giungere a quello adottato nei primi anni dell'unità d'Italia.
Bisogna pensare che nel secolo scorso molti Municipi, che non possedevano uno stemma, ne crearono uno anche senza autorizzazione dei Governi da cui dipendevano. Contro questi abusi si istituì la Consulta Araldica (R.D. 10/10/1869, n. 5318), successivamente fu creato il Libro Araldico degli Enti Morali (R.D. 05/07/1896, n. 314); seguirono altri R.D. sino all'anno 1943 che ancor oggi fa testo in materia di araldica comunale: R.D. 07/06/1943, nn. 651-652.
Il primo storico che scrisse dello stemma del Comune di Melara fu nel lontano 1878 l'allora segretario, tale Tito Tosi, il quale parlando del simbolo adottato dopo l'unità italiana affermava: " … non si hanno perciò in atti documenti che valgano a dimostrare l'origine di detto stemma … "³. Ciò significa che quello stemma adottato fu inventato "ex novo", essendosi persa la memoria del precedente.
E prima di allora?
Abbiamo la prova che questa comunità possedeva uno stemma "ab antiquo" già dall'anno 1457. È un sigillo impresso su cera bianca, di forma ovale, ma le sue dimensioni (cm. 1 x 1,5) ed il suo cattivo stato di conservazione non ne permettono una chiara interpretazione⁴.
Le successive testimonianze raccolte però, ci danno modo di identificare un'unica tipologia di sigillo, con le sue varianti, che venne usato da metà '500 sino a fine '700.
Questo "antico sigillo" trova la sua prima applicazione nel dicembre 1575 ed è apposto su di un documento conservato in Archivio di Stato di Modena⁵.
Il sigillo ha forma circolare ed è impresso a secco su carta, ma, anche in questo caso per la sua natura di timbro senza inchiostro, si riesce con difficoltà a scorgerne le forme che verranno meglio evidenziate nei secoli successivi. È quindi consigliabile una visura "in loco" dello stesso.
La seconda testimonianza invece è molto esplicativa perché l'immagine è dipinta su quadro ed è a colori. Si può datare ai primi decenni del '600.
In detto quadro sono dipinti due stemmi, uno in basso a destra, l'altro in basso a sinistra, quest'ultimo riproduce il simbolo della comunità di Melara.
La datazione del quadro ai primi decenni del '600 viene desunta da alcune notizie, la prima delle quali è ricavata dall'altro stemma raffigurato a destra in cui compaiono delle scritte: ROGUS ROG/MIELLARIAE/CURARE F/ESPEN DIV/. Si fa riferimento ad un tale Rogo Rog(hi) che dai registri parrocchiali risulta abitante in Melara nel 1624⁶.
Da altri documenti datati 1626 veniamo a sapere poi che il Roghi, assieme alla moglie, risultava possessore di oltre 130 biolche ferraresi del tempo. Viene spontaneo pensare che fosse persona facoltosa ed influente nel paese, con disponibilità tali da poter donare un quadro alla chiesa, magari per un voto allo scampato pericolo della peste dell’anno 1630 (sono solo ipotesi da prendersi con le pinze, ma il quadro rappresenta anche S. Rocco, patrono degli ammalati di peste e quindi…).
Per ultimo, tale ipotesi di datazione del sigillo dipinto sul quadro trova conferma dalle visite pastorali: è solo infatti a partire dalla visita dell’anno 1656 e non prima che figura nella chiesa un altare dedicato a S. Rocco che perdurerà sino alla “visitatio” del 1727.
La testimonianza successiva del nostro sigillo è datata 1743.
In questo anno i due Sindaci del tempo, tali Losi Carlo e Bianchini Giacomo, appongono la loro firma ed il sigillo in un documento redatto assieme all’arciprete di allora don Felice Ghedini per una questione di confini⁷.
Il timbro è a secco, su carta, misura cm. 3,4 x 4 ca. ed è una successiva elaborazione dei precedenti degli anni 1575 e i primi decenni del 1600.
L'identico stemma, questa volta impresso ad olio su carta, compare molte altre volte negli atti del notaio Montagnani, segretario della nostra comunità, negli anni 1769, 1779, 1787⁸ e 1797⁹.
Per descrivere l'antico stemma usando l'appropriato linguaggio araldico dovremmo così blasonare:
"D'azzurro ad un castello d'argento merlato alla ghibellina e torriccellato di due torri, aperto e finestrato d'azzurro, con lettera M in capitale fra le due torri, sormontata da un'aquila spiegata di nero, volta alla destra araldica, coronata da una corona di tre becchetti (4 in giro)"¹⁰.
Notiamo che si compone all'interno di 3 figure principali e più precisamente: due Torri, Aquila con corona, lettera "M"; nei segni esterni, a parte lo scudo, notiamo una corona e due rami con foglie.
Torri: le due torri massicce e merlate stanno a simboleggiare l'antica rocca di Melara, i cui ruderi andarono definitivamente distrutti nell'anno 1958. Detta rocca fu per secoli sede del Governo locale sino all'anno 1809.
Portano il castello a due torri pure i Comuni di Castelgoffredo (MN), Fiumalbo (MO), Venarotta (AP), Castellaneta (TA) ecc.
Aquila: è noto che l'aquila simboleggia l'Impero ed i suoi rappresentanti e delegati (ad es. Gonzaga di Mantova).
Pure gli Estensi di Ferrara, nostri antichi Signori portarono nel loro stemma le aquile imperiali.
Adottarono l'aquila che sormonta le torri pure i Comuni di Vailate (CR), Soncino (CR), Merano (BZ), Buriano (GR) ecc.
Lettera "M": è l'iniziale del paese di "Mellara", come anticamente era conosciuto e scritto il toponimo del luogo. Esempi di iniziali nello stemma sono i Comuni di Boccheggiano (GR), con 4 torri e lettera "B", come pure Rovato (BS), con castello con torre centrale e nel campo le lettere "R.O.".
Corona esterna: per la natura dei sigilli avuti in consultazione, non è possibile definire la natura di questa corona.
Si può ipotizzare fosse di visconte, titolo dato ai rappresentanti estensi nel nostro territorio.
Conclusioni
È auspicabile un approfondimento della tematica affrontata anche perché lo stemma comunale è il simbolo dell’identità culturale del paese e quindi, sapere cosa vi è rappresentato, come, perché e quando ciò è avvenuto, significa riconoscersi nella propria storia e cultura.
Infine potrebbe risultare interessante approfondire alcune problematiche emerse dal presente lavoro, cioè:
– prima del 1457 il paese possedeva uno stemma?
– che importanza avevano le singole Comunità ed i suoi rappresentanti nei secoli scorsi in rapporto al potere centrale?
– l’aquila contenuta nello stemma poteva essere una concessione imperiale od estense?
– appurato che lo stemma ritrovato è l’antico, quello “autorizzato”, è pensabile un recupero, anche parziale nel futuro?
Consideriamo questa ricerca come il primo contributo allo studio dell’araldica comunale di Melara e come un invito chiaro ed esplicito ad un suo approfondimento.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Il sigillo di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-sigillo-di-melara/