Raccontano sempre una storia intimista i paesaggi e i ritratti di Ivan Tardivello che porta sulla tela i suoi stati d'animo, il suo paesaggio interiore quando riproduce pastose nature morte o nitide case che si stagliano sui nostri orizzonti paesani e ci rivela nel ritratto l'uomo nascosto – per dirla con Alberto Savinio.
Badiese purosangue e molto attento alle vicende culturali della sua città, Tardivello – dopo il diploma conseguito all'Accademia di Belle Arti veneziane – sotto la guida di Bruno Saetti – si è diviso tra l'insegnamento di Educazione Artistica e l'attività di pittore, fondatore e direttore del Museo Civico A.E. Baruffaldi e ispettore onorario della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Verona.
Vagliata da molti critici, la pittura di Tardivello è stata definita precipuamente "limpida" da Paolo Rizzi. Non soltanto per "l'impostazione tecnico-esecutiva", ma anche per l'ideazione mentale". Il critico precisa inoltre come ritratti, figure, fiori, nature morte, paesaggi offrano un impatto con la realtà diverso secondo la diversità stessa dei soggetti, mantenendo un'unica linea maestra. Forse il significato del linguaggio pittorico del nostro artista sta proprio chiuso dentro questa frase, a cui noi aggiungiamo la costante ricerca della luce – esterna nel paesaggio – luce interiore nel ritratto.
Pittore di atmosfere e di stati d'animo, Tardivello mantiene sempre una grande coerenza con se stesso, alieno da lusinghe metafisiche e da ricerche surreali che non sarebbero state congeniali alla sua vena figurativa.
" … Pone al centro della sua ricerca pittorica la riproposta delle realtà naturali – di lui ha scritto Salvatore Maugeri – crede alla necessità di rappresentare ciò che è legato all'emotività e nella capacità di rendere, in immagini inedite, ciò che l'occhio coglie nel suo attento esplorare … ". Il critico giustamente sottolinea come Tardivello non si limiti a una pedissequa trascrizione del vero naturale, ma filtri piuttosto la realtà spogliandola dell'aspetto fotografico, secondo il suo sentire intimista.
Angelo Gatto pone l'accento sul lessico cromatico dell'artista, sottolineando "il gusto schiettamente veneto del colore" e "l'equilibrata struttura materica".
Giovanni Beggio si sofferma sul fatto che "i ritratti diventano personaggi", diventano veramente la persona ritratta – aggiungiamo noi, non in senso verista e calligrafico, ma nel significato di Alberto Savinio, di ricerca di quell' "uomo nascosto" che l'artista cerca di portare sulla tela, rendendone visibile l'indole e il temperamento.
" … la sua pittura è tutta giocata su un particolare valore della luce" – precisa Antonio Romagnolo – che esamina con cura speciale la "luminosità" nei dipinti di Tardivello, per cui "gli oggetti appaiono in una loro effimera assolutezza, quasi privi di ombre o con ombre velate e trasparenti."
Leobaldo Traniello loda il "virtuosismo" – soprattutto in quadri di fiori – che nasce "dalla singolare efficacia di resa descrittiva".
Grazia Giordani ha scritto: "sembra quasi che Tardivello abbia voluto dipingere l'aria rendendo viva la magia delle sue trasparenze".
Esaminando in visione quasi sinottica le critiche qui esposte notiamo la costante della luce perennemente ricercata dall'artista, una luce quasi umanizzata, perché porta dentro gli stati d'animo di chi la dipinge, non è solo luminosità in cui immergere i paesaggi o atta ad alonare i ritratti, ma è luce diffusa, integrata con le figure e le immagini riprodotte su tela; e notiamo il motivo ricorrente dell'ideale del pittore che non ama l'astratto e il surreale, pur non cadendo nella banalità del vieto verismo.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: e se Tardivello avesse espatriato, si fosse allontanato dalla tranquilla vita borghese della sua città natale? Se si fosse "sprovincializzato"?
Probabilmente avrebbe raggiunto o tentato di raggiungere mete più ardite, ricerche concettuali di rottura, diventando però infedele al sé stesso, perdendo quell'afflato poetico che lo rende capace di regalarci efebici ritratti di fanciulle, trasparenti paesaggi della nostra terra, popolati di "case con l'anima" e fiori di limpida fragranza tonale, fiori che tutti vorremmo veder vivere nei nostri domestici giardini.
Nel corso della sua lunga carriera, ha esposto in varie mostre personali e ha partecipato a numerose mostre di pittura tra cui la quinta esposizione di arte contemporanea di Ravenna (1948 segnalato); I Premio Nazionale di pittura Città di Castelfranco veneto – 1977 (medaglia d'argento); mostra personale Galleria Risorgimento Legnago (VR) – 1978; I Concorso regionale di Pittura e Scultura – Creazzo Vicenza 1978 I premio ex aequo; Premio Nazionale di Pittura "C. Cherubini" Venezia – 1978 (Targa Enal Provinciale); 3 Concorso Nazionale di Pittura e Grafica "Bussolengo" – 1979 (medaglia d'argento); mostra personale alla Galleria d'arte "Alexandra"- Rovigo 1979; XIII Premio Nazionale di Pittura "Città di Legnago" – 1980 (I premio ex aequo); mostra personale alla galleria del teatro Accademico di Castelfranco Veneto – 1987; personali alla Biblioteca Civica di Badia Polesine "G.G. Bronziero".
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Grazia Giordani. “Le romantiche visioni di Ivan Tardivello”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-romantiche-visioni-di-ivan-tardivello/