Dalla terra dei grappoli d'uva o meglio dal greco Bottris – ghe (grappolo – terra) oppure dal nome dell'arciprete della Cattedrale di Adria, Maurizio Butrigo, si potrebbe risalire al nome del centro rivierasco che sorge lungo l'argine sinistro del Po Grande. Sembra comunque più probabile la seconda ipotesi dato che proprio Monsignor Butrigo avrebbe, secondo un documento del 1280, acquisito da un certo Papoxio (Signore di Papozze), un fondo dove sorgerà successivamente la "Villa delle Bottrighe".
Per la prima volta il nome appare nelle antiche pergamene del 1312, indi nel 1418 per indicare il cosiddetto Po di Drizzagno. Sembra ancora, ma non lo diamo per certo, che proprio Monsignor Butrigo abbia dato vita alla costruzione di una chiesetta con il concorso degli abitanti del luogo in prossimità dell'argine del Po. Ma forse il tempietto era preesistente, poiché appare improbabile che Bottrighe fosse senza oratorio quando, per lunghi periodi, nella zona era tutta una fioritura di edifici sacri.
Il primo a dare notizia di questa chiesa è il Vicario Peroto che nell'anno 1603 così scrive in una sua relazione: "Visitai una chiesa; il Santissimo era in tabernacolo di legno, posto sopra uno sgabello: cosa indecente! Trovai l'Ostensorio senza base, Pisside senza piede, un calice con patena di rame, Reliquie senza autentiche, poste entro vasetti che vengono portati in processione. Vidi, di buono, solo un Ostensorio donato dal Nobile Giulio Estense Tassoni, Signore delle Bottrighe. Il Battistero era in fondo alla chiesa, a destra e mancava di tutto".
Questa dunque la sconsolante situazione che nei primi anni del XVII secolo contraddistingueva la chiesetta trecentesca di Bottrighe dedicata a San Giovanni Battista che, con il Battistero, testimonia la presenza di un curato. Di essa si trovano testimonianze anche nel 1825 con il sacerdote Francesco Dan che ha l'obbligo di celebrare la prima e terza domenica del mese nell'oratorio passato sotto la giurisdizione della parrocchiale principale di Bottrighe.
Nel 1842, causa le tristi condizioni in cui si trovava, la chiesa di S. Giovanni, spesso allagata per i lavori di raddrizzamento del Po, venne chiusa e furono asportate tutte le cose più importanti: la pietra sacra, due campane del campanile, la pala di S. Giovanni Battista posta sull'altare maggiore e altri santi, le reliquie, con l'autentica del Vescovo Retano, della Vergine, di S. Giovanni Battista, di S. Giuseppe, di S. Vincenzo Ferreri, di S. Antonio da Padova, di S. Francesco di Paola e di S. Gaetano da Thiene.
La chiesetta da allora non venne più riaperta, in breve dovette subire un velocissimo processo di decadimento, fino a crollare facendo perdere perfino le proprie tracce. Nessun documento relativo alla sua scomparsa è mai stato trovato.
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Come citare questo articolo
Roberto Marangoni. “S. Giovanni Battista di Bottrighe”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/s-giovanni-battista-di-bottrighe/