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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Un monastero nel Delta

Fondato a Porto Viro nel 1952, ospita una comunità di Clarisse

di Patrizia Masieri

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 38–41

Un monastero delle Clarisse a Porto Viro, nel cuore del Basso Polesine?

Per quanto strano possa sembrare è una realtà: si tratta di un'istituzione voluta e fondata nel 1952 e che attualmente ospita 20 sorelle votate alla clausura. Evidentemente la pace e l'isolamento del luogo furono considerati adatti alla vita contemplativa da Mons. Piasentini, vescovo di Chioggia dal '52 al '76, che, dopo la tremenda alluvione del '51, appoggiò la fondazione del Monastero in un'area che, a suo parere, oltre alle rovine materiali causate dall'inondazione, presentava anche carenze morali e religiose.

Facendo proprio – adattandolo ai tempi – il comando rivolto dal Signore a S. Francesco, "Va' e ripara la mia casa che, come vedi, va in rovina", Mons. Piasentini pensò che un faro di spiritualità sorto nel Delta, dove si sarebbero vissute e praticate la fede e la carità, avrebbe potuto "come un lievito, far fermentare silenziosamente tutta la pasta" (Mt. 13,33; Lc 13,20-21).

La scelta del luogo sembrava essere caduta dapprima su Taglio di Po, poi ci si orientò verso Contarina, dove, in via Marconi, completamente allagata a causa dell'esondazione del Po, sorgeva una bella casa padronale i cui proprietari si erano trasferiti sul Lago di Garda.

Dopo alcune trattative, felicemente andate in porto, l'edificio, restaurato all'uopo, divenne la sede adatta ad accogliere la nuova comunità di sorelle. L'intervento economico dello stesso card. Ildefonso Schuster, arciv. Di Milano, fu determinante per l'acquisto dei locali, come lo stesso mons. Piasentini, riconoscente, ricordò più tardi. Dopo pochi mesi dall'apertura del monastero, veniva benedetta la prima pietra dell'annessa chiesetta dedicata al Cuore Immacolato di Maria.

Da allora sono trascorsi più di 40 anni e la comunità delle Clarisse di Contarina (ora Porto Viro), il cui primo impegno è l'adorazione unita alla povertà ed alla castità, è andata radicandosi saldamente nel territorio, divenendone un punto fisso, nonostante le crisi dei valori e la diminuzione delle vocazioni, denunciate dai nostri tempi.

In occasione del quarantesimo della fondazione (1952-1992) e del centenario di Santa Chiara (1193-1993) fu deciso il restauro del complesso monastico e la costruzione di un chiostro sul luogo di un preesistente piccolo cortile. Il materiale necessario fu interamente donato dalla comunità ed il principio base del progetto è quello del chiostro aperto ad abbracciare i fedeli.

I cinque archi a tutto sesto, visibili dalla strada, sono sovrastati da quattro rosoni con le effigi di Santa Chiara e di S. Francesco. Come nel chiostro della celebre chiesa di S. Damiano ad Assisi – sede storica delle monache – anche in quello di Porto Viro troviamo un pozzo sormontato da un arco e da una croce in ferro recanti il monogramma di Maria.

La chiesa è aperta a tutti per il culto e l'adorazione eucaristica quotidiana e, sulla facciata, la statua di marmo di Santa Chiara con l'ostensorio in mano, accoglie il fedele.

Il progetto del chiostro, che cinge la porziuncola, è decisamente gradevole alla vista, ed il caldo abbraccio dei mattoni di cotto ispira al visitatore serenità e pace.

Nel monastero di Porto Viro si ricorda spesso la vita di Chiara d'Assisi (primogenita della nobile famiglia di Favarone di Offreduccio e di Madonna Ortolana) che nacque il 16/7/1193. La sua esistenza, grazie all'educazione d'impronta profondamente cristiana datale dalla madre, fu votata alla preghiera ed alla carità. A 18 anni, accettando l'invito dell'amico Francesco, decise di consacrarsi definitivamente al Signore. La notte della domenica delle Palme, il 28/3/1211, fuggì alla Porziuncola e, insieme con un’altra compagna, si lasciò tagliare i capelli da Francesco, in segno di definitivo abbandono del mondo secolare e di completa dedizione e sottomissione al suo Sposo Divino.

Il nuovo ordine da lei fondato fu chiamato “le povere donne recluse di San Damiano” poiché ebbe la sua prima dimora nel piccolo convento di San Damiano ad Assisi. Di esso, nel 1215, Chiara divenne prima badessa, obbedendo a Francesco. Nel nome del nuovo ordine erano racchiusi i due aspetti fondamentali della scelta delle pie sorelle: l’assoluta povertà e la vita di clausura.

La nuova regola femminile fondata da Chiara non tardò a dare i suoi frutti poiché ella fu seguita in convento da altre “recluse”, tra le quali anche le sorelle Agnese e Beatrice e, più tardi, la stessa madre Ortolana.

La stretta osservanza della povertà, reclamata da Chiara come un “privilegio”, ebbe un primo riconoscimento dal Papa Gregorio IX, nel 1228, che però non giunse ad approvarne la regola.

Solo Papa Innocenzo IV, nel 1253, dopo una visita ad Assisi al letto dell’inferma, si decise ad approvarne il testo e fu dopo due giorni, esattamente l’11/8/1253, che Chiara morì serenamente stringendo al petto la pergamena papale di riconoscimento della validità della sua regola di vita.

Dal 1850 il corpo di Santa Chiara riposa ad Assisi nell’omonima Chiesa a lei dedicata, esposto alla venerazione dei fedeli, in un’urna d’argento. Nel 1958, Santa Chiara fu dichiarata da Papa Pio XII, “celeste Patrona della televisione”, basando l’assioma su di un episodio della leggenda che narra di come la Santa avesse potuto seguire direttamente (audio e video), le celebrazioni del Natale che si svolgevano nella chiesa, pur restando inferma nel proprio letto.

E non a caso da qualche tempo un’emittente televisiva cattolica, “Telechiara”, voluta dai Vescovi del Triveneto, ci rammenta quotidianamente di colei che continua ad illuminare, anche attraverso l’etere, il cammino di coloro che credono.

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Patrizia Masieri. “Un monastero nel Delta”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-monastero-nel-delta/

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