Il voto
La devozione popolare, un tempo più viva e sentita di oggi, si è espressa nei secoli in vari modi. Proprio per questo si possono ammirare in ogni paese capitelli, e nelle chiese quadri, statue ed altari eretti per sciogliere un voto, o quale ringraziamento per uno scampato pericolo. La devozione era soprattutto individuale, ma, nelle gravi avversità della vita, anche le intere comunità si accomunavano per sciogliere un voto.
Tra le terribili pestilenze che si sono succedute nei secoli scorsi, particolarmente nota è quella "manzoniana" dell'anno 1630 che decimò le nostre popolazioni. In quella circostanza a Melara venne eretto un altare dedicato a S. Rocco protettore degli ammalati di peste; ora il quadro è appeso all'interno della sacrestia dell'arcipretale.
Il voto oggetto di questo articolo riguarda però un'altra epidemia: il "cholera morbus" dell'anno 1855. Già in precedenza negli anni 1831 e negli anni 1835-36 il colera asiatico o fulminante aveva fatto la sua comparsa nei nostri paesi, ma è nell'anno 1855 che si presentò in maniera epidemica mietendo molte vittime.
Il colera proveniva dal delta del Gange, in India, e da lì partì nel 1817 un lungo ciclo epidemico che, attraversando la Russia, approdò in Europa ed in Italia. Questa malattia è causata dal vibrione (bacillo virgola) e colpisce l'apparato digerente; tra le precauzioni del tempo per arginare il flagello si raccomandava di "avere un'abitazione asciutta e pulita … si deve badare alla nettezza non solo delle stanze abitate, ma benanco davanti alla casa, nell'atrio, nella cucina, nella cantina, nella soffitta, nella stalla, ecc.; si faccia uso di cibi sani … si vada a letto più di buon ora del solito … " (Avvertimenti contro il Cholera Morbus – di Antonio Zhuber, dottore ed imperial regio medico di corte di Laxemburg).
Questi consigli erano di difficile attuazione nei nostri paesi ed era altresì arduo curare il sonno nel periodo della comparsa dell'epidemia (luglio) in cui si richiedeva maggior apporto di manodopera nei campi.
A Melara nel solo mese di luglio morirono di colera ben 142 persone, altre 4 in agosto, ed anche nei paesi limitrofi il morbo infierì facendo registrare ovunque morti e desolazione.
Per porre rimedio alla grave situazione, nello stesso mese di agosto, il 25, l'arciprete don Pellegrino Soldà, sollecitato dal popolo melarese, fece solenne voto di erigere un grandioso organo a lode e gloria del Signore.
Sulla positiva figura di Don Soldà ci sarebbe da scrivere parecchio, basti solo sapere che in quel periodo era energicamente impegnato nella ricostruzione della chiesa, dopo il devastante incendio del 1851, dedicando l'intero suo tempo e le sue totali sostanze per questa opera, che terminò nel 1866.
Cessato il morbo, si pensò dunque ad esaudire il voto, provvedendo a sostituire l'antico organo Bonatti di Desenzano che risaliva al 1783. Venne scelto, dopo alcune proposte, di affidare l'incarico all'ormai famoso organaro Giovanni Tonoli.
Il costruttore
Giovanni Tonoli era nato a Tignale sul Garda (BS) nel 1809. Egli apprese l'arte di fabbricare organi dal frate Damiano Damiani che all'epoca stava montando l'organo del Santuario di Montecastello. Il monaco ebbe modo "di avvicinare un fanciullo vispo e svegliato del vicino paese; indovinandone il genio lo prese con sè e lo venne educando alla propria professione. Questi ne ricavava un profitto tanto splendido che, in breve volgere di tempo, addivenne uno dei più celebri costruttori d'organo di Brescia". (Vladimiro Bonari – I cappuccini della provincia milanese – Crema 1889).
Dopo la morte del Damiani, il Tonoli continuò da solo l'attività, a partire dall'anno 1838. Nel 1847 ebbe nuova dimora in Brescia. Nella domanda di iscrizione alla popolazione di questa città, che viene accolta, viene descritto come persona politicamente, moralmente, e socialmente scevra di pregiudizi, quindi degna. (Giuseppe Pagani – Givanni Tonoli fabbricatore d'organi – in Brixia sacra, marzo-giugno 1971).
Nel 1854 sposa la sorella di Tito Speri, Santina la quale, nel novembre 1855, gli dà il primo figlio, Tito, che poi continuerà la sua professione di organaro.
Per la sua encomiabile attività, il Tonoli ottenne il titolo di Cavaliere della Corona d'Italia, partecipò a tutte le esposizioni industriali in Italia e fuori, ottenendo parecchi premi, per cui ebbe molte commissioni anche all'estero. I suoi strumenti rivelano una paziente e scrupolosa cura artigianale delle parti, specie per quanto riguarda la trasmissione meccanica, ed un pregevole equilibrio fonico dell'insieme. Legato saldamente ai valori della tradizione, si compiaceva di mantenere l'ottava corta o "scavezza" e le file del ripieno separate singolarmente sino alla XXIX (Storia di Brescia – Morcelliana, pag. 904).
Gli oltre 160 organi da lui costruiti erano presenti nelle province di Brescia, Verona, Udine, Vicenza, Ferrara, Cremona, Bergamo, Lecco, Modena, Mantova, Tirolo, Trieste, Istria, Dalmazia, Buenos Ayres, Alessandria d'Egitto ed uno in Asia.
Nella provincia di Rovigo solo sei sono gli organi da lui costruiti, tra cui quello di Melara.
Il Tonoli morì in Brescia nell'anno 1889 e gli abitanti di Tignale ne hanno ricordato la figura nel centenario della morte con un opuscolo, un concerto ed altre iniziative, tra cui l'intitolazione di una via del paese. (Notizie fornite gentilmente dal maestro Andrea Bonassi da Tignale, che qui voglio ringraziare).
Lo strumento
Venne finito nei primi mesi dell'anno 1857 e quindi costruito fors'anche a partire dal finire del 1856; l'inaugurazione avvenne il 25 e 27 aprile 1857.
Nell'archivio parrocchiale di Melara troviamo che, nel giugno 1854, l'organista Giuseppe Poltronieri Pacheni di Melara fornisce un elenco di registri da farsi pel magnifico tempio di Melara a due tastiere di tasti 61 ognuna.
Anche don Sante Magro nella sua "Storia dell'alto Polesine con special riguardo su Melara" del 1924, a pag. 196 descrive lo strumento composto da due tastiere, di 61 ciascuna, dal do profondo, chiave di basso, al do altissimo, chiave di violino così suddivisi: Organo 1° = ripieni n° 14, concerti n° 17; Organo 2° = ripieni n° 6, concerti n° 6. Con rastrelliera, registri n° 5; comprendeva n° 2111 canne.
Solo e comunque uno studio preciso e compiuto da persone qualificate può verificare la bontà dello strumento montato dal Tonoli (nella nostra diocesi non mancano esperti suonatori e conoscitori d'organo, fra tutti il maestro Carlo Barbierato).
Costò alla comunità lire austriache 11.831; la metà consegnate in aprile 1857 ed il resto dilazionate nei 7-8 anni successivi.
Il collaudo
Ogni nuova opera in campo musicale deve venire collaudata possibilmente da persona competente. Venne perciò chiamato a provare l'organo Tonoli di Melara un famoso ed apprezzato organista del tempo: padre Davide da Bergamo al secolo Felice Moretti (Zanica-BG 1791 / Piacenza 1863).
Troppo lungo sarebbe elencare le sue composizioni (per organo 60 sinfonie, 232 sonate, 24 offertori, 114 elevazioni, 28 postocommunio, 16 benedizioni, 20 marce, 61 pastorali ecc.), basti affermare che diede numerosissimi concerti in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia, che collaudò moltissimi strumenti (Serassi, Bossi e Tonoli) e che fu ammirato da folle entusiaste (G. Radole – Sette secoli di musica per organo – ed. G. Zanibon, Padova 1983).
A Melara non sappiamo il repertorio da lui eseguito, ma per fortuna abbiamo il giudizio sullo strumento provato:
Per adempiere all'onorevole invito fattomi gentilmente da codesto molto reverendo ed illustrissimo signor arciprete don Pellegrino Soldà, e dagli illustrissimi signori membri della fabbriceria di questa chiesa, e dalla commissione apposita, mi sono recato in questi giorni sul luogo, ed ho veduto, sentito, ed esperimentato il grandioso nuovo organo fatto dal Sig. Giovanni Tonoli rinomato fabbricatore d'organi in Brescia. E perciò mi affretto a pronunciare il mio parere, attestando essere il sopra riferito organo riuscito benisimo in ogni singola sua parte. Ripieno eccellente. Instrumentazione magnifica. Evvi poi un registro di trombe in 16 dette a squillo, di sorprendente e magico effetto.
Quest'organo nulla lascia a desiderare, perché lavorato con grande esattezza, giusta le più moderne regole dell'arte. Pronto, bene accordato e bene intonato. Un ripieno ed una instrumentazione dolce e simpatica, e nel suo tutto insieme, eziandio coll'unione dell'organo secondo, conserva una voce quieta, robusta e suonante.
Lo dichiaro per tutto degno e meritevole del più onorifico collaudo.
In fede di che …
Io fr. Davide da Bergamo sacerdote minore riformato".
Ebbe successivamente a dire "Pochi organi della Lombardia separano questo, e nelle provincie venete nessun organo può sostenere il confronto" Tito Tosi – Memorie sul Comune di Melara – Mondovì, Mantova 1878).
Conclusione ed invito
Pensando a quel po' di campanilismo che ancora regna nei nostri piccoli paesi, credo che al melarese farà senz'altro piacere conoscere queste notizie relative all'organo e alla celebrità sia dell'autore (Tonoli) che del collaudatore (padre Davide da Bergamo).
Un senso di orgoglio che ha sicuramente contagiato i melaresi del passato, di generazione in generazione, portando a conservare l'organo e a mantenerlo efficiente nel suo funzionamento; si sono succeduti per suonarlo celebri personaggi del paese uno su tutti il maestro Cesare Cugola (1850/1940), ed altri ancora come Ridolfi Vincenzo (1852/1910), Carletti Calocero (1868/1959), ed ancora Pennacchioni Attilio (1899/1958), Cavallari Romano, don Mario Fogagnolo, Marangoni Carlo per gli ultimi.
Questo grandioso organo ha però subìto nel passato due sostanziali "aggiustamenti" il cui ultimo avvenuto quasi 50 anni fa ne ha fatto letteralmente scempio di canne e registri. Pertanto quest'organo, che nel 1857 "nulla lasciava a desiderare", adesso versa in condizioni molto precarie ed avrebbe bisogno di nuovo intervento per fermare il degrado (sono più di 20 anni che non viene suonato in modo continuativo).
L'occasione di questo articolo e la conoscenza di questi fatti così lontani da noi può servire da spunto per iniziare a creare nuova sensibilità verso questo strumento ora dimenticato.
Ogni paese possiede, a volte senza saperlo, dei patrimoni ricchi di ricordi. Cerchiamo quindi di avere più interesse e sensibilità verso queste nostre "patrie memorie”!
Sono invitati quindi i melaresi, ma non solo, per far sì che questo degrado si arresti e che un poco alla volta si recuperi un importante "pezzo" della nostra memoria.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “L’organo “Tonoli” della chiesa arcipretale di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/lorgano-tonoli-della-chiesa-arcipretale-di-melara/