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RECENSIONI

Recensioni

di Autori Vari

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 123–129

Libri in redazione

Bruno Moretti, “Dove e come navigare nel Delta del Po”, Rovigo, IPAG, 1997

Voluta dall’Amministrazione Provinciale di Rovigo e in particolare dall’Assessorato al Turismo, allo scopo di promuovere occasioni turistiche legate alla conoscenza del Delta del Po, l’opera si compone di tre fascicoli plastificati, di cui il principale è costituito da 20 tavole che evidenziano nei particolari le possibilità di navigazione fluviale lungo la ramificata foce del grande fiume italiano.

L’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Dipartimento Turismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha avuto la sua prima presentazione a Roma, il 12 Giuno scorso, a cura di Stefano Landi, direttore del Dipartimento, di Alberto Brigo, presidente della Provincia di Rovigo, e Antonella Bertoli, Assessore al Turismo, e raggiunge indubbiamente l’obiettivo di far meglio apprezzare le potenzialità di una zona veramente tipica qual è quella del Delta polesano.

Sulla scorta della sua vasta conoscenza, acquisita in anni di navigazione fluviale e marittima, l’arch. Bruno Moretti, che da tempo si qualifica come promotore di iniziative legate alla valorizzazione del Delta, nel realizzare l’opera ha tenuto presente l’esigenza primaria di fornire puntuali informazioni a quanti si trovino a percorrere itinerari nautici lungo i rami del Po. La carta è stata infatti concepita per essere usata stando in barca, in modo tale che il pilota sia in grado di conoscere, “in tempo reale”, le difficoltà e gli ostacoli presenti in ogni tratto della navigazione.

Oltre ai riferimenti fluviali, i tre fascicoli in cui si articola l’opera presentano informazioni plurilingui (italiano, inglese, francese e tedesco) sui luoghi di interesse turistico, dei quali vengono tratteggiati basilari elementi di storia, tradizioni e curiosità. Sono evidenziati anche possibili percorsi ciclabili, le zone di maggior interesse naturalistico e le strutture turistiche quali alberghi, banche, nonché le manifestazioni più importanti, in modo da promuovere l’incontro con il territorio e le genti polesane.

La Carta fluviale del Delta, alla cui realizzazione ha concorso anche Lorenza Zuolo nello studio dei percorsi, si presenta dunque come un importante strumento di valorizzazione della terra polesana; la quale in quest’ultimo scorcio del XX secolo intende promuovere le sue potenzialità turistiche legate ad un ambiente veramente unico, annoverato tra le principali zone umide d’Europa, ricco di aspetti ambientali e suggestioni paesaggistiche.

(Lino Segantin)

Liliana Boschetti, "Cumela nona", Castelmassa, 1996

È uscito quasi alla chetichella, in maniera timida – in sintonia con il carattere schivo dell'autrice – un grazioso librino di poesie in vernacolo massese, pudicamente vestito di grigio, quasi un diario intervallato da foto di famiglia, dove in prefazione Liliana Boschetti dichiara : "Non mi è stato facile scrivere nel nostro dialetto, tra il parlarlo e lo scriverlo, ci sono, per intenderci, analoghe difficoltà che si incontrano tra il parlare e lo scrivere l'inglese. Il dialetto in genere è gradevole quando è comico, brioso, "ridicul": non è il mio temperamento. Perché ci tenevo a farlo: arriva un momento nella vita in cui tutti i nostri vecchi se ne vanno; portano con sé scene di vita, usanze tradizioni, insieme agli affetti e al dialetto che li hanno vivificati".

L'autrice prosegue dichiarando il suo intento di scongiurare la perdita di questi valori, fermando sulla carta tutto un passato che altrimenti sarebbe andato vanificato, e – dopo un cenno storico sulle origini della Transpadana ferrarese, ovvero di quella terra in cui per ragioni di dominio estense maggiormente prolungato, si parla ancora una lingua quasi ferrarese.

La silloge si apre con Padania, un titolo che farebbe impazzire di gioia Bossi, ma che non racchiude messaggi secessionistici, offrendoci invece un quadro paesistico delle sponde del Po, con la vegetazione increspata dal vento (le erbe le prila) e gli orizzonti liberi ed aperti, tipici della nostra pianura (Su l'arzan as ved fin ad còlà luntan luntan), percorsi dal suono delle campane di Sermide, in un clima di profumi e voci della memoria. Nell'Onda si avverte qualche reminiscenza dannunziana, rivisitata nel dialetto massese – e non possiamo non chiederci quale effetto farebbe all' "orbo veggente" questa interpretazione della sua celebre poesia -; persistono pennellate di colore paesistico, che tocca la natura ora vivida di fulgori estivi, ora incanutita dalla neve, una natura che si piega agli stati d'animo dell'autrice, la segue, le fa da sfondo, mentre i ricordi e le nostalgie si intrecciano e rincorrono, per retrocedere al suono di una Mazurka che viene da Castelnuovo "insiem al dolz udor dal mandolato".

Nell"'Amarcord" poetico della Boschetti gustiamo il sapore di un'infanzia paesana piena di buone cose e di miti sentimenti che l’autrice ha saputo fermare con mano gentile sulla carta, regalandoci un bouquet di ricordi suoi e della sua gente.

(Grazia Giordani)

Riccardo Celeghin e Adriano Zanirato, “Cinquant’anni di vita vissuta nel delizioso paesetto carico di storia”, dagli articoli di Valter Mischiatti, Rovigo, Gieffe edizioni, 1977

È Fratta Polesine la località carica di storia, cui si fa riferimento nel lungo titolo del volume – formato album fotografico – che segue, anche nella veste grafica, la serie “Fratta com’era”, curata da Adriano Zanirato, coautore dell’opera con Riccardo Celeghin.

La definizione inconsueta di “delizioso paesetto” va spiegata con il contenuto tutto particolare di questo lavoro, che non punta sugli aspetti propriamente storici di Fratta ben conosciuti dagli esperti delle varie epoche (dalla preistoria di Frattesina fino alla lotta al Fascismo di Giacomo Matteotti) e neppure si incentra sulle caratteristiche artistiche delle celebri ville venete che costituiscono il patrimonio architettonico di Fratta; l’interesse del volume, da poco edito, si rivolge ad un cinquantennio di storia recente, quale emerge dagli articoli di Valter Mischiatti, collaboratore di alcuni giornali, quali il Resto del Carlino, La Settimana e La Gazzetta Padana.

È nel contempo un omaggio al compianto Valter Mischiatti, scomparso nel 1995, ed un affettuoso pensiero ad un’epoca vicina, che ha contrassegnato Fratta con aspetti di mondanità, con il ripetersi di consuetudini bonarie, con la messa in scena di scherzi fantasiosi. Momenti che, grazie alla penna di Valter Mischiatti, hanno trovato ospitalità in vari giornali, divenendo oggi per molti motivo di informazione e, per i meno giovani, occasione di nostalgici ricordi.

Se piacevole è la lettura delle pagine che lumeggiano un arco di vita paesana che giunge fino alla seconda metà degli anni settanta, ricostruita dagli autori seguendo i pezzi giornalitici di Valter Mischiatti, altrettanto interessente risulta la seconda parte del volume composta da documenti fotografici della stessa epoca, molti dei quali desunti da istantanee dello stesso Mischiatti, riprodotte con perizia dal fotografo Marco Monesi.

Un volume per non dimenticare dunque, che, come si è detto, non ha la pretesa di documentare eclatanti fatti storici, ma che intende cogliere lo spirito genuino di un paese, guardando ai suoi momenti di vita meno aridi, fatti di arguzie e momenti gioviali e trasmettendo pertanto un messaggio di serenità. (Lino Segantin)

Remo Dalla Villa, "Raccolta di poesie in dialetto polesano di Pincara", La Rioja, Editorial Canguro, 1997

Ciò che colpisce di questo volume, prima ancora di considerare il contenuto, è il luogo ove ha visto la luce, lungi almeno diecimila chilometri dal Polesine. Il libro in dialetto polesano (di Pincara viene precisato nello stesso titolo) è stato infatti pubblicato in Argentina. È questo un eloquente segnale di quanto sia vero il detto che esiste fuori dell'Italia un Polesine tuttora vitale. In ogni parte del globo ci sono infatti figli della terra segnata dall'Adige e dal Po: figli che non dimenticano, e che vogliono riaffermare la saldezza delle loro radici, anche ricorrendo ad espressioni di tipo letterario.

Conseguito il diploma di perito presso l'Istituto tecnico di Rovigo, Remo Dalla Villa è emigrato in Argentina nel 1962 all'età di vent'anni, iniziando a lavorare e, nel contempo, frequentando corsi universitari che gli consentirono di ottenere la laurea in ingegneria a Còrdoba. Attualmente si dedica alla progettazione di impianti industriali, specialità della quale è anche docente presso l'Università Nazionale di La Rioja.

Accanto al lavoro, Remo Dalla Villa ha sempre coltivato due grandi passioni: la musica e la letteratura. E in entrambe le discipline ha ottenuto risultati apprezzabili: nella prima incidendo alcuni dischi con canzoni della tradizione popolare italiana e nella seconda realizzando alcune raccolte di poesie legate alla terra d'origine.

L'ultimo impegno letterario si presenta diviso in due capitoli, ognuno dei quali si articola poi in successive due parti. Si tratta in definitiva di quattro sillogi poetiche, mediante le quali Remo Dalla Villa ha modo di approfondire le tematiche che gli sono più congeniali.

Il libro che viene da lontano è interessante non solo perché parla ai polesani con la lingua della madre terra, ma anche perché in esso si coglie la voce incorrotta del cantore di una tradizione che ha ancora salde radici nel cuore di tanti polesani.

Aldo Tumiatti, "Il distretto di Ariano tra il 1848 e il primo novecento", Taglio di Po, Arti Grafiche Diemme, 1996

Autore conosciuto soprattutto per alcune indagini relative al territorio bassopolesano,

Aldo Tumiatti, direttore didattico del circolo di Taglio di Po, ha dato alle stampe un volume alquanto composito, che riunisce alcuni studi di carattere storico accanto a proposte didattiche per l'insegnamento della storia nella scuola dell'obbligo. Argomento quest'ultimo evidenziato nella stessa copertina, a mo' di sottotitolo, con la precisazione "La sfida dei programmi di storia nella scuola elementare".

Si tratta dunque di un volume che unifica le due anime di Tumiatti, quella del serio indagatore del passato e quella del pedagogo in grado di dare interessanti indicazioni su come affrontare un'importante disciplina scolastica e rendere gli alunni il più possibile compartecipi del processo formativo.

Il primo saggio individua le dinamiche sociali e politiche che caratterizzarono il comune di Ariano Polesine nel 1848, anno di insurrezioni in tutta Europa. E nemmeno il comune bassopolesano fu indenne dalla rivolta antiaustriaca, che diede sbocco ad un'azione autogestita, ben presto travagliata da divergenti posizioni denotanti un'effervescenza politica del tutto rispettabile.

Il secondo studio analizza la situazione di Ariano dal 1900 al 1914, un periodo caratterizzato da una forte crescita demografica dovuta ad un improvviso flusso immigratorio, richiamato da possibilità di lavoro in relazione alle opere di bonifica. Una situazione forse imprevista che mette il Comune nelle condizioni di dover affrontare consistenti spese per rispondere alle ampliate necessità della collettività. E il conseguente deficit di bilancio costituirà il cruccio caratterizzante per circa un decennio le amministrazioni pur di diverso segno politico.

Segue la parte didattica con proposte di lavoro anche pratiche, basate su fonti giornalistiche inerenti il problema del pedaggio del ponte di Corbola nel 1906 e riflessioni sulla scorta di una ampia lezione tenuta da Ivo Mattozzi.

In appendice la ristampa di un opuscolo a carattere storico scritto nel 1871 dall'arianese Antonio Maria Micolini, cui segue, dagli Atti del Parlamento Italiano, la risposta del Ministro dell'Interno Giolitti all'interrogazione dell'on. Bissolati sui fatti di Berra del 1901 ove alcuni braccianti, nel corso di un'azione di sciopero, erano caduti in seguito ad uno scontro con l'esercito.

Il volume di Aldo Tumiatti si presenta dunque alquanto articolato. Comune denominatore dei vari interventi è la storia che, proprio dalle particolarità degli avvenimenti locali sembra acquisire vivacità. Si comprende così appieno l'obiettivo dell'autore, il quale intende fornire al lettore la consapevolezza che il profilo dei fatti generali trova efficace comprensione e sostegno conoscitivo proprio grazie all'indagine condotta a livello delle comunità locali; ricerca che il lavoro di Tumiatti vuole sostenere ed incentivare. (Lino Segantin)

Tommaso Zaghini – Corrado Ferri, “Stefano Gobatti (1852-1913)”, Bologna, Bongiovanni Editore, 1997

Voluta dall’Amministrazione Comunale di Bergantino per onorare la memoria dell’illustre concittadino, l’opera, già nella copertina riporta l’indicazione del destino ambivalente che caratterizzò l’esistenza di Stefano Gobatti: il titolo è infatti anticipato dall’indicazione “Una vita donata all’arte” e seguito dalla postilla “Il musicista che fece impazzire Bologna”.

Gli autori, Tommaso Zaghini e Corrado Ferri grazie a questo lavoro fanno emergere chiaramente la personalità dell’illustre bergantinese che, attratto fin dalla tenera età verso l’espressione artistica (in particolare la pittura e la musica) decise di dedicare completamente la sua vita alla composizione musicale, riportando, poco più che ventenne, un successo strepitoso a Bologna con la rappresentazione della sua prima opera “I Goti”. Ma tanto improvviso e inatteso consenso si trasformò ben presto in una sorta di boomerang che perseguitò il musicista polesano per tutta l’esistenza.

Fu infatti quella di Stefano Gobatti una vita molto triste, vissuta dall’autore con la consapevolezza di dover convivere con una sorte avversa, quasi che il destino gli avesse imposto di espiare una colpa ignota. Un dramma esistenziale lungo una vita intera, nel quale Gobatti riuscì comunque a conservare fino all’ultimo un filo di speranza. Un filo sottile ma abbastanza resistente, grazie al quale il musicista, continuò instancabile il suo lavoro di compositore, restando però appartato dal mondo, ed apparendo ai più come una sorta di misantropo.

Chi fu dunque Gobatti, come uomo e musicista? Una domanda che aleggia in ogni pagina del volume di Zaghini e Ferri, a cui gli autori, con la loro ricerca appassionata, danno risposte esaurienti. Sulla scorta di una ampia documentazione, viene contraddetto il clichet di Gobatti astioso ed introverso, e ripercorso passo passo il dramma della sua esistenza.

Ad altri il compito di delineare la statura artistica del musicista bergantinese, le cui composizioni, gelosamente occultate dallo stesso autore, sono state sottratte ad un normale giudizio critico. E, proprio per aprire un primo squarcio di analisi musicale dell’opera gobattiana, accanto al libro, è stato prodotto un C. D. contenente un’antologia di brani tratti dalle composizioni del maestro bergantinese.

La duplice edizione del volume e del C.D., va dunque apprezzata quale importante operazione culturale, volta a far riemergere da un possibile oblio una delle più significative figure polesane in campo musicale, e consentire, con la tranquillità assicurata dalla distanza temporale, di riaprire il “caso Gobatti”, con l’obiettivo di un approdo ad un sereno e ponderato giudizio critico sulla sua vasta produzione.

(Lino Segantin)

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Autori Vari. “Recensioni”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/recensioni-3/

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