La firma del "Patto Territoriale", avvenuta lo scorso 26 Marzo, conclude un intenso iter di pianificazione, dalla cui attuazione ci si attende un irrobustimento consistente del tessuto economico della nostra provincia. Lo Stato erogherà 85 miliardi, di cui 24 per la realizzazione di infrastrutture ritenute importanti per agevolare lo sviluppo, e 61 che andranno ad affiancarsi ad altri 293 di impegno privato per ampliamenti produttivi. La complessa operazione, concertata tra Provincia, Comuni, Regione e Parti Sociali, e coordinata dal Consorzio per lo Sviluppo del Polesine, toccherà vari settori, promettendo una benefica ricaduta che assicurerà la creazione di oltre mille posti di lavoro.
E' forse un'occasione unica per il Polesine per accelerare quella ripresa – sul piano dell'economia e dell'immagine – da tempo auspicata e di cui negli ultimi tempi non sembrano per la verità mancare vari segnali incoraggianti. Ed è certamente apprezzabile che il Patto da poco firmato preveda in particolare lo sviluppo di settori, quali l'area tecnologica ed il turismo, che più di altri sono compatibili con l'ambiente. Progetti che ci si attende siano in grado di valorizzare finalmente i beni naturali, artistici e culturali della piccola "Mesopotamia d'Europa".
Va in questa direzione anche l'iniziativa regionale, annunciata lo scorso 18 Aprile, di un consistente contributo per completare i lavori di recupero del grande complesso degli ex Olivetani di Rovigo. Si tratta del passo decisivo per avviare l'atteso Museo dei Grandi Fiumi, che farà di Rovigo un centro internazionale non solo espositivo, ma di studio e ricerca dei principali problemi connessi alle acque e all’ idrografia europea.
E sempre in quest'ottica di valorizzazione della natura "anfibia" del Polesine va salutata l'apertura del "Septem Mària Museum", realizzato ad Adria presso l'ex idrovora dell'Amolara, nei cui locali verrà pure creato un ostello, importante punto di partenza per visite guidate al Delta del Po. Una realizzazione che si aggiunge ad altre iniziative (di cui puntualmente diamo notizia nelle pagine di questa rivista) finalizzate a promuovere occasioni di conoscenza e apprezzamento della terra polesana.
Non mancano ovviamente le note dolenti in questo ambito, che mortificano quanti si prodigano per proporre azioni di salvaguardia. E tra i fatti negativi registrati nell'ultimo periodo non possiamo dimenticare la depauperazione del patrimonio artistico causato dal trafugamento della settecentesca Via Crucis dalla parrocchiale di Fratta Polesine, o la distruzione dolosa del vecchio casone di pescatori di Scano Boa.
Ma vogliamo chiudere queste note in positivo, con la fondata speranza dell'avvio, a breve termine, di iniziative che porteranno ad un arricchimento dell'originale patrimonio culturale ed ambientale della nostra provincia. Una ventata di ottimismo, dunque, che però nel momento in cui scriviamo è purtroppo offuscata dalle nubi minacciose di una guerra di cui ancora non si intravede una soluzione vicina.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il nostro futuro”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-nostro-futuro/