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ARTEOGGI

I ritorni di Nadia Rosatti

A Polesella, nella terra natia, la pittrice ritrova nuovi spunti creativi

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 19 1999 pp. 87–90

La nostalgia della bellezza colpisce con maggiore frequenza in un mondo che alle sublimi esperienze dell'arte, della cultura, dei gesti umanitari, delle conquiste scientifiche, alterna le più nefaste irrazionalità che sconvolgono la coscienza. L'ammirazione di un paesaggio, il tratto felice di un carboncino, confuso sapientemente con la luce del colore, per dar sostanza a forme, spazi di vita, trasmettono, in chi li sa leggere con attenzione e partecipazione, una intensa emozione. È il messaggio che sa lasciare la pittura di Nadia Rosatti.

Nadia nasce a Polesella nel 1949. Nel '56 si trasferisce con la propria famiglia nell'interland milanese per stabilirsi definitivamente a Desio, dove tuttora vive. Fin da giovanissima evidenzia doti nel disegno e nella pittura. Inizia la propria attività artistica nel 1985 come autodidatta. Nell'88 si iscrive all'Accademia degli Artefici di Brera per frequentare la scuola di disegno e di ritratto con il professore Luca Vernizzi. Successivamente viene ammessa alla Scuola del Nudo, alla cui guida si alternano i professori Xante Battaglia, Alberto Venditti, Nicola Salvatore, Capraro e Mannelli.

Segnalata dal professor Battaglia per il Salon Primo del 1994, espone alla galleria Ponte Rosso in via Brera a Milano. Dal 1989 aderisce al gruppo Fad (Famiglia artistica desiana) contribuendo fattivamente alle iniziative artistico-culturali promosse dall'associazione.

Nonostante il moltiplicarsi degli impegni in terra lombarda, Nadia non dimentica il paese natìo. Un ritorno temporaneo a Polesella, la rivisitazione di tanto in tanto della terra d'origine, non significa per Nadia soltanto ritrovare parenti ed amici, ma anche rispolverare luoghi conservati vivi in lontani ricordi. Si arricchisce frattanto il suo album di fotografie, compagne dei suoi viaggi da Desio al Polesine, "ritratti" da trasformare in altrettante opere d'arte, in dipinti unici. Dal pastello all'olio, dall'acquerello al carboncino, le tele si riempiono di emozione, nel lungo viaggio che, dalla prima spatola "troppo fredda, inespressiva" come lei stessa ricorda pensando ai suoi primi esperimenti artistici, conduce la mano dell'artista verso pennellate armoniose.

Fiori, nature morte, paesaggi, nudi. La fantasia si mischia con l'attenzione di ritratti dal vero, fino ad arrivare alla riproduzione perfetta di quadri famosi, in copie assolutamente identiche agli originali. "Pittura, luce, colore, tono e forma si armonizzano in una intimistica emozione" scrive di lei il professore Pasquale Colacitti "nella pittura tradizionale, Nadia ritaglia il proprio spazio espressivo che le consente di non confondersi nella marea dei più".

Sulla scia dell'impressionismo Nadia Rosatti filtra il proprio tessuto compositivo, amalgamando armoniosamente tonalità, cromatismo, tenere vaporosità, linee morbide e piacevoli. Ma la pittrice di origine polesana conserva la sua modestia, continuando a regalare sensazioni ai visitatori, stati d’animo palpabili al primo sguardo: “Non sono ancora arrivata alla perfezione, – afferma con un sorriso – la mia tecnica è da migliorare. Uso molto la spontaneità che mi porta ad ottenere risultati a sorpresa". Ogni commento, infatti, non può spiegare ciò che lo sguardo e il cuore percepiscono dalle sue tele: i dipinti sono vivi, sprigionano mille emozioni, parlano e si raccontano nel tempo di uno sguardo.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “I ritorni di Nadia Rosatti”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-ritorni-di-nadia-rosatti/

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