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NARRATIVA

Di tutto vendesi

di Monica Stefani

Ventaglio Novanta n. 19 1999 pp. 112–114

Mi guardano tra l'incredulo e il fiducioso, forse sono la prima cliente del pomeriggio o, chissà, dell'intera giornata … e subito identifico il "titolare", il boss dell'impresa: scatta in piedi e si stampa un sorriso da un’orecchio all'altro che non lascia dubbi sull'età … sei anni al massimo, a giudicare dagli spazi vuoti tra un incisivo e il canino.

I due "soci" invece restano composti, in piedi, ma composti e, soprattutto, seri, con un'aria compunta che fa ben capire quanto siano presi nel ruolo.

Il banco è più che dignitoso, anche se del tutto artgianale: tre grosse pietre da una parte e dall'altra su cui poggia una larga asse di legno coperta parzialmente da quella che, a suo tempo, dev'essere stata una tenda a fiori vivaci.

Fin qui tutto come ai miei tempi, penso, e … la merce in vendita?

Beh, qui sì che lo scarto generazionale si fa manifesto. Non c'è traccia infatti della chincaglieria che costituiva la nostra mercanzia … che so le biglie di plastica con i volti dei ciclisti (adattissime per le piste da spiaggia); quelle ricercatissime "figurine" che trovavi non so più in quale scatola di formaggini e che, debitamante inclinate in su e in giù ti davano l'effetto movimento, e poi le sorprese del TIDE, mitico, mai euguagliato detersivo da bucato che nascondeva tra la polvere bianca autentici tesori: piccoli cavalli che camminavano sul piano del tavolo azionati dal peso di una pallina di piombo; palombari che effettuavano immersioni nel lavandino debitamente riempito d'acqua, e poi le spille, quelle spille esagerate nello scintillio degli strass che oggi mi capita di vedere nei mercatini dell'usato … Però, a guardare con più attenzione, qualcosa c'è che ha resistito all'usura del tempo e dei gusti … Sassi … Ce n'è una scatola piena.

Ad un acquirente distratto possono sembrare banalissimi sassi, ma solo l'intenditore li può apprezzare veramente. Ci sono quelli tutti bianchi, tondi, perfetti; quelli screziati di venature rossastre appena percettibili, e poi i più pregiati quelli "preziosi" con riflessi vagamente quarzini.

Ma il "titolare" cerca di indirizzare il mio interesse su un altro articolo … conchiglie.

A dire il vero queste mi sembrano, da profana, comunissime conchiglie di spiagge nostrane. Azzardo la riflessione a voce alta, e subito vengo investita da proteste vigorose … Non sono normali, sono "complete". Complete, usano proprio questa parola mentre uno di loro prende le due valve e le fa combaciare perfettamente … Ora capisco … Una rarità che non si discute.

Chiedo il prezzo. I tre si guardano come se non osassero pronunciarsi … Poi sparano la cifra: TREMILA …

La contrattazione mi pare fuoriluogo, così sgancio e ritiro la conchiglia "completa".

Sono visibilmente soddisfatti dell'affare e si passano le banconote da una mano all' altra con l'aria di chi è pago di aver guadagnato col proprio lavoro.

Non chiedo come impiegheranno i guadagni delle loro vendite, noi li dilapidavamo in pesci di liquirizia, bottigliette di "rosolio" al colorante concentrato che ti tingeva la lingua fino al giorno dopo l'assunzione, e caramelline dalla scorza di zucchero delicatissima che lasciavano subito in bocca un gusto di anice.

Do un'ultima occhiata alla merce: due trasformer parzialmente integri, una scatoletta di latta con i colori di una squadra di calcio, una penna (ci scommetto, scarica) trasparente in cui naviga avanti e indietro una gondola sulla scritta "Venezia", tre portachiavi con l'affige delle Tartarughe Ninja, l'immancabile pila di Topolino e poi una miriade di altre cose raccolte in scatole da scarpe.

Ho visto quello che c'era da vedere, saluto, e loro, premurosi, mi informano che domani, se voglio, li posso travore ancora lì. Ringrazio e assicuro che tornerò.

Loro sembrano euforici, non si trova così spesso un pollo da spennare a tremila il colpo!

Adesso qualcuno mi spieghi come mai questi bambini del computer o dei videogames, che a volte ci sembrano così diversi da come ricordiamo noi stessi, abbiano fatto esattamente quello che anch'io facevo da bambina e che ognuno di noi probabilmente ha fatto.

Che non sia forse perché i desideri e le fantasie rimangono gli stessi per ogni generazione? Dunque l'essenza, il nocciolo vero e tenero dell'infanzia è sempre immutato ed intatto.

Ecco forse perché mi sono fermata a quel banchetto … per ritrovare un po' della bambina che ero ed anullare di colpo la distanza con i miei piccoli amici.

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Come citare questo articolo

Monica Stefani. “Di tutto vendesi”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/di-tutto-vendesi/

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