L'ultimo fine settimana di agosto costituisce un appuntamento culturale di rilievo, organizzato a Villadose dal gruppo archeologico G.A.V. In programma un convegno di Archeologia Sperimentale, la IV Rievocazione del Mercato della Centuriazione romana e il I Festival Internazionale dei Gruppi Romani.
Grazie alla disponibilità dell'Amministrazione Comunale di Villadose che ha messo a disposizione le due piazze del paese, oltre al palazzo municipale e alla nuova sala civica da 300 posti e alla collaborazione dell'Azienda di Promozione Turistica di Rovigo, si terrà il 28 e 29 agosto una serie di manifestazioni con l'obiettivo di riunire a Villadose i maggiori esperti che si occupano di Archeologia Sperimentale e di valorizzare l'area archeologica sede, in età romana, della centuriazione del municipio di Atria, nonché il Museo che espone i reperti raccolti in detta zona.
Mentre si rinvia al riquadro pubblicato in queste pagine per il programma delle iniziative, si ritiene utile dare alcune basilari informazioni sull'Archeologia Sperimentale. Diciamo innanzitutto che si tratta di una disciplina scientifica sviluppatasi negli ultimi vent'anni soprattutto nel Nord Europa. Essa si basa sulla sperimentazione, ossia propone la verifica basata sull' esperienza diretta.
La disciplina tende dunque ad affrontare aspetti particolari dell'antichità, come una tecnica di combattimento, un rito sacro, una tecnica musicale con i suoi strumenti, la preparazione di un cibo, ecc. Per costruire una macina domestica da cereali, per esempio non è sufficiente riprodurne la forma dalla pietra trachitica, ma bisogna valutarne il funzionamento, la maneggevolezza, la resistenza, la qualità della farina prodotta. Spesso l'archeologia sperimentale è confusa con la replica storica, ossia la riproduzione di copie identiche ad un oggetto originale; al contrario è necessario verificare di quell'oggetto la rispondenza ai bisogni e agli usi degli antichi. Di conseguenza diviene necessario provare la farina prodotta e produrre una focaccia commestibile con una tecnica di cottura adeguata, sottoponendo il tutto ad un vero collaudo.
La difficoltà principale dell'archeologia sperimentale consiste nel fatto che, oltre allo studio teorico ricostruttivo, è obbligatoria la fase sperimentale concreta in un contesto più vicino possibile a quello antico.
I Gruppi di Archeologia Sperimentale non vanno confusi con quelli di rievocazione storica, il cui obiettivo è la riproduzione estetica di fatti o avvenimenti storici a scopo commemorativo, e nemmeno con i gruppi di re-enactment termine inglese col quale si designano quelle iniziative nelle quali una vicenda storica o un particolare oggetto diventano oggetto di un gioco di ruolo, una simulazione di tipo teatrale non destinata però allo spettacolo pubblico. Tuttavia l’archeologia sperimentale, proprio in virtù delle sue caratteristiche pratiche, congloba anche tutte queste realtà adattandole alle proprie finalità scientifico sperimentali.
Rappresentando concretamente i risultati di uno studio, nel corso di una esibizione, potendo osservare all’opera i gladiatori mentre combattono, o il fabbro mentre forgia un’arma con gli strumenti antichi, consente una partecipazione più immediata e un’acquisizione più approfondita della realtà degli antichi, sia da parte di adulti che di bambini.
La riproduzione di strumenti ed equipaggiamenti e quant’altro concorre a formare un quadro del soggetto antico, in forma di repliche moderne, consente a chi vede di poter toccare con mano se non addirittura provare quei reperti solitamente osservabili dentro una vetrina di museo. Ecco perché molti Musei, soprattutto nel Nord Europa, ma già il Museo della Civiltà Romana di Roma a partire dagli anni 30, usufruiscono dei gruppi di archeologia sperimentale al fine di creare percorsi didattici.
L’archeologia sperimentale inoltre si cimenta anche nella sperimentazione di aspetti psico-sociali della vita degli antichi, come avviene per esempio nella ricostruzione di un campo di gladiatori o di militari o di civili. È evidente che vivere (anche se per solo alcuni giorni), alla moda degli antichi romani, consente di avere esperienze completamente nuove rispetto al proprio mondo ordinario. Una sorta di gioco di ruolo nel quale l’identificazione col tipo di cultura e di ambiente in oggetto espande la percezione personale, favorendo la comprensione del modo di vivere e di socializzare degli antichi, la dinamica dei rapporti interpersonali ed altri aspetti relazionali e sociali che aiutano ad abbattere quei pregiudizi che spesso nutriamo nei confronti dei nostri antichi avi.
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Come citare questo articolo
Enrico Maragno. “Villadose e la civiltà romana”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/villadose-e-la-civilta-romana/