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STORIA - TRADIZIONI

Adolfo Rossi (1857-1921)

Una vita attiva ed avventurosa segnata dal costante impegno a favore degli emigranti

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 56–59

"A vent'anni, io ero uno di quei giovani spostati che abbondano anche nelle città di provincia. Interrotto, per la morte di mio padre, il liceo, vivevo in Lendinara, piccola città del Veneto, malcontento, stizzoso, come un uccello in gabbia.

Cresciuto con una certa passione per lo studio e per la letteratura, imparavo da me, a furia di leggere, ciò che mi avrebbero insegnato all'università, se le condizioni della famiglia mi avessero permesso di frequentarla; ma costretto, invece, a subire esami noiosissimi, come quelli di segretario comunale, per concorrere a qualche impiego, finii coll'essere nominato commesso postale del mio distretto nativo.

La mamma contentona, credeva che a me non mancasse altro oramai che una buona sposa per calmarmi la fantasia e trasformarmi in un pacifico padre di famiglia. Ma io, pur facendo il mio dovere in ufficio, seguitavo ad ammattire sui libri … ".

Con questa vivace descrizione, si apre il libro autobiografico di Adolfo Rossi "Un Italiano in America". Nella sua opera (edita per la prima volta nel 1892 e ripubblicata nel 1995 da "Turismo & Cultura" per la propria collana "Reprinting" 1), l'autore delinea in modo frizzante e con stile tipicamente giornalistico, l'avventura della sua vita di emigrante negli Stati Uniti: dalle difficoltà iniziali, alle molteplici esperienze in vari settori alla ricerca di un inserimento attivo, fino alla scoperta della vocazione giornalistica, destinata a sfociare, al suo rientro in Italia dopo un quinquennio, in una brillante professione, seguita da una proficua carriera diplomatica, conclusasi con il prestigioso incarico di Ministro Plenipotenziario per l'Italia a Buenos Aires.

Nato a Lendinara il 30 Settembre 1857, da una famiglia della media borghesia ma alquanto modesta per risorse economiche, Adolfo Rossi fu costretto per la precoce morte del padre ad interrompere gli studi classici per trovare un'occupazione di tipo impiegatizio. Il giovane, dinamico ed istruito, non cessò però di ampliare il suo bagaglio culturale, compiendo studi da autodidatta e seguendo le indicazioni di Alberto Mario, figura prestigiosa del movimento repubblicano, uomo di cultura e primario punto di riferimento in Polesine delle idee progressiste.

Avvertendo l'insopportabile limite dell'impiego poco gratificante, Adolfo Rossi, nell'estate del 1879, non ancora ventiduenne, prese una decisione destinata a segnare un corso del tutto nuovo e forse impensabile nella sua vita, imbarcandosi per l'America.

In un'epoca in cui l'emigrazione si prospettava sempre più come una strada quasi obbligata per molti polesani (un vero e proprio boom si ebbe dopo il fallimento degli scioperi soprannominati della "boje" 1884), Adolfo Rossi attuava questa scelta non per motivi di stretta necessità, ma per l'insopprimibile ansia di conoscere una società dinamica e aperta, che si prospettava in rapido sviluppo.

Spinto dal desiderio di cimentarsi direttamente nel nuovo mondo, il giovane lendinarese portava con sè soltanto l'esuberanza della verde età e la volontà di apprendere, pronto ad esercitare i lavori più umili, nella consapevolezza di dover necessariamente partire dai gradini più bassi della scala sociale. E non mancò di sperimentare situazioni di grave disagio, trovandosi perfino a patire la fame, costretto a nutrirsi per qualche tempo soltanto di un tozzo di pane.

Giovane orgoglioso, consapevole che la difficile situazione in cui era venuto a trovarsi era frutto di una sua scelta, Adolfo Rossi non chiese mai aiuto né alla famiglia né alle istituzioni, ma coraggiosamente continuò a proporsi per i lavori più disparati, trovando occupazioni saltuarie: in una fabbrica di lenti prima, e poi in una pasticceria ove, oltre a divenire un abile dolciario, ebbe finalmente modo di rifarsi della fame patita. Ma mai si assoggettò a compiere attività che potessero richiedere una accondiscendenza ad idee o modi di fare che gli sembrassero ledere la sua dignità, o mancare di rispetto verso un altro essere umano.

Un impegno di vita questo che si rivelò in vari episodi piccoli o grandi della sua esistenza: dal momento in cui fu pronto a licenziarsi dalla pasticceria non sopportando un rimprovero del tutto ingiustificato, a quando insorse contro il maitre d'hotel in cui prestava servizio, per gli apprezzamenti tutt'altro che lusinghieri da costui fatti nei confronti di italiani, fino alla scelta, una volta intrapresa l'attività di giornalista, di affrontare le problematiche sociali del mondo degli umili, puntando il dito in particolare sulle angherie cui venivano sottoposti gli emigranti.

Al suo ritorno in Italia, già abbastanza affermato come giornalista, mentre avviava una collaborazione prima con Il Messaggero e poi con La Tribuna di Roma, scriveva i suoi due libri autobiografici sull'esperienza americana: il citato "Un Italiano in America" e "Nel Paese dei dollari", ricchi oltre che di episodi inerenti la sua permanenza, anche di chiare riflessioni sulle luci e le ombre della società statunitense. Seguì il romanzo "Il garofano rosso", ispirato alle movimentate vicende che ebbero come protagonista in Francia il generale Boulanger.

Sposatosi, ebbe dalla moglie Elvira cinque figli, nati a breve distanza uno dall'altro. La numerosa famiglia non dovette comunque costituire un freno alla dinamica attività giornalistica di Adolfo Rossi che predilesse la veste dell'inviato speciale all'estero: nel 1892 è in Germania, ad Amburgo, per indagare sui metodi di difesa contro il dilagante colera, l'anno dopo è in Sicilia per un reportage sull'insurrezione dei fasci; nel 1895, come inviato del Corriere della Sera, segue la spedizione in Eritrea e successivamente viene inviato in Grecia, per servizi sulla guerra greco-turca.

Contemporaneamente a questa instancabile attività giornalistica nelle aree più inquiete, Adolfo Rossi trovava sempre modo di interessarsi alle problematiche degli emigranti, sollecitando più volte provvedimenti idonei a combattere forme di palese sfruttamento. Per smascherare le truffe perpetrate nei confronti degli emigranti che approdavano in Brasile, richiamati dalla lusinga del biglietto gratuito, egli stesso raggiunse in incognito il paese sudamericano e visse per alcuni mesi in mezzo agli emigranti, sperimentando varie forme di raggiro largamente diffuse.

Questo suo impegno assiduo non passò inosservato e gli valse l’incarico di Ispettore Viaggiante e poi di Commissario per l’Emigrazione; incombenze che portarono Adolfo Rossi a vivere a lungo al fianco degli emigranti italiani in Brasile, Argentina, Sud Africa e Stati Uniti.

Nella vita dell’ormai famoso polesano, si attuò pertanto un repentino cambiamento: da giornalista di successo, a diplomatico instancabile. Fu la sua un’attività frenetica, volta sempre al concreto, come l’organizzazione di forme di assistenza legale, o l’istituzione di uffici di collocamento oltre oceano per gli immigrati italiani. Un impegno che gli valse molteplici attestati di stima, favorendogli un gratificante percorso nell’ambito diplomatico, che lo portò a salire vari gradini, fino ad essere nominato Ministro Plenipotenziario a Buenos Aires.

Ma proprio nella città Argentina, Adolfo Rossi improvvisamente cessava di vivere il 28 luglio 1921, non ancora sessantaquattrenne, lasciando un luminoso esempio di vita impegnata ed attiva. La salma fu traslata a Lendinara, dove trovò sepoltura accanto alla tomba del suo maestro di gioventù Alberto Mario. Sulla sua lastra tombale sono ancora leggibili le parole dettate dal sen. Olindo Malagodi in questa epigrafe: AD ADOLFO ROSSI / PARTITO PIONIERE FANCIULLO TRA EMIGRANTI / PER POI DIVENTARE GUIDA E CUSTODE / REDUCE ORA NELLA PACE DELLA MORTE / DOPO PERCORSE LE STRADE DEL MONDO E DELLA VITA / IL PAESE NATIO / ORGOGLIOSO CHE UN SUO FIGLIO / FUORI DALLA PATRIA NELLE PIÙ LONTANE CONTRADE / ABBIA MOSTRATO / QUANTO VALGANO UNITI / MENTE E CUORE ITALIANO.

1 La ristampa dell’opera di Adolfo Rossi, “Un italiano in America”, è stata possibile grazie all’interessamento dell’associazione “Polesani nel mondo”.
È allo studio una nuova edizione, arricchita di un apparato didattico, finalizzata agli alunni della scuola media.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Adolfo Rossi (1857-1921)”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/adolfo-rossi-1857-1921-2/

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