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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Un giorno a Papozze

Alla ricerca di beni artistici e culturali nel comune ove inizia il Parco

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 8–13

Ai sensi della legge regionale n. 36/97 il Comune di Papozze è entrato a far parte a tutti gli effetti del Parco Regionale Veneto del Delta del Po.

Il Po è da sempre l'elemento centrale del paesaggio e della vita delle genti del luogo e, proprio a Papozze, il maestoso fiume inizia il suo Delta, dividendosi tra il Po detto anche "Grande" (Po di Venezia) che scorre a Nord, e Po di Goro che si dirige a Sud disegnando l'isola di Ariano. Per la sua particolare posizione Papozze rappresenta nel Parco il punto di partenza per un bellissimo itinerario turistico via acqua sul Po di Goro oppure sul Po Grande per arrivare sino alle parti più tipiche e più interne del Delta Padano dove la natura diventa protagonista. Ma in questa sede il nostro itinerario si svolgerà all'interno dei confini del comune alla ricerca dei beni artistici ed architettonici.

Diciamo subito che anche le vicende storiche di Papozze sono strettamente collegate al Po fin dalle origini medioevali, in seguito alla rotta di Ficarolo che ha dato un assetto quasi definitivo al Polesine. Il primo documento certo riguardante Papozze risale al 14 novembre 1255 quando un certo "Tebaldinus prenomine Papocius", cittadino ferrarese, vende ai veneziani Marco e Matteo Quirini tutto il territorio chiamato "Papocia". Papozze tornò però ben presto ad essere territorio ferrarese nel 1309, concesso dal papa Clemente V in livello perpetuo al marchese Francesco d'Este.

Il territorio seguì le vicende estensi sino al 1598, anno in cui Ferrara e il suo distretto finirono sotto il controllo dello Stato della Chiesa. Il dominio Pontificio durò sino all'invasione francese del 1797; nel 1807 Napoleone decretò la nascita del comune di Papozze, aggregandolo alla provincia di Rovigo. Con il Congresso di Vienna passò sotto l'Impero d'Austria, rimanendovi sino al 1866, anno in cui, in seguito alla terza guerra d'indipendenza, passò a far parte del Regno d'Italia.

Il Po è stato spesso protagonista nelle vicende storiche ed umane di Papozze anche in questo secolo, infatti, in seguito all'alluvione del 1951, l'intero centro abitato "Piazza Cantone", completamente in golena, con decreto dello Stato dovette essere trasferito nella zona attuale per motivi di sicurezza.

Decine e decine di edifici di splendida fattura furono pertanto abbattuti, facendo perdere a Papozze un patrimonio edilizio di inestimabile valore, di cui ora si conserva soltanto il ricordo e qualche foto ingiallita dal tempo. Nonostante tutto ciò il piccolo centro rivierasco conserva ancora un buon patrimonio architettonico ed artistico, soprattutto nella fascia a ridosso dell'argine maestro del fiume.

Provenendo da Rovigo lungo la suggestiva strada arginale Polesella-Bottrighe, superato il comune di Villanova Marchesana, si entra in Papozze. Sull'ampia pianura si innalza elegante il campanile, realizzato intorno al 1625, con la cuspide a pan di zucchero, dichiarato monumento nazionale all'inizio del novecento. Ed ecco la chiesa ottocentesca, dedicata ai Santi Bartolomeo Apostolo e Carlo Borromeo, con la facciata rivolta verso il grande fiume. Il tempio è a tre navate, il progetto iniziale era stato affidato all'architetto Meduna, l'autore del teatro "La Fenice" di Venezia, ma, ritenuto troppo costoso, fu ridotto dall'architetto Lupati di Adria. I lavori iniziarono il 9 novembre 1845, si usarono 500.000 pietre fatte e cotte nello spazio di terreno che si trova tra il Po e la strada che conduce alla località Borgo.

Tra le opere d'arte conservate nella chiesa merita di essere citata la tela della Madonna con S. Domenico e altri Santi e i 15 misteri del Rosario. La Madonna porge le rose a S. Domenico ed ha devoti in preghiera nella parte inferiore. La tradizione ritiene questa tela opera dello Scarsellino, discordi invece i vari studiosi. Antonio Romagnolo nella recente pubblicazione "La pittura nel Veneto – Il Cinquecento", edita dalla Regione Veneto (1997), cita un parere di Marco Lucco che attribuisce il quadro al pittore veneto Gaspare Venturini e lo data al 1594. Il dipinto proviene dalla preesistente chiesa settecentesca dove esisteva un altare della società del Rosario. L'opera si inserisce nella produzione artistica legata al culto del Rosario, secondo un modello iconografico molto diffuso nel distretto di Ferrara tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII. Il dipinto è in cattivo stato di conservazione e necessita di un urgente intervento di restauro.

All'inizio della navata destra si può ammirare un quadro raffigurante i Santi Filippo e Giacomo che la tradizione locale attribuisce al Garofalo. Di pregio due grandi tele poste sulle pareti della tribuna, rappresentanti l'Ultima Cena e i Pellegrini di Emmaus, attribuite al Rinaldi artista del Seicento. È invece del secolo scorso (1857) la tela raffigurante il compatrono S. Carlo Borromeo, opera del pittore adriese Tito Aguiari. Nella chiesa parrocchiale è inoltre conservato un organo del Callido.

Dalla chiesa, superata la piazza antistante, il visitatore attraverso una gradinata può tornare sulla strada arginale per osservare la grande macchia di verde dell'isola di Mezzano su cui sorge una villa settecentesca, tipica residenza padronale, ormai in stato di grave degrado, che mostra ancora una bella facciata decorata, nella parte centrale, da motivi architettonici che ricordano gli elementi decorativi degli edifici sacri del tempo. Nella villa trovava ospitalità una cappella dedicata a San Carlo Borromeo che, secondo la tradizione, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1580 sostò a Papozze durante il viaggio da Milano a Venezia lungo il Po. Su alcuni architravi si può ancora ammirare lo stemma della famiglia: due leoni rampanti in campo azzurro.

Lasciato il centro del paese, procedendo verso Adria, in località Marcanta, lungo la riva destra dello scolo Crespino, incontriamo una corte rurale detta "La Milana", testimonianza che si richiama ai vari complessi agricoli degli ordini religiosi. La "Corte Milana", già Cattozzo, ora Serain, con un caratteristico oratorio, si trova immersa in una magnifica macchia di vegetazione che crea una magica atmosfera.

Nella pace di questo ambiente il compositore adriese Nino Cattozzo scrisse molte delle sue musiche e il prof. Luigi Salvini, slavista di fama internazionale, marito della signora Matelda Cattozzo, figlia del compositore, ideò e poi mise in pratica, agli inizi degli anni cinquanta, su di un isolotto nella golena di Panarella, il progetto di una vita libera e all'aria aperta "La Repubblica di Bosgattia", dove uomini di cultura di mezza Europa si diedero appuntamento sino alla scomparsa del professore.

Prima di abbandonare il territorio di Papozze, una tappa è d'obbligo a Panarella, per visitare villa Lardi ora Zangirolami.

L'edificio, d'impianto cinquecentesco, si distingue per la sua compattezza e la mancanza di decorazioni architettoniche ad eccezione del pronao che caratterizza la facciata principale, piuttosto rustico e probabilmente cronologicamente posteriore. Due canne fumarie aggettanti dall’ esterno percorrono la stessa facciata che conserva ancora, al di sopra del portale, uno stemma gentilizio. La costruzione si articola su tre piani. Il piano terra è piuttosto basso con grandi finestre, il piano nobile comprende una sala e tre stanze grandi prive di decorazioni, il sottotetto, come al solito, era adibito a granaio. Nella facciata settentrionale restano tracce di un portale ad arco che immetteva probabilmente in un balcone. Secondo una tradizione orale, in questa villa sostò nel 1782 Papa Pio VI in viaggio verso Vienna. E proprio qui finisce il nostro "Viaggio" nel comune bassopolesano, in cui beni culturali ed ambientali meritano una sosta non frettolosa per poter essere apprezzati.

Per quanti desiderino conoscere qualcosa in più della originale Repubblica di Bosgattia, ricordiamo che le principali avventure dell'irripetibile stagione sono raccolte in un libro di Luigi Salvini, "Una tenda in riva al Po (Racconti di Bosgattia)", edito a Firenze dall'Editrice Marzocco.

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Luciano Scarpante. “Un giorno a Papozze”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-giorno-a-papozze/

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