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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Preziose vedute d’interni

Le pitture murali nell’edilizia civile di Lendinara e Badia Polesine

di Enrico Tonin

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 32–37

Nella scorsa primavera, le ridenti cittadine di Badia Polesine prima, e di Lendinara poi, hanno ospitato una ricca mostra, frutto del sapiente ed accurato lavoro di ricerca della giovane dottoressa Roberta Reali. L'esposizione, fortemente voluta dall' Amministrazione Provinciale ed in primis dall’allora Assessore al Turismo, Antonella Bertoli, ha illustrato uno degli aspetti più interessanti e spesso sconosciuti, che riguardano questi due comuni polesani confinanti fra di loro: le decorazioni murali presenti nell'edilizia civile.

I visitatori hanno avuto modo di effettuare un percorso documentato disposto, in successione cronologica, su pannelli ricchi di chiare illustrazioni, correlato da esaurienti didascalie. Un affascinante viaggio alla riscoperta dei piccoli, grandi tesori d'arte che impreziosiscono le nobili dimore dei patrizi altopolesani e che testimoniano ancor oggi come essi amassero attorniarsi di cose belle, la cui funzione era quella di rendere più piacevole, attraverso la loro contemplazione, la vita di tutti i giorni.

Per l'occasione numerosi palazzi delle antiche famiglie blasonate hanno aperto, alcune per la prima volta, le loro porte per mostrare le splendide decorazioni che li abbelliscono.

È viva da sempre nell'uomo l'esigenza di ricreare un ambiente a propria dimensione, cioè un luogo ideale, ben definito, dove si desidera vivere, e che rappresenti il più possibile i propri canoni dell'arte e della bellezza. Il desiderio di inventare paesaggi fantastici, allegorie floreali e celebri scene di mitici episodi di lotta, ardimento, eroismo dei personaggi dell'epica greca e della tradizione classica più in generale, si ritrova puntualmente celato fra queste eleganti mura.

Da un approfondimento delle immagini e in base ai documenti disponibili emerge chiaramente una sensibile differenza tra le caratteristiche dei due centri, geograficamente confinanti, sotto il profilo storico-artistico della decorazione murale e del suo stato di conservazione.

Analogamente a ciò che è accaduto per i più importanti edifici della città di Rovigo, i palazzi nobiliari di Badia Polesine sono stati spesso abbandonati, o ancor peggio ceduti a una speculazione edilizia che li ha intaccati in seguito all'acquisto delle classi emergenti a partire dal XIX secolo. Pittura ed architettura, infatti, sono state ampiamente rimaneggiate nel corso del tempo, compromettendo spesso l'equilibrio delle forme e scialbandone il significato.

Si salvano comunque degli interessanti esempi illustrativi come i dipinti Liberty del Municipio badiese che però non bastano a ricostruire l'atmosfera Belle Époque della città, e ancora le decorazioni di palazzo Gulinelli e gli ornamenti plastici e pittorici ormai compromessi di villa Turchetti. La villa Trivellato invece conserva ancora le vivide tempere di gusto moresco opera di Valentino Tardivello, noto autore cittadino che decorò le mura esterne del mercato coperto imitando le decorazioni di Palazzo Ducale a Venezia, di cui oggi non rimangono tracce.

Meritano più di un accenno gli splendidi ornati settecenteschi dell'architetto, pittore e scenografo Andrea Urbani nella villa Lorenzoni-Pellegrini nella vicina frazione di Salvaterra. Altro luogo degno di nota, oltre al palazzo Rosini con l'intervento del ferrarese Francesco Saraceni è la "scatola d'oro" o "piccola Fenice", cioè il Teatro Sociale, opera dello stesso autore affiancato all'Abriani e agli intagliatori lendinaresi Voltolini.

Interessanti immagini di arte contemporanea sono rappresentate dalla decorazione pittorica della farmacia Bonetto, eseguita dal pittore veronese Federico Bellomi, insegnante all’Accademia Cignaroli di Verona e un classico Corto Maltese, di grande impatto ambientale dipinto sulla parete occidentale esterna del cosiddetto Sostegno Bova opera del badiese Claudio Vallarini.

Diversamente da Badia, Lendinara, forte di una tradizione nobiliare, conserva ancora vivida, nelle raffinate abitazioni dei suoi privati cittadini, la memoria del tempo grazie a un vasto repertorio di strati pittorici.

Partendo dalla quattrocentesca Madonna con bambino di Palazzo Pretorio, divenuta ormai un emblema della città, si può proseguire in un cammino ideale sulle antiche vie della città. Visiteremo allora la facciata di palazzo Malmignati-Conti che il tempo ha purtroppo privato dei meravigliosi affreschi dello Zelotti, e ancora le residenze signorili dei Cattaneo e dei Marchiori, veri e propri musei privati in seno al centro cittadino e cantieri di una ricerca continua poiché in essi si trovano i migliori esemplari dell’espressione decorativa dei secoli XVIII e XIX.

Una piacevole sorpresa è stata la scoperta del Settecentesco Concerto al balcone dipinto sulle mura dell’abbaino di casa Sabini e ancora le splendide vedute di palazzo Zaccaria, dell’abitazione dei Mario e di casa Tintore.

Mentre è impossibile dimenticare la presenza nelle chiese lendinaresi dello Sciacca, dell’Anselmi e del Minozzi, è un vero peccato non poter più ammirare le splendide finiture dello storico teatro Ballarin vittima di una ultradecennale trascuratezza. Infatti l’ultima parte del catalogo, la cui realizzazione ha seguito la mostra, è riservata proprio alle decorazioni scomparse, ma “la ricerca sulle città di Lendinara e Badia Polesine si può considerare appena cominciata, nonostante siano già state edite autorevoli pubblicazioni di carattere storico e archivistico…” afferma la dottoressa Reali nella sua introduzione all’opera che è edita da Marsilio. L’iniziativa si inserisce in un percorso storico-culturale che intende, contribuendo con un repertorio di immagini e di notizie, restituire il patrimonio di dipinti murali esistenti negli edifici pubblici e privati delle due città.

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Come citare questo articolo

Enrico Tonin. “Preziose vedute d’interni”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/preziose-vedute-dinterni/

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