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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La chiesa di Donada

Il bel tempio neoclassico fu costruito nel secolo scorso con l’apporto di tutti gli abitanti

di Enrica Mancin

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 38–41

Il legame fra il paese di Donada e la sua chiesa è molto forte. Innanzitutto si tratta di un vincolo geografico: dove si trova il tempio si colloca anche il centro del paese. Antistante la chiesa vi è la piazza contornata dagli edifici pubblici fondamentali per la vita sociale del paese: municipio, bar, posta eccetera. Poi vi è un legame "rituale", poiché la chiesa è il luogo dove tutti gli abitanti del paese vedono marcate le tappe salienti della propria vita: battesimo, matrimonio, funerale. Infine si coglie un legame affettivo, in quanto il tempio è ben presente nella vita degli abitanti, se non per tutti come luogo di frequentazione, certamente come elemento paesaggistico dominante: ciò è evidente ogni qualvolta i giovani compiono la consueta "vasca" pomeridiano-serale in macchina, o quando le madri portano a spasso i bimbi in carrozzina, oppure nel momento in cui gli anziani si riuniscono davanti ai tre bar della piazza. Inoltre il legame affettivo si può riscontrare nei ricordi degli emigrati, coloro che, più per necessità che per scelta, hanno lasciato il paese natio per andare a lavorare nel triangolo industriale o in Argentina, Brasile, Australia.

Nel caso dei donadesi questo vincolo ha ben ragione d'essere, perché alla sfera affettiva se ne aggiunge una estetica.

I donadesi del secolo scorso hanno fatto le cose in grande: la chiesa infatti risulta la maggiore del Delta, ed anche il campanile, che si eleva per metri 67.50, è il più alto della zona.

E la cosa è ancora più sorprendente se si considera il periodo di costruzione, dal 1845 al 1858 per quanto riguarda la chiesa, e dal 1854 al 1882 per il campanile. Donada allora era un paese molto povero, abitato in maggioranza da braccianti, pescatori, lavoratori/trici delle due fornaci, Negrelli ed Arcangeli, dove si usava l'argilla del Po per costruire mattoni. Operai e operaie che, a fine della loro giornata di lavoro, portavano un mattone a testa per costruire la chiesa; altri sacrificavano ore di lavoro o di svago per impiegarle gratuitamente nella costruzione del tempio, edificato grazie al contributo di tutto il popolo. La generosità infatti, ieri come oggi, è spesso inversamente proporzionale alle disponibilità economiche.

La decisione di costruire la nuova chiesa fu presa a causa dell'aumento della popolazione, che aveva fatto diventare insufficiente il già capace e vecchio oratorio, esistente presso la villa dei nobili Donà, patrizi veneziani, un tempo proprietari di tutto il territorio, da cui Donada prese il nome.

L'oratorio era situato circa un chilometro ad ovest dell'attuale centro, in località "Piazza Vecchia", mentre la nuova chiesa fu realizzata lontano dal vecchio centro, perché la località era considerata malsana, vicina ai terreni acquitrinosi e torbosi delle vecchie risaie.

Con la chiesa, costruita su un terreno donato da Antonio Tarozzo, "Primo deputato politico, instancabile e zelante filantropo", si spostò anche il centro del paese stesso, primo fra tutti il municipio, dapprima ospitato in locali in affitto, poi nell' edificio in proprietà.

Il tempio, inaugurato il 28 agosto 1858, intitolato alla visitazione di Maria e Santa Elisabetta, è pregevole anche esteticamente. Esternamente presenta una bianca facciata svettante in sobrio stile neoclassico; è sovrastato da quattro statue: al centro Maria ed Elisabetta, ai lati San Giuseppe e San Zaccaria. Alla chiesa si affianca il campanile, la cui sommità è stata più volte modificata, tanto da stentare a riconoscerlo nelle foto d'epoca.

La prima versione era costituita da una torretta in pietra rotonda sormontata da una cupola ovale in tavole di piombo, tolta nel 1922 perché vecchia e pericolante. La seconda versione, privata della punta, faceva assomigliare il campanile ad una torre civica. Fu solo nel 1958, in occasione del primo centenario, che il campanile venne ripristinato con la costruzione di una cuspide triangolare, cui seguì l'installazione di una nuova croce nel 1971, che completò quella che possiamo considerare la terza e attuale versione.

Entrando nella chiesa, si possono piacevolmente notare l'ampiezza e la luminosità dell'unica navata dell'alto soffitto che, presenta tavole dipinte con simboli eucaristici e mariani.

Le opere d'arte che ornano la chiesa, seppure di artisti non molto noti, con l'eccezione di Palma il Giovane, meritano di essere osservate con attenzione.

Innanzitutto pregevole è l'altare maggiore, firmato dall' Antoniazzo, di marmo ben lavorato anche se senza intarsio. Ai lati, si trovano due angeli in marmo. Interessante è anche il paliotto con la raffigurazione dell'ultima cena, sempre dell'Antoniazzo, ripresa liberamente, dall'omonima opera di Leonardo. Sopra l'altare, una bella corona dorata, ben conservata, con volute e putti.

Ai lati dell'altare, nel presbiterio, ci sono due dipinti di Camillian Demetrescu, pittore rumeno emigrato in Puglia. Le opere di recente acquisizione dimostrano la volontà dei donadesi di arricchire la propria chiesa con la stessa generosità dei loro avi che l'hanno costruita.

L'opera sicuramente più pregevole è una tela di Palma il Giovane posta sul terzo altare a sinistra. Questo quadro, dai toni scuri, rappresenta San Pietro in estasi con le chiavi in mano; sullo sfondo il suo martirio.

La tela non è di proprietà della chiesa, ma è stata "affidata in consegna" dalle Gallerie dell'Accademia nel 1886, grazie all'interessamento dell'allora parroco don Gioachino Tiozzo. Originariamente rettangolare, le è stata aggiunta la lunetta superiore per adattarlo all'altare.

Sullo stesso altare si colloca poi una statua lignea di San Francesco da Paola, dal volto scavato e con un grappolo d'uva in mano.

Sul terzo altare di destra, una pregevole Madonna lignea con bambino in trono, che mantiene le caratteristiche della precedente Madonna vestita.

Meno visibili, nella sacrestia, si trovano alcune opere di un certo pregio, fra cui un Cristo barocco del '700.

Nell'archivio parrocchiale si collocano invece un calice d'oro, lavoro gotico, ed un apparato complesso, tessuto in oro e seta, anch'esso del 1700.

Recentemente la chiesa si è arricchita di un ulteriore elemento, di cui si sentiva la necessità a fini liturgici: il battistero. La coppa per il battesimo è in marmo pregiato giallo, completata da un carrello alla base per essere trasportata in mezzo all'assemblea quando si celebra il battesimo in forma comunitaria. La statua di San Giovanni Battista, registrata dalle Belle Arti per il pregio artistico, in marmo bianco, sovrasta la coppa. Già di proprietà della chiesa è di recente ritornata ad essa dopo un necessario restauro conservativo.

Seguendo la tradizione – come osserva il parroco, Don Alfonso – "Ogni componente dell'intervento è stato singolarmente donato dai parrocchiani".

Il legame tra la chiesa e la comunità di Donada, quindi, a dispetto della laicizzazione e del cambiamento dello "spirito del tempo", continua. E recentissima è l'acquisizione di una nuova opera consistente in un bel leggio, a forma di angelo, posizionato nel presbiterio. Forse, come osserva Solzenicyn, è dovuto al conforto che i ritocchi delle campane della sera recano diffondendosi sul villaggio.

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Come citare questo articolo

Enrica Mancin. “La chiesa di Donada”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-donada/

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