Gli itinerari artistici, che da qualche tempo iniziano a divenire motivo di sempre maggior interesse anche per il Polesine, trovano importanti punti di riferimento nelle chiese della diocesi, molte delle quali nel corso dei secoli si sono arricchite di autentici tesori d'arte.
A Fiesso Umbertiano c'è un motivo in più per una sosta nella seicentesca parrocchiale: il ritorno dell'"Altare giallo". La pregevole opera lignea del XVI secolo, così chiamata perché ricoperta da una indoratura a foglia, è stata ricollocata nel tempio fiessere dopo essere stata sottoposta ad una vera e propria laparatomia e quindi revisionata in ogni sua parte.
L'intervento è stato eseguito per lo più nel laboratorio degli architetti Ivano Tomasoni e Umberto Mapelli di Brescia. Da come ci ha spiegato Tomasoni, che con la moglie Elisabetta Arrighini, di pari competenza, insegna nella scuola di restauro "Modulor 77", della Regione Lombardia, si è trattato di un "salvataggio da ultimo minuto", in quanto si sono trovati di fronte ad una struttura più obsoleta di quanto sembrava dall'esterno, per cui, oltre alle previste opere di consolidamento, si è reso altresì indispensabile un mirato trattamento conservativo antitarlo.
La spesa, che dovrebbe essere stata di molto superiore ai preventivati 30 milioni, è stata finanziata dallo Stato a seguito di un rapporto della sovrintendente ai beni culturali e ambientali, dottoressa Filippa Galiberti Gaudioso, che ha posto in giusto rilievo il valore artistico dell'antico manufatto.
Si tratta infatti, di un capolavoro scultoreo, senza paternità, che viene da molto lontano nel tempo, ma assai vicino come luogo di origine, in quanto si trovava nella scomparsa pieve di S. Silvestro, in località di Tessarolo, vale a dire a soli 3 chilometri da Fiesso.
Precisiamo che nelle nicchie e sulle bizantineggianti cupole del riassemblato altare non sono state riposte, perché non originali, le 7 statuette fatte scolpire ad Ortisei da mons. Mario Mora, al posto di quelle vere, purtroppo rubate nella notte del 14 gennaio 1978. L'opera, una volta ripristinata, è stata collaudata a luglio dal prof. Pietro Poli, alla presenza dei citati restauratori, del rettore della parrocchia, Gino Tosi e della dottoressa Donata Samodelli, ispettrice per l'arte storica del veneziano e del Polesine.
Ricordiamo che l'altare e il pregevole e altrettanto raro soffitto a 96 cassettoni della chiesa, risalenti al tardo XVI secolo l'uno e al 1620 l'altro, costituiscono due autentici gioielli architettonici da far meglio apprezzare agli appassionati d'arte. Per promuoverne la conoscenza sarebbe molto utile che, come si è fatto per altri beni artistici, fossero avviate apposite iniziative e magari potessero essere loro dedicate le copertine dell'elenco telefonico.
Quella del collaudo dell'altare dorato è stata anche una occasione per recriminare sulla stranezza di certi interventi succedutisi nel tempo. L'arciprete Gino Tosi, esibendo agli autorevoli tecnici le foto, ha infatti documentato come si presentava la chiesa prima che, attorno al 1956, l'allora parroco del paese, don Mario Bisaglia, chissà per quali difficoltà di finanziamento, facesso "sparire" l'antico organo e demolire la bella loggia dove si trovava, facendo altresì ricoprire dagli intonaci i medaglioni degli apostoli che si trovavano alla confluenza delle arcate della navata centrale, nonché tutte le decorazioni eseguite nel 1911 dal valente Augusto Pagliarini, su incarico del rettore di allora, mons. Eraclio Mazzocco.
Inutile precisare che tutti si sono trovati d'accordo nel dire che si è trattato di un autentico scempio, anche perché le pitture non possono essere riportate alla luce, in quanto non sarebbero state eseguite con la tecnica dell'affresco.
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Come citare questo articolo
Wadis Ferracini. “L’altare giallo”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/laltare-giallo/