VITA NEGATA
Congelato
in uno sguardo
di vetro,
non sento
più
in me
quel bisogno,
ormai perso
in un vuoto dirotto,
che
vorace
di un cuore sfibrato
denutrito
di teneri
abbracci,
consuma
una vita
negata.
Dove sei,
Madre?
TRIBUTO DIVINO
Bianco
avvolto di nero,
che
nello specchio
più
non si trova
sacrifica
le tue pietre
agli Dei
risenti
calore
nel corpo
continua
ad essere
un uomo.
INCANTO
Si ferma
ad un tratto
lo scorrere
monotono
del tempo,
raccogliendosi
in un attimo
di freschezza
e di luce.
All’improvviso
armoniosa
riconosco
la vita.
PENSIERI…
Vorrei
riuscire
a spegnere
il riflettore,
per poter
interpretare
da solo
me stesso,
anche nel buio
e senza
platea.
Vorrei
salpare
da quest’isola deserta,
e
negli abissi
dell’oceano
trovare
umani i miei confini,
e lì,
bellezza
ed
armonia.
Vorrei
non sentire
quel credito,
non agognare
l’affetto
che
un incolmabile vuoto
risucchia
chiedendo
più
di quanto
può dare.
Vorrei
che non si giocasse
a scacchi
con l’Amore,
ma che
si danzasse
con lui
leggiadri
attraverso ponti
che ci portano
vicini.
Vorrei
ancora credere
che
un giorno o l’altro
il Genio dell’Amore
arriverà
e
accarezzando
questa lampada
mi libererà,
perché conosce
magiche
parole.
Vorrei
saper
sfidare
la montagna,
e,
scalandola,
apprezzare
i panorami,
benché
la cima
sembri sempre
lontana.
Vorrei
parlare all’Attimo
e riuscire
a dirgli:
“Fermati, sei Bello!”.
Vorrei
coglierlo
così,
semplicemente,
senza
che ibride manovre
ispirate
da desideri
feriti
lo catturino,
sacrificando
il suo piacere.
Vorrei
somigliare
al mondo,
ed essere
solidale
con la vita,
senza più
attendermi
che
cocci vecchi
riscattino
illusioni,
patina
di un opaco
presente.
Vorrei
vivere
un grande amore,
e
scoprire
il mio ventre
fiducioso
che mai
alcun odio sopito
voglia
contro me
tradito
affondare
infide
lame.
Vorrei
che
vivace curiosità
spontaneità meravigliosa
e
deliziosi moti dell’animo
non
potessero
traboccare
tumultuosi
nel delirio
onnipotente
di una crudele
follia.
Vorrei
non aver
mai
sofferto
il coraggio
forzato
di un lutto:
il segno
tagliente
della fine,
il rassegnarsi amaro
ad un triste
addio.
IL TUO SORRISO
Illumina
il tuo sorriso
come i fiori
splendenti
la mattina
sui balconi.
NON PIÙ VITA
In labirinti meccanici
illuminati
da spettri
di soli atomici
immune
da ogni pietà
combatti
avido
per orizzonti
di effimero
e
di vuoto
dove,
gravido di pena,
avvizzisce
ogni alito
di vita.
SOLO BRICIOLE…
Sembrava
viva
l’immagine
di un volto
che,
da vicino,
scopro invece
riflettersi
nello scomposto caos
di frantumi
sottili,
spaccati
sformati
e resi opachi
da
polveri velenose,
in mezzo a cui
trovo
non più
quel volto,
ma
solo briciole.
NOTTE MUTA
Una splendida luna
si specchia
grande
in un incantevole fiume
che scorre
placido e solenne
sotto occhi
umidi di un dolore
che un tempo
è stato
passione.
Pallidi bagliori
si riflettono
su ricordi stanchi
rianimati
di dolcezza
per spegnersi
nello sgomento
di questa notte tersa
che,
amara di malinconia,
mi attraversa
muta.
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Costanza Tavian. “Pensieri …”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/pensieri/