LA PIANTA
Basta un seme che s’impianta,
che nell’umo vi germoglia,
per dar vita ad una pianta
che crescendo poi s’infoglia.
E dall’acqua che raccoglie
trae preziosi gli alimenti
per nutrire bacche e foglie
rigogliose di sementi.
In un ciclo a rotazione
quando i semi ricadranno
a completa lor funzione,
nuove piante formeranno.
L’ACQUA
Nell’intrider tutto il suolo
vi s’imbeve di elementi
necessari per lo stuolo
d’animali, piante e genti.
Per effetto del calore,
che dal sole vien erogato
si trasforma nel vapore,
ch’in ascesa sal sparato.
Finch’il freddo va a trovare
che in nube lo trasforma
e lo fa precipitare
della pioggia sottoforma.
IL SOLE
Sorge il sole di buon’ora
a far luce dall’oriente
e man man che sale e indora
il suo raggio è più cocente.
Quand’è all’apice ormai giunto
del suo viaggio peregrino
e lo zenit ha raggiunto,
incomincia il suo declino.
Va scemando lentamente
sia la luce che il calore
ed infine ad occidente
spegne l’ultimo bagliore.
Ma durante il gran splendore,
coi suoi raggi biogerenti,
elargisce neo vigore
alla terra ed ai viventi.
L’UOMO
Una tratta di cammino
a ciascuno è assegnato
dal fatidico destino,
nel momento ch’egli è nato.
Vi s’avvia ch’è ancor piccino,
barcollante ed insicuro,
pur guidato da vicino,
la sua mèta è il futuro.
Ogni passo è una scoperta
ed accresce l’impazienza
che la mente fia esperta,
acquisendo conoscenza.
Poi, man man che passan gli anni,
si fa sempre più maturo,
sì che pur tra mille affanni,
il suo passo è più sicuro.
Non si può tornare indietro,
nè possibil’è sostare;
anche solo di un metro
deve sempre avanzare.
Al vital suo refe affida
il ricamo di sua sorte,
pria che Atropo il recida,
decretandone la morte.
Quand’alfine vecchio e lasso
ha cresciuto la sua prole,
insicuro si fa il passo:
rallentare deve e suole.
Ed allor ch’è declinante
e passato ha il testimone,
malandato e tremolante,
ha concluso la missione.
Quand’ognuno ha completato
il suo tratto esistenziale,
altri già gli è subentrato
nel perpetuo universale.
TRAMONTO
La vita ha il suo corso
segnato dal destino;
consegue nel percorso
lento, fatal, declino.
Nessun lo può fermare,
tanmen il può mutare.
Il sol ch’in ciel appare,
in alba di splendore,
all’alma suol portare
gaiezza e nuovo ardore.
A nuova speme invita
il Sol ch’è luce e vita.
Calando l’aureo cocchio,
l’occaso tutto arrossa…
con l’estasi per l’occhio,
ogni letizia affossa…
L’alma col ciel s’adombra
allor ch’il raggio sgombra.
Il calo della sera,
ch’ogni fulgor lenisce;
previen la notte nera
ch’il cuore rattristisce.
Nel buio v’è l’arcano:
terrore d’ogni umano.
L’amor superficiale,
passione incostante,
è luce di cicale:
esiste un sol istante.
Appaga sempre poco
al pari d’un bel gioco.
Non regge al confronto
il sol col vero amore,
che non ha mai tramonto,
di cui non ha l’ardore.
Il resto è sol passione,
fugace esaltazione.
Invece l’amor vero,
ch’in cuore è fiorito,
efflato n’è sincero:
è palpito infinito.
Non è nemmeno nato
l’amor chi ha ignorato.
La vita troppo breve
è spess’un tetro inferno,
eppur morir si deve:
chè nulla v’è di eterno.
La fine della vita
segna la dipartita.
Discese poi le tenebre,
gran pena scende al cuore…
quasi un rito funebre
al giorno che si muore.
La notte che s’oscura
offusca la natura.
Così la nostra vita,
che tra travagli scorre,
vorremmo infinita
ed a piacer disporre.
Fatale è il declino
imposto dal destino.
’L vigore che svanisce
ogni beltade infuga;
s’incartapecorisce
il corpo che s’arruga…
S’annebbia pur la mente:
l’acume fà latente.
Il tempo scorre lento
ma è inesorabile:
inutile il lamento,
tant’è inevitabile.
È norma universale
e disperar non vale.
L’Amor sol sopravvive
a la terrena sorte,
varca l’eterne rive,
travalica la morte.
Infino a Dio conduce
in sempiterna luce.
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Come citare questo articolo
Lorenzo Spoladore. “Il ciclo della vita”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-ciclo-della-vita/