Una interessante attività pluridisciplinare ha coinvolto ed appassionato gli alunni della III D della Scuola Media di Canaro, sezione staccata di Polesella, ed il suo Consiglio di Classe.
Nell'ambito del tempo prolungato, è stato organizzato un laboratorio storico, per andare alla scoperta delle proprie radici ed avere un approccio diverso con questa disciplina, spesso bistrattata e male studiata.
Oggetto di ricerca è stata la grande emigrazione di fine '800 ed inizio '900, ritenuta importante sia perché era uno dei problemi generali con cui si iniziava il programma scolastico di storia, sia perché il tema era ed è più che mai di grande attualità, visto l'incessante esodo di masse di disperati, registrato negli ultimi anni verso le nostre coste meridionali.
L'argomento si prestava quindi a diverse finalità, non ultima quella di utilizzare la memoria storica per capire il presente ed impegnarsi per un futuro migliore all'insegna della solidarietà e dell'accettazione della "diversità" sociale, culturale, economica.
L'archivio comunale di Canaro, da alcuni anni riordinato e con una catalogazione ormai computerizzata, è stato la fonte ricca ed abbondante che ha letteralmente appassionato, prima alcuni insegnanti alla ricerca di materiale su cui lavorare, poi i ragazzi, che hanno avuto la possibilità, grazie alla disponibilità dell'Amministrazione e della Biblioteca Comunale, di avere fra le mani documenti impolverati ed ingialliti dell'epoca, testimonianze ancora vive di un passato difficile e misero per tanti polesani ed italiani.
Quante volte i ragazzi richiedevano di non lavorare su fotocopie, per ovvi motivi: quelle carte, seppur centenarie, parlavano loro più di qualsiasi foglio a stampa e averle fra le mani era come cancellare il tempo e vivere essi stessi le tristi vicende che via via si ricostruivano.
Ecco allora da quei contenitori un po' trascurati, da quelle cartelle aggiustate alla meno peggio, come da un cilindro magico, uscire fuori lettere, piene di errori ma così umane, bollettini del Ministero dell'Interno e degli Esteri, circolari prefettizie al Sindaco, manifesti di Compagnie di piroscafi pubblicizzanti il proprio vettore, certificati di famiglie intere con figli anche di pochi mesi in partenza. Una miniera insomma di notizie e di informazioni, che non era possibile rimettere al loro posto senza far partecipe la comunità paesana, che annovera tutt'oggi fra i suoi componenti discendenti di quel lungo elenco di famiglie che partirono, dopo aver venduto le poche cose possedute.
È nata così l'idea di "esporre in vetrina", per fine anno scolastico, la miseria, la disperazione, ma anche il coraggio, la forza dignitosa alla ricerca di una vita migliore, che ha spinto migliaia di persone "In viaggio per …… lèstero, la Merica, il Brasil", come è stato intitolato il lavoro, utilizzando le stesse parole e gli stessi errori degli emigranti.
Cosa scegliere fra tutto quel materiale? Quale ordine dare? È stato un quesito impegnativo, a cui si è trovata risposta seguendo tre sezioni di lavoro:
– la prima (in cartoncino rosso per sottofondo) vede esposto materiale documentario relativo ad aspetti anteriori alla partenza. Da rilevare, indicativamente ma non esaurientemente, la pubblicità di alcune Compagnie di navigazione, la Italo – Platense in particolare, circa i propri vettori in partenza dal porto di Genova; l'opuscolo contiene oltre ad indicazioni specifiche relative al piroscafo, i prezzi dei biglietti a seconda della classe e del relativo porto di scalo; interessante è pure l'indicazione dei mestieri più richiesti a Buenos – Aires e Montevideo con relativo salario mensile. Merita attenzione inoltre l'opuscolo pubblicitario di una Società colonizzatrice, che "elogia" terreni e pascoli dell'Arkansas lungo il Mississippi con relativo facsimile di compromesso per la vendita di lotti di terreno e modalità di pagamento. Degne di nota sono le carte riportanti i nomi di agenti e subagenti d'emigrazione, che avevano il compito di informare, nonché "convincere", spesso con ingannevoli promesse, i miseri braccianti e gli indebitati contadini a partire verso "eldoradi", il più delle volte inesistenti. Da aggiungere tutta una serie esemplificativa di documenti che servivano per ottenere il passaporto: dal nullaosta del sindaco al certificato di buona condotta, dal certificato medico di buona salute a quello di residenza e notorietà, comprovante che effettivamente colui che partiva faceva il contadino. Erano infatti i lavoratori della terra i più richiesti nelle fazendas brasiliane, per dissodare e lavorare le ampie distese dopo che nel 1888 in America Latina era stata abolita la schiavitù: il lavoratore veneto era molto apprezzato e richiesto perché era considerato "instancabile, docile, morigerato, poco esigente e difficilmente sindacalizzabile". Vi sono inseriti inoltre diversi certificati di stato di famiglia e di indigenza, per ottenere sconti sul biglietto di viaggio, che iniziava alla stazione ferroviaria di Paviole, da lì via Verona – Milano – Genova si raggiungeva il porto d'imbarco in 2 giorni; a questi poi se ne aggiungevano altri 23/24 di viaggio in mare per raggiungere il porto di Santos nello Stato di San Paolo in Brasile, verso cui era rivolta la maggior parte degli abitanti di Canaro.
– Nella seconda sezione (cartoncino verde per sottofondo) sono state raccolte e decifrate una gran quantità di lettere e missive, il più delle volte dirette al sindaco o al segretario comunale, che avevano funzione di raccordo con i familiari rimasti per avere informazioni dei loro cari, delle loro poche cose, per trattare piccoli interessi (vendita di piccoli fondi e masserizie quando si era ormai certi di rimanere) e per piccole "rimesse" di denaro (nell'ordine di 10, 30, 50 e un massimo di 1000 lire – 1 lira italiana equivaleva a 1000 reis brasiliani) che il più delle volte subivano grossi ritardi, ecco allora le lamentele e le denunce che gli amministratori locali, incaricati dai loro paesani, inoltravano alle varie banche interessate all'invio. La questione delle rimesse era molto importante, in quanto questo era proprio uno degli aspetti per cui l'emigrazione era considerata un fatto positivo ed incentivata, finché i rapporti dei commissari dei Consolati Esteri non misero in luce in quali condizioni pietose spesso vivevano i nostri connazionali. Comunque, per gli abitanti di Canaro, come si evince da un resoconto del 1902 del sindaco, richiesto dal Prefetto di Rovigo, le tanto esaltate "rimesse" erano in realtà molto contenute, servivano per migliorare il tenore di vita per due – tre anni, poi chi era ritornato spesso ripartiva. Complessivamente quindi ai nostri polesani non portarono miglioramenti effettivi. È stata questa la sezione più avvincentè e per certi versi emozionante: leggere di affetti sinceri e profondi, di vite semplici, insieme misere e dignitose.
– La terza sezione (cartoncino blu per sottofondo) vede raggruppato tutto il materiale dell'epoca a stampa: si tratta per lo più di bollettini del Ministero degli Affari Esteri, di avvisi e circolari del Ministero dell'Interno e, dal 1901, del Commissariato dell'Emigrazione, dipendente dal Ministero degli Esteri, maggiormente in grado di seguire e disciplinare il flusso migratorio, divenuto ormai nelle regioni più povere d'Italia un vero e proprio esodo. Vengono portate a conoscenza "campagne promozionali di lavoro", veri e propri arruolamenti, negli enormi latifondi del Brasile, Argentina, Paraguay, Stati Uniti… da parte di Società colonizzatrici, l'entità dei salari su cui veniva trattenuto il denaro anticipato dalle Compagnie di navigazione per il viaggio, che spesso si prometteva gratuito.
Si tratta anche di avvisi di dissuasione a partire, a volte di divieto, potendo emigrare in certi momenti soltanto se si dimostrava di possedere un "permesso di chiamata" inviato da congiunti che avevano colà un lavoro già stabile, per le difficili condizioni climatiche, sociali ed economiche in cui viveva la maggior parte di coloro che erano partiti, per la facilità con cui si potevano prendere malattie tropicali, come la febbre gialla e il vaiolo. Da sottolineare circolari riportanti situazioni di sfruttamento di donne e bambini, di inganni e speculazioni verso gli emigranti: una miniera di notizie insomma veramente interessante anche per veri storici.
Non vogliamo tralasciare una quarta sezione (in cartoncino nero per sottofondo), riportante dati, statistiche, grafici, ricavati dall'elenco degli emigrati dell'Ufficio Anagrafe e da tabelle e prospetti che l'addetto comunale doveva completare mensilmente, in cui si rileva che l'anno cruciale per gli abitanti di Canaro fu il 1887 con 378 partenze, circa l’11% della popolazione locale.
Da segnalare infine, a completamento del lavoro, un cartellone con i canti degli emigranti e diversi disegni (formato 100×70) veri capolavori artistici, riproducenti momenti del viaggio secondo la tecnica dell'Espressionismo.
Che dire a conclusione? Perché non pensare ad un Museo dell'Emigrazione in Polesine, visto l'importanza che il fenomeno, per usare un eufemismo, ha raggiunto a varie riprese nelle nostre terre? (Ce ne dà lo spunto l'articolo sul quotidiano "La Repubblica" – pagine cultura – del 5 giugno 1999: aperti due nuovi musei che custodiscono la memoria dell'emigrazione, uno è nelle Eolie e un altro si prepara su un molo di Napoli).
La mostra scolastica è stata riproposta al pubblico, nell'ambito delle manifestazioni fieristiche del Comune di Canaro dal 21 al 30 settembre.
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Come citare questo articolo
Rita Pizzo. “In viaggio per “lèstero””. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-viaggio-per-lestero/