Il mese di dicembre scorso Melara ha vissuto sicuramente dei momenti unici, per certi versi irripetibili, tipici di quegli attimi che, anche programmandoli nei minimi particolari non sarebbero riusciti con quella spontaneità ed unicità tipici delle cose sentite e volute prima di tutto dentro.
Stiamo parlando dei festeggiamenti per il millenario della donazione di Adelaide imperatrice (931-999) delle terre di Melara – avvenuta nell'anno 999 – ai monaci benedettini di Pavia. Di fatto con quella donazione Adelaide diede il via sotto il profilo religioso e sociale alla Comunità melarese che, con la guida dei benedettini di Pavia, provvide a bonificare le terre e a costruire le prime cappelle cristiane.
Tralasciando di esaminare gli aspetti storici, peraltro bene esposti nel numero 20 del Ventaglio (pp. 52-55), si vuole ora aprire una pagina sugli aspetti folkloristici e tecnici dei fatti, quasi un rendiconto degli avvenimenti succedutisi.
Di per sé il millenario potrebbe essere solo una data ed un avvenimento, da cui però sono emersi interessanti aspetti sociali e culturali, avendo come protagonisti gran parte degli abitanti del paese; è stata fatta una grande lezione di storia e di umanità all'intero paese, che ha seguito con grande partecipazione il susseguirsi degli appuntamenti, testimoniati sulle testate locali (La Settimana, Ventaglio Novanta, Il Gazzettino ed Il resto del Carlino) e nazionali (Famiglia Cristiana e Medioevo) e pure dalle suggestive riprese televisive di Rai Tre con la notizia in apertura di telegiornale e le recenti notizie di Telearena.
C'è da dire che l'humus culturale del paese è sempre stato fertile anche in passato grazie alla presenza di figure sinceramente innamorate di Melara e della sua storia come gli scomparsi maestro Dino Tinti, prof. Oliveto Negri, geom Palmiro Ridolfi e per tutti oggi Ildo Testoni e Savino Chiavegatti, personaggi che hanno contribuito non poco a valorizzare l'esistente ed il passato del piccolo borgo. Anche pescando nelle tradizioni del paese troviamo manifestazioni di rilievo, valga una per tutte il carnevale rinomato oltre provincia che ha visto illustri personaggi partecipare (Enzo Tortora, Paola Barale, Marina Pertzy, Mal, Dik Dik ecc). Niente di strano quindi se, con queste premesse culturali e folkloristiche, si potesse fare qualcosa di grande a Melara.
L'inedito invece è stato quello di riuscire ad impiantare il tutto in pochissimo tempo e con persone che nel passato avevano lavorato raramente assieme, erano insomma un po' impreparate all'evento. La volontà ha permesso di far assemblare un centinaio di paesani e così, nel giro di quasi tre mesi, sono stati confezionati oltre trecento vestiti per altrettanti figuranti in costume, secondo i dettami rigorosi del tempo (con nessuna licenza di sorta); è stata allestita una semplice ma spettacolare coreografia nel centro del paese adibito a centro del castello, dove avvenne la fatidica donazione della terra di Melara.
Bracieri e bancherelle del tempo circondavano la piazza e fungevano da mercato improvvisato del tempo. E poi ancora i bambini e ragazzi delle scuole che sfilavano, gli armigeri, i cavalieri, il corteo regale; musiche, madrigali, e giochi medievali eseguiti alla luce delle torce e dei bracieri hanno trasmesso un'atmosfera irreale, inedita per il paese.
Il culmine è stato raggiunto quando l'imperatrice Adelaide ha pronunciato l'atto di donazione, poi esposto ai presenti dal notaio Giovanni, rendendo se possibile il momento ancora più solenne: è sembrata quasi una nuova e moderna investitura fatta da Adelaide (che poi verrà proclamata santa a distanza di un secolo dalla morte).
Il millenario è stato fatto conoscere anche attraverso altre iniziative quali: due conferenze con relatori di livello nazionale, un annullo postale con tre nuove cartoline del paese, il concerto corale e d'organo nella chiesa arcipretale, la presentazione dell'icona, forse la prima dedicata a S. Adelaide, i relativi santini, e mostre della scuola media e fotografica proveniente dal lago di Garda.
A tutto questo si aggiunga il grande impegno culinario per riscoprire gli antichi sapori medievali portato in opera dai ristoratori locali, che hanno dato prova di serietà e di buon operato.
Insomma, senza entrare nei meriti delle singole persone, delle associazioni ed Enti, che sarebbe oltremodo lungo elencare (col rischio di dimenticarne qualcuna) il millenario è stata sì una grande festa medievale, ma soprattutto è stata una grande opportunità offerta al paese per fare qualcosa assieme, riscoprendo una tradizione sconosciuta e giungendo a conoscere fatti realmente accaduti (la pergamena dell'atto originale si trova a Milano e copia è ora disponibile presso la biblioteca di Melara).
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Melara nel millenario di Adelaide”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/melara-nel-millenario-di-adelaide/