12 novembre 1951 – L’attesa
La sponda ferrarese si era coperta dal filone del corso d'acqua del Grande Fiume e, quando gli adulti si abbassavano a guardare sulla ghiaia della strada, l'altra parte dell'argine quasi per magia scompariva, per riapparire poi, sempre più indistinta. Una foschia plumbea copriva tutte le cose, mentre il Po era un campo di oggetti in movimento: piccole ramaglie, tronchi ed alberi sradicati da chissà quali golene, fasci di legna, paglia ordinata e fieno in cumuli, botti di ogni grandezza, "robe" informi, mele … e tanta schiuma giallognola e sudicia.
Da lontano una sagoma indistinta barcollava sulle acque; avvicinandosi, si fece riconoscere come una capsula, un 'basso comodo', come in campagna si chiamano quasi tutte le piccole costruzioni comprese nella corte, ma staccate dalla casa padronale o dal fienile. Questa sembrava un piccolo porcile, fatto interamente con assi di legno, anche nel tetto. La piccola costruzione galleggiava sull'acqua limacciosa; nella mente la rivedo rallentare … si rigira un poco e si ferma. Il fondo probabilmente tocca gli erbacei dell'argine, quasi indistinto dall'acqua scura e fredda.
Un barcaiolo della famiglia Ghirotti della "Chiavica" la arpiona e si industria per legarla, perché il corso non se la riporti magari a sbattere sui piloni dei ponti di S. Maria Maddalena, quando … un debole lamento sorprende i presenti, fattisi più attenti. È un grugnito!
Un piccolo catenaccio arrugginito indica sulle assi infangate e muschiose, una porticina che subito qualcuno apre … Rannicchiato nell'angolo più lontano, un porcellino "di terracotta" tanto era sporco, sperduto sui grossi tronchi neri del fondo, muove appena la testa, quasi riconoscente al sorriso di questi uomini, che finalmente gli rispondono …
Quanto avrà gridato, povera bestia! La gente si faceva mille domande e si dava ancor più risposte, ma ora il viaggio era finito: il piccolo porcile è stato fissato ad un grosso piantone tra i sacchi di terra e sabbia che incorniciano l'argine. Il maialino, stremato ed affamato, si è lasciato prendere in braccio dal più scaltro dei presenti: Iginio Contatti. Adesso tutti sorridono e non se ne può fare a meno, neanche davanti a tanto pericolo …
15 novembre 1951 – La salvezza
…Al primo tocco di campana del mezzodì, gli occhi quasi disperati di questa gente si sono rivolti insieme verso la piazza, allagata in diversi punti fin oltre le finestre del primo piano delle case intorno.
C'è una specie di pellegrinaggio là dove il corso dell'acqua si è "mangiato" l'argine. Mentre il Po riversa sulle campagne di Poli, di Tosi, di Manzali e fino all'infinito, parte della sua forza, davanti alla 'grande falla' ognuno prova sentimenti indescrivibili …
Tutt'intorno c'è un sinistro riverbero e, fino all'orizzonte di questo tetro panorama, non si vede ancora una sola luce.
Verso sera, il flusso par che rallenti e si fa un po' di foschia. Sull'isolotto, tra le due falle, si vedono ancora bene le sagome bianche delle mucche impaurite, tenute insieme probabilmente dalla paura. Ad un tratto, forse per bere, una piccola ombra di queste entra in acqua barcollando e avanza verso di noi, vicini, ma separati dal pericoloso cordone d'acqua. Una valanga di fango la sommerge e la porta al largo, verso la campagna. Subito un'ombra più grande la segue; decisa si butta in acqua agitando le lunghe corna e la raggiunge lasciandosi trasportare dal corso; poi, comincia a spingerla col muso, insistentemente con le corna, con un muggito pauroso, rincuorandola con tutta la sua animalità… Le forze contrarie della vita si affrontano davanti agli occhi degli uomini, che ora si son fatti muti e, se non fosse perché si vergognano un po', adesso si stringerebbero insieme per vincere la grande trepidazione che li pervade …
Anche la brezza della sera trattiene il respiro. Passa qualche attimo … Per le due bestie sembra finita, il corso le ha portate a valle. E, girando alla deriva, si affannano disperatamente quando, superata la 'cresta' della corrente più forte, sotto le zampe annaspanti a vuoto nell'acqua, ecco l'unghia di quel che resta dell’argine: è la loro salvezza! Prima sale il piccolo, poi la madre, una grossa mucca di quelle che da noi chiamano 'mantovane'. Ora non nuotano più, barcollano nella schiuma e nel fango, ma avanzano e camminando piano, salgono verso l'erba della riva, stremante, ma salve.
Tutti corriamo loro incontro; io solo resto indietro, perché una mano forte, quella di don Aldo, mi prende per paura che finisca in acqua … e mi è anche risparmiato uno scappellotto solo perché ora quasi tutti gli uomini sorridono, anche se con una lacrima agli occhi …
16 novembre 1951 – Il fuggiasco
È quasi l'alba: sull'argine mediano del "Malcantone" in una fila interminabile di capanne giallastre e buie, la gente dorme, spossata. Il peggio è già capitato … Più in là, in recinti improvvisati, gli animali respirano in silenzio sbuffando piano nella nebbia … sono mucche e vitelli, qualche cavallo, maiali, pollame …
Un incappucciato infreddolito fa la spola avanti e indietro con una vanga ad armacollo, ondeggiando sinistramente una vecchia lanterna a petrolio tra steccati e muri di balle di paglia.
I tetti sono teloni da grano, le porte, sacchi di juta cuciti insieme. All'interno di uno di questi ripari, un bambino (chi oggi ricorda e scrive) chiama; sveglia la mamma perché lo accompagni fuori a far pipì. Si scavalca piano la zia che russa, inciampano sulla coperta che copre il papà, che dorme vestito e, scostando di un poco il sacco che è sull'entrata, ecco il fresco dell'alba, pallida, ma serena. C'è un odore strano sulla campagna, che è come uno specchio color caffelatte, confuso nella nebbia del cielo …
Improvvisamente qualcosa di indistinto e di chiaro si avvicina, soffiando dalle narici come un drago … Il bambino indietreggia impaurito sui piedi della mamma assonnata, poi si fa avanti … Due piccoli alluvionati si incontrano: un bambino, io, ed un vitellino disperso, chissà da dove viene …
I due non hanno più paura, si toccano, si annusano, si parlano in silenzio, si incoraggiano a sperare, sgomenti davanti alla paura dei grandi. Intanto esce anche papà che, con un cordino di canapa, a mo' di cavezza, lega la bestiolina impaurita e la infila nel nostro recinto, incuriosendo il resto delle mucche. Povere bestie! Più lontano un muggito si ripete cadenzato, nel silenzio e nell'umido di un'aria che sa di mistero …
E solo a giorno fatto passerà qualcuno della famiglia Carbonin a riprendere il vitellino fuggiasco per riportarlo dai suoi, pronti a "sfollare" in qualche stalla calda del ferrarese fino alla primavera …
Io finirò alla "Città del Ragazzo", conoscerò il collegio e la città, ma scoprirò, fin dai banchi della terza elementare, di avere la mia terra nel sangue.
A primavera, anche la mia campagna sarà un disteso giardino…
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Come citare questo articolo
Renzo Zerbinati. “Sull’argine a Occhiobello”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/sullargine-a-occhiobello/