Inevitabile è la poesia
Arriva col soffio del tiepido scirocco
Assale da illusioni barocche
Giunge dai prestiti che il futuro mi fa
Inevitabile è la poesia
Come gli echi delle anime di chi la legge…
Lidija Vukčević
L’INIQUO MORSO
Ci sono troppe urla, troppe bugie
in questo mondo – vespaio bugie
per chi si culla al suono delle poesie
DI QUESTA VITA
Di questa vita scandita
dalle solite gesta
quello che ci resta
è solo l’obliquo corso
del sole e della proibita
mela l’iniquo morso.
VERSO LEVANTE
(a Jonathan Livingston)
Tra la campagna e il mare
m’accorsi, allo svoltare della strada,
d’un giovane gabbiano ferito.
Lo raccolsi fra l’erba rada
sentendo un fremito
d’ala vogliosa di volare.
Chinato gli accarezzai le piume
bianche. Pregai forte per un istante:
una luce ventosa si levò dal giro del fiume
e l’alato cabrò leggero verso levante.
FRAGILI ARATURE
Si sale fra costellazioni
di vendette
e metamorfosi
di amori…
… e siamo
qui, vedette
di terre frustrate
e di soli afosi,
ognuno – essenze
avviluppate
nel divenire
cosmico
– con i suoi atomi
di speranze
a tirare
vomeri
di sogni
che predispongono
i cieli
a fragili arature.
(Premio Cosmo D’Oro 1996)
ANSA DI FIUME
Mi rallegra la sosta a quest’ansa
quieta di fiume dove la luce
s’abbassa e, fra mare e mare,
abbraccia l’isola e incalza
le piume degli uccelli di passo.
C’è un suono – come un vento
dimentico tra i sassi scoscesi
della costa a voler implorare
qualcosa – flebili voci di angeli scesi
a cercarci, scesi a sentire il ritmo
intimo della vita, a ricordarci
la sua ingannevole posa.
ALL’ORA INCERTA…
All’ora incerta in cui la muta dei sogni
scalpita nella notte, qualcuna
delle grandi bufere di luce – scivolando
su mondi atoni dalla terrazza del cielo
– porterà la voce di pianeti sconosciuti.
Partirò così, stretto nelle mani lo stelo
del tempo, per cogliere alfabeti lontani
e atomi di speranza sopravvissuti al gelo.
GUIZZO D’AZZURRO
In luogo di mare
a pochi passi
dai giochi dell’estate
– scarpe pestate
tra corpi sudati
e ritmi assordanti
– ho incontrato il guizzo
screziato d’azzurro
dei tuoi occhi…
… e ho avuto paura.
Paura di non vederti mai più.
E adesso sono qui,
in questa notte d’inverno
fredda e senza luce,
a chiedermi se un domani
sentirò il suono della tua voce,
a rigirare un soldo tra le mani
per una telefonata che non farò.
IL CIELO DI MANTOVA
(A KATIA)
Il cielo
ha un guizzo
d’azzurro
vicino a te
e l’aria
profuma d’arancio
nel viavai
mattutino.
L’erba, poi,
ha un verde
così sicuro
che mi trema
la mano al pensiero
di coglierne
un filo.
NEMMENO IL VENTO CONOSCE IL TUO NOME
Sulla terrazza
dove si appoggiano lievi
granelli di sabbia
– estiva carezza
del mare sulle pelli
– neppure il vento
ha l’ardire
di sibilare: “Chi sei?”
ed io ho il timore,
improvviso quanto
un tuo sorriso,
di non essere mai
approdato a questa riva.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Simone Martinello. “L’iniquo morso”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/liniquo-morso/