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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La navicella di S. Gottardo

È conservata nella bella chiesa di Bagnolo di Po

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 18–21

Nel cuore dell’alto Polesine, sulla direttrice Canda-Stienta, sorge Bagnolo di Po, che del grande fiume riporta soltanto il nome, risultando a tutti gli effetti più vicino al Canal Bianco. In ogni caso il toponimo deriva da bagno, come è ben evidente nella denominazione “Fundus Balneolus” che indicava la zona fin dai tempi di Matilde di Canossa.

Terra sicuramente a lungo allagata nel passato dalle molteplici rotte del Po, dell’Adige e del Tartaro-Canalbianco, in epoca medioevale tornò gradualmente ad essere popolata da una comunità, le cui prime notizie risalgono al 1191, in quanto questo luogo è segnato tra i beni della chiesa romana nel Liber Censuum. Esisteva una chiesa, dedicata a Santa Maria, con la qualifica di cappella, soggetta alla pieve di Trecenta, come indicato nell’elenco delle decime ferraresi dell’anno 1300.

Bisogna arrivare al 1574 per avere notizie sulla chiesa dedicata alla Natività di Maria, costituita in parrocchia, come risulta dai verbali della visita apostolica di mons. Maremonti: l’edificio è trovato in precarie condizioni e bisognoso di restauri. Sono ricordati l’altar maggiore e quello dedicato a San Gottardo.

Negli anni successivi viene provveduto alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale consacrata il 26 giugno 1596. Sul suo altare maggiore viene collacata una pala raffigurante La Natività di Maria, opera molto bella attribuita a Carlo Bononi. Dopo la grande bonifica, attuata nei primi decenni del ‘600 dalla famiglia Bentivoglio, il numero degli abitanti del paese aumenta, toccando i 1800. Per il culto si rende pertanto necessario un edificio più grande, per cui si fanno collette, si raccolgono denari, si impone anche una “tassa pro capite”, variata “secondo le possibilità dei singoli per non gravare sui più deboli”. Si hanno notizie sul lavoro finito nel 1693: “una chiesa ingrandita, innalzata e rifinita a regola d’arte”. La chiesa si presenta “più ampia, a tre navate, con solenne presbiterio ornato di possenti colonne, che fanno corona all’altare maggiore: tre gli altari laterali, una dignitosa cappella dedicata a San Gottardo e il battistero”. Lo stile del tempio è di tipo ferrarese. Nelle varie ristrutturazioni non si nomina mai il campanile, che è sul retro e staccato dagli altri fabbricati. Tutto fa credere che sia stato costruito alla fine del 1500.

Un consistente restuaro, sia per la chiesa che per gli edifici adiacenti, fu effettuato verso il 1960 con parziale contributo statale in conto danni di guerra. Ai nostri giorni la chiesa necessita di una completa tinteggiatura e, per poter effettuare questo lavoro, i parrocchiani stanno raccogliendo i fondi necessari.

Sembra interessante ricordare la singolare venerazione degli abitanti di Bagnolo di Po per San Gottardo, un santo che ha origini germaniche.

Da molti anni in paese si tramanda la leggenda popolare secondo la quale la statua di San Gottardo giunse in paese scivolando sulle acque in una fragile barchetta. La devozione a questo Santo è introdotta a Bagnolo già nel 1574 (come si apprende dalla citata visita di mons. Maremonti) per cui è secolare la fede, semplice ma tenace, attorno alla sua figura da parte dei parrocchiani. Ricerche in proposito sono state fatte dall’attuale parroco, don Fabio Bolognesi, il quale è riuscito a mettersi in contatto con un parroco della Baviera, dove San Gottardo è vissuto ed è venerato, e da lui ha avuto copia di un lungo e preciso manoscritto a testimonianza della vita, delle opere e dei miracoli del Santo nella sua terra natale.

San Gottardo nacque nel 960 a Reicherdorf, un piccolo paese della Baviera, da genitori poveri ma profondamente cristiani che lo affidarono, in giovane età, ad un convento di monaci, dove ben presto si distinse per le innate doti pastorali. In seguito, allora sedicenne, l’arcivescovo Federico di Salisburgo lo volle con sè e lo introdusse negli aspetti più profondi della saggezza cristiana. Nel 991 prese i voti di monaco benedettino e subito si distinse per le sue virtù. Nel 996 fu eletto abate di Niederaltaich e nel 1022 fu nominato vescovo di Hildesheim. Lavorò incessantemente, con umiltà e carità, e si impegnò a ristrutturare e fondare molti monasteri, una trentina di chiese e la sua cattedrale.

A lui, venerato e stimato, vengono attribuiti miracoli già quando era ancora in vita. Morì il 5 maggio 1038 e fu canonizzato il 29 ottobre 1131. Molti altri miracoli furono attribuiti al Santo subito dopo la morte. La sua intercessione fu implorata contro la febbre, la gotta, le coliche, le malattie dei fanciulli, le doglie del parto e contro la grandine.

Anche gli abitanti di Bagnolo di Po attribuiscono parecchi miracoli a San Gottardo. Il suo culto si diffuse particolarmente nelle zone paludose, dove imperversavano malattie reumatiche e i malanni dell’artrite, e questo può spiegare il motivo della sua antica venerazione a Bagnolo di Po, terra in gran parte allagata delle cui prime opere di bonifica si interessavano i monaci benedettini dell’Abbazia di Pomposa, sotto la cui giurisdizione si trovava la zona come testimonia il documento del notaio Bonvicino del 9 giugno 1109.

La devozione per San Gottardo a Bagnolo di Po ha quindi origini antiche, che si sono poi consolidate con il passaggio per queste terre di carovane di soldati tedeschi che, attorno al 1500, donarono una statua lignea del vescovo e santo.

Nella chiesa di Bagnolo di Po esiste inoltre un reperto molto importante e significativo, ora collocato nella sacrestia. Si tratta di un lavabo a navicella, ricavato da un blocco di marmo e decorato con intarsi. Di questo pregevole oggetto si sa soltanto che risale al XV secolo. Questa sua forma singolare probabilmente è da attribuire alla leggenda che vuole che la statua di San Gottardo sia arrivata a Bagnolo su una piccola barchetta.

Una visita alla bella chiesa di Bagnolo di Po permetterà inoltre di ammirare la citata tela di Antonio Bononi (sec. XVI) che rappresenta l’Immacolata circondata da tre santi.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “La navicella di S. Gottardo”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-navicella-di-s-gottardo/

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