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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Rodolfo e il suo gregge

Guarda Veneta: incontri lungo l’argine del Po

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 32–33

E’ vita d’altri tempi proiettata nel presente quella del gregge di Rodolfo Colò, pastore sessantottenne di Guarda Veneta. Una professione di certo controcorrente, figlia di un’epoca ormai ricordata come un “c’era una volta”.

Da Fiumalbo (Modena), la sua famiglia si sposta in montagna, sugli Appennini, prima di raggiungere Guarda Veneta, ove trova sede stabile dalla metà degli anni Cinquanta. Innumerevoli le peripezie, tra capacità di adattamento, sacrifici, giornate scandite dal sorgere del sole e da tramonti mai uguali, con l’intermezzo di afa, sudore, oppure nebbie umide, venti gelidi, taglienti che nemmeno una sigaretta accesa riesce a sopire.

“La sveglia suona alle 5.30 ogni mattina: la stalla mi aspetta per la mungitura – racconta Rodolfo – poi accompagno le pecore a brucare, fino all’ora di pranzo. Nel pomeriggio, dopo un’ulteriore mungitura, il ‘passeggio’ riprende verso le 17 e s’inoltra fino alle 21”.

“Una “mandria” di 170 esemplari tassativamente scuri: nere come l’inferno o al massimo grigie, color antracite. Prima vengono accompagnate nel boschetto in prossimità di Guarda Veneta, poi nella golena di Santa Maura, a Polesella. “La razza di ovini allevata fornisce latte molto gustoso” – precisa Rodolfo, entusiasta di continuare il proprio ‘dovere’ quotidiano.

“Il mio lavoro è faticoso, difficile, ma non sono solo, mi aiuta Pucci”. Il cane, intanto, scodinzolando gira le spalle e prosegue la passeggiata, non perdendo mai di vista le amiche pecorelle. “Cita, oramai è una cagnetta anziana e resta a casa. Per la befana di quest’anno è nato Ferro, fratello di Pucci, che in futuro farà a turno per guidare il gregge” esclama sorridente il pastore.

Essere a disposizione del prossimo, in questo caso delle pecore: ecco riassunto il compito di Rodolfo, giorno per giorno, senza mai ripensamenti. “Se tornassi indietro lo rifarei – conferma – anche se le giornate sono lunghe, alcune sembrano non finire mai e alla mia età diventa sempre più difficile rimanere in piedi per tante ore. A volte – aggiunge – leggo il giornale, altre volte una piccola radiolina mi fa compagnia. Ma l’occhio deve sempre restare vigile sul gregge. Le pecore potrebbero andare sulla strada, in pericolo”.

Sono irripetibili le avventure di un pastore, e Rodolfo non nasconde alcuni aneddoti di cui è stato protagonista. “Durante le ‘escursioni’ può nascere qualche agnellino. La pecora, da saggia, si ferma e al ritorno riprende il passeggio con il gruppo, insieme alla nuova creatura – dice – In tanti anni di attività ho affrontato anche momenti di panico: un giorno qualunque di due anni fa, tre cani da caccia si sono insediati nel gregge, fugando quattro pecore. Paura e dispiacere si sono mischiati in sentimenti tristi, sicuramente da ricordare come episodi atroci”. Anche per questo, su consiglio della moglie, Rodolfo si è munito (almeno teoricamente) di cellulare. Ma questi “strumenti moderni” non lo interessano e l’apparecchio resta sempre sul tavolo di casa.

“La vita va affrontata giorno per giorno, ogni momento, con entusiasmo, spirito d’avventura, saggezza, senza timori o pessimismi, ma soprattutto restando se stessi fino in fondo – conclude Colò -. Amo la natura, lascio la tecnologia ai giovani che, sono sicuro, non affronterebbero mai l’avventura di un mestiere come il mio”.

Dice un antico proverbio cinese: “Se vuoi essere felice un’ora scegliti un uomo; se vuoi essere felice un anno scegliti un amico; se vuoi essere felice molto a lungo vivi in armonia con la natura”. Tutto vero. Parola di Rodolfo.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Rodolfo e il suo gregge”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/rodolfo-e-il-suo-gregge/

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