Il successo con cui è stato accolto l’Euro, la nuova moneta unica europea, mi ha portato ad una riflessione sulla fase attuale del faticoso processo di unificazione europea (tema a me caro come ben sa chi da tempo mi conosce e che mi ha spinto a mutare la mia stessa vita). Un processo che ha vecchie radici e che ora sembra avviarsi ad una svolta con la Convenzione di cui si è molto parlato in questi giorni e che dovrà elaborare proposte per la futura – e indispensabile – Costituzione europea.
Proprio l’accenno alle vecchie radici del mio ideale e del mio impegno federalista mi riporta al 1958 quando, allora Sindaco di Lendinara, venni presentato dal Movimento federalista europeo, quale candidato, assieme a Paolo Boer, Guido Consigli, Giuseppe Commellin e Ferdinando Rossi di Rovigo, ad Arturo Rossi di Badia Polesine, a Ivanoe Zen di Adria alle Elezioni del Popolo europeo. Ne parlo qui perché anche questa iniziativa – ora dimenticata – costituisce un pezzo di storia polesana alla quale “Il Ventaglio” rivolge costantemente e opportunamente la sua attenzione.
Dette elezioni furono un evento misterioso per i più, o mera curiosità per pochi altri, che mi è stato richiamato alla memoria dalla pubblicazione, a cura del Consiglio regionale del Piemonte, delle vecchie annate (1958-1964) di un periodico, dal titolo appunto di “Popolo Europeo” che, nella edizione italiana sotto la direzione di Altiero Spinelli, si stampava a Torino (esistevano altre tre edizioni, francese, tedesca e olandese) e che circolava anche tra i giovani federalisti polesani. Ecco di cosa si tratta.
Nel 1952 veniva firmato il Trattato costitutivo della CECA (Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio) dopo la storica dichiarazione del 9 maggio 1950 del Ministro degli Esteri francesi Robert Schuman (uno dei padri fondatori dell’Europa, assieme a De Gasperi, Adenauer, Monnet, Spaak): nel 1957 veniva sottoscritto a Roma dagli stessi 6 paesi il Trattato costitutivo della Comunità Economica Europea. Iniziava così la lunga e accidentata strada delle Istituzioni europee per l’unificazione economica e politica dell’Europa che aveva, sfortunatamente, subìto una grave battuta d’arresto, con la mancata approvazione del Trattato della CED (Comunità europea di difesa) nel 1954. Una breve digressione: quanti tra i cittadini italiani e, soprattutto, quanti studenti che conoscono Giulio Cesare, le invasioni barbariche, le crociate e magari la guerra dei trent’anni, sono al corrente di questi avvenimenti di circa cinquant’anni fa, che ci toccano così da vicino e dai quali dipende il nostro futuro?
Convinto, tuttavia, che l’unificazione europea non dovesse realizzarsi solo tra i governi nazionali, ma coinvolgendo invece i cittadini, cioè la società civile (quella società civile alla quale fa ora riferimento la Convenzione per la Costituzione europea), il Movimento Federalista europeo, nel suo ruolo di avanguardia, decise di promuovere una iniziativa mai verificatasi prima: chiamare cioè a pronunciarsi, a mezzo di elezioni autogestite, la gente comune sul grande tema dell’unificazione federale dell’Europa. Furono così organizzate, con pochi mezzi ma con grande determinazione ed entusiasmo, in sette paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e persino la Svizzera), le Elezioni per il Congresso del Popolo Europeo. In tale occasione, oltre che a Torino e a Milano (e in altri comuni piemontesi e lombardi), a Strasburgo, a Lione, ad Anversa, a Dusseldorf, a Maastricht, a Ginevra), si votò anche a Rovigo il 26, 27 e 28 ottobre 1958; furono eletti appunto Boer, Consigli, Rossi e Martini che così poterono partecipare a Lione, nel gennaio 1959, al Congresso dal quale uscì, all’unanimità, il progetto di un Trattato per la convocazione di un’Assemblea costituente europea.
Si dirà che si trattò di una “azione dimostrativa” più che di una iniziativa con effetti concreti, ma il suo significato non va sottovalutato, dovuto alla lungimiranza e alla creatività politica di pochi che fin da allora (anni ‘50) ancorarono giustamente il processo di integrazione europea all’opinione pubblica, alla gente comune, alle aspirazioni del popolo europeo.
Come Sindaco di Lendinara (Comune che già avevo fatto aderire al Consiglio dei Comuni d’Europa) appoggiai ovviamente l’iniziativa, aiutato da vari amici, convinti federalisti europei. Compito di questa avanguardia federalista fu quello di creare, dal basso, degli strumenti di azione politica sopranazionale in grado di permettere al popolo europeo di prendere coscienza della necessità di costituire la federazione attraverso il metodo costituente e di far valere questa volontà al di fuori dei condizionamenti frapposti dalle istituzioni politiche nazionali.
Tutti conoscono le critiche che oggi si muovono, anche negli europeisti più convinti, alle difficoltà burocratiche di Bruxelles, alla lontananza dei cittadini dalle Istituzioni europee, alla scarsa percezione da parte dell’opinione pubblica del significato e della incidenza sulla nostra vita quotidiana del processo di integrazione europea. Si moltiplicano quindi gli appelli al coinvolgimento diretto dei cittadini in questo grande disegno di portata storica che significa maggiore e corretta informazione, dibattito aperto, confronto di idee, ruolo della scuola e delle formazioni politiche e sociali nella sensibilizzazione dei giovani e dei cittadini. Le Elezioni per il Congresso del Popolo europeo avevano già compreso, 44 anni fa, queste esigenze.
I risultati, ripeto, ebbero piuttosto un significato esemplare, ma nei sette paesi europei votarono, in un clima di diffusa indifferenza e con pochi mezzi, circa 650.000 persone! Non molte, si dirà, ma non si può non restare meravigliati che, spontaneamente, alcune centinaia di migliaia di uomini e donne di paesi diversi, si sentissero impegnati a manifestare la loro fiducia e il loro impegno per costruire un’Europa unita.
Anche questo – come dicevo all’inizio – è un pezzo di storia polesana da molti ignorata o dimenticata; valeva perciò la pena di riesumarlo, perché esso costituì un piccolo seme che soprattutto i giovani federalisti polesani non devono trascurare, ma anzi coltivare con determinazione e costanza.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Gianfranco Martini. “Il seme dell’Europa”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-seme-delleuropa/